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lunedì 17 settembre 2012

Algoritmi e potere

Il modello è al Qaeda.

di Furio Colombo

Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli

Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli
 
 
Niente volto, niente luogo, niente Stato, un patrimonio fluido e portatile, continua guerra di propaganda, molta potenza che può colpire dovunque, ma che puoi raggiungere solo inventando un nemico vicario, ovvero qualcuno a caso. Al Qaeda non ha e non vuole avere una cittadinanza o un territorio, esige una bandiera grande e visibile, che possa scatenare masse grandissime, ma ha punti di comando ignoti e remoti per mantenere segreto e potere intatti. Il suo vertice è leggero e mobile, destinato a restare introvabile. Se lo trovi, non sei mai sicuro che sia quello vero, o se hai raggiunto un avamposto o un personaggio abbandonato.

Il potere della finanza, che riesce a governare, spostare, sottomettere il mondo, che ha devastato e trasformato le esistenze di tutti (e costruito ricchezze enormi per pochi, spesso del tutto ignoti) ha reso in pochi anni irriconoscibile il paesaggio sociale del mondo, e cancellato la precedente epoca industriale, è organizzato allo stesso modo.

Non ha una patria, non ha uno Stato con cui coincidere, non condivide ideali, storia o interessi, comanda dovunque e non lo puoi trovare. Esige da Stati, persone, governi potenti e gruppi in rovina, somme immense che vengono restituite in minima parte, detraendo di volta in volta una parte della ricchezza comune.

Si tratta dunque, come per al Qaeda, di un potere grande ed eccentrico, senza Stato e senza popolo, ma con la forza di decidere quali e quanti popoli devono di volta in volta obbedire. È chiaro – spero – che non sto parlando di questo o di quel governo e neppure di organismi internazionali. Parlo, con la stessa incertezza di chi non fa il finto esperto e la stessa paura di ogni cittadino, del cielo sopra i governi.

È un cielo gravido di nuvole impenetrabili sopra tutto ciò che sappiamo, un cielo in cui occasionali schiarite non sono mai una promessa. Non è più capitalismo, nel senso di Weber, Smith, Stuart Mills.

La prova: non è il mercato. Il mercato, infatti, è una delle due strutture nel mondo connesso della produzione e dello scambio, che è stato tolto di mezzo, annullando merito del lavoro e valore del prodotto, sostituito dai versamenti rapidi e obbligati continuamente in corso, detti rating o spread arbitrari in cui vaste ricchezze passano di mano in mano, verso l’alto, fino a far perdere le tracce.

L’altra è l’improvvisa e brutale aggressione al welfare, visto come una intollerabile sottrazione di risorse al versamento globale, che è la nuova regola imposta senza elezioni e senza Parlamenti, e che tutti i governi hanno dovuto accettare. Il trapasso quasi violento degli Stati Uniti da più grande Paese manifatturiero al più grande Paese di banca, Borsa e finanza, fa pensare, con mentalità del passato, che si tratti di una invasione americana sul benessere degli altri Paesi. Ma non è vero.

Certo, è americano lo storico momento di transizione, quando, durante la presidenza Reagan, è stata abolita ogni regolamentazione di funzioni e settori, di banca, finanza e controllo di imprese, permettendo libertà senza limiti e senza controlli nella formazione e nella gestione della ricchezza che è diventato modello per tutti gli altri Paesi.

Il grande simbolo è il dominio delle compagnie di assicurazione americane sulla salute dei cittadini statunitensi, che persino un presidente come Barack Obama forse non riuscirà ad abbattere o a diminuire. È la bandiera della civiltà finanziaria che ha iniziato l’invasione (prima di tutto negli Usa), spingendo ai margini la civiltà industriale. E non si può dire che sia americano il dominio o il profitto, misterioso e immenso, della nuova epoca, perché, come per al Qaeda, la cittadinanza dei vari operatori non coincide con gli interessi di uno Stato o della politica di un governo.
 
È cominciata una nuova internazionalità del capitalismo che non ha più come centro un Paese e neppure una cultura (come quando si parlava con fondamento di disegni e politiche di multinazionali e di imperialismo), ma è una struttura schermata e indipendente che provvede, con espedienti sempre diversi, a un continuo, esorbitante prelievo globale, senza riguardi e senza privilegi.

La nuova situazione, anzi, colpisce in pieno l’America proprio in quanto prima potenza del mondo. Dimostra che non è l’America a decidere, dimostra che il suo presidente “socialista” si muove nel passato. Colpisce gli Usa anche attraverso le connessioni internazionali di grandi banche, americane e non americane, impegnate, attraverso il continuo imbroglio del “libor” (regolamentazione spontanea e concordata dei costo del danaro negli scambi tra banche) a rastrellare vasti profitti in ogni Paese, tra cui l’America, a vantaggio della galassia finanziaria che grava, senza nazione e senza Stato, sul mondo, con agenzie operative dislocate nei diversi Paesi, fra banche, Borse e agenzie mutanti gruppi politici.

I governi, con sempre meno potere, subiscono imposizioni pesanti, pena multe gravissime ai rispettivi Paesi, senza badare alle spinte di rivolta che creano. Quelle rivolte riguardano territori e governi, non il cielo del grande passaggio di ricchezza in corso. Non sto dicendo che un nuovo fantasma si aggira per il mondo.

Dico che si è messa in moto la grande rivoluzione della ricchezza che esige sempre più ricchezza, prelevandola ovunque, non intende rendere conto, sa come dare ordini e sa come punire. Mantiene, soprattutto, una incertezza infinita.

Un fatto è evidente: il punto o i punti di ogni decisione sulla vita dei popoli e degli Stati sono stati del tutto sottratti al controllo della democrazia, benché la democrazia sia, in apparenza, intatta. È un fenomeno nuovo, vasto, sconosciuto.
 
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2012

Nota: L'opera di Goya l'ho copiata da un mio vecchio post del dicembre 2003. Il titolo è un po' troppo gotico, ma non me ne sono pentita.

martedì 30 dicembre 2003

Saturno è il corrispondente di Crono, il dio che i Greci associavano al tempo, ma nella loro tarda mitologia. All'inizio Crono divorava i figli per evitare che uno di loro lo privasse del potere, come era stato profetizzato. E come avvenne.


Questo truce Saturno sembra la rappresentazione macabra dell'egoismo senza limiti imperante società Spagnola tra Settecento e Ottocento. Ma non è anche la rappresentazione di certe teorie economiche dei nostri tempi? E che dire dei pregiudizi, dei fanatismi, degli integralismi d'oggi che continuano a divorare i diritti fondamentali di un numero incalcolabile di esseri umani?
 
Luciano Gallino non aveva ancora scritto il suo "Finanzcapitalismo" e questo tipo di economia la chiamai "capitalismo finanziario", forse usato da altri, ma allora non studiavo i testi di economia come faccio ora.

sabato 15 ottobre 2011


LA PENA DI MORTE NEGLI STATI UNITI
Un'abolizione de facto?

 
 
Raffaello Sanzio_La Giustizia_Stanza della Segnatura_Vaticano_da Wikipedia 

The Death Penalty’s De Facto Abolition




 



A new Gallup poll reports that support for the death penalty is at its lowest level since 1972. In fact, though, the decline, from a high of 80 percent in 1994 to 61 percent now, masks both Americans’ ambivalence about capital punishment and the country’s de facto abolition of the penalty in most places.



When Gallup gave people a choice a year ago between sentencing a murderer to death or life without parole, an option in each of the 34 states that have the death penalty, only 49 percent chose capital punishment.
 



That striking difference suggests that more Americans are recognizing that killing a prisoner is not the only way to make sure he is never released, that the death penalty cannot be made to comply with the Constitution and that it is in every way indefensible. But there are other numbers that tell a more compelling story about the national discomfort with executions.



From their annual high points since the penalty was reinstated 35 years ago, the number executed has dropped by half, and the number sentenced to death has dropped by almost two-thirds. Sixteen states don’t allow the penalty, and eight of the states that do have not carried out an execution in 12 years or more. There is more.



Only one-seventh of the nation’s 3,147 counties have carried out an execution since 1976. Counties with one-eighth of the American population produce two-thirds of the sentences. As a result, the death penalty is the embodiment of arbitrariness. Texas, for example, in the past generation, has executed five times as many people as Virginia, the next closest state. But the penalty is used heavily in just four of Texas’s 254 counties.



Opposition to capital punishment has built from the ground up. It is evident in the greater part of America’s counties where people realize that, in addition to being barbaric, capricious and prohibitively expensive, the death penalty does not reflect their values.   
 




 



A new Gallup poll reports that support for the death penalty is at its lowest level since 1972. In fact, though, the decline, from a high of 80 percent in 1994 to 61 percent now, masks both Americans’ ambivalence about capital punishment and the country’s de facto abolition of the penalty in most places.



When Gallup gave people a choice a year ago between sentencing a murderer to death or life without parole, an option in each of the 34 states that have the death penalty, only 49 percent chose capital punishment.  



 


martedì 12 maggio 2009

SOGNO DI RIFIORITURA


fOTO CORRIERE DELLA SERA-12 MAGGIO 2009


Iran, scarcerata Roxana. «Gli Usa Paese non ostile»
[Corriere della Sera]




Alle spalle di Roxana Saberi si intravede un ponte o una passerella, comunque un elemento di collegamento, che è bello prendere a simbolo di possibili cambiamenti nelle relazioni tra Iran e USA. Un segno che voglio cogliere con ottimismo estremo e festeggiare con poesie che esprimono dalle lontananze del passato un carattere certamente non estinto del popolo persiano che conobbi amante delle arti e della molteplicità, della religiosità del sufismo e della riflessione filosofica anche nei momenti minimi del quotidiano.


Sdraiati accanto a un fiume che scorre,
       guarda come la Vita passa oltre e renditi conto
di come la natura del mondo scorra anch'essa:
       questa unica testimonianza ti basti.


       Hafez [ XIV secolo ]


 


Nastri colorati_Una cupola del bazar di Esfahan


 


 Le Essenze sono ognuna un vetro distinto
attravreso il quale è passato il Sole della Luce dell'Essere.
Ogni frammento colorato scintilla al Sole:
mille colori, ma La luce è una sola.


Jami [ XV secolo ]


*


La ragazza del disgelo di Bernardo Valli, La Repubblica, 12 maggio 2009


*


Per non dimenticare l'ABRUZZO:


Terremoto Abruzzo: le bugie sul magnitudo, forse per non risarcire al 100%? (segnalazione dell'amico blogger Masso57)