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martedì 13 luglio 2010


L'ONU in difesa della libertà di informazione in Italia

Intercettazioni: Onu, ddl Italia va abolito o rivisto 

 



ANSA. Ginevra 13 luglio 2010.  Il governo italiano deve "abolire o modificare" il progetto di legge sulle intercettazioni perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Lo ha detto il relatore speciale dell'Onu sulla libertà di espressione, Frank La Rue in un comunicato.



La Rue si e' detto ''consapevole'' del fatto che il disegno di legge vuole rispondere alle preoccupazioni relative ''alle implicazioni della pubblicazione delle informazioni intercettate per il processo giuridico e il diritto alla privacy''. Ma ha precisato che ''il disegno di legge nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla liberta' di espressione''.



Ricordando le manifestazioni contro il progetto di legge del 9 luglio scorso, l'esperto ha quindi raccomandato al governo di non ''adottarlo nella sua forma attuale, e di impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione''. E si e' detto pronto ''a fornire assistenza tecnica per garantire'' che il ddl ''rispetti gli standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla liberta' di espressione''. ... continua



 

martedì 18 dicembre 2007



18 Dicembre 2007 ore 18:00

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L'Assemblea generale dell'Onu ha votato, oggi, a favore della moratoria universale delle esecuzioni capitali nel mondo: con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti.


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Dalla Moratoria universale delle esecuzioni  alla Abolizione della pena di morte.



La grande attesa.



Oggi 18 dicembre 2007 alle 16 (ora italiana), l'Assemblea generale dell'ONU si esprimerà con un voto sulla risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, passo determinante verso l'abolizione della pena di morte.



Attendo con ansia ed emozione questo atto planetario di civiltà, e sono orgogliosa dell'impegno particolare dell'Italia ( Radicali in prima linea ) per arrivare a questa votazione, che ricorda le tappe per arrivare all'abolizione della schiavitù. Sta per avverarsi tutto questo? Un buon segno: il New Jersey ha abolito la pena di morte.


Il testo della risoluzione:



«L'Assemblea generale, guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite;
Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici e alla Convenzione per i diritti del bambino;
Richiamando le risoluzioni sulla questione della pena di morte adottate nel corso degli ultimi dieci anni dalla Commissione per i diritti umani in tutte le sue sessioni consecutive, la più recente essendo la E/CN4/RES/2005/59 che ha esortato gli Stati che mantengono la pena di morte ad abolirla completamente e, nel frattempo, a stabilire una moratoria sulle esecuzioni;
Richiamando gli importanti risultati raggiunti dalla ex Commissione per i Diritti umani sulla questione della pena di morte e contemplando che il Consiglio per i diritti umani possa continuare a lavorare su questo tema;
Considerando che la messa in atto della pena di morte va a minare la dignità umana e convinti che una moratoria sull'esecuzione della pena di morte contribuisca alla promozione e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non c'è prova definitiva del valore della pena di morte come deterrente; che qualsiasi errore o fallimento della giustizia sull'applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile;
Accogliendo le decisioni prese da un sempre maggiore numero di stati nell'applicare una moratoria sulle esecuzioni, seguita in molti casi dall'abolizione della pena di morte;

1) Esprime la sua profonda preoccupazione per il sussistere dell'applicazione della pena di morte;

2) Esorta gli stati che mantengono la pena di morte a:
a) rispettare gli standard internazionali che salvaguardano i diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena capitale, in particolare gli standard minimi, come stabilito dall'allegato alla risoluzione 1984/50 del Consiglio economico e sociale
b) fornire al Segretario generale informazioni riguardanti la messa in atto della pena capitale e l'osservanza delle clausole di salvaguardia dei diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena di morte
c) restringere progressivamente le esecuzioni e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere imposta
d) stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte.

3) Esorta gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla;

4) Chiede al Segretario generale di riferire sull'applicazione di questa risoluzione nella 63esima sessione;

5) Decide di continuare la discussione sul tema nella 63esima sessione all'interno dello stesso punto dell'agenda».

lunedì 10 dicembre 2007

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo


Campo magnetico della Terra_NASA


10 dicembre 1948 - 10 dicembre 2007



Un ideale che compie 59 anni. "L'Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni [...]


Uguali diritti e nessuna discriminazione. Articolo 2. -1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.


I diritti primari. Articolo 3. Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.


L'habeas corpus e il NO alla tortura. Articolo 9. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato. - Articolo 5. Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.


Libertà di pensiero, coscienza e di religione. Articolo 18. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.


Libertà di opinione e di espressione. Articolo 19. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.


Il lavoro, l'istruzione, il riposo. Articolo 23. 1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. Articolo 26. 1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Articolo 24. Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
I doveri. Articolo 29. 1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.


APOD: 2007 November 20 - Earthrise from Moon-Orbiting Kaguya


Trenta articoli e non so quanti commi, tutti fondamentali. Ho scelto quelli che mi sembrano più ineludibili e che più vistosamente sono ancora misconosciuti e calpestati. L'ideale non è ancora stato raggiunto da tutti i popoli e da tutte le nazioni, ma è raggiungibile e deve essere raggiunto, con determinazione e pazienza, con mezzi e metodi pacifici, con umiltà e orgoglio.


Dedicato a tutte le persone, piccole e grandi, che non hanno potuto godere di questi diritti: ai morti sul lavoro, per guerra, per fame, per crudeltà. In particolare oggi ai morti sul lavoro in Italia. E a tutte le persone che continuano a non poterne godere, ingiustamente.


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Contro ogni crudeltà la testimonianza di Ingrid Bétancourt, ostaggio da cinque anni e dieci mesi  delleFarc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Nel blog di Tuareg, QUI .


Copia e incolla del 14 dicembre 2007, per continuare a parlare di un problema di rispetto dei diritti umani nel nostro Senato.


Il no della senatrice di Furio Colombo


«Binetti e Turigliatto non sono uguali», dice il Senatore Giorgio Tonini al Riformista (11 dicembre) per giustificare il sorprendente no della senatrice Binetti che - per ragioni religiose - nega la fiducia al governo Prodi.

Tonini ha ragione, a patto di rovesciare il senso della sua frase. Da Turigliatto si può (si deve, io credo) dissentire, ma non c’è niente di illogico nel suo negare il voto a Prodi. Vuole un’altra politica, si accorge di non essere al posto giusto nel momento giusto. Lo dice chiaro e paga il prezzo del non ritorno. Sapeva che si sarebbe separato, per ragioni che gli importavano, e si è separato. L’esclusione dal suo partito è un’altra cosa, non di questa stiamo parlando ma della vera conseguenza della sua decisione. Ha detto no, è uscito dal gruppo che lo aveva eletto e sta andando per la sua strada.

La Binetti invece ci sta dicendo che siamo noi a sbagliare.

«Noi» non vuol dire cattolici e non cattolici, o più o meno credenti. «Noi», detto dalla senatrice Binetti, vuol dire non obbedienti. Qui l’obbedienza è a una particolare interpretazione di un potere religioso che è anche un potere statuale, dunque politico, e che si situa fuori da una linea di confine. Definiamo la parola appena usata, confine. Quale confine? Di chi? Di che cosa?

Ciò che rende il caso Binetti quasi certamente unico e molto diverso dal dissenso ideologico o dalla separazione politica è una forma di estremismo per il quale l’interessata non ha dato una spiegazione. Il fatto è che la senatrice Binetti si è gettata con sprezzo del pericolo (il pericolo grande e imminente di far cadere il governo e liquidare un periodo della vita italiana) per un brivido di ubbidienza a un ordine di cui non si ha notizia pubblica. Come nel “Deserto dei Tartari”, a forza di scrutare e di stare in guardia, ha visto il nemico (non gli omosessuali ma i disubbidenti all’ortodossia di una gerarchia che nasconde la mano) e ha lanciato l’arma del no, che avrebbe potuto spaccare la coalizione di governo. Per fortuna, nella concitazione del momento, ha sbagliato il colpo e non ha leso (non ancora) organi vitali.

Ma ha fatto un danno molto grande, ha creato una spaccatura pericolosa - fatta di disagio, diffidenza, legame strappato, disprezzo - per una ragione del tutto sconnessa col gesto e la ferita arrecata. In che senso? Ma perché l’impegno a condannare in ogni modo le discriminazioni comunque motivate contro la dignità delle persone, è già previsto dalla Costituzione italiana che non richiede autorizzazioni religiose. È già in vigore da sessant’anni. E allora dire no alla Costituzione è più sorprendente, più strano e dirompente che dire no a un governo.

Oppure quel “no”, salutato da uno scroscio di applausi della distruttiva opposizione berlusconiana voleva dire assestare un colpo sproporzionatamente duro (potenzialmente definitivo) al governo, e diventare protagonista di una sequenza imbarazzante per la maggioranza, degna di festa degli avversari. E tutto ciò per futili motivi. “Futile”, qui, vuol dire del tutto sconnesso con la portata di una ribellione e dissociazione totale. Quella dissociazione totale ha portato all’attenzione di un Paese stupito poche righe inserite in una lunga legge sulla sicurezza solo per confermare la repulsione - che in Italia per fortuna prevale fra credenti e non credenti - contro ogni possibile gesto di discriminazione per ragioni sessuali. È la civile ovvietà di quelle righe clamorosamente respinte dalla Binetti con una netta dissociazione da un governo mite e prudente, più prudente di quasi ogni Paese d’Europa, in materia di rispetto delle libertà private, è la civile ovvietà di quelle poche righe a creare stupore e amara sorpresa.Spiace constatare che tutto ciò che è stato detto dopo, dalla senatrice Binetti (che trova i gay «straordinariamente intelligenti», una infelice assonanza con «l’elogio degli Ebrei e delle loro qualità uniche» da parte di chi intende comunque sottolinearne la diversità) non chiarisce il perché di un gesto allo stesso tempo drammatico e futile, salvo che come forma di autocertificazione di esclusivismo cattolico. E ripete il richiamo a una «questione di coscienza» francamente imbarazzante. Chi può dire, in quest’epoca, in questa Italia, e sia pure da una zona oscura della Chiesa di Ratzinger che un credente non può, non deve votare in favore della protezione di un essere umano, senza avere prima raccolto informazioni precise sul suo stile di vita?

L’imbarazzo aumenta quando interviene Monsignor Fisichella, vescovo, docente di Università pontificia, cappellano del parlamento. Dice l’assistente spirituale di Deputati e Senatori credenti: «Quando ci sono coalizioni, il problema è sempre il rispetto delle identità. Se non c’è, mi pare difficile arrivare a soluzioni condivise, Soprattutto non bisogna pensare di avere la verità in quanto laici».

L’affermazione o è priva di senso logico (se l’identità è fissa e rigida, la “soluzione condivisa” può essere soltanto la resa) o è allarmante per il sarcasmo dedicato ai laici, che si permettono di avere una loro verità. Ma il vescovo-docente-cappellano e padre spirituale del Parlamento aggiunge una incredibile frase in più: «Troppo facile accusare di fondamentalismo chi dissente quando non si vogliono rispettare le regole del gioco democratico. Così si impedisce anche la possibilità di arrivare a compromessi che riescano a salvaguardare le differenze» (il Corriere della Sera, 11 dicembre 2007). Traduzione: democrazia è solo ciò che avviene sotto il vessillo vaticano. Compromesso è solo rimuovere da una legge ciò che il Vaticano - tramite Binetti - non vuole. O cancellare tutta la legge, come è avvenuto per i pacs-dico-cus. O come si sta per fare per la legge sul testamento biologico.

Inevitabile trarre due conclusioni. Eventi del genere, ovvero la esibizione di un estremismo religioso estraneo ai percorsi (dare, avere, spiegare, compromettere) della ragione, non erano mai accaduti in questa Italia pur così sensibile non tanto alla religiosità quanto alla autorità religiosa. Certo, non era mai accaduto prima del papato di Ratzinger. Evidentemente questo governo vaticano sta concentrando tutte le sue risorse di influenza, intimidazione e controllo dei media esclusivamente sull’Italia, il suo Parlamento, il suo governo. Infatti non si ha notizia di comportamenti del genere in ogni altro Paese democratico cattolico, né una simile mancanza di rispetto per un altro governo. E anche: il no della Binetti non è che un avvertimento. Intima di non provare mai più i percorsi della disubbidienza a ciò che lei considera ortodossia. Ci hanno detto che - se e quando lo riterranno necessario - non ci penseranno un istante e, come camionisti e tassisti, il loro blocco scatterà subito. La coscienza degli altri interessa poco. La verità dei non sottomessi? Non scherziamo.

colombo_f@posta.senato.it - L'Unità, pubblicato il: 13.12.07

martedì 20 novembre 2007

CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

Convenzione sui diritti dell'infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991 n.176.


"Secondo la definizione della Convenzione sono "bambini" (il termine inglese "children", in realtà, andrebbe tradotto in "bambini e adolescenti") gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).
 
Tutela il diritto alla vita (art. 6), nonché il diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24), il diritto di esprimere la propria opinione (art. 12) e ad essere informati (art. 13).
 
I bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all'anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità (art.7), hanno il diritto di avere un'istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31) e quello di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso (art. 34)." [ dal sito: UNICEF  ]

martedì 26 giugno 2007

Giornata internazionale per le vittime di tortura


26 Giugno 2007



"Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolori e sofferenze gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un'altra persona informazioni o una confessione, per punirla per un atto che essa o un'altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un'altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l'acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale. Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite."
(Art. 1.1 della Convenzione dell'ONU contro la tortura del 1984)


La Giornata Internazionale per le vittime delle tortura è stata proclamata nel 1997 dall'Assemblea Generale dell'ONU.  Il 26 giugno 1987, infatti, è entrata in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, che ha reso inderogabile il divieto di ricorrere alla tortura. La Convenzione, però, è stato firmata soltanto da 132 dei 193 paesi membri dell'ONU: uno scarto sinistro e oltremodo condannabile tra una maggioranza, per quanto larga, e la totalità degli stati. L'abolizione di una delle più crudeli pratiche contro i diritti umani non può che essere totale, non ci sono alibi di nessun genere che possanno giustificarne il mantenimento. Gli stati che applicano la tortura ancora oggi, dopo i millenni di dolori strazianti e di cammino per la loro eliminazione, si pongono in una posizione criminale. Non ci sono deroghe che tengano, né argomentazioni di alcun tipo, né mistificazioni o occultamenti.



MARTEDI 26 GIUGNO, GIORNATA INTERNAZIONALE PER LE VITTIME DI TORTURA: A ROMA AMNESTY INTERNATIONAL E FANDANGO INSIEME PER CHIEDERE LA CHIUSURA DEL CENTRO DI DETENZIONE DI GUANTANAMO. MANIFESTAZIONE E ANTEPRIMA DEL
DOCUMENTARIO ‘GITMO’. Fonte: Amnesty International 
>>>QUI<<<
 - Link: Articolo 21


martedì 22 marzo 2005

22 Marzo, Giornata Mondiale dell'Acqua 2005



Ogni anno, il 22 marzo, l'ONU indice la Giornata Mondiale dell'Acqua,


in particolare, oggi ha inizio il


decennio internazionale Acqua per la vita 2005-2015 su iniziativa  delle Nazioni Unite. 


Per sottolineare il dovere che tutte e tutti abbiamo rispetto all'uso sostenibile delle risorse idriche del pianeta e promuovere la cooperazione internazionale affinché il diritto all’acqua sia riconosciuto a tutti gli esserei viventi, umani e non umani.  



Ieri, 21 Marzo, è stata la Giornata Mondiale della Poesia


La Conferenza Generale dell’UNESCO, in occasione della sua 30ª Sessione svoltasi a Parigi nel 1999, ha proclamato il 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia nell’intenzione di offrire l’occasione di svolgere attività e manifestazioni finalizzate alla divulgazione e alla promozione della poesia nel mondo.


In particolare, nel documento di proclamazione della Giornata Mondiale della Poesia, viene indicato l’intento di promuovere:



























I


gli sforzi delle piccole case editrici che combattono per entrare nel mercato librario pubblicando instancabilmente le raccolte di giovani poeti;



II


il ritorno alla tradizione orale, ossia alla performance dal vivo, dato che i recital di poesia attirano un pubblico sempre più numeroso;



III


il recupero di un dialogo tra la poesia e le altre arti (quali il teatro, la danza, la musica, la pittura ecc.) imperniato su contenuti fondamentali come la cultura della pace, la non-violenza, la tolleranza ecc.;



IV


l’interdipendenza, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, di tutte le arti e della filosofia, anch’essa affine alla poesia, in modo da infondere nuova vita alle parole di Deklacroix, che scrisse sul suo diario: “Non c’è arte senza la poesia”;



V


l’immagine della poesia nei media, per fare in modo che la poesia non venga più considerata una forma d’arte sorpassata, bensì una maniera di esprimersi capace di permettere alla società nel suo insieme di recuperare ed affermare la sua identità.




La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO promuove le attività previste nell’ambito della Giornata Mondiale della Poesia 2005 segnalando su questo sito le manifestazioni di divulgazione e promozione della poesia sul territorio italiano di cui è venuta a conoscenza. 


http://www.unesco.it/stampa/conf_stampa/testi/2004/giornatapoesia.htm