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martedì 30 dicembre 2003

LIBERISMO-CAPITALISMO ANTROPOFAGO E AUTOFAGO


Probabilmente non è giusto che usi il caso di una persona nell'occhio del ciclone per esprimere due ideuzze, peraltro non nuove, sul disastro umanitario provocato dall'affermazione dell'estremismo capitalista come ideologia e della sua diffusione nei paesi cosiddetti "occidentali" che sono passati dalla "economia di mercato" a un regime di "liberismo-capitalismo reale".


Il "LIBERISMO-CAPITALISMO REALE" , secondo la mia opinione attuale, è dissimile forse nei metodi, ma simmetricamente simile ai regimi del "SOCIALISMO REALE", la cui caduta gli onesti amanti della giustizia e dei diritti umani salutarono con sollievo.


*




 Il caso PARMALAT è uno dei tanti che stanno venendo alla luce in tutto il mondo della civiltà cosiddetta occidentale, che il nostro "premier" definì senza possibilità di dubbio "superiore alle altre e in particolare a quella islamica". Mi sembra superfluo ricordare qui gli esempi fulminanti della ENRON e simili negli USA, e altrove. Ma mi sembra doveroso moralmente RICORDARE che l'attuale Governo Italiano, democraticamente eletto e detentore di ampi poteri, tra i suoi primi atti ebbe cura di proporre e far approvare la depenalizzazione e/o la pesante diminuzione di responsabiltà per i REATI DI FALSO IN BILANCIO.


 



Benvenuti nel sito del Governo Italiano


Dal sito ufficiale del Governo Italiano - martedì 23 dicembre 2003


Parmalat: governo chiede a Ue stato di crisi


Il governo italiano chiedera' alla Commissione Europea di riconoscere lo stato di crisi del settore lattiero-caseario in Italia per effetto della situazione della Parmalat. Contemporaneamente chiedera' di attivare le misure comunitarie di sostegno e la deroga rispetto al regime ordinario degli aiuti di stato, in modo da aiutare le imprese degli allevatori ad uscire dalle diverse forme di crisi che stanno attraversando.


DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma del diritto societario.


Consiglio dei Ministri: 28/06/2001
Proponenti: Giustizia


Note: Per approfondimenti vai a:
www.governo.it/governoinforma/dossier/100giorni/index.html

Art. 1. (Delega)


1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali ed amministrativi riguardanti le società commerciali, nonché nuove norme sulla giurisdizione per la definizione dei procedimenti nelle materie di cui all'articolo ...

3. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.



Legge 3 ottobre 2001, n. 366


"Delega al Governo per la riforma del diritto societario"


pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2001


____________________


Art. 1.


(Delega)


1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, nonché nuove norme sulla procedura per la definizione dei procedimenti nelle materie di cui all’articolo 12.


2. La riforma, nel rispetto ed in coerenza con la normativa comunitaria e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, realizzerà il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti, ivi comprese quelle in tema di crisi dell’impresa, novellando, ove possibile, le disposizioni del codice civile.
3. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle attività produttive. [...].



Art. 11.


(Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali)


1. La riforma della disciplina penale delle società commerciali e delle materie connesse è ispirata ai seguenti princìpi e criteri direttivi:


a) prevedere i seguenti reati e illeciti amministrativi:
1) falsità in bilancio, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, consistente nel fatto degli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori i quali, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, idonei ad indurre in errore i destinatari sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico, ovvero omettono con la stessa intenzione informazioni sulla situazione medesima, la cui comunicazione è imposta dalla legge; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare altresì che le informazioni false od omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, anche attraverso la previsione di soglie quantitative; estendere la punibilità al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi; prevedere autonome figure di reato a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori, e di conseguenza:


1.1) quando la condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori la pena dell’arresto fino a un anno e sei mesi;


1.2) quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori: 1.2.1) la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la procedibilità a querela nel caso di società non soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; 1.2.2) la pena della reclusione da uno a quattro anni e la procedibilità d’ufficio nel caso di società soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; regolare i rapporti della fattispecie con i delitti tributari in materia di dichiarazione; prevedere idonei parametri per i casi di valutazioni estimative;


2) falso in prospetto, consistente nel fatto di chi, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all’investimento o dell’ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con la consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni idonee ad indurre in errore od occulta dati o notizie con la medesima intenzione; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare che la condotta deve essere idonea a trarre in inganno i destinatari del prospetto; prevedere sanzioni differenziate a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari e di conseguenza: 2.1) la pena dell’arresto fino ad un anno quando la condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari; 2.2) la pena della reclusione da uno a tre anni quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari;
3) falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione, consistente nel fatto dei responsabili della revisione, i quali, nelle relazioni o in altre comunicazioni, con la consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni, attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto sottoposto a revisione; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare che la condotta deve essere idonea a trarre in inganno i destinatari sulla predetta situazione; prevedere sanzioni differenziate a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale [...]


SI VA AVANTI COSI' CON PENE LEGGERE O LEGGERISSIME O IRRISORIE FINO A ...



8) illegale ripartizione degli utili e delle riserve, consistente nel fatto degli amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, ovvero che ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite; prevedere la pena dell’arresto fino ad un anno. La ricostituzione degli utili o delle riserve prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio estingue il reato;


9) illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, consistente nel fatto degli amministratori che acquistano o sottoscrivono azioni o quote sociali o della società controllante, cagionando una lesione all’integrità del capitale sociale e delle riserve non distribuibili per legge; prevedere la pena della reclusione fino ad un anno. Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta, il reato è estinto; [...]


E SI VA AVANTI COSI' CON TANTI CASI IN CUI IL REATO E' ESTINTO O SI ESTINGUE O NON SO COS'ALTRO ....


Chiedo scusa, ma mi sono stancata. Ho letto tutto, però. Un consiglio:


Le Leggi, se le leggi, le capisci.


E, se le capisci, puoi tentare di difenderti, quando sono palesemente ingiuste.




lunedì 29 dicembre 2003

Benvenuti nel sito del Governo Italiano


Consiglio dei Ministri n.139 del 23 dicembre 2003


La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:


il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 13.20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi.


Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta. [...]


Successivamente, il Consiglio ha approvato i seguenti provvedimenti:


su proposta del Ministro delle comunicazioni, Gasparri:


- un decreto-legge che determina le modalità della definitiva cessazione del regime transitorio contenuto nella legge n.249 del 1997 (legge Maccanico), affidando all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di svolgere un esame delle complessive offerte di programmi trasmessi in tecnica digitale terrestre e di trasmettere una relazione al Parlamento ed al Governo su quanto accertato.


Fino alle decisioni dell’Autorità è consentito



  • alle emittenti eccedenti i limiti antitrust di

  • proseguire le trasmissioni ... (usando le frequenze date in concessione a Europa 7 fin dal lontano 1999 ...

  • ed alla terza rete RAI di avvalersi della pubblicità ... (ma come è entrata RAI 3 in questo decreto?)


Per l’intera durata della discussione ed all’atto dell’approvazione del provvedimento, il Presidente Berlusconi ed il Sottosegretario Letta si sono allontanati dall’aula del Consiglio; [...]


Nota personale. -  Vorrei fa notare che è giusto attribuire a BERLUSCONI la responsabilità della conduzione del Governo, ma è anche giusto ricordare che ogni suo progetto o desiderio viene esaudito grazie al voto libero dei suoi volenterosi collaboratori. Costoro sono uomini liberi, ricchi, istruiti, consapevoili di quello che fanno. Di conseguenza sono responabili di ogni voto dato e di ogni decisione presa. Nel fatto in questione i VOLENTEROSI COLLABORATORI sono i MINISTRI di questo GOVERNO.


 

Financial Times; Dec 29, 2003 - Martin Mulligan and Wolfgang Munchau


Parmalat affair has plenty of blame to go round (L'affare Parmalat ha ancora molte responsabilità da tirar fuori)


 Il FINANCIAL TIMES a proposito del caso PARMALAT:


«Gli italiani pagheranno gli errori di Berlusconi»

La legge sul falso in bilancio, il ritorno della corruzione. Il caso Parmalat è il frutto di una debolezza del sistema di controllo dell'economia in Italia e il responsabile di questa debolezza ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. Lo afferma il Financial Times, in un'editoriale che dice: «Guardiamo ai fatti». Gli investitori fino ad oggi non lo hanno fatto. E ora chi ne paga le conseguenze: «I contribuenti italiani e la comunità internazionale».



Gli investitori adesso possono anche mostrare stupore. Ma bastava guardare al passato per cogliere certi segnali, e non affidarsi solo alle stime delle agenzie di rating. «Le aziende di Berlusconi sono state coinvolte in accuse di frodi in bilancio; e arrivato al governo lo stesso Berlusconi ha fatto leggi per proteggere il mercato da pubblici ministeri troppo zelanti. Lo scorso anno la legge sul falso in bilancio è stata molto allentata – spiega Munchau – La massima pena è stata abbassata a tre anni di carcere. Il numero delle esenzioni è stato accresciuto».


Ora il crack della società di Calisto Tanzi dimostra come quella legge fosse fuori dal tempo. E nell’economia italiana si apre un buco impressionante: «Si stima che dai conti dell’azienda manchino circa 10 miliardi di euro. È circa lo 0,8% del Pil Italiano. Come percentuale sul Pil degli Stati Uniti, il buco di Enron al confronto era una manciata di noccioline».


E così anche il mito di Berlusconi presidente – imprenditore è sfatato: «Il più grande errore commesso dagli investitori è stato di farsi cullare dall’idea che Berlusconi sarebbe stato un bene per l’ecomonia solo perché era stato un buon business man». Al contrario: le sue scelte di governo hanno drasticamente ridotto la credibilità del sistema Italia. Come esempio Munchau cita le stime di un’organizzazione no profit, Trasparency International, sui livelli di corruzione nell’Unione Europea: l’Italia è il secondo paese più corrotto, subito dopo la Grecia.


«Proprio come l’incapacità di Berlusconi nella gestione della presidenza dell’Unione Europea ha provocato una crisi di fiducia reciproca quando i leader si sono incontrati per accordarsi sulla nuova costituzione, allo stesso modo – afferma Munchau – le sue scelte hanno contribuito a introdurre in Italia un clima in cui gli scandali finanziari sono più, invece che meno, probabili».


E ora chi ne paga le conseguenze? Gli italiani per primi: «C’è un prezzo da pagare per il cattivo governo e la cattiva amministrazione, e i contribuenti italiani e la comunità internazionale dovranno pagarlo». Berlusconi, invece, quando comincerà a pagare la sua parte?


Da L'UNITA', 29 Dicembre 2003 - di RED


E l'OBSERVER da parte sua scrive:

 


Il suo controllo dei mezzi di comunicazione soffoca ogni possibilità di dibattito e critica.


Il risultato: cattivo governo,


                     niente pluralismo


                     e Parmalat».



«Come primo ministro, incarico ottenuto grazie al supporto dei propri media, Berlusconi è in grado di mettere in pratica quanto predicato attraverso i suoi giornali e le sue televisioni.

mercoledì 24 dicembre 2003


Natale 2003


Auguri di  Libertà  Verità  Giustizia a


Esseri Umani Animali Piante Natura



Fiaba di Natale Senza Morale Finale


«Il gatto con gli stivali  ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile».


Leggete tutta la storia, please:


LETTERE AL CORRIERE - Martedi' 23 Dicembre 2003



Il conflitto di interessi e il gatto con gli stivali


Leggo sul Corriere in un articolo di Marco Galluzzo che il presidente del Consiglio ha detto di non avere alcuna difficoltà a firmare il decreto salva Retequattro perché occorre salvaguardare centinaia di posti di lavoro. A suo dire il conflitto di interessi non esiste. Subito il mio pensiero è andato ai lavoratori del polo tessile di Cetraro i quali da mesi lottano contro un'assurda decisione dell'azienda che ha deciso di spostare la produzione nei Paesi dell'Est; ai lavoratori dell'Afor (azienda forestale) di Bovalino che da anni vivono una lenta agonia che porterà allo smantellamento dell'unico stabilimento del paese; ai lavoratori delle officine Omeca di Reggio Calabria che vivono un'analoga tragedia... Giuseppe Iaconis - Bovalino (Rc)


Caro signor Iaconis, lei pone una questione che mi hanno sottoposto in molti: perché un'azienda che è di proprietà del presidente del Consiglio, nel caso specifico Retequattro, deve godere, rispetto a tutte le altre i cui operai corrono il rischio di finire sul marciapiedi, di un trattamento di riguardo? Non si potrebbe fare un decretino per tutte? Ovvio che no ed è qui che, come lei osserva, si riaffaccia l'annosa questione del conflitto di interessi. Una faccenda che il capo del governo ha risolto così: si tratta, ha detto, di «favole metropolitane» (leggende come, a suo dire, quella della resistenza in Cecenia): «chi ci crede - ha aggiunto - crede anche al gatto con gli stivali». E la promessa che fece nella primavera del 2001 di risolvere la questione nei primi tre mesi che avrebbe trascorso a Palazzo Chigi? «Ho mantenuto gli impegni con gli elettori, il governo ha approvato il disegno di legge nei primi cento giorni e l'ha trasmesso al Parlamento dove l'opposizione ha fatto una guerra e ne ha impedito l'approvazione perché ha "interesse" a usare strumentalmente la questione contro il governo». Incredibile. Il conflitto di interessi è talmente evidente che, a prender per buono il sillogismo berlusconiano, si è costretti a prestar fede anche alla favola del gatto con gli stivali.
Non esistono al mondo Paesi civili nei quali non sia in vigore una legislazione atta a colpire i monopoli e i cui governanti, non esigano che sia rispettata. Negli Stati Uniti è ancora vivo il ricordo dell'offensiva anticoncentrazione del 1911 contro la compagnia petrolifera Standard Oil di John D. Rockefeller sostenuta dalla Casa Bianca in applicazione della legge Sherman del 1890. Nel 1981 il giudice Harold Green in base alle leggi sulla concorrenza condannò alla divisione il colosso telefonico AT&T che valeva 53 miliardi di dollari; il gigante della telefonia si oppose con ogni mezzo, ma il presidente statunitense Ronald Reagan fu irremovibile nel far applicare quel verdetto e il 1° gennaio 1984 la scure si abbatté su AT&T. E gli effetti sono stati positivi sia in termini di innovazione tecnologica che di qualità dei servizi e di beneficio per gli azionisti.
E se il presidente Usa dovesse essere coinvolto in qualche modo con le aziende prese di mira dalle leggi antitrust? Dappertutto tranne che in Italia ci sono norme severe che affrontano questa eventualità e non esiste al mondo Paese civile in cui un uomo di governo non si sottoponga alle procedure che regolano il conflitto di interessi. Come è noto, il vicepresidente americano Dick Cheney proprio in questi giorni è costretto a piegarsi all'autorità della Corte suprema per essere stato, prima (sottolineo: prima) di affiancare Bush, a capo della società Halliburton che poi (sottolineo: poi) è stata coinvolta in una brutta vicenda di gonfiamento dei prezzi in margine alla guerra dell'Iraq.
Altro che polo tessile di Cetraro e Afor di Bovalino, caro Iaconis. Qui in Italia, il nostro gatto con gli stivali si fa beffe di sentenze contro le concentrazioni nel sistema televisivo e accusa i topi di non aver voluto norme che vincolino i suoi comportamenti. L'abile felino ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari della sua famiglia e dei suoi famigli. Davvero incredibile.


E' la fiaba di Berlusconi e dei suoi aiutanti molto volenterosi, ingenui e ignari, poverini!


Loro, i Ministri Italiani Aiutanti, non sanno quel che fanno,


se, per nulla consci di servilismi e amoralità, hanno scritto due testi in uno:


una favola per Berlusconi e un Racconto dell'Incubo per Tutti gli Onesti del Mondo.