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lunedì 17 settembre 2012

Algoritmi e potere

Il modello è al Qaeda.

di Furio Colombo

Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli

Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli
 
 
Niente volto, niente luogo, niente Stato, un patrimonio fluido e portatile, continua guerra di propaganda, molta potenza che può colpire dovunque, ma che puoi raggiungere solo inventando un nemico vicario, ovvero qualcuno a caso. Al Qaeda non ha e non vuole avere una cittadinanza o un territorio, esige una bandiera grande e visibile, che possa scatenare masse grandissime, ma ha punti di comando ignoti e remoti per mantenere segreto e potere intatti. Il suo vertice è leggero e mobile, destinato a restare introvabile. Se lo trovi, non sei mai sicuro che sia quello vero, o se hai raggiunto un avamposto o un personaggio abbandonato.

Il potere della finanza, che riesce a governare, spostare, sottomettere il mondo, che ha devastato e trasformato le esistenze di tutti (e costruito ricchezze enormi per pochi, spesso del tutto ignoti) ha reso in pochi anni irriconoscibile il paesaggio sociale del mondo, e cancellato la precedente epoca industriale, è organizzato allo stesso modo.

Non ha una patria, non ha uno Stato con cui coincidere, non condivide ideali, storia o interessi, comanda dovunque e non lo puoi trovare. Esige da Stati, persone, governi potenti e gruppi in rovina, somme immense che vengono restituite in minima parte, detraendo di volta in volta una parte della ricchezza comune.

Si tratta dunque, come per al Qaeda, di un potere grande ed eccentrico, senza Stato e senza popolo, ma con la forza di decidere quali e quanti popoli devono di volta in volta obbedire. È chiaro – spero – che non sto parlando di questo o di quel governo e neppure di organismi internazionali. Parlo, con la stessa incertezza di chi non fa il finto esperto e la stessa paura di ogni cittadino, del cielo sopra i governi.

È un cielo gravido di nuvole impenetrabili sopra tutto ciò che sappiamo, un cielo in cui occasionali schiarite non sono mai una promessa. Non è più capitalismo, nel senso di Weber, Smith, Stuart Mills.

La prova: non è il mercato. Il mercato, infatti, è una delle due strutture nel mondo connesso della produzione e dello scambio, che è stato tolto di mezzo, annullando merito del lavoro e valore del prodotto, sostituito dai versamenti rapidi e obbligati continuamente in corso, detti rating o spread arbitrari in cui vaste ricchezze passano di mano in mano, verso l’alto, fino a far perdere le tracce.

L’altra è l’improvvisa e brutale aggressione al welfare, visto come una intollerabile sottrazione di risorse al versamento globale, che è la nuova regola imposta senza elezioni e senza Parlamenti, e che tutti i governi hanno dovuto accettare. Il trapasso quasi violento degli Stati Uniti da più grande Paese manifatturiero al più grande Paese di banca, Borsa e finanza, fa pensare, con mentalità del passato, che si tratti di una invasione americana sul benessere degli altri Paesi. Ma non è vero.

Certo, è americano lo storico momento di transizione, quando, durante la presidenza Reagan, è stata abolita ogni regolamentazione di funzioni e settori, di banca, finanza e controllo di imprese, permettendo libertà senza limiti e senza controlli nella formazione e nella gestione della ricchezza che è diventato modello per tutti gli altri Paesi.

Il grande simbolo è il dominio delle compagnie di assicurazione americane sulla salute dei cittadini statunitensi, che persino un presidente come Barack Obama forse non riuscirà ad abbattere o a diminuire. È la bandiera della civiltà finanziaria che ha iniziato l’invasione (prima di tutto negli Usa), spingendo ai margini la civiltà industriale. E non si può dire che sia americano il dominio o il profitto, misterioso e immenso, della nuova epoca, perché, come per al Qaeda, la cittadinanza dei vari operatori non coincide con gli interessi di uno Stato o della politica di un governo.
 
È cominciata una nuova internazionalità del capitalismo che non ha più come centro un Paese e neppure una cultura (come quando si parlava con fondamento di disegni e politiche di multinazionali e di imperialismo), ma è una struttura schermata e indipendente che provvede, con espedienti sempre diversi, a un continuo, esorbitante prelievo globale, senza riguardi e senza privilegi.

La nuova situazione, anzi, colpisce in pieno l’America proprio in quanto prima potenza del mondo. Dimostra che non è l’America a decidere, dimostra che il suo presidente “socialista” si muove nel passato. Colpisce gli Usa anche attraverso le connessioni internazionali di grandi banche, americane e non americane, impegnate, attraverso il continuo imbroglio del “libor” (regolamentazione spontanea e concordata dei costo del danaro negli scambi tra banche) a rastrellare vasti profitti in ogni Paese, tra cui l’America, a vantaggio della galassia finanziaria che grava, senza nazione e senza Stato, sul mondo, con agenzie operative dislocate nei diversi Paesi, fra banche, Borse e agenzie mutanti gruppi politici.

I governi, con sempre meno potere, subiscono imposizioni pesanti, pena multe gravissime ai rispettivi Paesi, senza badare alle spinte di rivolta che creano. Quelle rivolte riguardano territori e governi, non il cielo del grande passaggio di ricchezza in corso. Non sto dicendo che un nuovo fantasma si aggira per il mondo.

Dico che si è messa in moto la grande rivoluzione della ricchezza che esige sempre più ricchezza, prelevandola ovunque, non intende rendere conto, sa come dare ordini e sa come punire. Mantiene, soprattutto, una incertezza infinita.

Un fatto è evidente: il punto o i punti di ogni decisione sulla vita dei popoli e degli Stati sono stati del tutto sottratti al controllo della democrazia, benché la democrazia sia, in apparenza, intatta. È un fenomeno nuovo, vasto, sconosciuto.
 
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2012

Nota: L'opera di Goya l'ho copiata da un mio vecchio post del dicembre 2003. Il titolo è un po' troppo gotico, ma non me ne sono pentita.

martedì 30 dicembre 2003

Saturno è il corrispondente di Crono, il dio che i Greci associavano al tempo, ma nella loro tarda mitologia. All'inizio Crono divorava i figli per evitare che uno di loro lo privasse del potere, come era stato profetizzato. E come avvenne.


Questo truce Saturno sembra la rappresentazione macabra dell'egoismo senza limiti imperante società Spagnola tra Settecento e Ottocento. Ma non è anche la rappresentazione di certe teorie economiche dei nostri tempi? E che dire dei pregiudizi, dei fanatismi, degli integralismi d'oggi che continuano a divorare i diritti fondamentali di un numero incalcolabile di esseri umani?
 
Luciano Gallino non aveva ancora scritto il suo "Finanzcapitalismo" e questo tipo di economia la chiamai "capitalismo finanziario", forse usato da altri, ma allora non studiavo i testi di economia come faccio ora.

mercoledì 25 gennaio 2012






IL FUTURO SECONDO GIORGIO AGAMBEN. Il filosofo Giorgio Agamben articola nel suo intervento le relazioni tra finanza contemporanea, religione e futuro. Brano Musicale: Englaborn - Tilbrigoi, Johann Johannsson



PAROLE CHIAVE:

futuro, fede o fiducia, pistis, credito, banca, banco di credito, fede sostanza di cose sperate, speranza, la sfera del credito oggi: il denaro, crisi, operazioni sul credito, capitalismo finanziario, banche, giocare sul credito cioè sulla fede degli uomini, capitalismo come religione, potere finanziario, guardare al passato, archeologia come via d'accesso al presente.

lunedì 28 novembre 2011


E se fosse una parabola?
 



"Non può continuare per sempre. La natura degli esponenziali è che o a un certo punto si eliminano, oppure succedono disastri."
Gordon Moore, inventore della legge di Moore, 2005



 



E se non fosse solo la natura degli esponenziali? Nella mia ignoranza e di esponenziali e di finanza, nell'affermazione di Moore vedo una parabola dei nostri tempi dominati da non so chi o che cosa. "Non può continuare per sempre". Quanto è lontana la fine del potere finanziario, come avverrà, quali disastri ancora provocherà?  

mercoledì 12 ottobre 2011


INDIGNADOS A NEW YORK

*

 
ribelli tra i templi dello shopping
Guarda le foto

 



Finalmente! Mi domando, però, come mai gli elettori si orientino verso il partito Repubblicano che è il vero responsabile di questa crisi, a cominciare dalle idee economiche di Ronald Reagan e della sua omologa in Europa, Margaret Thatcher.



Corriere della Sera, 11 ottobre 2011



  

 

martedì 30 dicembre 2003


Cannibalismo mostruoso e raccapricciante



Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli



Francisco José de Goya y Lucientes, Saturno divora i suoi figli



Saturno è il corrispondente di Crono, il dio che i Greci associavano al tempo, ma nella loro tarda mitologia. All'inizio Crono divorava i figli per evitare che uno di loro lo privasse del potere, come era stato profetizzato. E come avvenne.



Questo truce Saturno sembra la rappresentazione macabra dell'egoismo senza limiti imperante società Spagnola tra Settecento e Ottocento. Ma non è anche la rappresentazione di certe teorie economiche dei nostri tempi? E che dire dei pregiudizi, dei fanatismi, degli integralismi d'oggi che continuano a divorare i diritti fondamentali di un numero incalcolabile di esseri umani?


LIBERISMO-CAPITALISMO ANTROPOFAGO E AUTOFAGO


Probabilmente non è giusto che usi il caso di una persona nell'occhio del ciclone per esprimere due ideuzze, peraltro non nuove, sul disastro umanitario provocato dall'affermazione dell'estremismo capitalista come ideologia e della sua diffusione nei paesi cosiddetti "occidentali" che sono passati dalla "economia di mercato" a un regime di "liberismo-capitalismo reale".


Il "LIBERISMO-CAPITALISMO REALE" , secondo la mia opinione attuale, è dissimile forse nei metodi, ma simmetricamente simile ai regimi del "SOCIALISMO REALE", la cui caduta gli onesti amanti della giustizia e dei diritti umani salutarono con sollievo.


*




 Il caso PARMALAT è uno dei tanti che stanno venendo alla luce in tutto il mondo della civiltà cosiddetta occidentale, che il nostro "premier" definì senza possibilità di dubbio "superiore alle altre e in particolare a quella islamica". Mi sembra superfluo ricordare qui gli esempi fulminanti della ENRON e simili negli USA, e altrove. Ma mi sembra doveroso moralmente RICORDARE che l'attuale Governo Italiano, democraticamente eletto e detentore di ampi poteri, tra i suoi primi atti ebbe cura di proporre e far approvare la depenalizzazione e/o la pesante diminuzione di responsabiltà per i REATI DI FALSO IN BILANCIO.


 



Benvenuti nel sito del Governo Italiano


Dal sito ufficiale del Governo Italiano - martedì 23 dicembre 2003


Parmalat: governo chiede a Ue stato di crisi


Il governo italiano chiedera' alla Commissione Europea di riconoscere lo stato di crisi del settore lattiero-caseario in Italia per effetto della situazione della Parmalat. Contemporaneamente chiedera' di attivare le misure comunitarie di sostegno e la deroga rispetto al regime ordinario degli aiuti di stato, in modo da aiutare le imprese degli allevatori ad uscire dalle diverse forme di crisi che stanno attraversando.


DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma del diritto societario.


Consiglio dei Ministri: 28/06/2001
Proponenti: Giustizia


Note: Per approfondimenti vai a:
www.governo.it/governoinforma/dossier/100giorni/index.html

Art. 1. (Delega)


1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali ed amministrativi riguardanti le società commerciali, nonché nuove norme sulla giurisdizione per la definizione dei procedimenti nelle materie di cui all'articolo ...

3. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.



Legge 3 ottobre 2001, n. 366


"Delega al Governo per la riforma del diritto societario"


pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2001


____________________


Art. 1.


(Delega)


1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, nonché nuove norme sulla procedura per la definizione dei procedimenti nelle materie di cui all’articolo 12.


2. La riforma, nel rispetto ed in coerenza con la normativa comunitaria e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, realizzerà il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti, ivi comprese quelle in tema di crisi dell’impresa, novellando, ove possibile, le disposizioni del codice civile.
3. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle attività produttive. [...].



Art. 11.


(Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali)


1. La riforma della disciplina penale delle società commerciali e delle materie connesse è ispirata ai seguenti princìpi e criteri direttivi:


a) prevedere i seguenti reati e illeciti amministrativi:
1) falsità in bilancio, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, consistente nel fatto degli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori i quali, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, idonei ad indurre in errore i destinatari sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico, ovvero omettono con la stessa intenzione informazioni sulla situazione medesima, la cui comunicazione è imposta dalla legge; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare altresì che le informazioni false od omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, anche attraverso la previsione di soglie quantitative; estendere la punibilità al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi; prevedere autonome figure di reato a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori, e di conseguenza:


1.1) quando la condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori la pena dell’arresto fino a un anno e sei mesi;


1.2) quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori: 1.2.1) la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la procedibilità a querela nel caso di società non soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; 1.2.2) la pena della reclusione da uno a quattro anni e la procedibilità d’ufficio nel caso di società soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; regolare i rapporti della fattispecie con i delitti tributari in materia di dichiarazione; prevedere idonei parametri per i casi di valutazioni estimative;


2) falso in prospetto, consistente nel fatto di chi, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all’investimento o dell’ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con la consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni idonee ad indurre in errore od occulta dati o notizie con la medesima intenzione; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare che la condotta deve essere idonea a trarre in inganno i destinatari del prospetto; prevedere sanzioni differenziate a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari e di conseguenza: 2.1) la pena dell’arresto fino ad un anno quando la condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari; 2.2) la pena della reclusione da uno a tre anni quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai destinatari;
3) falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione, consistente nel fatto dei responsabili della revisione, i quali, nelle relazioni o in altre comunicazioni, con la consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni, attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto sottoposto a revisione; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; precisare che la condotta deve essere idonea a trarre in inganno i destinatari sulla predetta situazione; prevedere sanzioni differenziate a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno patrimoniale [...]


SI VA AVANTI COSI' CON PENE LEGGERE O LEGGERISSIME O IRRISORIE FINO A ...



8) illegale ripartizione degli utili e delle riserve, consistente nel fatto degli amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, ovvero che ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite; prevedere la pena dell’arresto fino ad un anno. La ricostituzione degli utili o delle riserve prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio estingue il reato;


9) illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, consistente nel fatto degli amministratori che acquistano o sottoscrivono azioni o quote sociali o della società controllante, cagionando una lesione all’integrità del capitale sociale e delle riserve non distribuibili per legge; prevedere la pena della reclusione fino ad un anno. Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta, il reato è estinto; [...]


E SI VA AVANTI COSI' CON TANTI CASI IN CUI IL REATO E' ESTINTO O SI ESTINGUE O NON SO COS'ALTRO ....


Chiedo scusa, ma mi sono stancata. Ho letto tutto, però. Un consiglio:


Le Leggi, se le leggi, le capisci.


E, se le capisci, puoi tentare di difenderti, quando sono palesemente ingiuste.




lunedì 29 dicembre 2003

Financial Times; Dec 29, 2003 - Martin Mulligan and Wolfgang Munchau


Parmalat affair has plenty of blame to go round (L'affare Parmalat ha ancora molte responsabilità da tirar fuori)


 Il FINANCIAL TIMES a proposito del caso PARMALAT:


«Gli italiani pagheranno gli errori di Berlusconi»

La legge sul falso in bilancio, il ritorno della corruzione. Il caso Parmalat è il frutto di una debolezza del sistema di controllo dell'economia in Italia e il responsabile di questa debolezza ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. Lo afferma il Financial Times, in un'editoriale che dice: «Guardiamo ai fatti». Gli investitori fino ad oggi non lo hanno fatto. E ora chi ne paga le conseguenze: «I contribuenti italiani e la comunità internazionale».



Gli investitori adesso possono anche mostrare stupore. Ma bastava guardare al passato per cogliere certi segnali, e non affidarsi solo alle stime delle agenzie di rating. «Le aziende di Berlusconi sono state coinvolte in accuse di frodi in bilancio; e arrivato al governo lo stesso Berlusconi ha fatto leggi per proteggere il mercato da pubblici ministeri troppo zelanti. Lo scorso anno la legge sul falso in bilancio è stata molto allentata – spiega Munchau – La massima pena è stata abbassata a tre anni di carcere. Il numero delle esenzioni è stato accresciuto».


Ora il crack della società di Calisto Tanzi dimostra come quella legge fosse fuori dal tempo. E nell’economia italiana si apre un buco impressionante: «Si stima che dai conti dell’azienda manchino circa 10 miliardi di euro. È circa lo 0,8% del Pil Italiano. Come percentuale sul Pil degli Stati Uniti, il buco di Enron al confronto era una manciata di noccioline».


E così anche il mito di Berlusconi presidente – imprenditore è sfatato: «Il più grande errore commesso dagli investitori è stato di farsi cullare dall’idea che Berlusconi sarebbe stato un bene per l’ecomonia solo perché era stato un buon business man». Al contrario: le sue scelte di governo hanno drasticamente ridotto la credibilità del sistema Italia. Come esempio Munchau cita le stime di un’organizzazione no profit, Trasparency International, sui livelli di corruzione nell’Unione Europea: l’Italia è il secondo paese più corrotto, subito dopo la Grecia.


«Proprio come l’incapacità di Berlusconi nella gestione della presidenza dell’Unione Europea ha provocato una crisi di fiducia reciproca quando i leader si sono incontrati per accordarsi sulla nuova costituzione, allo stesso modo – afferma Munchau – le sue scelte hanno contribuito a introdurre in Italia un clima in cui gli scandali finanziari sono più, invece che meno, probabili».


E ora chi ne paga le conseguenze? Gli italiani per primi: «C’è un prezzo da pagare per il cattivo governo e la cattiva amministrazione, e i contribuenti italiani e la comunità internazionale dovranno pagarlo». Berlusconi, invece, quando comincerà a pagare la sua parte?


Da L'UNITA', 29 Dicembre 2003 - di RED


E l'OBSERVER da parte sua scrive:

 


Il suo controllo dei mezzi di comunicazione soffoca ogni possibilità di dibattito e critica.


Il risultato: cattivo governo,


                     niente pluralismo


                     e Parmalat».



«Come primo ministro, incarico ottenuto grazie al supporto dei propri media, Berlusconi è in grado di mettere in pratica quanto predicato attraverso i suoi giornali e le sue televisioni.

mercoledì 24 dicembre 2003


Natale 2003


Auguri di  Libertà  Verità  Giustizia a


Esseri Umani Animali Piante Natura



Fiaba di Natale Senza Morale Finale


«Il gatto con gli stivali  ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile».


Leggete tutta la storia, please:


LETTERE AL CORRIERE - Martedi' 23 Dicembre 2003



Il conflitto di interessi e il gatto con gli stivali


Leggo sul Corriere in un articolo di Marco Galluzzo che il presidente del Consiglio ha detto di non avere alcuna difficoltà a firmare il decreto salva Retequattro perché occorre salvaguardare centinaia di posti di lavoro. A suo dire il conflitto di interessi non esiste. Subito il mio pensiero è andato ai lavoratori del polo tessile di Cetraro i quali da mesi lottano contro un'assurda decisione dell'azienda che ha deciso di spostare la produzione nei Paesi dell'Est; ai lavoratori dell'Afor (azienda forestale) di Bovalino che da anni vivono una lenta agonia che porterà allo smantellamento dell'unico stabilimento del paese; ai lavoratori delle officine Omeca di Reggio Calabria che vivono un'analoga tragedia... Giuseppe Iaconis - Bovalino (Rc)


Caro signor Iaconis, lei pone una questione che mi hanno sottoposto in molti: perché un'azienda che è di proprietà del presidente del Consiglio, nel caso specifico Retequattro, deve godere, rispetto a tutte le altre i cui operai corrono il rischio di finire sul marciapiedi, di un trattamento di riguardo? Non si potrebbe fare un decretino per tutte? Ovvio che no ed è qui che, come lei osserva, si riaffaccia l'annosa questione del conflitto di interessi. Una faccenda che il capo del governo ha risolto così: si tratta, ha detto, di «favole metropolitane» (leggende come, a suo dire, quella della resistenza in Cecenia): «chi ci crede - ha aggiunto - crede anche al gatto con gli stivali». E la promessa che fece nella primavera del 2001 di risolvere la questione nei primi tre mesi che avrebbe trascorso a Palazzo Chigi? «Ho mantenuto gli impegni con gli elettori, il governo ha approvato il disegno di legge nei primi cento giorni e l'ha trasmesso al Parlamento dove l'opposizione ha fatto una guerra e ne ha impedito l'approvazione perché ha "interesse" a usare strumentalmente la questione contro il governo». Incredibile. Il conflitto di interessi è talmente evidente che, a prender per buono il sillogismo berlusconiano, si è costretti a prestar fede anche alla favola del gatto con gli stivali.
Non esistono al mondo Paesi civili nei quali non sia in vigore una legislazione atta a colpire i monopoli e i cui governanti, non esigano che sia rispettata. Negli Stati Uniti è ancora vivo il ricordo dell'offensiva anticoncentrazione del 1911 contro la compagnia petrolifera Standard Oil di John D. Rockefeller sostenuta dalla Casa Bianca in applicazione della legge Sherman del 1890. Nel 1981 il giudice Harold Green in base alle leggi sulla concorrenza condannò alla divisione il colosso telefonico AT&T che valeva 53 miliardi di dollari; il gigante della telefonia si oppose con ogni mezzo, ma il presidente statunitense Ronald Reagan fu irremovibile nel far applicare quel verdetto e il 1° gennaio 1984 la scure si abbatté su AT&T. E gli effetti sono stati positivi sia in termini di innovazione tecnologica che di qualità dei servizi e di beneficio per gli azionisti.
E se il presidente Usa dovesse essere coinvolto in qualche modo con le aziende prese di mira dalle leggi antitrust? Dappertutto tranne che in Italia ci sono norme severe che affrontano questa eventualità e non esiste al mondo Paese civile in cui un uomo di governo non si sottoponga alle procedure che regolano il conflitto di interessi. Come è noto, il vicepresidente americano Dick Cheney proprio in questi giorni è costretto a piegarsi all'autorità della Corte suprema per essere stato, prima (sottolineo: prima) di affiancare Bush, a capo della società Halliburton che poi (sottolineo: poi) è stata coinvolta in una brutta vicenda di gonfiamento dei prezzi in margine alla guerra dell'Iraq.
Altro che polo tessile di Cetraro e Afor di Bovalino, caro Iaconis. Qui in Italia, il nostro gatto con gli stivali si fa beffe di sentenze contro le concentrazioni nel sistema televisivo e accusa i topi di non aver voluto norme che vincolino i suoi comportamenti. L'abile felino ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari della sua famiglia e dei suoi famigli. Davvero incredibile.


E' la fiaba di Berlusconi e dei suoi aiutanti molto volenterosi, ingenui e ignari, poverini!


Loro, i Ministri Italiani Aiutanti, non sanno quel che fanno,


se, per nulla consci di servilismi e amoralità, hanno scritto due testi in uno:


una favola per Berlusconi e un Racconto dell'Incubo per Tutti gli Onesti del Mondo.


martedì 23 dicembre 2003

Pudore e Dignità: il Governo approva il Decreto "salva Rete4"

 


Il Volenteroso Collaboratore e il Signore, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana


Il Ministro Gasparri ha svolto bene il suo lavoro: solo 15 minuti (15!) per ottenere l'approvazione degli altri volenterosi collaboratori, i Ministri che governano la Repubblica Italiana oggi.


Il Primo Ministro ha di che essere soddisfatto, ha dovuto attendere solo una manciata di minuti "dietro la porta" e poi ha potuto firmare, senza imbarazzo alcuno of course. E così:


Berlusconi firma il decreto per Berlusconi


Un bel regalo di Natale per Silvio Berlusconi. Il decreto che salva Rete4, proprietà del premier, è stato offerto dal ministro Gasparri, infiocchettato da Gianni Letta in un’affannosa mediazione tecnico-politica con il Quirinale. Il presidente del Consiglio controfirma il suo conflitto di interessi. Anche se ieri nel Consiglio dei ministri, nei quindici minuti dedicati al decreto «d’urgenza» per salvare una delle sue reti, il padrone di Mediaset è uscito dalla stanza, insieme allo stesso Letta, ed è scivolato nel suo ufficio a Palazzo Chigi. E senza arrossire, governo e maggioranza dicono: non voleva interferire nel suo conflitto di interessi. È toccato al vicepremier Gianfranco Fini (che Costituzione alla mano si era rifiutato di firmarlo) presiedere il Consiglio dei ministri in quel momento.


La vicenda è nota. Poiché sono fedele alla Costituzione e al principio della Giustizia uguale per tutti, mi atterrò alla sentenza della Corte Costituzionale.


Dall' 1 Gennaio 2004 toglierò Rete4 dalla sintonia del mio televisore e seguirò Europa 7 a cui furono assegnate in concessione le frequenze occupate da Rete4. So che vale poco sul piano partico, ma su quello morale personale è una questione di coerenza.


1 Gennaio 2004 - sul mio telecomando Europa 7 prenderà il posto di Rete 4, come è giusto che sia.