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martedì 10 maggio 2011


Come degli sprovveduti
al seguito di una "persona tragica"?


ma non lasciamoci distrarre come fossimo
la "media berlusconista" degli italiani
segue post sui referendum





foto copiata da Il Fatto Quotidiano_10 maggio 2011


"La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco... È a loro che devo parlare.
(dal Corriere della sera, 10 dicembre 2004)"

 



E' molto applaudito dal suo pubblico, che ride - risponde - reagisce a comando. Il suo pubblico, appunto. Ma per fortuna non è la media degli italiani.
Comincio la giornata con l'ormai consueto doloroso senso di incredulità e desolazione per l'affievolirsi dei poteri della democrazia disegnata dalla nostra Costituzione.

La fotografia, che è simile a molte altre del genere, questa volta ha colpito il mio immaginario riportando alla memoria una fabula di Fedro, letta in seconda media.
Ricordo che non sedevo al primo banco, perché ero troppo alta e il primo banco era riservato agli allievi più piccolini o ai più bisognosi di attenzione e cure didattiche.  
Ricordo bene, però, che eravamo molto critici a quei tempi e ci dedicavamo con feroce infantile precisione al rilievo delle contraddizioni degli adulti, in particolare gli insegnanti. Non ricordo punizioni, uniche regole era la buona educazione e l'argomentazione delle nostre affermazioni.
Nel caso in questione la sicurezza ci viene dalle regole democratiche, ancorché indebolite dalla violenta continua unilaterale rissa del "premier", che ritiene (a ragione finora) di piacere così. E non solo. Manca anche la bellezza della maschera. Absit iniuria verbis, è proprio tanto brutto, e non per la sua inesorabile vecchiezza. Tragico voler nascondere l'inoccultabile.
 
    degli adulti

 



Personam tragicam forte vulpes viderat:
«O quanta species, inquit, cerebrum  non habet!»
Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam
fortuna tribuit, sensum communem abstulit. 

Ghirlandaio_Maschera_Firenze Uffizi

Ghirlandaio, Maschera_Firenze_Uffizi

Per caso una volpe aveva visto una maschera tragica:
«Oh quanta bellezza, disse, ma non ha cervello!».
Ciò è stato detto per coloro ai quali onore e gloria
la sorte ha concesso, ma ha tolto la comune intelligenza.

Fedro, Fabulae, Libro I, VII 

mercoledì 20 aprile 2011


  La lunga stagione dell' incubo



  



 **REMIGIO CERONI
 



Oggi l'interminabile incubo ha la faccia del deputato PdL Remigio Ceroni che ha proposto di modificare l' Art. 1 della Costituzione  in senso berlusconista.

Non è il primo il Ceroni , ci aveva pensato anche il Brunetta ministro tempo fa.

Ci ha messo la faccia il Ceroni. La faccia o la maschera?  Nega il vero ispiratore e utilizzatore finale, mascherato ma riconoscibilissimo, dell'ultimo progetto di scempio immaginato per distruggere la nostra democrazia e consolidare la costruzione di una nuova tirannide, che molti non vedono perché camuffata da modernità e volontà popolare.

Il lungo incubo opprime e aggiunge tormenti, un giorno dopo l'altro, un'invenzione dopo l'altra, una trappola dopo l'altra, un imbroglio dopo l'altro. 
 

martedì 3 agosto 2010


BOLOGNA 1980 - 2010



DOLORE MEMORIA RISPETTO VERITA' GIUSTIZIA


 



Nulla può placare un dolore rimasto senza verità e giustizia. Molto possono esasperare il dolore i veri colpevoli  ancora ignoti e i responasbili istituzionali della ricerca di ciò che avvenne e delle cause della strage più grande tra molte altre stragi anch'esse rimaste nel buio di segreti innominabili.

Quest'anno, il trentesimo, registra il perdurare del segreto a cui si aggiunge la tracotanza del governo assente. Fuga vigliacca dei boiardi Stato timorosi di eventuali sacrosanti fischi. E, come non bastasse, dichiarazioni insultanti di innominabili "governanti" contro chi mantiene la luce sulla memoria.

martedì 13 luglio 2010


L'ONU in difesa della libertà di informazione in Italia

Intercettazioni: Onu, ddl Italia va abolito o rivisto 

 



ANSA. Ginevra 13 luglio 2010.  Il governo italiano deve "abolire o modificare" il progetto di legge sulle intercettazioni perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Lo ha detto il relatore speciale dell'Onu sulla libertà di espressione, Frank La Rue in un comunicato.



La Rue si e' detto ''consapevole'' del fatto che il disegno di legge vuole rispondere alle preoccupazioni relative ''alle implicazioni della pubblicazione delle informazioni intercettate per il processo giuridico e il diritto alla privacy''. Ma ha precisato che ''il disegno di legge nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla liberta' di espressione''.



Ricordando le manifestazioni contro il progetto di legge del 9 luglio scorso, l'esperto ha quindi raccomandato al governo di non ''adottarlo nella sua forma attuale, e di impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione''. E si e' detto pronto ''a fornire assistenza tecnica per garantire'' che il ddl ''rispetti gli standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla liberta' di espressione''. ... continua



 

domenica 27 giugno 2010


   LUTTO



Lutto non solo per la minacciata legge-bavaglio. Il berlusconismo, come ideologia e pratica politica (si fa per dire), mi mette la morte nel cuore ogni giorno, quasi per ogni cosa che mette in atto. Quale sarà la prossima onta dopo il ministero "al nulla" di Brancher? Non so che cosa fare, se non firmare appelli, partecipare a manifestazioni e disperarmi.

Il boomerang finale dell'Aldo longobardo di Eugenio Scalfari



*
Difendo la Costituzione




File:Nelumbo lutea blossom.jpeg - da Wikipedia




Art. 54.
 



Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

 



Art. 92.
 



Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.



Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

martedì 15 giugno 2010




Sempre colpa della Costituzione Italiana.
Ah, poterla abolire! Quell'art. 41, poi, così illiberale!



 



“Ehi, Cinque, sta’ un po’ attento! Mi schizzi tutto il colore addosso!”
“Non è colpa mia”, disse Cinque imbronciato. “Sette mi ha urtato il gomito”.
Al che il Sette alzò il capo e disse:
“Bravo Cinque! Sempre a dare la colpa agli altri!”



Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie, cap. VIII

*

Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 41.
 



L'iniziativa economica privata è libera.



Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.



La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.



*

Come lo modificherebbe questo articolo quel gran genio del Tremonti?

mercoledì 9 giugno 2010


MESSAGGERO DI MORTE


 



Quando compare Elio Vito, ministro per le relazioni con il Parlamento, si sa con certezza che sta per comunicare l'ennesimo voto di fiducia. Senza bisogno di vaticini o di elucubrazioni. Lui è là, non so se imbarazzato dalla sua funzione di messaggero di morte su incarico del suo governo, anzi del capo del governo. La morte lenta ma inesorabile della funzione legislativa dei nostri rappresentanti, nominati dai partiti certo, ma comunque eletti.

Un paio di minuti fa il ministro Vito ha comunicato che il governo l'ha incaricato di porre il voto di fiducia per il
DDL sulle intercettazioni. Mi sento sola. Quanti cittadini elettori e cittadine elettrici stanno seguendo questa ennesima tragica seduta del Senato della "nostra" Repubblica?




 

mercoledì 2 giugno 2010


Festa della Repubblica Italiana 
e della Costituzione


2010 Aprile 25

 



 Eppur bisogna fare festa e bloccare tristezze e disperazioni per i tempi che corrono. Celebriamo l'inizio della nostra democrazia  dopo l'immane catastrofe. Ricordiamo le vicende fondanti della rinnovata unità nazionale in quel 2 Giugno del 1946. Rileggiamo le testimonianze, i documenti, gli impegni di quei giorni. Furono giorni in cui l'Assemblea Costituente potè riversare nella Carta Costituzionale grandi idee di giustizia e libertà e concrete indicazioni per attuarle in una Nazione finalmente libera.

domenica 21 marzo 2010


PRIMAVERA  20 Marzo 7:32 Universal Time

Roma. La difesa di Sora Acqua.













 



 





 



Milano. La memoria delle vittime e l'impegno contro tutte le mafie.

I familiari delle vittime in marcia a Milano


POESIA



La terza piazza a Roma è la piazza di un uomo solo e di tantissime persone che lo sostengono al potere, molte ignare e in buona fede.

 



Il colore della democrazia
di Barbara Spinelli


 



"... «Accadde in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripeté l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo». ..." Kierkegaard in Aut-Aut

Una bella piazza, un pessimo discorso
di EUGENIO SCALFARI



Se si interrompe lo spettacolo virtuale di I. DIAMANTI
 

martedì 2 marzo 2010

La Grande Storia:
DITTATURA


Al posto di Ballarò. Una scelta coerente con la temperie politica di questi giorni e soprattutto con la decisione suprema di sopprimere i programmi d'informaszione della RAI.

 

mercoledì 7 ottobre 2009

BERLUSCONISMO





Articolo 90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.


In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune [cfr. art. 55 c.2], a maggioranza assoluta dei suoi membri [cfr. artt. 134, 135 c.7 ].
 



Articolo 96.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.



AFP_Italy's Constitutional Court on Tuesday began mulling whether ... 

'Primus super Pares' 

AP_From left, Italian Premier Silvio Berlusconi's lawyers Niccolo' ...


AP


  Tue Oct 6, 5:47 AM ET


 


ROMA - L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, ha difeso davanti alla Consulta la costituzionalita' del Lodo Alfano. Pecorella ha escluso che il lodo introduca elementi di disparita' tra i cittadini di fronte alla giustizia. "Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha argomentato il legale - il presidente del Consiglio non puo' piu' essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non e' più  'primus inter pares' , ma deve essere considerato 'primus super pares' ". (RCD) Corriere della Sera, 6 ottobre 2009


«La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente la sua applicazione, come del resto giá ribadito dalla Corte Costituzionale». Partendo da questa motivazione, l'avvocato Niccolò Ghedini, che rappresenta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella seduta in corso al Palazzo della Consulta, chiede la conferma della costituzionalitá del cosiddetto
lodo Alfano.

Ghedini cita come esempio «le norme sui reati ministeriali, dove la legge ordinaria distingue il comune cittadino dal ministro e dal suo eventuale concorrente privato», nonchè la fattispecie di legittimo impedimento e della separazione dei processi. «Se il legittimo impedimento si applicasse solo ad alcuni processi e ad altri no, si creerebbe una situazione incostituzionale e irragionevolmente al di fuori del sistema». Per Ghedini, dunque, la legge sul lodo Alfano «è assolutamente coerente con i dettati costituzionali e con i principi emanati dalla Corte Costituzionale».

Chi riveste un'alta carica dello Stato non può fare al tempo stesso l'imputato. Così l'avvocato Piero Longo, difensore di Silvio Berlusconi, nel difendere la costituzionalitá del Lodo Alfano davanti ai giudici della Consulta, sottolinea che «un'alta carica dello Stato deve rendere
disponibile il suo tempo per i doveri e gli obblighi» che comporta la sua carica. Per cui, afferma l'avvocato Longo nel chiedere ai giudici della Consulta che venga dichiarata la costituzionalitá della legge che garantisce l'immunitá alle prime quattro cariche dello Stato, sottolinea che «non è possibile rivestire la duplice veste di alta carica dello Stato e di imputato per esercitare appieno il proprio diritto di difesa e senza il sacrificio di una delle due». Diversamente ragionando, per Longo «si adempirebbero male gli impegni con un conseguente vulnus alla Costituzione».
ILSOLE24ORE, 6 Ottobre 2009 


Una pagina difficile per il mio diario. Giornalisti e giuristi sosterranno opposte tesi. Da "cittadina comune" registro queste richieste dei legali berlusconiani, che a mio parere superano e calpestano il dettato costituzionale sull'uguaglianza dei cittadini, nel merito e nella forma. 

 




 

martedì 8 settembre 2009

BERLUSCONISMO <> VATICANISMO <> LEGHISMO


Il baratto


Non sono una giornalista, non sono una politica in carriera, non sono un'avvocata che sa di legge e codicilli. Non sono abbastanza cinica da assuefarmi all'ingiustizia e al disprezzo dei principi di base della convivenza umana e civile. Non sono neanche abbastanza coraggiosa o incosciente da sfidare le ire del padrone e dei suoi legulei. Ormai non sono più sicura di saper distinguere tra un'opinione, una domanda e un insulto passibile di querela. Ho paura, ma non riesco a rinunciare alla libertà di opinione, espressione, fantasia, associazioni e connessioni. Esagero? Forse, non lo so, ma è così che mi sento. Oggi metto insieme alcune dichiarazioni dei "grandi" d'Italia sotto un titolo che è frutto della mia fantasia e delle mie associazioni mentali.


"La difesa che il nostro governo ha compiuto di alcuni principi basilari di civiltà che sono alla base della dottrina cattolica, principi come la difesa della vita umana, la difesa della famiglia sono lì a dimostrare l'eccellenza di rapporti tra il nostro governo e la chiesa, è un rapporto che consolideremo nei prossimi mesi anche su questioni molto importanti come il testamento biologico", ha detto il presidente del Consiglio. (Reuters) Tutto bene, certo, ma sono i miei diritti l'oggetto dello scambio.


L'Osservatore Romano conferma "serenità istituzionale tra governo e Vaticano". Il Papa è stato accolto, nella visita di ieri a Viterbo, «dalle autorità civili in un quadro di evidente serenità istituzionale»: è quanto scrive oggi il direttore del quotidiano, Gian Maria Vian, in un editoriale. (La Stampa) Perfetto! Contenti loro, contenti tutti, purché non debba essere io a pagare il prezzo nei termini ben descritti nell'elenco di B.


Davvero il cardinale Bagnasco ha ricevuto in udienza privata il ministro divorziato Umberto Bossi, da sempre molto devoto a Santa Romana Chiesa (“Il Sud è quello che è grazie all’Atea Romana Chiesa, con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce d’oro nei paesi dove si muore di fame: il principale potere antagonista dei padani”, 3 agosto 1997; “È ora di mandare la Guardia di finanza da certi vescovoni per sapere dove vanno i soldi che hanno raccolto per i poveri. I veri razzisti sono i buonisti, associazioni caritatevoli, tipo Caritas. Agiscono per un solo scopo: riempirsi il portafogli. Come il caporalato delle parrocchie: miliardi di euro in nero gestendo badanti, cameriere eccetera. Sappiamo chi c’è dietro, quali associazioni hanno perso il Dio che sta nei cieli, sostituendolo col dio denaro”, 9 settembre 2002), e il ministro divorziato Roberto Calderoli, talmente affezionato al cattolicesimo da aver proposto nel 1997 lo “sciopero della messa” e da essersi sposato col rito celtico fra simboli nibelungici, druidi, calici di sidro (“che le mani delle nostre donne hanno spremuto dai frutti della terra genitrice”) e giuramenti a Odino (“Sabina, giuro davanti al fuoco che mi purifica: esso fonderà questo metallo come le nostre vite nuovamente generate”)? (Voglio scendere) Il cattolicesimo apostolico romano leghista è una novità. Se piace a Ratzinger, piace a tutti. Anche ai migranti, ai difensori dei diritti umani, alla Convenzione di Ginevra contro i respingimenti... Il prezzo devo sempre pagarlo io, in quanto minoranza?


LA DIGNITÀ VENDUTA AL MERCANTE DI PASSAGGIO - di Silvano Nicoletto


*


"Dante, accompagnato da Virgilio, passa sopra le bolge dove i diavoli di Malacoda tormentano con i loro "raffi" uncinati  I BARATTIERI, coloro che si fecero corrompere nell'esercizio dei loro incarichi pubblici.
E' la TANGENTOPOLI della Firenze trecentesca. Dante Alighieri, condannato a morte due volte, nel 1302 e nel 1315, per "baratteria", dai guelfi neri alleati di papa Bonifazio VIII al tempo che lui era uno dei Priori che governavano Firenze, è costretto a fuggire dalla sua città per non tornare mai più. Accusato ingiustamente, Dante si vendica mettendo i veri "barattieri" dentro le bolge del suo Inferno, invischiati per l'eternità in una melma nauseabonda."
XXI canto, i barattieri - Sezione DS "E. Balducci" Isolotto (Firenze)

sabato 27 giugno 2009

"Bisogna zittire i catastrofisti"


FOTO: Putin smentisce la relazione con la bella Kabaeva e Berlusconi ...www.americaoggi.info/node/4601


Uno sguardo ai giornali di oggi mi spinge a raccogliere impressioni varie sulle ultime affermazioni e azioni del Presidente del Consiglio. Il titolo l'ho preso dalla Stampa, il ricordo della fotografia dall'Unità, la fotografia dal sito Americaoggi. Dalla Repubblica, infine, a futura memoria, il documento audiovisivo:


VIDEO


"Per combattere davvero la crisi economica bisogna «chiudere la bocca a tutti questi organismi internazionali che ogni giorno dicono la crisi di qua e la crisi di là» e anche «agli organi di stampa che tutti i giorni danno incentivi alla paura e diffondono il panico». Lo dice il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa a Palazzo Chigi per l’approvazione del Dl manovra.


«Gli organi di stampa - ha insistito Berlusconi - riprendono le posizioni del tanto peggio tanto meglio delle opposizioni e danno incentivi alla paura». ...


«Occorre incentivare l'azione affinchè editori e direttori dei giornali non contribuiscano a diffondere pessimismo» ...


«L'ho detto a Santa Margherita anche se ha fatto scandalo e lo ripeto: gli imprenditori devono minacciare di non dare pubblicità a quei media che sono essi stessi fattori di crisi».


 Al G8 e G27 che «presiederò dirò agli imprenditori di non avere paura, di pubblicizzare i loro prodotti e di essere più convincenti con i direttori e i responsabili degli organi di stampa, incentivandoli affinchè non diffondano la paura».


«Bisogna rilanciare i consumi come prima. E per risollevarli bisogna far sì che prima di tutto il governo e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali, lavorino per rilanciare la fiducia». Secondo il Cavaliere queste organizzazioni internazionali «un giorno si» e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di lá, la crisi ci sará perfino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... un disastro. Dovremmo - avverte - veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perché di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo, distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo». Tra gli altri, a parlare del pil a meno 5% era stato giovedì il governatore di Bankitalia Mario Draghi.


«Gli italiani ci hanno votato e continuano a darci consenso nonostante tutti i miasmi, le calunnie e i veleni che tentano di lanciarci addosso per sommergerci. Gli italiani ne vengono fuori con un maggiore attaccamento a noi, alla nostra parte politica e a me personalmente. Io credo che gli italiani ci premino perché rispettiamo gli impegni assunti, questa è la vera moralità che abbiamo portato nella politica. Con il testo di questo decreto guardiamo al domani perché è un decreto di spinta all'economia»."


Citazioni da: Corriere della Sera, 27 giugno 2009


Una pagina di diario, per me amarissima. Non faccio parte di quegli italiani, lo so, ma esisto ugualmente come cittadina. Il "premier" dimentica il dovere di governare per tutti gli italiani e non solo per il suo 35% del 65%. Le idee che esprime sono inaccettabili in qualsiasi democrazia, il fatto che le teorizzi così apertamente contro tutto il mondo si colloca negli episodi che passano alla Storia. Non positivamente. Non invidio Berlusconi, anzi, sono felice della mia posizione di semplice onesta cittadina. Non lo odio, perché odio e disistima non vanno d'accordo. Mi fa pena, come mi fanno pena e rabbia i "suoi italiani", miei concittadini e concittadine, per nulla sensibili queste ultime alle offese inferete a noi donne dal cosiddetto "sultano".


*


DONNE ITALIANE: DIFESA DELLA DIGNITA' FEMMINILE


Appello di donne alle first ladies:
"Non venite al G8 italiano"


"Siamo profondamente indignate per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano tratta le donne sulla scena pubblica e privata" 


FIRMA L'APPELLO 


Le firme - Le adesioni prima della pubblicazione dell'appello L'appello sulla stampa estera: BBC - New York Times - Times El País - Daily Telegraph - El Mundo


*


TRE LETTERE


 A proposito di donne italiane e sultanato, la lettera esemplificatrice del pensiero femminile berlusconista di una deputata del PdL, Melania Rizzoli, a Veronica Berlusconi:


«Cara Veronica, parli con suo marito» Dia ai suoi figli un vero esem­pio di vita, esca da quella ca­sa dorata e si faccia vedere tra le donne italiane... [ Corriere della Sera, 23 maggio 2009 ]


Angelo Rizzoli, marito della suddetta Melania, scrive molte cose anche lui al Corriere della Sera e, a proposito di Veronica Berlusconi dice:


«Veronica vi­ve in un castello dorato, si sposta con aerei pri­vati, non frequenta nessuno tranne quattro amiche milanesi che vanno bene giusto per lo shopping ma se chiedi chi è Obama non lo san­no. Veronica è condizionabile; e probabilmen­te è stata condizionata. Dicendo che il marito non sta bene ed è inaffidabile, non si è accorta di far male ai suoi figli, di destabilizzarli. So­prattutto il più piccolo, Luigi, che andrebbe in­vece sostenuto: a volte ci si ritira nella religio­ne come fuga dal mondo». ... [ da: L’amico del Cavaliere: molti altri fanno le cose imputate a Berlusconi: «Un complotto, Silvio reagisca. È come la vicenda Montesi» Angelo Rizzoli: alle feste romane anche leader di sinistra con ragazze di poca virtù, Corriere della Sera, 25 giugno 2009 ]


A cotanti sostenitori della morale pubblica e privata, incentrata particolarmente su concezione e ruolo delle donne, risponde oggi Veronica Berlusconi:


Come mai tante persone giudicano senza sapere? Veronica Berlusconi risponde ad Angelo Rizzoli e sua moglie in merito alla propria vicenda [ Corriere della Sera, 27 giugno 2009 ]


*


Al Cavaliere serve una vacanza di EUGENIO SCALFARI, La Repubblica, 5 luglio 2009


domenica 7 giugno 2009

CONSENSI ELETTORALI



Pare che italiane e italiani in gran numero stiano per dare il proprio voto a questo povero anziano che mima il saluto militare strizzando occhi e labbra nella celebre forma a  "culo di gallina", certo di essere spiritoso e incurante di apparire penosamente ridicolo. De gustibus non est disputandum, meno che mai dei gusti politici. Ma c'è da fidarsi di uno che sonnecchia e fa le smorfie con senile irriverenza durante i festeggiamenti per l'anniversario della fondazione della Repubblica Italiana? Non voglio irridere la vecchiaia, anzi.  Ritengo che la vecchiaia ben preparata e ben vissuta sia una grande opportunità per costruirsi un patrimonio di saggezza e di bellezza. Ma la vecchiaia senza saggezza incorre nel rischio del ridicolo, soprattutto quando tenta, ahimè quanto invano, di mettere la maschera della giovinezza.


Il consenso elettorale è uno dei fondamenti della democrazia, ma non l'unico, come è dimostrato dalle vicende sciagurate di talune dittature del passato, e anche del presente. Allo stesso modo il consenso elettorale non è garanzia di etica politica e nemmeno può diventare lavacro di eventuali colpe di coloro che vengono designati dalle scelte della maggioranza. Il presidente del consiglio pro tempore e tutti gli altri eletti dal popolo dovrebbero avere ben chiari questi argomenti. 



Chiunque detenga il diritto di voto, a sua volta, non è esente dal dovere di considerarsi responsabile per quel suo unico prezioso voto del bene della res publica.

giovedì 21 maggio 2009

Il sogno a occhi aperti di


DIONIGI TETTAMANZI




Cristianesimo


"Vorrei declinare il comandamento 'Non nominare il nome di Dio invano' in questo modo: 'Non nominare il nome di cristiano invano'. Non si tratta di nominare un nome, si tratta di viverne il contenuto, il significato, la bellezza. In questo senso mi pare si possa stabilire una perfetta corrispondenza tra il comandamento che riguarda Dio e il comandamento che riguarda chi da Dio ha ricevuto la fede, cioè il cristiano".



Politica e morale


"Chi è impegnato a guidare una comunità ha il dovere di presentarsi non secondo una doppia morale, ma secondo un’unica morale. Questo riguarda tutti, ma per chi ha una responsabilità nei confronti degli altri diventa un’esigenza ancora più forte."



Politica ed emergenza


''Penso che, soprattutto la politica, debba senz'altro interessarsi del momento - certo piu' difficile e delicato - dell'emergenza, ma ad essa non puo' arrestarsi. La politica deve partire da progetti grandiosi, e soltanto in questo quadro e' possibile allora attivare le diverse forze sociali, culturali istituzionali, di volontariato, religiose, perche' solo in un quadro progettuale e' possibile risolvere anche il momento puntuale dell'emergenza.''


''Il nostro tempo e' caratterizzato dall'azione di emergenza. E l'emergenza si accompagna con la paura. E la paura non e' la consigliera piu' saggia per affrontare il problema nella sua ampiezza e nella sua profondita'. A partire da un vero e proprio progetto.''


"Dobbiamo pensare a queste sofferenze attuali con analogia alle doglie del parto. C’è un momento di estrema sofferenza, ma è una sofferenza che chiede di guardare più avanti, di guardare al domani, alla vita. Se noi affrontiamo la sofferenza di oggi come uno stimolo non soltanto per risolvere i problemi contingenti, immediati, complicati, ma elaborando un progetto".


Semi di speranza


"Questo domani io lo intravedo già perché semi e frutti di speranza già ci sono - ha detto -. Penso ai bambini e ai ragazzi che nella scuola si trovano naturalmente amici tra loro, è un segnale che gli adulti dovrebbero considerare con molta più attenzione, ricaricandosi di fiducia".


Esigenze e doveri


''Di fronte alle esigenze mi domando: non ci troviamo forse di fronte a delle attese, a delle aspettative, a delle speranze vere? Quanto poi ai diritti, penso che non esistano da soli, isolati, ma esistano intimamente connessi con dei doveri." 


Sobrietà e identificazione


"Con grande forza devo dire, in riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, quindi in riferimento a una esemplarità umile, ma nello stesso tempo schietta e forte, che la comunità cristiana può e deve diventare molto più sobria. Ogni comunità cristiana, a cominciare da quella più piccola". "Da questo punto di vista ritengo che solo nella sobrietà è possibile mostrare uno dei volti più belli e più necessari oggi della Chiesa, e cioè il volto di una Chiesa che agisce come il Signore Gesù, che si identifica in tutte le persone, ma in maniera privilegiata nella persona povera, bisognosa, dimenticata, emarginata, disperata".


Libertà religiosa


"La libertà religiosa è uno di qui valori essenziali, fondamentali che sono di aiuto, di stimolo, di dialogo. La libertà religiosa è antidoto all'aggressività, che è sempre anti evangelica e contro la razionalità, è segno di mancanza di sincerità nel rapporto".


La persona


«Personalmente ritengo che esiste una regola delle regole e una governance delle governance. Perché la regola, in ultima analisi, è una sola, ed è la persona, la dignità della persona, i valori e le esigenze della persona. C'è solo un principio che dobbiamo onorare con fatica, e questo principio è il rimettere al centro l'uomo, la sua dignità. Potrei dire che bisogna avere il coraggio di parlare dell'etica. Dove l'etica non è qualcosa che blocca, o frena, o ostacola, ma al contrario qualcosa che libera, perché ci dà la possibilità di affrontare tutto e sempre in chiave umana e umanizzante».

mercoledì 25 febbraio 2009

Ricordo Jeshua Hanozri...


giovane blogger che è morto il 5 gennaio scorso. Lui non frequentava "ahimsa", preferiva "convivium" e lì lasciava tracce splendenti del suo pensiero. Desidero ricordarlo anche qui per condividere il lutto con amiche e amici che più spesso passano da queste parti e per riportare un post dal blog di Jeshua, Duelli Mortali.



" Dobbiamo imparare a "guardare", a "cercare", a "scoprire" noi stessi e il mondo che ci circonda; viviamo come se fossimo costantemente avvolti da una fitta nebbia......dormienti di parmenidea memoria.....e forse non ci importa più di tanto di uscirne o svegliarci.....ma quando un tenue bagliore si insinua in quella coltre .....allora non possiamo più "ignorare". "


Questo è il commento a un brano di Maria Zambrano che Jeshua "catturò" per farne sostanza del suo secondo post ( giovedì, giugno 24, 2004 ). Quasi fosse una dichiarazione d'intenti per una raccolta intelligente di "parole catturate" e composte a formare un disegno originale e significativo: uno scorcio della sua visione del mondo che Jeshua offriva ai viandanti del WEB.


" Tutto è rivelazione, tutto lo sarebbe se fosse accolto allo stato nascente. La visione che giunge da fuori rompendo l'oscurità del senso, la vista che si schiude, e che si schiude veramente solo se sotto di essa e con essa si schiude insieme la visione. Quando il senso unico dell'essere si desta in libertà, in conformità alla sua propria legge, senza l'oppressiva presenza dell'intenzione, disinteressatamente, senz'altra finalità che la fedeltà al suo proprio essere, nella vita che si schiude. Si accende così, quando la realtà visibile si presenta in libertà in chi la guarda, la visione come una fiamma. Una fiamma che fonde il senso fino a quell'istante cieco col vedere che gli corrisponde, e con la realtà stessa che non gli oppone resistenza alcuna. Poichè non giunge come un'estranea che bisogna assimilare, né come una schiava che bisogna liberare, né con potestà di possedere. E non si presenta quindi né come realtà né come irrealtà. Semplicemente si dà l'accendersi della visione, la bellezza. La fiamma che purifica insieme la realtà corporea e anche la visione corporale, illuminando, vivificando, sollevando senza occupare con ciò tutto l'orizzonte di chi guarda. "
(M.Zambrano - Chiari del Bosco)


Parole catturate da JeshuaHanozri alle ore 00:24 venerdì, giugno 25, 2004


mercoledì 21 gennaio 2009

Le parole nuove e vecchie nel discoro di Obama


alba del 20 gennaio 2009 in Minnesota


OGGI mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.

Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.

Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.

E' ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C'è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta. Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra - un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.

Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.

Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l' unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.

Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo ancora una nazione giovane, ma - come dicono le Scritture - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E' venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l'idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.

Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.

Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell'Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell'America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l'anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell'immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell'America.

Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.

Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.

Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.

Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l'immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.

Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.

La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall'ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.

Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l'autorità della legge e i diritti dell'individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.

Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell'umiltà e del ritegno.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.

Perché noi sappiamo che il nostro retaggio "a patchwork" è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.

Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull'Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.

Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.

Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.

Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.

Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.

Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell'anno in cui l'America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:

"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.  


(La Repubblica, 20 gennaio 2009)