giovedì 11 dicembre 2003

La strana do...

 

La strana dottrina del Cavaliere:


giornali finiti, chi li legge più



di Concita De Gregorio


Nel meraviglioso mondo di Silvio B. il giornale che avete in mano in questo momento è un oggetto obsoleto, vagamente dannoso, tutto sommato inutile e superato dai tempi che corrono radiosi verso orizzonti digitali, mondi dove


«io in Cina dentro un ascensore posso telefonare alla mia mamma con un oggetto piccolo così», posso «accendere la televisione e avere centinaia di canali come se fossi in un´edicola»


 ma meglio, molto meglio perché si sa che le edicole vendono carta e la carta è uno spreco, c´è Internet, la carta è da buttare.
Inoltre, il giornale che avete in mano in questo momento il primo editore di questo Paese non lo legge: né questo né nessun altro, spiega e invita a fare, perché segue la lezione Thatcher.


Ha dato incarico ad altri di farlo per lui e di riferirgli «solo le notizie e i commenti a lui favorevoli, che sono pochissimi». Lieve riso della sala, cui fa seguito l´illustrazione ennesima della parabola Thatcher, il racconto di quella volta che era andato a trovare sua figlia ma nella villa lì accanto villeggiava Ross Perot (cose che capitano, villeggiando) il quale aveva ospite appunto la Lady di ferro, la quale spiegò al Nostro il segreto dei suoi successi di governo: non leggere i giornali.
In grande forma oratoria e completamente privo di quei freni inibitori che indurrebbero chiunque a non disprezzare la propria merce (Panorama, Il Giornale e il Foglio son cose sue o di famiglia) il presidente del Consiglio parla seduto in mezzo a due direttori di giornali, che si sono gentilmente prestati alla annuale cerimonia della celebrazione del nuovo libro di Bruno Vespa, libro del resto già ampiamente anticipato con devota simpatia dalla inutile obsoleta stampa scritta. Marcello Sorgi (Stampa) e Paolo Gambescia (Messaggero) assistono all´invettiva, che prende spunto dalla legge Gasparri e che comincia così.


«Se la Gasparri fosse stata diversa Rete4 sarebbe passata dai 6-700 miliardi di pubblicità attuali a 12 sul satellite, l´avremmo chiusa e licenziato mille persone. Non credo che si possa chiedere a una legge di avere come finalità quella di distruggere una grande azienda». In questo caso la sua.


Obiezione di Sorgi: questa legge farà diminuire il fatturato pubblicitario dei giornali.


Risposta di Berlusconi: pazienza.


Le agenzie di stampa battono l´appello a Ciampi degli editori stranieri (Bbc, Boston Globe) a non firmare la legge.


Berlusconi la trova liberale: «Non è che la pubblicità della tv si possa trasferire sui giornali. Nessuna azienda pubblicizza prodotti di bellezza o pannolini sui giornali, perché si sa che nessuna massaia legge i giornali». Leggeri cenni di dissenso al tavolo, forse per l´uso del termine massaia.


«I giornali sono destinati a un´elite. In Italia se ne vendono 4 milioni e ottocentomila copie, al netto di quelli sportivi». Quelli sportivi non sono inutili, si vede.


«Il 70 per cento degli articoli che scrivete - rivolto ai giornalisti - li leggete solo voi, e il vostro direttore».


Momento di smarrimento. Vespa imperturbabile. Sua moglie Augusta Iannini seduta in prima fila. Luciano De Crescenzo addormentato accanto a Maria Monsè, pin up del programma "Un giorno speciale" vestita con un filo di lana rosa annodato in alcuni incerti punti, gambe nude, venuta al solo scopo di baciare Berlusconi. «Mi vedrà, se mi metto qui?». Ti vede, ti vede. Guido Bellini, comandante generale dei Carabinieri, rigido davanti al tavolo. Guia Suspisio in etnico giallo, al telefono.


Berlusconi conclude:


«Non è un attacco, è una constatazione. I vostri articoli usano frasi fra virgolette di fonte anonima. In Italia c´è un regime, sì, cari direttori: i dittatori siete voi». Applauso della sala, bella battuta.


«Il futuro è digitale, i giornali hanno fatto il loro tempo. Le vostre battaglie sembrano quelle dei costruttori di carrozze che volevano impedire la diffusione delle auto. Non potete fermare il progresso».


Varie signore coi capelli mogano virato al viola annuiscono. Mezza Rai prende appunti.
Poi si parla anche d´altro.


Della satira, per esempio. «Che è liberissima: sulle reti Mediaset non c´è un solo comico che non mi dileggi, però se la satira diventa espressione d´odio - parla di Raiot e di Sabina Guzzanti, senza mai nominarli - allora no. Dice menzogne e non fa ridere. Ho sentito che l´Italia sarebbe al 55? posto per libertà d´informazione. Si alzi allora un giornalista che ha mai avuto il divieto di scrivere qualcosa».


Nessuno si alza, era chiaramente un´invocazione retorica. Infine qualche cenno alla politica.


Estera, europea: «Ho una formula che dà a Gran Bretagna e Spagna la patente di grande paese, la tirerò fuori all´ultimo momento».


Italiana: «Chi scioglie le Camere? Il presidente della Repubblica, ma solo se tutta la coalizione decide di sostituire il leader per malattia o altro». Nessuna domanda specifica sul caso «malattia o altro», di cui pure nei dintorni di Fini e Casini si parla parecchio e da diverso tempo. In ogni caso «da qui alla mia successione c´è un tempo che in politica equivale ad un´eternità».


Esattamente? «Sarò il candidato premier alle prossime elezioni». Ecco. Sorriso di Angelo Sanza e Chiara Moroni, deputati seduti in prima fila. Qui dentro il tempio di Adriano, non una saletta qualunque, ci sono meno ministri del solito, quest´anno, ad officiare il rito Berlusconi-Vespa.


Si vede che (i ministri) avevano da fare,


«mica come voi - ride il premier - pubblico di sfaccendati, ma come fate a essere qui alle quattro del pomeriggio?».


Vespa: «E´ il richiamo del grande seduttore, presidente». Che domande.


La Repubblica 11/12/03


 





1 commento:

  1. Dico la verita', sono spaventato. Il Paese in mano a uno così. Siamo nei guai, ragazzi!

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