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sabato 15 ottobre 2011


LA PENA DI MORTE NEGLI STATI UNITI
Un'abolizione de facto?

 
 
Raffaello Sanzio_La Giustizia_Stanza della Segnatura_Vaticano_da Wikipedia 

The Death Penalty’s De Facto Abolition




 



A new Gallup poll reports that support for the death penalty is at its lowest level since 1972. In fact, though, the decline, from a high of 80 percent in 1994 to 61 percent now, masks both Americans’ ambivalence about capital punishment and the country’s de facto abolition of the penalty in most places.



When Gallup gave people a choice a year ago between sentencing a murderer to death or life without parole, an option in each of the 34 states that have the death penalty, only 49 percent chose capital punishment.
 



That striking difference suggests that more Americans are recognizing that killing a prisoner is not the only way to make sure he is never released, that the death penalty cannot be made to comply with the Constitution and that it is in every way indefensible. But there are other numbers that tell a more compelling story about the national discomfort with executions.



From their annual high points since the penalty was reinstated 35 years ago, the number executed has dropped by half, and the number sentenced to death has dropped by almost two-thirds. Sixteen states don’t allow the penalty, and eight of the states that do have not carried out an execution in 12 years or more. There is more.



Only one-seventh of the nation’s 3,147 counties have carried out an execution since 1976. Counties with one-eighth of the American population produce two-thirds of the sentences. As a result, the death penalty is the embodiment of arbitrariness. Texas, for example, in the past generation, has executed five times as many people as Virginia, the next closest state. But the penalty is used heavily in just four of Texas’s 254 counties.



Opposition to capital punishment has built from the ground up. It is evident in the greater part of America’s counties where people realize that, in addition to being barbaric, capricious and prohibitively expensive, the death penalty does not reflect their values.   
 




 



A new Gallup poll reports that support for the death penalty is at its lowest level since 1972. In fact, though, the decline, from a high of 80 percent in 1994 to 61 percent now, masks both Americans’ ambivalence about capital punishment and the country’s de facto abolition of the penalty in most places.



When Gallup gave people a choice a year ago between sentencing a murderer to death or life without parole, an option in each of the 34 states that have the death penalty, only 49 percent chose capital punishment.  



 


venerdì 22 aprile 2011


ACQUA!!!




anche l'acqua vogliono toglierci?
e l'aria quando ce la toglieranno?
nemmeno i referendum vogliono lasciarci?
chi opprime, violenta i diritti, spoglia i cittadini dei loro beni primari è ancora un avversario politico o è già un nemico invasore?

mercoledì 13 aprile 2011


Carceri e tortura
due parole risuonate ieri a Montecitorio
 

Beccafumi Domenico_Benevolentia_Siena_Palazzo pubblico_Sala del Concistoro

Benevolentia

Scena 
Seduta n. 462 Martedì 12  

Personaggi




  • Deputato Furio Colombo


  • Deputata Rita Bernardini


  • Ministro della Giustizia Angelo Alfano



 



 



FURIO COLOMBO. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori soltanto per far notare che, durante l'intera e appassionata perorazione dell'onorevole Bernardini, il Ministro della giustizia ha fatto una lunga telefonata e molte conversazioni. Mi sembrava giusto farlo notare.(Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). [pag. 86]
 

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.



RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo anche al Ministro della giustizia Angelino Alfano. Nel titolo di questa proposta di legge, che in tanti abbiamo ricordato in questa Aula, c'è scritto che essa viene emanata anche in attuazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Sapete tutti che questo provvedimento rafforza quanto previsto nella cosiddetta legge ex Cirielli, che distingue la posizione di coloro che sono incensurati, per quanto riguarda la prescrizione, da coloro che, invece, hanno commesso in passato alcuni reati.
Noi riteniamo - così come per la ex Cirielli - anche questo provvedimento ingiustificato perché è chiaro che gli incensurati rimarranno tali fino a che sono previsti provvedimenti di questo tipo.
Ma quello che rende veramente insopportabile questa norma - che è una norma ad personam e che non scalfisce minimamente il problema gravissimo della giustizia nel nostro Paese - è che questo Governo in questo momento non ha l'autorevolezza di parlare di giustizia attraverso questi provvedimenti quando tollera, e ha tollerato dall'inizio di questa legislatura, che nelle nostre carceri si attuino comportamenti [ Pag. 83 ] che costringono il detenuto a subire una vera e propria forma o forme di tortura (quel reato che voi non volete introdurre nel nostro ordinamento, e si capisce il perché), e io cercherò di spiegarvelo in questo intervento.
Lo scorso fine settimana, con una delegazione radicale, sono andata a visitare il
carcere Gazzi di Messina. So, signor Ministro, che ci è stato anche lei. Non so se lei abbia visitato due reparti: il primo che si chiama «La sosta», e il secondo che si chiama incredibilmente «Centro clinico». Ebbene, nel reparto «La sosta» si costringono esseri umani a vivere in uno spazio inferiore ai due metri quadrati. Sono costretti, questi esseri umani, ad arrampicarsi perché i letti a castello sono a quattro piani; ad arrampicarsi come scimmie perché non c'è nemmeno la scaletta per arrivare al quarto piano del letto a castello.
In queste condizioni, quindi senza potersi letteralmente muovere e con il degrado di queste cosiddette gabbie, celle (non so come le volete chiamare), questi esseri umani sono costretti a vivere per 21 ore al giorno, perché le ore d'aria sono un'ora e mezza la mattina e un'ora e mezza il pomeriggio.
Allora, cosa sono questi? Trattamenti disumani e degradanti. In più, la follia dell'amministrazione penitenziaria genera dei comportamenti nei confronti dei detenuti che sono assolutamente da pazzi.
Pensate che un detenuto, che si trovava presso il carcere di Catania, è stato trasferito al carcere Gazzi perché vi era un centro clinico. Questo detenuto deve fare ogni settimana una trasfusione di sangue perché è microcitemico. Ebbene, lo sapete dove lo portano ogni settimana? Ripeto che lui stava già a Catania. Lo portano, ogni settimana, da Gazzi, dove è stato trasferito, a Catania, con le scorte, con le macchine della polizia penitenziaria, ammanettato. Lo riportano a Catania per fare la trasfusione!

Signor Ministro, lei non risponde mai alle interrogazioni parlamentari che noi presentiamo su questo argomento. Ma vuole verificare? Si rende conto che l'amministrazione penitenziaria è letteralmente impazzita? Lo vuole comprendere o no, questo? Che cosa fate?
È di domenica scorsa la notizia che i NAS hanno sequestrato un milione e centomila galline perché erano trattate male, [ Pag. 84 ] si trovavano in spazi ristretti e le gabbie erano sporche, come quelle di Messina. Ma i NAS non ci vanno mai nelle carceri italiane? E, se ci vanno, che cosa fanno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? E i magistrati di sorveglianza, che cosa stanno a fare? Non vedono quello che succede a Messina, a Poggioreale?

Noi tolleriamo, stiamo tollerando e siamo responsabili delle torture di questi esseri umani. Nessun passo avanti è stato fatto.
Ecco perché veramente mi appello a lei, Ministro della giustizia; lei è stato a Gazzi, ma ci è andato nel reparto «La sosta»? Ci è andato al «Centro clinico»? Lo ha visto, al Centro clinico, quel detenuto che è costretto a strisciare per terra perché non gli viene data una carrozzina? Lo ha visto, signor Ministro? Lo so, lei è distratto, ma che ci è andato a fare a Gazzi, a fare questa visita così, senza andare sul luogo per vedere come sono trattati i detenuti?



PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI (ore 17,30)



RITA BERNARDINI  . Signor Ministro, vi è un detenuto costretto a strisciare, a Gazzi, per potersi arrampicarsi su un WC lurido, sporco, perché avete tagliato persino i fondi per pulire le celle, per i detersivi. Questo cittadino, che non ha la carrozzella, deve strisciare in una cella piccola fino ad arrampicarsi sul WC. Non è una vergogna? Che autorevolezza ha uno Stato che si comporta in questo modo con degli essere umani? La giustificazione che ci hanno fornito per la mancanza della carrozzella è la seguente: la carrozzella non entra nella porta della cella del Centro clinico. E, allora, perché lo avete mandato lì? Perché spostate i detenuti senza nessuna ragionevolezza dalle loro regioni, li mandate dalla Campania alla Sicilia, da Brescia a Palermo? Perché fate questo?
Il grido di allarme: «stiamo morendo», mi è arrivato anche dal carcere della sua città, signor Ministro, da Agrigento. Non sono ancora andata a visitarlo; ci vogliamo andare insieme? Certo, sistemeranno qualcosa prima della nostra visita, ma non possono sistemare l'indecenza e l'incuria che dura da anni e per la quale non viene fatto niente. Avete tagliato i fondi Pag. 85persino degli psicologi, esattamente il 30 per cento quest'anno. Il 20 per cento dei detenuti ha problemi di tipo psichiatrico. Avete tagliato tutti i fondi per il lavoro in carcere.



Pag. 86



E, allora, vi dico che se un Governo vuole essere autorevole nel momento in cui propone delle leggi sulla giustizia deve anzitutto rispettare i principi fondamentali, a partire dall'articolo 27 della nostra Costituzione che è stato letto in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Futuro e Libertà per l'Italia).
 



*
12 APRILE 2011





 Camera dei Deputati: i cosiddetti 314  della maggioranza stanno sostenendo a rotta di collo un'ennesima legge ad Berlusconi personam (processo breve o prescrizione abbreviata? importa forse), i parlamentari del Partito Democratico leggono uno a uno gli articoli della Costituzione della Repubblica Italiana. Questione di vita o di morte per mister B., per i suoi ministri, per i suoi parlamentari (314? sì, uno più, uno meno).
All'interno della rappresentazione il racconto di una tragedia, la tragedia delle condizioni umane nelle carceri italiane. [ Citazioni dal resoconto stenografico]
 






    


 

venerdì 11 marzo 2011





Pena di morte. Nessuno Tocchi Caino: abolizione in Illinois segna una svolta in tutti gli Stati Uniti



“L’abolizione della pena di morte in Illinois segna una svolta in tutti gli Stati Uniti, perché dimostra che la via della moratoria, in atto nello Stato americano dal 2000, è la strategia vincente per porre fine all’aberrante anacronismo dello Stato che per fare giustizia impone la morte”, ha dichiarato il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia.

“L’abolizione in Illinois supera anche il luogo comune che per vincere le elezioni in America devi essere a favore della pena capitale”, ha aggiunto D’Elia, riferito al fatto che il Governatore Pat Quinn, che ha firmato la legge, aveva battuto il suo rivale repubblicano che in campagna elettorale aveva promesso di porre fine alla moratoria e mettere il veto sulla legge abolizionista.

Dopo quattro abolizioni in tre anni e mezzo (oltre all’
Illinois , hanno rinunciato alla pena di morte New Mexico nel 2009 e New Jersey e New York nel 2007), secondo D’Elia “occorre dare atto agli Stati Uniti di aver trovato ragioni molto pratiche che li portano all’abolizione: non per motivi ideologici, etici o religiosi, ma perché hanno preso atto che la pena di morte rischia di uccidere persone innocenti e anche perché hanno scoperto che costa molto di più dell’ergastolo”.

Radicali.it


lunedì 4 ottobre 2010

 


Satyāgraha   सत्याग्रह    -   Ahiṃsā   अहिंसा
 



Marco Pannella a Venezia_10 febbraio 2009



 'Essere speranza, per risvegliare l'anima della democrazia'
 



"Questa sera, a mezzanotte, inizierò il mio Satyagraha, con uno sciopero della fame, anche per celebrare così, e dar corpo, volto, mano, voce alla solenne “Giornata internazionale della nonviolenza” proclamata dall’ONU. Non a caso giornata ignorata da tutte le Istituzioni e la partitocrazia del Regime, ex-repubblicano ed ex-democratico, italiano che ci opprimono. Spes contra spem. Essere speranza, se non se ne ha!


Come preannunciato, la mia iniziativa Radicale nonviolenta avrà come obiettivi due temi:



  1. La Giustizia e le carceri italiane, diretta riproposizione sociale, morale, istituzionale della Shoah. Riproposizione, anche formale, di una orrenda verità letteralmente accecante, totalmente cieca. Fu (e minaccia di essere) il prevalere storico di un istinto bestiale, assassino e suicida, nella specie umana. Oggi, in un nuovo contesto planetario, scienza e coscienza ci indicano che torniamo a viverlo come evento incredibile, impossibile; un incubo riuscito, dal quale sembrerebbe impossibile svegliare l’umanità, la comunità internazionale.


  2. La ricerca della conoscenza su una tremenda, “incredibile” verità storica, nascosta e negata in primo luogo proprio – oggi - nel e dal nostro mondo libero, “occidentale”, “civile”, dei “diritti umani”.



Accadde, il 18/19 marzo 2003, che Bush e Blair fecero letteralmente scoppiare la guerra sol perché non scoppiassero in Iraq la libertà e la pace; con l’esilio, oramai accettato, da Saddam.
Oggi dobbiamo ambire, purtroppo - come Nonviolent Radical Party transnational and transparty – ad aiutare per primo Obama, la bandiera, l’onore, il popolo americano a uscire dalla scelta di protrarre l’impero della menzogna bushana, storica, civile, morale, ai danni di tutti i popoli oggi viventi: ai danni in primo luogo di quei repubblicani che l’avevano eletto e che più di altri  – quindi – sono stati vittime di un tradimento blasfemo, che ha provocato e provoca l’eccidio di milioni fra americani e altri popoli.



Per questo l’obiettivo di una Commissione italiana di inchiesta sulla verità di quegli eventi, è quello di aiutare in primo luogo Governo e Parlamento italiani, la Giurisdizione internazionale, le persone tutte di buona volontà a dare il loro contributo, perché la verità si affermi e ci mondi.


Temo che questo Satyagraha, questo sciopero della fame possa rivelarsi il più duro, il più lungo, fra quanti ne ho praticati, se saprò sostenerlo innanzitutto moralmente. Per questo ho voluto scegliere questa pena, che valga anche per i tanti che l’avvertiranno, perché anch’essi possano farne alimento scegliendo di nuovo di essere speranza, lì dove sembrerebbe che non sia più possibile averne.


Spes contra spem"



 






Blair ultima occasione (Il fatto quotidiano)




Articolo di Furio Colombo pubblicato su Il Fatto quotidiano, il 03/10/10
A domanda rispondo
 



Caro Furio Colombo, domenica 3 ottobre l'ospite della trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" sarà l'ex premier britannico Tony Blair. Non è questa l'occasione per porgli una domanda sulla sua scelta "storica" di dichiarare guerra all’Iraq? Matteo Angioli

SE FOSSI Fabio Fazio, nel programma di Raitre “Che tempo che fa” a cui parteciperà Tony Blair, inviterei anche un'altra persona, la sola che ha diritto di chiedere a Blair, in modo diretto e senza finte cortesie, perché ha voluto con tanto fervore la guerra proprio nel momento in cui si poteva evitare la più vasta distruzione di un Paese e il più alto numero di morti dopo la Seconda guerra mondiale.
Quella persona, in rappresentanza dei molti che hanno creduto a una soluzione possibile non per pacifismo ma attraverso un accanito e abile lavoro diplomatico, è Marco Pannella.
Penso che ascoltare le risposte che Tony Blair può dare alla dimostrazione che rimuovere Saddam e non fare la guerra erano due cose possibili, lascerebbe un segno più importante di uno scoop in una buona trasmissione televisiva.
Il caso di Tony Blair è forse unico.
È un grande leader carismatico che viene da sinistra ma è ammirato anche a destra per il suo slalom abile ed elegante fra socialismo e buon senso. Improvvisamente diventa, con l'enfasi ispirata di un profeta, co-autore della una guerra folle e inutile in Iraq. Rende inevitabile quella guerra con due mosse ben calcolate:
offre con febbrile intensità notizie false (“Saddam Hussein ha armi che possono distruggerci in 45 minuti”) ; e provvede personalmente a far precipitare gli eventi in modo da bloccare la delicata manovra di soluzione diplomatica senza la guerra che era sul punto di compiersi.
Questa sera Tony Blair viene nel programma di Fazio come venditore del suo libro, mestiere che gli riesce sempre più difficile nel suo Paese. È l'occasione perfetta per chiedergli perché ha voluto schiacciare in modo così risoluto, con un costo immenso di vite umane e nessun risultato, una soluzione senza guerra al cui compimento mancava un giorno.
C'era chi aveva lavorato e tramato con perizia e bravura per evitare le armi non per pacifismo ma perché, parafrasando Einstein “Si poteva fare e dunque si doveva fare”.
L'ha detto e dimostrato (e lo proverebbe stasera) Marco Pannella, che vi aveva lavorato assieme a centinaia di parlamentari, italiani ed europei, ma anche assieme a molta diplomazia araba. Il piano, già quasi perfezionato, era indurre Saddam Hussein a lasciare l'Iraq a certe condizioni (danaro) che non erano né potere né perdono ma solo salvezza. Che colpo memorabile, più storico che giornalistico, dare a Tony Blair, che non riesce più a parlare nel suo Paese, l'occasione (l'ultima occasione) di rispondere a Pannella, di dire a lui e a noi perché ha buttato e bruciato tutto il suo prestigio in una tremenda guerra inutile che era sul punto di essere evitata.

*



2003: Il sabotaggio di “Iraq Libero, unica alternativa alla guerra”



    Quando nel silenzio dei media e contro la maggioranza del Parlamento italiano, il Governo impedì l’affermazione del progetto radicale per l’esilio di Saddam Hussein



Nel gennaio 2003 il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito tentò di convincere l’opinione pubblica italiana, europea e mondiale che in Iraq e per l'Iraq, cosi come per l'insieme del Medio Oriente ed del mondo intero, la vera e duratura alternativa, non fosse "la guerra o la pace", ma "la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace". Si rivolse quindi alla Comunità internazionale, alle Nazioni Unite, al Parlamento italiano in primo luogo, perché facessero proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein avrebbe cancellato, per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena. Altro obiettivo del progetto radicale consisteva nel far succedere ai decenni del regime un’Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni per un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come sancito dalla Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite.



In un mese l'appello fu sottoscritto da 27.344 cittadini di 171 nazioni, da 46 membri del Parlamento Europeo e in Italia da 501 parlamentari corrispondenti al 53,5% delle Camere.



Il 19 febbraio il Parlamento italiano con l'adesione del Governo votò la proposta Radicale (345 sì, 38 no, 52 astenuti) che impegnava il Governo «a sostenere presso tutti gli organismi internazionali e principalmente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'ipotesi di un esilio del dittatore iracheno e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU della costituzione di un Governo provvisorio controllato che ripristini a breve il pieno esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali di tutti gli iracheni». Nel dibattito Berlusconi afferma che il Governo italiano “sta operando per questa soluzione nell'ambito di riservatezza che è d'obbligo e tiene costantemente informato il governo americano e il Presidente del Consiglio dell'Ue dei progressi che si vanno registrando”.



D'intesa con Bush, Berlusconi nello spazio di pochi giorni ottiene da Gheddafi l'informazione che Saddam è ormai deciso a passare alla fase di attuazione delle dimissioni e dell'esilio.



Già l'8 febbraio il Presidente del Consiglio italiano Berlusconi aveva inviato un importante, ... continua: LEGGI IL DOSSIER (PDF) »    

 




 





domenica 15 agosto 2010


"VISITARE I CARCERATI"

Ferragosto 2010 in carcere


La mozione radicale sulle carceri: la parte approvata

Rita Bernardini
 



Da domani venerdì 13 agosto a domenica 15, in tutta Italia, si terrà su iniziativa dei Radicali la seconda edizione del “Ferragosto in carcere”, una massiccia visita ispettiva nei 216 istituti di pena sul territorio nazionale. ...




 



* Nota: Il Partito Radicale è il più "antico" partito italiano (non la Lega, come cercano di farci credere).

* Partito Radicale Italiano (1877-1925) - Wikipedia



* Le sette opere di misericordia corporale

lunedì 26 luglio 2010


Immigrati, la Toscana batte il governo
"Sanità gratis anche ai clandestini"


La Consulta boccia il ricorso. La legge regionale consente agli immigrati il trattamento sanitario gratuito. Rossi: fatta giustizia. La Lega: vergogna. Il governatore rilancia: ora al lavoro per i diritti di cittadinanza e quelli politici.

 



FIRENZE - Berlusconi lo annunciò in tv da Vespa: il Governo farà ricorso contro la legge toscana sull'immigrazione. Era il 3 giugno e il testo che prevede uguali diritti per immigrati regolari e cittadini italiani oltre all'assistenza sociale e sanitaria urgente e indifferibile per i clandestini stava per essere approvato dal consiglio regionale. Poco più di un anno dopo la Corte Costituzionale boccia su tutta la linea la presa di posizione dell'esecutivo, dichiarando inammissibile e non fondato il ricorso. "La nostra è una legge all'avanguardia - esulta il presidente toscano Enrico Rossi - La sentenza è una vittoria della ragione e della civiltà, giustizia è fatta".

Attorno al testo, fortemente voluto dall'allora governatore Claudio Martini, si sono consumati violenti scontri tra centrodestra e centrosinistra in Toscana e non solo, con prese di posizione a tutti i livelli politici e istituzionali. La parte più criticata è quella che assicura trattamento sanitario e in certi casi sociale dei clandestini. "Cureremo e soccorreremo tutti gli stranieri - spiegano dalla Regione - anche se privi del permesso di soggiorno". Per gli irregolari sono previsti anche, in caso di estrema gravità e di emergenza, l'accesso a dormitori e mense in via temporanea: "Non garantiamo diritti aggiuntivi, ma quelli previsti, e troppo spesso disattesi, dalle Convenzioni e dai principi del diritto internazionale e dalla nostra Costituzione". Il tutto, viene assicurato senza maggiori costi per i cittadini. Nella legge si parla molto di   immigrati regolari, dei loro diritti in fatto di accesso ai servizi come asili nido e alloggi di edilizia pubblica. Si vogliono promuovere tra l'altro lo sviluppo di associazioni di stranieri, l'avvio di attività di formazione professionale degli immigrati e la creazione di una rete regionale di sportelli informativi.
Mentre un pezzo del Pdl toscano minaccia una legge di iniziativa popolare per contrastare il testo su cui si è espressa la Consulta, la Lega attacca: "Non sarà certo la sentenza della Corte Costituzionale a legittimare una norma ingiusta e razzista verso i cittadini toscani. Questa legge è vergognosa".

Mentre un pezzo del Pdl toscano minaccia una legge di iniziativa popolare per contrastare il testo su cui si è espressa la Consulta, la Lega attacca: "Non sarà certo la sentenza della Corte Costituzionale a legittimare una norma ingiusta e razzista verso i cittadini toscani. Questa legge è vergognosa".

Incassata la vittoria, il governatore Rossi rilancia, vuole il voto per gli immigrati regolari. "Il Governo farebbe bene, anziché ricorrere su una legge così saldamente ancorata ai diritti costituzionali, ad operarsi per garantire i diritti di cittadinanza e i diritti politici degli immigrati. Non è possibile che chi nasce nel nostro paese debba aspettare 18 anni prima di iniziare la procedura per diventare italiano, non è possibile che all'immigrato residente da tanti anni qui, che lavora regolarmente, non sia garantito anche l'esercizio del diritto politico di voto, in particolare a quello amministrativo. Sul primo punto ci auguriamo che il Parlamento approvi quanto prima un disegno di legge perché i figli di immigrati nati da noi, un quinto di tutti i nostri bambini, possano sentirsi presto fratelli d'Italia, cittadini a pieno titolo del nostro paese. Sul secondo punto promuoveremo un disegno di legge regionale che consenta intanto la partecipazione al voto amministrativo a chi è regolare".


 



Immigrati, la Toscana batte il governo "Sanità gratis anche ai ...
La Repubblica, 24 luglio 2010



    Finalmente una buona notizia. Grazie, Toscana!     

martedì 6 luglio 2010


Che non succeda ancora una volta

 



Perché questa vicenda orribile non è in prima pagina? Perché i telegiornali la ignorano? Perché abbiamo un governo che fa trattati di amicizia con Gheddafi? Chi incentiva l'indifferenza?
 



 (ANSA) - STRASBURGO, 6 LUG - Il Consiglio d'Europa ha chiesto aiuto al governo italiano per fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei detenuti in Libia. Lo ha fatto con due lettere inviate ai ministri degli Esteri Frattini e dell'Interno Maroni dal commissario ai diritti umani Hammarberg. Dal 30 giugno i 250 eritrei si trovano nelle celle del centro di detenzione di Braq, 80 Km da Seba, nel Sud della Libia, dove sono stati trasferiti dal centro di detenzione per migranti di Misurata dopo una rivolta.

martedì 25 maggio 2010


La libertà di informazione
a qualcuno piace così



 



Davvero il "popolo della libertà" e il "popolo della Lega" vogliono questo?

Davvero non sanno di non avere il diritto di imporlo al popolo italiano?

Intendo il POPOLO ITALIANO vero, quello garantito e guidato dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, una delle migliori Costituzioni democratiche esistenti, forse la migliore.

sabato 1 maggio 2010


 Primo Maggio 2010
 



Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

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 E' ancora una festa?
 



http://messaggeroveneto.gelocal.it/multimedia/home/24377136/1



Udine, cento tute “senza testa” per ricordare morti bianche e chi perde il lavoro.



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Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.



Immigrati africani durante la raccolta delle arance a Rosarno


Immigrazione: Consiglio d'Europa critica metodi di respingimento italiani

Immigrazione: Consiglio d'Europa critica metodi di respingimento ... 

*


 



E, infine, la festa. La festa dei lavoratori. Una festa per immaginare un lavoro degno degli esseri umani. Tra utopia e volontà di progresso civile per tutti in ogni parte del pianeta Terra. Buon Primo Maggio!

domenica 18 aprile 2010


LIBERI!

Liberi i volontari italiani


 



"Gli avvocati di Emergency continuano a seguire la situazione dei collaboratori afgani ancora trattenuti dai servizi di sicurezza, dei quali non abbiamo notizie né in merito alle loro condizioni di salute, né alla loro condizione giuridica, né al luogo presso il quale sono tuttora trattenuti."

martedì 23 marzo 2010



YES, WE DID
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.Obama Firma La Riforma Sanitaria: "La ...

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 Oggi ha firmato la riforma sanitaria. Forse perderà le elezioni di mid term. Rischia di non essere rieletto. E lo sa benissimo. Lo ha messo in conto.
Ma è già entrato nella storia per una grande quasi impossibile impresa.



 



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 La firma del president Barack Obama sulla ...

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.House Speaker Nancy Pelosi of Calif. clutches ...     The signature of House Speaker Nancy Pelosi ...
 



«Grazie Nancy, Hai fatto quello che nessun altro speaker prima di te aveva fatto» La prima telefonata del presidente Barack Obama dopo il voto sulla riforma sanitaria è stata per Nancy Pelosi. (Il Manifesto
     


mercoledì 3 febbraio 2010

reazione ... giusta

sito: Peacereporter_http://it.peacereporter.net/archiviate/1/4710/L%27+orrore+di+Gaza



"L’Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza “Durban II” di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza." [dal Discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Knesset nel sito della Presidenza del Consiglio ancora oggi alle 17:48]

Ma lui non ha rispettato questo testo e ha detto: "per la reazione ... giusta" .



Nemer Hammad, uno dei più stretti consiglieri politici di Abu Mazen: «Le parole di Berlusconi non cambiano la realtà, quella degli israeliani a Gaza fu un aggressione».

E lui: «Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah così è giusto manifestare dolore per quanto che è successo a Gaza» ha detto. «Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini»

Espropriati Costituzione e Parlamento di EUGENIO SCALFARI


La società tra etica e anestetica di ILVO DIAMANTI


lunedì 22 giugno 2009

Gli occhi di Neda



ندا




L'ultimo lampo della vita di Neda, una ragazza che muore, in jeans, maglietta e scarpe da ginnastica.  L'ultimo lampo tra vita e morte. Nella storia, per sempre, infelicemente e gloriosamente. Nella storia a testimoniare la ferocia degli assassini che uccidono in nome di uomini che gestiscono il potere in nome di una loro volontà divina. In vicende come questa è indifferente, quasi, che si tratti di cosiddette democrazie o teocrazie. E' il potere che si esercita sulla vita e sulla morte, meglio se in nome di un "dio" inventato, mistificazione del concetto stesso di Dio.


"Questa è la disperata testimonianza del medico che ha assistito la ragazza nei suoi ultimi momenti; testimonianza subito cancellata, ma ritrovabile come il link sul blog cui è stata inviata: «I “Basij” hanno sparato e ucciso una giovane donna in Teheran, il 20 giugno mentre protestava. Alle ore 19:05. Posto: Carekar Ave., all’angolo con la strada Khosravi e la strada Salelhi. La giovane donna era accanto al padre ed è stata sparata da un Basij che si nascondeva sul tetto di una casa civile. Ha avuto una vista perfetta della ragazza, e dunque non avrebbe potuto mancarla. Ha sparato diritto al cuore. Sono un dottore e mi sono precipitato immediatamente a cercare di salvarla. Ma l’impatto del proiettile è stato così forte che è esploso nel suo petto e la vittima è morta in meno di due minuti. Il video è stato girato da un amico che mi stava accanto. Per favore, fatelo sapere al mondo»." [ Neda la prima martire di Lucia Annunziata, Corriere della Sera 22 giugno 2009 ]


Neda, con i suoi occhi, con quel suo ultimo sguardo, con la perdita della sua vita, è una testimone, ma disgraziatamente non è la prima martire della teocrazia iraniana, non la prima in ordine cronologico. I teocrati islamici cominciarono subito a uccidere. Hanno poi continuato a farlo senza misura e senza giustiziza, anche in modi esecrabili, esaltando la funzione della morte lenta tra i tormenti. La lapidazione come strumento della pena di morte è solo un esempio orribile e non dei peggiori.


I giorni della cosiddetta rivoluzione islamica tra il 1978 e il 1979, anno della vittoria khomeinista, furono vissuti con partecipazione  cieca dall'Occidente ignorante. Michel Foucault è stato uno dei personaggi esemplari di una simpatia fondata sull'ignoranza delle cose iraniane in generale e sciite in particolare. Solo a pochi fu chiaro in quei giorni che le conseguenze di quella rivoluzione e del sangue di innocenti martiri le avrebbero pagate i bambini e le bambine dell'epoca e quelli che sarebbero nati dopo, per almeno 25 o 30 anni. Ne sono passati 30 di anni.


Quanti di noi sanno o possono anche soltanto immaginare il coraggio fisico e morale che è necessario per opporsi ai tiranni in quel modo nelle strade, rischiando la vita, la prigionia, le orrende torture dei teocrati criminali? E, infatti, non è solo coraggio, è disperazione.


Che cosa faremo noi adesso, oltre a tesimoniare la nostra vicinanza con messaggi nel WEB? Non m'illudo. Noi siamo impotenti. Le persiane e i persiani sono soli.


IL VIDEO DELLA MORTE DI NEDA



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LA PREMIO NOBEL PER LA PACE


Ripetere il voto e aiutare le vittime
Solo così la calma tornerà in Iran


Indire nuove elezioni con osservatori internazionali, liberare tutti gli arrestati, fermare la repressione


di SHIRIN EBADI


Il malcontento popolare per i risultati elettorali non riguarda esclusivamente le recenti votazioni. Anche quattro anni fa furono sollevati non pochi sospetti di brogli, quando Ahmadinejad venne eletto presidente. All’epoca, i suoi oppositori politici erano Mehdi Karroubi e Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, due noti e potenti personaggi della Repubblica islamica. L’incarico principale di Ahmadinejad fino a quel momento era stato solo quello di sindaco di Teheran, ma godeva dell’appoggio della milizia Basiji e dell’Ayatollah Khamenei, guida suprema a vita della Repubblica islamica. Karroubi presentò in quell’occasione ripetuti reclami al Consiglio dei Guardiani della rivoluzione, l’istituzione governativa incaricata di vigilare sul processo elettorale, ma senza ottenere alcun intervento fattivo. Il presidente Mohammad Khatami annunciò che erano state riscontrate numerose violazioni. Per di più, Hashemi Rafsanjani dichiarò che avrebbe presentato ricorso a Dio in persona, poiché nessuno in Iran era disposto ad ascoltare le sue rimostranze.


I quattro anni di Ahmadinejad alla guida del Paese hanno causato profonda insoddisfazione nella popolazione. In questo periodo, l’inflazione ha raggiunto il 25 per cento, i prezzi aumentano di giorno in giorno e il potere d’acquisto della gente continua a calare. Molti giornali sono stati chiusi, un gran numero di attivisti politici e per i diritti umani è finito in prigione, è stato soppresso il Centro dei difensori dei diritti umani, e via dicendo. Il capo supremo della rivoluzione continua ad appoggiare il premier, malgrado i crescenti malumori della popolazione, anche dopo l’annuncio del Majles (il parlamento) che un miliardo di dollari sono stati utilizzati senza alcuna approvazione legale. L’opinione pubblica iraniana è indignata. Queste le principali obiezioni sollevate:
1. Nella maggior parte dei seggi elettorali è stato vietato l’accesso ai rappresentanti di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karroubi.
2. Da più parti è stata denunciata la manomissione delle urne.
3. Ahmadinejad ha ottenuto 14 milioni di voti nelle precedenti elezioni.


Stavolta, però, ha vantato 24 milioni di preferenze. Mehdi Karroubi, dal canto suo, ha dichiarato che i suoi voti sono risultati inferiori al numero dei componenti della sua circoscrizione elettorale e dei sostenitori del partito «Etemad Melli» da lui fondato. Quando milioni di persone a Teheran e in altre città si sono riversati nelle strade per protestare contro i risultati elettorali, è apparso chiaro che i 24 milioni di preferenze attribuite ad Ahmadinejad non potevano essere veritiere. Un gran numero di attivisti politici e sociali, tra cui Saeed Hajjarian, Mostafa Tajzadeh, Abdolfattah Soltani e Reza Tajik sono stati arrestati. Sono stati soppressi i collegamenti internet e ai giornalisti stranieri è stato ordinato di lasciare l’Iran al più presto possibile. Le reti televisive e di telefonia mobile, come Voa e la Bbc, sono state oscurate e interrotte, nel tentativo del governo di tagliare le linee di comunicazione tra la popolazione. La situazione ha spinto molti deputati a presentare una lettera di protesta al presidente della Camera, Larijani, il quale ha addossato al ministro dell’Interno la responsabilità dei disordini e delle violenze.


Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi hanno però incoraggiato i loro sostenitori a mantenere la calma e organizzare manifestazioni pacifiche, incitandoli a dar voce alla loro insoddisfazione con il grido di Allah-o-Akbar (Dio è il più grande) tra le 9 e le 10 di sera, invocazione che riecheggia ogni notte nell’intera città e riporta alla mente le notti della rivoluzione. L’intensificarsi delle proteste popolari ha convinto il capo supremo della Repubblica islamica a ordinare un’inchiesta sui ricorsi presentati e il Consiglio dei Guardiani ha annunciato un nuovo conteggio dei voti in alcuni seggi elettorali. Questo, tuttavia, a quanto pare, non basterà a calmare gli animi. La migliore soluzione per riportare la pace in Iran sarebbe invece:
1. La liberazione incondizionata di ogni persona arrestata o imprigionata per aver contestato il risultato elettorale.
2. L’immediata cessazione della repressione contro i manifestanti da parte della polizia e delle milizie del Basiji.
3. Annullare le elezioni.
4. Indire nuove elezioni con la presenza di osservatori internazionali.
5. Risarcire i feriti e le famiglie di quanti hanno perso la vita.
Solo se queste condizioni saranno rispettate la calma tornerà a regnare nella società iraniana.

(traduzione di Rita Baldassarre)






Corriere della Sera, 22 giugno 2009


venerdì 19 giugno 2009

BUON COMPLEANNO, AUNG SAN SUU KYI !


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The European Union is taking part in the campaign to free Ms Suu Kyi


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Compleanno in carcere, dopo i molti compleanni agli arresti domiciliari.


Aumenta la repressione, perché aumenta la paura dei vili omaccioni al potere in Birmania. Non si sa quanto tempo ci vorrà, ma i vili omaccioni finiranno e le cittadine e i cittadini birmani godranno dei diritti umani e civili e democratici. Per merito anche di una donna tanto fragile quanto forte, simbolo lucente di civiltà umana.


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Aung San Suu Kyi_Dominique Aubert / Sygma / Corbis _ TIME


Buon compleanno, Aung San Suu Kyi! Buona fortuna, Birmania!

sabato 23 maggio 2009

DIFENSORI DI DIRITTI UMANI E CIVILI, LEGALITA', DEMOCRAZIA



Marco Pannella a Venezia_10 febbraio 2009


Era il giorno del Dalai Lama a Venezia. La fotografia l'ho scattata, dopo aver avuto il permesso di farlo, sul battello per la stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia e Piazzale Roma. Ho rivisto Marco Pannella ad Annozero, magro, provato e con una stella gialla.



*



Quanto più struggente il ricordo di Giovanni Falcone nell'infelicità del tempo presente! 

giovedì 21 maggio 2009

Il sogno a occhi aperti di


DIONIGI TETTAMANZI




Cristianesimo


"Vorrei declinare il comandamento 'Non nominare il nome di Dio invano' in questo modo: 'Non nominare il nome di cristiano invano'. Non si tratta di nominare un nome, si tratta di viverne il contenuto, il significato, la bellezza. In questo senso mi pare si possa stabilire una perfetta corrispondenza tra il comandamento che riguarda Dio e il comandamento che riguarda chi da Dio ha ricevuto la fede, cioè il cristiano".



Politica e morale


"Chi è impegnato a guidare una comunità ha il dovere di presentarsi non secondo una doppia morale, ma secondo un’unica morale. Questo riguarda tutti, ma per chi ha una responsabilità nei confronti degli altri diventa un’esigenza ancora più forte."



Politica ed emergenza


''Penso che, soprattutto la politica, debba senz'altro interessarsi del momento - certo piu' difficile e delicato - dell'emergenza, ma ad essa non puo' arrestarsi. La politica deve partire da progetti grandiosi, e soltanto in questo quadro e' possibile allora attivare le diverse forze sociali, culturali istituzionali, di volontariato, religiose, perche' solo in un quadro progettuale e' possibile risolvere anche il momento puntuale dell'emergenza.''


''Il nostro tempo e' caratterizzato dall'azione di emergenza. E l'emergenza si accompagna con la paura. E la paura non e' la consigliera piu' saggia per affrontare il problema nella sua ampiezza e nella sua profondita'. A partire da un vero e proprio progetto.''


"Dobbiamo pensare a queste sofferenze attuali con analogia alle doglie del parto. C’è un momento di estrema sofferenza, ma è una sofferenza che chiede di guardare più avanti, di guardare al domani, alla vita. Se noi affrontiamo la sofferenza di oggi come uno stimolo non soltanto per risolvere i problemi contingenti, immediati, complicati, ma elaborando un progetto".


Semi di speranza


"Questo domani io lo intravedo già perché semi e frutti di speranza già ci sono - ha detto -. Penso ai bambini e ai ragazzi che nella scuola si trovano naturalmente amici tra loro, è un segnale che gli adulti dovrebbero considerare con molta più attenzione, ricaricandosi di fiducia".


Esigenze e doveri


''Di fronte alle esigenze mi domando: non ci troviamo forse di fronte a delle attese, a delle aspettative, a delle speranze vere? Quanto poi ai diritti, penso che non esistano da soli, isolati, ma esistano intimamente connessi con dei doveri." 


Sobrietà e identificazione


"Con grande forza devo dire, in riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, quindi in riferimento a una esemplarità umile, ma nello stesso tempo schietta e forte, che la comunità cristiana può e deve diventare molto più sobria. Ogni comunità cristiana, a cominciare da quella più piccola". "Da questo punto di vista ritengo che solo nella sobrietà è possibile mostrare uno dei volti più belli e più necessari oggi della Chiesa, e cioè il volto di una Chiesa che agisce come il Signore Gesù, che si identifica in tutte le persone, ma in maniera privilegiata nella persona povera, bisognosa, dimenticata, emarginata, disperata".


Libertà religiosa


"La libertà religiosa è uno di qui valori essenziali, fondamentali che sono di aiuto, di stimolo, di dialogo. La libertà religiosa è antidoto all'aggressività, che è sempre anti evangelica e contro la razionalità, è segno di mancanza di sincerità nel rapporto".


La persona


«Personalmente ritengo che esiste una regola delle regole e una governance delle governance. Perché la regola, in ultima analisi, è una sola, ed è la persona, la dignità della persona, i valori e le esigenze della persona. C'è solo un principio che dobbiamo onorare con fatica, e questo principio è il rimettere al centro l'uomo, la sua dignità. Potrei dire che bisogna avere il coraggio di parlare dell'etica. Dove l'etica non è qualcosa che blocca, o frena, o ostacola, ma al contrario qualcosa che libera, perché ci dà la possibilità di affrontare tutto e sempre in chiave umana e umanizzante».

lunedì 11 maggio 2009

Aung San Suu Kyi


Anche i potenti cercano di dimenticarsene scrollando le spalle in segno di impotenza


 Aung San Suun Kyi


"E’ di questi giorni l’allarmante notizia che Aung San Suu Kyi ,  tenace e coraggiosa eroina birmana, premio Nobel per la Pace, agli arresti domiciliari ormai dal 30 maggio 2003, che complessivamente dal 1988 ha passato oltre 13 anni privata della sua liberta’ e’ di nuovo gravemente malata, debole, malnutrita e disidratata.  Purtroppo anche il suo medico curante il dottor Tim Myo Win, che puo’ visitare la leader birmana solo alcuni giorni al mese e’ stato arrestato. Il 27 maggio dovrebbero scadere ancora una volta gli  arresti domiciliari della leader birmana, ma l’appello per la sua immediata liberazione, presentato dal suo legale e’ stato respinto ancora una volta dalla giunta militare." ... Cecilia Brighi_Articolo 21, 11/05/2009


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Una grande mobilitazione della rete per San Suu Kyi libera


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"... L’informazione e la comunicazione fanno paura ai regimi, ai dittatori e a tutti coloro che non amano la democrazia e la libertà.

Aung San Suu Kyi ha bisogno di noi: usiamo internet per rivolgere appelli e mobilitare l’opinione pubblica chiedendo che venga oggi curata e domani, quando gli arresti domiciliari arriveranno a scadenza- il 27 maggio- venga restituita alla libertà. Mobilitiamoci noi tutti per primi per  trascinare la comunità internazionale a un impegno straordinario. Aung San Suu Kyi torni libera." Sandra Zampa Articolo 21

La prigionia di San Suu Ky, farfalla d'acciaio della Birmania



«Non è il potere che corrompe, ma la paura.


La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo detengono.


La paura della frusta, quelli che lo subiscono».


Aung San Suu Kyi