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martedì 19 luglio 2011



Paolo Borsellino e tutt gli altri eroi



L'anniversario


Strage di via D’Amelio: le risposte che mancano



19 luglio 2011 - Nessun Commento »


Loredana Biffo

Stragi, silenzi e riforme: di Stato, questa l'Italia che il 19 luglio di diciannove anni fa vide lo scempio della strage di Via D'Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Agostino Catalano. Solo Antonio Vullo è sopravvissuto all'esplosione nonostante le gravi condizioni ... [dal sito di Libertà e Giustizia]

venerdì 10 giugno 2011

 


 

L'ecologia umana
è una necessità imperativa
per l'Europa 



 


 




"Responsabilità dell'uomo per evitare disastri sociali e ambientali"

 



  Così parlò il Pontefice romano. Infine ha parlato. Sembra un sostegno al quesito sul "nucleare", ma anche l'acqua fa parte dell'ecologia umana. Farei osservare al Papa che "l'uomo...non può essere dominato dalla tecnica" , certo, ma nemmeno può essere schiavo del mercato. La privatizzazione coatta della gestione dell'acqua, che non è proprietà ma tecnicamente lo diventa, non porta forse verso questa forma occulta di dipendenza dell'uomo dal potere del mercato rispetto a un elemento fondamentale della vita che di diritto appartiene a tutti? Esseri umani ed esseri viventi, perché senz'acqua non si dà vita sul nostro pianeta.

Le affermazioni del Papa faranno riflettere le sue pecorelle indecise o distratte? Forse è troppo tardi, forse è troppo poco. Ripenso al martellamento sul referendum che riguardava aspetti della Legge 40, per la quale fu sfruttato il tema della tecnica disumanizzante. Non che io sia favorevole a intrusioni e martellamenti delle gerarchie cattoliche, anzi, ma in questa occasione non posso che accettare qualsiasi correttivo ai soprusi e abusi del potere imperante in Italia che ha impedito la corretta informazione dovuta per legge.

 



*



"... I primi sei mesi di quest'anno sono stati caratterizzati da innumerevoli tragedie che hanno riguardato la natura, la tecnica e i popoli. L'entità di tali catastrofi ci interpella. È l'uomo che viene per primo, ed è bene ricordarlo. L'uomo, al quale Dio ha affidato la buona gestione della natura, non può essere dominato dalla tecnica e divenirne il soggetto. Una tale presa di coscienza deve portare gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, di fronte alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie. L'ecologia umana è una necessità imperativa. Adottare in ogni circostanza un modo di vivere rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie adeguate che salvaguardino il patrimonio del creato e non comportino pericolo per l'uomo devono essere priorità politiche ed economiche. In questo senso, appare necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura. Essa non è soltanto uno spazio sfruttabile o ludico. È il luogo in cui nasce l'uomo, la sua "casa", in qualche modo. Essa è fondamentale per noi. Il cambiamento di mentalità in questo ambito, anzi gli obblighi che ciò comporta, deve permettere di giungere rapidamente a un'arte di vivere insieme che rispetti l'alleanza tra l'uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di scomparire. Occorre quindi compiere una riflessione seria e proporre soluzioni precise e sostenibili. Tutti i governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e ad aiutarla a svolgere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità. Le Nazioni Unite mi sembrano essere il quadro naturale per una tale riflessione, che non dovrà essere offuscata da interessi politici ed economici ciecamente di parte, così da privilegiare la solidarietà rispetto all'interesse particolare.
 



Occorre inoltre interrogarsi sul giusto posto che deve occupare la tecnica. I prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici. Estendendo l'aspetto relazionale del lavoro al pianeta, la tecnica imprime alla globalizzazione un ritmo particolarmente accelerato. Ora, il fondamento del dinamismo del progresso corrisponde all'uomo che lavora e non alla tecnica, che non è altro che una creazione umana. Puntare tutto su di essa o credere che sia l'agente esclusivo del progresso o della felicità comporta una reificazione dell'uomo, che sfocia nell'accecamento e nell'infelicità quando quest'ultimo le attribuisce e le delega poteri che essa non ha. Basta constatare i "danni" del progresso e i pericoli che una tecnica onnipotente e in ultimo non controllata fa correre all'umanità. La tecnica che domina l'uomo lo priva della sua umanità. L'orgoglio che essa genera ha fatto sorgere nelle nostre società un economismo intrattabile e un certo edonismo, che determina i comportamenti in modo soggettivo ed egoistico. L'affievolirsi del primato dell'umano comporta uno smarrimento esistenziale e una perdita del senso della vita. Infatti, la visione dell'uomo e delle cose senza riferimento alla trascendenza sradica l'uomo dalla terra e, fondamentalmente, ne impoverisce l'identità stessa. È dunque urgente arrivare a coniugare la tecnica con una forte dimensione etica, poiché la capacità che ha l'uomo di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo per mezzo del suo lavoro, si compie sempre a partire dal primo dono originale delle cose fatto da Dio (Giovanni Paolo II, Centesimus annus n. 37). La tecnica deve aiutare la natura a sbocciare secondo la volontà del Creatore. Lavorando in questo modo, il ricercatore e lo scienziato aderiscono al disegno di Dio, che ha voluto che l'uomo sia il culmine e il gestore della creazione. Le soluzioni basate su questo fondamento proteggeranno la vita dell'uomo e la sua vulnerabilità, come pure i diritti delle generazioni presenti e future. E l'umanità potrà continuare a beneficiare dei progressi che l'uomo, per mezzo della sua intelligenza, riesce a realizzare."
 



 



 


 

mercoledì 8 giugno 2011

  Quesito n. 4 Referendum 12 e 13 Giugno 2011
 


"Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".

Quanto tempo, quanti sacrifici, quanti morti ci sono voluti per arrivare a sancire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge? Molti millenni e molti sforzi e molte persone che hanno lottato fino alla morte.
Quanto tempo ha impiegato B. per cancellare tutto questo in Italia? E non solo con il "legittimo impedimento"? Meno di un soffio. Con quali sforzi e con quali forze? Sforzi pochi e qualche manipolo. E l'acquiescenza dei suoi elettori ed elettrici, ovviamente. Critico i miei concittadini che l'hanno eletto? Sì, li critico, perché sostenere la non uguaglianza di fronte alla legge non è+ cosa buona e giusta. Di conseguenza:

 



Sì, voglio assolutamente l'abrogazione di quegli articoli di legge,
ci mancherebbe altro.

 



 




 

domenica 1 maggio 2011


PRIMO MAGGIO 2011

Festa del Lavoro e dei Lavoratori

Lavoro, Sovranità Popolare, Pace



 Art. 1.



L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.



La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 



 



Art. 11.



L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. 




 
 

venerdì 22 aprile 2011


ACQUA!!!




anche l'acqua vogliono toglierci?
e l'aria quando ce la toglieranno?
nemmeno i referendum vogliono lasciarci?
chi opprime, violenta i diritti, spoglia i cittadini dei loro beni primari è ancora un avversario politico o è già un nemico invasore?

lunedì 18 aprile 2011


La lettera del Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, 
al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti  



Patriae Amor

 



"Il prossimo 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Quest'anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche. Le sarò perciò grato se - a mio nome - vorrà invitare alla cerimonia i famigliari dei magistrati uccisi e, assieme, i presidenti e i procuratori generali delle Corti di Appello di Genova, Milano, Salerno e Roma, vertici distrettuali degli uffici presso i quali prestavano la loro opera
 



Emilio Alessandrini
Mario Amato
Fedele Calvosa
Francesco Coco
Guido Galli
Nicola Giacumbi
Girolamo Minervini
Vittorio Occorsio
Riccardo Palma
Girolamo Tartaglione




La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta "Associazione dalla parte della democrazia", per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull' amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti".



18 aprile 2011

*



Leggo questa lettera come baluardo dello Stato in difesa del popolo italiano, in memoria delle vittime dei terroristi, per la giustizia e la dignità del vivere civile nella nostra patria.
 


Il Cardinale Dionigi Tettamanzi
su
Guerra e Pace
Giustizia e Ingiustizia

*


"Come sono oggi i giorni che viviamo?

 perchè ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono si definiscano come “guerra” le loro decisioni, le scelte e le azioni violente?



Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni? E ancora: perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà?"




Giustizia e Pace di Corrado Giaquinto

* 



Domenica delle Palme
Omelia
Milano - Duomo, 17 aprile 2011
IN GESU’ CHE SI DONA PER AMORE
LA POTENZA DI DIO PER NOI



Carissimi fedeli,
e soprattutto carissimi voi, ragazzi dell’Unitalsi.



Abbiamo rivissuto con gioia l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, sei giorni prima della sua crocifissione, e anche noi, come la folla che quel giorno l’ha accompagnato sulla strada tra Betfage e il tempio della Città santa, abbiamo agitato i rami dei nostri ulivi e delle nostre palme, in segno di acclamazione e di gioia.



…hai tratto per te una lode



Narrando lo stesso fatto, che abbiamo ascoltato nella versione del vangelo secondo Giovanni, l’evangelista Matteo ricorda un particolare importante. Una volta che Gesù fu entrato nella spianata del tempio, i capi dei sacerdoti e gli scribi s’indignarono per i gesti di guarigione compiuti da Gesù verso i tanti malati presenti, forse invidiosi per la felicità che il Signore aveva ridonato a quanti erano emarginati per i loro handicap e per la gioia dei bambini che gridavano felici: “Osanna!”. Quei sacerdoti dissero a Gesù: “Non senti quello che dicono costoro?”. E Gesù rispose loro: “Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?”.
Sì, carissimi ragazzi: vi devo dire che questo interrogativo posto da Gesù a quei sacerdoti mi fa riflettere non poco, soprattutto là dove egli afferma che il Signore sa trarre la sua lode non dai grandi, dai potenti, ma dalla bocca dei piccoli.
Mi viene allora da pensare: se anche tutti facessero tacere me, vescovo; se anche mi invitassero a non parlare da vescovo, ossia “evangelicamente”, presentando la novità sorprendente, la bellezza straordinaria e l’estrema serietà delle proposte del Vangelo, io dico a voi: “grazie”.
Sì, “grazie”, perché la vostra stessa presenza continuerebbe a parlare al posto mio e a portare a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo una notizia di speranza e di gioia: solo il Signore Gesù è “il Benedetto nel nome di Dio”, solo Lui può essere la salvezza vera che viene dall’alto dei cieli e di cui tutti gli uomini – di ogni tempo e luogo - hanno assoluto bisogno!



Annuncerà la pace…



Il profeta Zaccaria, parlando per il suo tempo e per le attese dei suoi giorni, già aveva intuito quale sarebbe stato lo stile e il modo di presentarsi del Messia di Dio. Non con i cavalli da guerra, non con la forza delle armi, ma con la mansuetudine dell’asino, la bestia da soma dei giorni di pace, e con il dominio invincibile della giustizia: “Egli è giusto e vittorioso, umile… Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni”.
Ma qual è la nostra situazione storica, come sono oggi i giorni che viviamo?
Potremmo definirli “giorni strani”. I più dotti potrebbero dirli “giorni
paradossali”. Perché? Le motivazioni sono moltissime e differenti. Ad esempio, per stare all’attualità: 

perchè ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono si definiscano come “guerra” le loro decisioni, le scelte e le azioni violente? Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni? E ancora: perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà?
Come sono, quindi, i giorni che oggi viviamo? Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti. E’ un criterio caratterizzato da dominio 2 superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto da attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene?
Il brano del Vangelo d’oggi ci presenta Gesù come re umile e mite, e insieme come il re che dona tutto se stesso per amore e che, proprio così, annuncia la pace. Questo e non altro è il suo “dominio”, che “sarà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra”. Siamo allora chiamati a interrogarci sull’unica vera potenza che può realmente arricchire e fare grande la nostra vita, intessuta da tanti piccoli gesti: la vera potenza sta nell’umiltà, nel dono di sé, nello spirito di servizio, nella disponibilità piena a venerare la dignità di ogni nostro fratello e sorella in ogni età e condizione di vita…
Su questa vera grandezza ci siamo soffermati in occasione delle Via Crucis celebrate nelle sette Zone pastorali portando la croce di san Carlo. In ogni “stazione” la risposta è sempre stata la stessa: la vera grandezza sta nel dono umile e generoso di sé. Così, pensando alla corona regale di Gesù, la riflessione ci ha portato a dire: “E noi, pur sotto un tale Capo, coronato di spine e insanguinato, cerchiamo di dominare gli uni sugli altri. Nella società, nella politica, nelle famiglie e anche nella Chiesa consideriamo stoltezza mettere gli altri al di sopra di noi e crediamo piuttosto nella forza del denaro, del potere, del successo a ogni costo. Alzare la voce, cercare giusta vendetta, mostrare la nostra forza sono diventati i nostri criteri per regnare. Ma tu solo, Signore Gesù, hai il potere, la gloria e l’onore, perché regni dal trono della tua compassione per noi”. E con la riflessione, la preghiera conclusiva: “Per il mistero di questa tua regalità insanguinata e mite, guarisce la nostra superbia”. L’onnipotenza dell’amore di Dio in Cristo crocifisso
Come discepoli di Gesù non dobbiamo aver paura nel seguire le orme di colui che è immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione e di tutti i risorti, il pacificatore di tutte le realtà con il sangue della sua croce (cfr Col 1,15-20).
Non dobbiamo fuggire dalla realtà e sognare che la via del discepolo non conosca la prova o la tentazione: noi possiamo e vogliamo solo fidarci di Dio e affidarci al suo amore.



3



La celebrazione dei riti di questa “settimana autentica”, che oggi ha inizio, ci doni la sorpresa di accorgerci in un modo nuovo e commovente dell’immensità dell’amore di Dio per noi: il suo è l’amore del Figlio che si dona fino alla morte di croce. E da discepoli ci chiediamo: Dov’è la potenza di Dio? Ecco, carissimi ragazzi, e con voi tutti coloro che si riconoscono come i piccoli prediletti da Gesù: la Sua potenza siete voi, infinitamente amati da Dio!
La Sua voce è la vostra voce quando acclamate Cristo come colui che viene nel nome del Signore, quando gridate a lui per poter ritrovare la forza e la gioia del vivere.
Il Suo coraggio è il vostro coraggio quando continuate a sperare in Gesù, ogni giorno e nonostante la fatica, la prova guardate a lui come al centro del progetto di Dio.
La Sua speranza è la vostra speranza quando interpretate la Sua croce e la Sua risurrezione come la sorgente sempre aperta della salvezza, come il momento permanente in cui Dio riconcilia tutte le cose e fa pace con ogni creatura e fra tutti i popoli, per mezzo del sangue di Gesù crocifisso.
Ecco, carissimi, è così che il nostro Dio viene a salvarci!



+ Dionigi card. Tettamanzi



Arcivescovo di Milano

venerdì 1 aprile 2011


Si è arrivati anche agli insulti contro i disabili durante la confusione di ieri mattina nell’aula della Camera dei Deputati. La disabile è Ileana Argentin, onorevole del Pd. Si muove su una sedia a rotelle e non ha l’uso delle mani. Dopo l’intervento di un deputato si unisce agli applausi dell’opposizione come fa da quasi tre anni: grazie alle mani di un assistente seduto accanto a lei.

Ieri mattina però dopo l’applauso il deputato del Pdl Osvaldo Napoli si alza dal suo banco e corre verso la parte sinistra dell’emiciclo, dove siede abitualmente l’Argentin. Indice alzato contro l’assistente: «Tu – gli dice, secondo le ricostruzioni – non ti devi permettere di battere le mani hai capito?». Si riferisce al fatto che l’assistente non è un parlamentare ma dal Pd si alza un coro di proteste contro Napoli che intanto torna al suo posto.

Ileana Argentin sta per prendere la parola e spiegare al presidente della Camera l’accaduto. A quel punto parte un grido: «Falla stare zitta quell’handicappata del cazzo!». A chi le siede accanto sembra che l’insulto sia arrivato da Massimo Polledri della Lega. Fini invita il parlamentare del Carroccio a scusarsi con la collega del Pd. Lui smentisce, sostiene di aver detto solo «Ha ragione!», riferito al gesto di Napoli che ha bloccato
l’applauso dell’assistente.

E' la frase che risulta dai verbali dell’Assemblea. Numerosi testimoni oculari del Pd però confermano l’insulto. L’Argentin prosegue il suo intervento, parla della sua malattia. «Se io desidero applaudire qualcuno dell’opposizione – avverte – lo faccio quando voglio e lo faccio con le mani di chiunque». Tutti i parlamentari del centrosinistra le tributano un lungo e caloroso applauso.
L'ultima (o penultima) infamia
in difesa delle Leggi ad domini personam
 

Il
leghista Polledri a Ileana Argentin:
"Falla stare zitta, quella handicappata del c..." 


di Flavia Amabile 



Si è arrivati anche agli insulti contro i disabili durante la confusione di ieri mattina nell’aula della Camera dei Deputati. La disabile è Ileana Argentin, onorevole del Pd. Si muove su una sedia a rotelle e non ha l’uso delle mani. Dopo l’intervento di un deputato si unisce agli applausi dell’opposizione come fa da quasi tre anni: grazie alle mani di un assistente seduto accanto a lei.

Ieri mattina però dopo l’applauso
il deputato del Pdl Osvaldo Napoli si alza dal suo banco e corre verso la parte sinistra dell’emiciclo, dove siede abitualmente l’Argentin. Indice alzato contro l’assistente: «Tu – gli dice, secondo le ricostruzioni – non ti devi permettere di battere le mani hai capito?». Si riferisce al fatto che l’assistente non è un parlamentare ma dal Pd si alza un coro di proteste contro Napoli che intanto torna al suo posto.

Ileana Argentin sta per prendere la parola e spiegare al presidente della Camera l’accaduto. A quel punto parte un grido: «Falla stare zitta quell’handicappata del cazzo!». A chi le siede accanto sembra che l’insulto sia arrivato da
Massimo Polledri della Lega. Fini invita il parlamentare del Carroccio a scusarsi con la collega del Pd. Lui smentisce, sostiene di aver detto solo «Ha ragione!», riferito al gesto di Napoli che ha bloccato l’applauso dell’assistente.

E' la frase che risulta dai verbali dell’Assemblea. Numerosi testimoni oculari del Pd però confermano l’insulto. L’Argentin prosegue il suo intervento, parla della sua malattia. «Se io desidero applaudire qualcuno dell’opposizione – avverte – lo faccio quando voglio e lo faccio con le mani di chiunque». Tutti i parlamentari del centrosinistra le tributano un lungo e caloroso applauso.

 



A quel punto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiede a Polledri di chiarire. Polledri si scusa. «E’ Osvaldo Napoli che deve chiedere scusa», incalza Roberto Giachetti del Pd. E infatti l’onorevole Napoli fa arrivare un fogliettino alla parlamentare. «Non l’ho neanche aperto - racconta Ileana Argentin - Allora mi ha aspettata fuori dell’Aula per chiedermi scusa di persona ma, forse, ha peggiorato anche la situazione. Mi ha detto che non mi conosceva, eppure sono lì da quasi tre anni». Nessun’altra scusa invece da Polledri. «Fa nulla - commenta Ileana Argentin - ho ricevuto centinaia di mail di solidarietà da tutt’Italia. Non m’importa di me, mi preoccupa di più l’ignoranza di questo governo, un’ignoranza molto evidente nelle sue politiche».
 



La Stampa, 1 aprile 2011




 


Leggi ad domini personam

"Legittima difesa"
Diaconale (Agorà, 1 aprile 2011, ca 09:55)
Non si nega più, al contrario, si sostiene anche da destra la giustezza di tali leggi.


 



Ritengo che sia doveroso da parte dei parlamentari del centro-destra denunciare alla magistratura l'opera dei magistrati che vogliono far cadere B. S. per "via giudiziaria", come loro stessi dicono. Le denunce generiche, cosiddette "politiche", non hanno pregio. Il Ministro della Giustizia agisca contro i magistrati in questione e non contro la Giustizia in generale.

 



“ Aristotele e i migliori scrittori politici hanno definito re colui che governa per il bene e il profitto del suo popolo e non per fini suoi”



John Milton
 



” 
  

giovedì 31 marzo 2011


“Uccidere il tiranno” 
(3)
 



“ Nessuno che non sia assolutamente ignorante può essere così stupido da negare che tutti gli uomoni sono per natura nati liberi, essendo immagine e somiglianza di Dio stesso ... ”

“  
Essendo perciò manifesto che il potere di re e magistrati non è se non derivato, trasferito e loro affidato per il bene comune di tutti dal popolo, nel quale tuttavia fondamentalmente rimane, e cui non può essere tolto senza violazione del suo diritto naturale e nativo, e constatando noi che per questo Aristotele e i migliori scrittori politici hanno definito re colui che governa per il bene e il profitto del suo popolo e non per fini suoi, ne segue di necessità che i titoli di signore sovrano, signore naturale e simili sono frutto o di arroganza o di adulazione, ... ” 
 

... lavori in corso
 

 



John Milton, Uccidere il tiranno, Raffaello Cortina Editore, 2011, pagg. 15 e 19

mercoledì 30 marzo 2011


“Uccidere il tiranno” 
(2)

John Milton_Ritratto giovanile-da Wikipedia 

 



Chi si può definire "tiranno"?

“Ma in un discorso generale non si può determinare chi sia in particolare un tiranno, se non per via d'ipotesi; devono essere l'accusa specifica e la prova adeguata a determinare la cosa, ... Ma questo oso professare come parte della mia fede: che se c'è uno per cui incarico sono stati commessi interi massacri dei suoi fedeli sudditi ... la Spada della giustizia è su di lui ... ” 

“ Partendo da qui possiamo determinare con più facilità e forza di argomento che cosa sia un tiranno e che possa fare il popolo contro di lui. E' tiranno, che sia giunto alla corona con torto o con diritto, colui che senza considerare né la legge né il bene comune regna solo per sé e per la sua fazione.” 
 
 



John Milton, Uccidere il tiranno, Raffaello Cortina Editore, 2011, p. 13-14; p. 30 



 

domenica 26 settembre 2010

lavori in corso


I metodi dell'Innominato
e la libertà del dissidentedi GIUSEPPE D'AVANZO



Il discorso di Gianfranco Fini è un confronto diretto con Silvio Berlusconi, il mandante del suo tentato e finora mancato "assassinio politico". Un raffronto tra la sua etica pubblica e la moralità dell'altro. Tra le proprie consuetudini private e politiche e i costumi politici dell'altro. Tra i suoi disarmati metodi di discussione pubblica e la violenza della macchina del fango che il Cavaliere può scatenare e  -  da un anno  -  scatena giorno dopo giorno.

Di volta in volta, il rivale può essere: la moglie, un giornalista dissenziente, un alleato riluttante. Il presidente della Camera non pronuncia mai il nome del suo antagonista. Mai, ma l'intero intervento del presidente della Camera va interpretato alla luce del paragone tra due storie umane e politiche, tra due metodi. Fini ripercorre l'affaire di Montecarlo e lascia bene in vista quel che ormai palesemente non funziona più nella nostra democrazia. Non aggiunge nessun elemento nuovo sulla proprietà di quell'appartamento di 50/55 metri quadrati di Montecarlo, se non la sua rabbia quando scopre che il cognato Giancarlo Tulliani è in affitto in quella casa di boulevard Princesse Charlotte 14. Si rimprovera "una certa ingenuità".

Si chiede: "È Giancarlo Tulliani il vero proprietario della casa di Montecarlo?". Il presidente della Camera non azzarda una risposta perché non sa rispondere. Non può rispondere, perché non sa. Non ne sa niente, ma non se ne lava le mani. Comprende che quel passaggio dell'affaire non è un dettaglio trascurabile, ma decisivo e non nasconde i suoi dubbi. Dice: "Gliel'ho chiesto con insistenza: egli (Tulliani) ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me". Potrebbe chiuderla lì seguendo l'esempio di Berlusconi che, negli anni, ha lasciato che il suo braccio destro fosse condannato per associazione mafiosa (Dell'Utri) e il braccio sinistro per corruzione (Previti) e sempre per comportamenti e relazioni e reati che hanno favorito le sue fortune e avventure. E dunque di che cosa dovrebbe preoccuparsi, Fini, con quella compagnia? E tuttavia egli segue un'altra strada. Assume un impegno pubblico, anche se si dichiara estraneo, inconsapevole, ingenuo. "Se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la presidenza della Camera. Non per personali responsabilità - che non ci sono - bensì perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe".

È tirando il filo della sua etica pubblica che Fini può tracciare la mappa dell'etica pubblica dell'altro, dell'Innominato, e marcare le eccentriche anomalie della scena italiana. C'è un signore - Silvio Berlusconi, l'Innominato - "ha usato e usa società off-shore per meglio tutelare il patrimonio familiare, aziendale e per pagare meno tasse" - che accusa chi "non ha né denaro né ville intestate a società off-shore" di frequentare i paradisi fiscali. Sempre quel signore - Berlusconi - che, facendo leva su leggi che si è apparecchiato come capo del governo, ha salvato la testa da processi che ne hanno accertato le gravissime responsabilità getta in faccia all'altro - Fini, "in 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito, mai stato sfiorato da sospetti di illeciti" - una storia dove "non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l'amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c'è corruzione né concussione".

Ecco dunque che cosa succede: "Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati".
È il preoccupato disegno che, della nostra democrazia, abbozza Fini. È l'ombra minacciosa che incupisce i giorni della nostra Repubblica. La si può scorgere nella lunga sequenza di "assassini mediatici" che sono diventati, in assenza di politiche pubbliche e di decisioni necessarie per il Paese, l'unica operosa attività cui si dedica il capo del governo. Dispone la raccolta del fango. A ogni avversario o nemico dichiarato o potenziale è riservato un dossier. Leggerezze ben manipolate possono diventare colpe e vergogna. Quando non ci sono né colpe né leggerezze, il fango lo si crea. Tornano utili i bugdet illimitati di cui dispongono i "raccoglitori di fango", faccendieri, funzionari prezzolati delle nostre burocrazie della sicurezza, ma anche spioni di altri Paesi. Creato il dossier, lo si può pubblicare cadenzando i tempi politici. L'Innominato se lo pubblica sui suoi media, il dossier infamante. Per questa strategia, nell'agosto dello scorso anno, l'Innominato rivolta i giornali del centro-destra (il Giornale, Libero) come calzini. Sceglie persone adatte al nuovo canone bellico. Fini, ricorda, fu tra i primi a essere "avvisato" di marciare diritto se non voleva guai. Fece lo stesso il passo storto che poi non è altro che l'esercizio del diritto a dissentire. Contro di lui è auspicato, dice, "il metodo Boffo. (C'era) chi mi consigliava dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi di rientrare nei ranghi se non volevo che spuntasse qualche dossier - testuale - anche su di me, "perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera". Profezia o minaccia? Puntualmente, dopo un po', è scoppiato l'affare Montecarlo".

Gianfranco Fini avverte, dunque, come spaventosa questa "meccanica", ne avverte la pericolosità, ne avverte un'anomalia che può manomettere i necessari equilibri di una democrazia. Il suo intervento denuncia un sistema di dominio, una tecnica di intimidazione che deforma l'indipendenza delle persone, l'autonomia del loro pensiero e delle loro parole. Constata che siamo ben oltre una fisiologica dialettica politica. Più semplicemente, avverte Fini, discutiamo della libertà di chi dissente o di chi si oppone.

Il presidente della Camera vede al lavoro una macchina, vede in azione un dispositivo che vuole "colpire a qualunque costo l'avversario politico", eliminarlo. Così, dice, "si distrugge la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della libertà". È un giornalismo adulterato che si fa calunnia, "manganello", pestaggio e olio di ricino, il perno del meccanismo. Fa venire il freddo alle ossa. Pretende che "ci si metta in riga" se non si vuole assaggiare il "metodo Boffo" (liquidato con una campagna montata su un documento clamorosamente falso). C'è ancora l'Innominato a governare questa fabbrica di veleni che sono "i giornali del centro destra che non pubblicano notizie, che non ci sono, ma insinuazioni, calunnie e dossier" che possono essere costruiti in giro per il mondo con le risorse inesauribili dell'Innominato. Basta guardare quel che è accaduto a Santa Lucia dove "un ministro scrive al suo premier perché preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off-shore coinvolte non in traffici d'armi, di droga, di valuta, ma nella pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo". Si può crederlo? Non si può crederlo ed è giusto indicare il mandante politico. Soltanto chi non vuole sentire, vedere, giudicare può far finta oggi di non comprendere che Fini ha indicato in Berlusconi il tessitore della manovra che ha provato a schiacciarlo. Il presidente della Camera crede che possa ritornare la politica sulla scena pubblica nazionale. Si può essere scettici che ciò accada fino a quando, impaurito dal suo stesso fallimento, terrà banco un Innominato che ha abbandonato il sorriso ingannatore per mostrarci come il vero volto del suo potere sia la violenza. 



La Repubblica, 26 settembre 2010  © Riproduzione riservata

martedì 25 maggio 2010


La libertà di informazione
a qualcuno piace così



 



Davvero il "popolo della libertà" e il "popolo della Lega" vogliono questo?

Davvero non sanno di non avere il diritto di imporlo al popolo italiano?

Intendo il POPOLO ITALIANO vero, quello garantito e guidato dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, una delle migliori Costituzioni democratiche esistenti, forse la migliore.

domenica 23 maggio 2010


Falcone è Vivo
Tutte le vittime sono Vive
Noi  Vivi siamo Vivi

Sono morti tutti per noi
, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e
dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera...dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo.

Paolo Borsellino ricordando Giovanni Falcone ad un mese dalla morte



 



Voglio celebrare Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, magistrato e moglie, e Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani,i tre agenti della scorta. Oggi è il 18° anniversario della loro morte.
Ma accanto a loro sono tutte presenti le vittime della mafia.
E presenti
sono anche tutte le famiglie, gli amici e le amiche, le colleghe e i colleghi, tutto un mondo di relazioni e di affetti, da quel giorno irrimediabilmente condannato al dolore del''assenza.
Infine sono presenti tutte le cittadine e i cittadini che  da quelle morti sono stati colpiti, defraudati, feriti.
Sarebbe finalmente giusto poter dedicare loro un'ode alla maniera diFoscolo: All'Italia risanata. E, invece, non si può, anzi c'è una nuova battaglia da fare per fermare il governo di mister B. e i suoi sodali in Parlamento fortemente intenti a rendere più difficile il risanamento dell'Italia.    

 



Chi azzoppa la democrazia 
di BARBARA SPINELLI 



 

mercoledì 21 aprile 2010


BERLUSCONISMO - LEGHISMO - VATICANISMO

Se nemmeno la "legge divina"...
relativismo amoral-immorale


I felici prelati e il loro divorziato protetto, più cristiano di ogni altro cristiano, come si sa



Eucarestia: Berlusconi e don Verzè al funerale di Craxi.   Eucarestia: berlusconi funerali vianello aprile 2010

Da non perdere le sante verità del Fisichella Rino ( QUI  ) e le altre verità diversamente vere ( QUI )
 



Non appartengo alla Chiesa cattolica da molto tempo, ma la vicenda m'indigna per una questione di giustizia. Il rispetto delle leggi è alla base dell'uguaglianza dei cittadini come dei seguaci di qualsiasi religione. Nella vicenda del divorziato più uguale degli altri e della sua gerarchia ecclesiatica di appartenenza c'è una grossa questione che m'indigna ancor di più: la continua ingerenza della gerarchia suddetta nella gestione della mia Nazione, ingerenza ammantata di moralismo religioso spesso evidentemente ipocrita e opportuinistico. Come anche nell'alleanza con il celta Bossi e la sua congrega or ora verniciata di cattolicesimo furbesco ai limiti del sacrilegio.
 



benedetto XVI e umberto il celta: baciamano con sorrisi



 






 



"Cardinal Martini, vorrei porle una questione piuttosto delicata. Un noto scrittore cattolico, Vittorio Messori, ha scritto recentemente che la Chiesa istituzionale, cioè il Vaticano con la sua Segreteria di Stato i suoi Nunzi sparsi in tutto il mondo, le sue strutture di Curia, non può sanzionare i vizi privati dei potenti. Il suo compito è stipulare accordi, Concordati, affrontare problemi concreti da potere a potere.
Fece accordi con Hitler, con Mussolini, con Pinochet, con Franco, con Craxi. Se li avesse pubblicamente giudicati sui loro comportamenti, sulla loro moralità, non avrebbe potuto operare politicamente come è suo compito.
Il problema semmai - secondo Messori - riguarda il confessore, ammesso che qualcuno di quei potenti si confessi. Comunque il tema della salvezza riguarda il clero pastorale, i parroci e i vescovi con cura di anime. Lei è d´accordo con questa distinzione tra istituzioni vaticane e clero con funzioni pastorali?


«In verità non sono molto d´accordo, la distinzione che fa Messori ci richiama ad una fase in cui esisteva ancora il potere temporale e il Papa era anzitutto un sovrano; ma quel potere grazie a Dio è finito e non può essere restaurato. E´ una fortuna che sia finito. Certo esiste una struttura diplomatica della Santa Sede, ma composta pur sempre di sacerdoti il cui fine ultimo è quello di testimoniare la predicazione evangelica ed il suo contenuto profetico. Aggiungo che la struttura diplomatica, secondo me, è fin troppo ridondante e impegna fin troppo le energie della Chiesa. Non è stato sempre così. Nella storia della Chiesa per molti e molti secoli questa struttura non è neppure esistita e potrebbe in futuro essere fortemente ridotta se non addirittura smantellata. Il compito della Chiesa è di testimoniare la parola di Dio, il Verbo Incarnato, il mondo dei giusti che verrà. Tutto il resto è secondario»." (da Il cardinale Martini: “Un Concilio sul divorzio” di Eugenio Scalfari, La Repubblica, 18 giugno 2009)