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giovedì 5 aprile 2012

SHAMBHALA. 1

Storia e Leggenda e Utopia e Realtà







La via sacra del guerriero
di Chögyam Trungpa

     "In Tibet, come in molti altri paesi asiatici, esistono racconti su di un regno leggendario che fu la fonte del sapere e della cultura per le attuali società dell'Asia. Secondo queste leggende, era un luogo di pace e prosperità governato da sovrani saggi e compassionevoli. I cittadini erano gentili e istruiti, perciò nel complesso questo regno era una società esemplare. Questo luogo si chiamava Shambhala. [...]

     Una credenza popolare tibetana afferma che si può trovare il regno di Shambhala nascosto in una valle remota situata in qualche parte dell'Himalaya. [...]

     Altre leggende affermano che il regno di Shambhala scomparve dalla terra molti secoli or sono. Ad un certo punto l'intera società divenne illuminata e il regno svanì in un più celestiale reame. Secondo questi racconti i sovrani Rigden di Shambhala continuano a osservare gli avvenimenti umani e un giorno torneranno sulla terra per salvare l'umanità dalla distruzione." [...]




Da: Chögyam Trungpa, Shambhala. La via sacra del guerriero, Ubaldini Editore - Roma, pagg. 17-18

IMMAGINE DI NICHOLAS ROERICH: Nicholas Roerich Museum



dicembre 2003

giovedì 7 aprile 2011


Il sentimento dell'altro

empatia



 

Sentire il sentimento dell'altro, sentire il sentire dell'altro.
 



La compassione buddhista non si limita al "sentire con" nella sofferenza, ma abbraccia tutto il sentire degli esseri senzienti.
La
compassione nella visione buddhista è un'attitudine della mente e dello spirito, è uno dei modi di vivere, uno degli "atteggiamenti del cuore" che creano la possibilità di "coltivare stati sublimi dell'essere":

 




  1. Affettuosa gentilezza e cordialità (metta)


  2. Compassione ed empatia


  3. Gioia ed esultanza


  4. Equanimità e pace della mente"


"Compassione" significa "sopportare insieme la sofferenza (amorevolmente)". E' parola che nell'etimologia ha "cum" e "pati", che è "sopportare, soffrire".
I significati delle parole, tuttavia, nelle lingue vive non sono immobili e, infatti, per "compassione" si sta affermando l'accezione buddhista che ne apre il senso a tutta una costellazione di emozioni, affetti, cognizioni della mente umana.


"Empatia" è invece la parola che comunica chiaramente la tendenza a mettersi nei panni dell'altro per poterne sentire i sentimenti e le emozioni nel nostro profondo. L'etimologia di "empatia"  evidenzia perfettamente il significato della parola: è il greco empàtheia "passione, affezione"
L' empatia è un processo di identificazione con l'altro,  un processo non facile che crea una forma di partecipazione e di comprensione dello stato affettivo dell'altro.


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Cit.: Lama Surya Das, Gli Otto Gradini, Mondadori, 2000, p. 270

martedì 10 marzo 2009

TIBET










drapeau_flottant-2




TASHI DELEK


Lhasa 1959 


Lhasa, 10 marzo 1959


 


Dharamsala, March 10, 2009, 9:14 am


Statement of His Holiness the Dalai Lama on the Fiftieth Anniversary of the Tibetan National Uprising Day


Mezzo secolo di sofferenze


DALAI LAMA


Oggi è il cinquantesimo anniversario della pacifica rivolta del popolo tibetano contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo scorso marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior parte dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non hanno mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano.

Anche oggi i tibetani in Tibet vivono con una paura costante e le autorità cinesi sospettano costantemente di loro. Oggi la religione, la cultura, la lingua e l'identità, che le successive generazioni di tibetani hanno considerato più preziose che le loro vite, sono a rischio d'estinzione; in breve, il popolo tibetano, è stato considerato come un criminale meritando soltanto di essere messo a morte.

Noi abbiamo bisogno di guardare al futuro e lavorare per i nostri benefici. Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima e concreta autonomia che abiliterebbe i tibetani a vivere entro la struttura della Repubblica Popolare Cinese. Soddisfacendo le aspirazioni del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c'è nessun paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che possa essere soggetto a modifica.

Sono deluso per il fatto che le autorità cinesi non abbiano risposto in maniera appropriata ai nostri sinceri sforzi per migliorare l'autonomia regionale per tutti i tibetani, come stabilito nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese. A margine dell'attuale processo del dialogo sino-tibetano che non ha portato a nessun risultato concreto, c'è stata una violenta repressione sulle proteste dei tibetani che hanno scosso l'intero Tibet da marzo dello scorso anno.



Sin dall'antichità il popolo cinese e quello tibetano sono stati vicini. Anche nel futuro noi dobbiamo vivere insieme. Quindi è molto importante per noi coesistere in amicizia gli uni con gli altri. Dall'occupazione del Tibet, i Comunisti Cinesi hanno fatto una propaganda distorta sul Tibet e sulla sua gente. Di conseguenza, ci sono nella popolazione cinese poche persone che hanno una vera comprensione sui fatti del Tibet. È infatti molto difficile per loro conoscere la verità. Ci sono anche leader cinesi di estrema sinistra che dallo scorso marzo hanno fatto una diffusa propaganda con il solo scopo di creare astio tra il popolo cinese e quello tibetano. Tristemente, come risultato, si è fatta spazio nelle menti di alcuni nostri fratelli e sorelle cinesi una impressione negativa dei tibetani.

Quindi vorrei esprimere un forte desiderio affinché i nostri fratelli e sorelle cinesi non siano influenzati da questa propaganda, ma invece comprendano gli accadimenti del Tibet in modo imparziale, così che non ci siano divisioni tra di noi. I tibetani dovrebbero anche continuare a lavorare per l'amicizia con il popolo cinese.

Guardando indietro ai 50 anni dell'esilio, noi abbiamo sperimentato molti alti e bassi. Comunque sia, il fatto che la questione tibetana sia ancora aperta e che la comunità internazionale si stia interessando molto è senza dubbio un traguardo. Vista da questa prospettiva, io non ho alcun dubbio che prevarrà la giustizia per la giusta causa del Tibet, se noi continuiamo sul cammino della verità e della non violenza.

Dico sempre che dobbiamo sperare per il meglio e prepararci per il peggio. Da qualsiasi punto lo guardiamo sia dalla prospettiva globale che dal contesto degli eventi in Cina, ci sono ragioni per noi che ci fanno sperare in una veloce risoluzione della questione tibetana. Ma dobbiamo anche essere preparati nel caso in cui la lotta per il Tibet si protragga per un tempo più lungo. (La Repubblica, 10 marzo 2009)


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1. Bandiera Tibetatana. Simbologia: 1. La gloriosa e bellissima montagna bianca, situata al centro, simboleggia la grande nazione tibetana, famosa per le montagne innevate che la circondano. 2. I sei raggi di luce rossa diretti verso il cielo simboleggiano le sei tribù del Tibet: Se, Mu, Dong, Tong, Dru e Ra. 3. L’alternanza del colore rosso e del colore azzurro del cielo simboleggia la continua ricerca della retta condotta morale necessaria per mantenere e proteggere la legge spirituale e la legge temporale sancita dalle due divinità tutelari, una rossa e una nera, che hanno protetto il Tibet nel corso dei tempi. 4. I raggi emanati dal sole nascente sopra il picco della montagna innevata, simboleggiano l’eguale godimento, da parte di tutti i cittadini tibetani, della luce della libertà, della felicità spirituale e materiale e della prosperità. 5. La posizione della coppia di intrepidi leoni di montagna, il cui coraggio è suggerito dalle cinque sporgenze sulla sommità della loro testa, simboleggia il totale successo contro tutte le avversità delle azioni intraprese dal governo spirituale e secolare della nazione. 6. I tre gioielli colorati sopra ai leoni, bellissimi e radiosi di luce, simboleggiano la continua venerazione da parte del popolo Tibetano delle Tre Preziose Gemme, oggetti del rifugio. 7. Il mulinello della gioia, sorretto dai leoni, simboleggia l’osservanza della dirittura morale secondo le somme tradizioni rappresentate dai dieci precetti divini di virtù e dalle sedici regole etiche della vita laica. 8. Il bordo giallo simboleggia il fiorire e lo sviluppo degli insegnamenti del Buddha, paragonabili all’oro purissimo, attraverso spazio e tempo senza limiti.


2. Agence France-Presse — Getty Images.  A file photograph from March 10, 1959, of Tibetans gathered in front of the Potala Palace in Lhasa, the capital of Tibet, during an uprising against Chinese rule which ultimately failed. (New York Times: QUI)


3. Ashwini Bhatia/Associated Press. The Dalai Lama gave a blistering speech on Tuesday morning in Dharamsala, India. (New York Times: QUI)


domenica 28 dicembre 2008

Tibet



Diritti Umani: continua il viaggio di Pannella in Asia

Da oggi fino al 30 insieme a Mecacci incontri con la leadership tibetana a Dharamsala.





Nuova Delhi, 27 dicembre 2008. Da oggi prosegue la missione di Marco Pannella in Asia che dopo la presenza in Cambogia e il tentativo di ingresso in Vietnam, bloccato illegalmente dalle autorità vietnamite lo vedrà in India dove lo ha raggiunto il deputato radicale Matteo Mecacci.



La delegazione radicale in India incontrerà a partire da oggi e fino al 30 dicembre la leadership tibetana in esilio a Dharamsala, per discutere il futuro e la strategia dell’iniziativa politica a sostegno della causa tibetana a seguito del fallimento dei negoziati con le auorità cinesi lo scorso novembre e la visita del Dalai Lama al Parlamento Europeo agli inizi di dicembre. Sempre a Dicembre, nel corso del Consiglio Generale del Partito Radicale, uno dei due inviati del Dalai Lama per i negoziati con le autorita' cinesi, Kelsang Gyaltsen, aveva relazionato il Consiglio proprio sui negoziati con le autorità cinesi.



In particolare, in questi giorni Pannella e Mecacci incontreranno il Primo Ministro del Governo Tibetano in esilio Prof. Samdhong Rinpoche, il Presidente del Parlamento Tibetano in Esilio, Pempa Tsering e il 29 Dicembre il Dalai Lama. (Radicali.it)


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VIETNAM




Governo Vietnam: “Radicali non sono benvenuti per la loro attività politica”


27 dicembre 2008.  “I parlamentari Radicali Marco Pannella e Marco Perduca faranno causa all'agenzia vietnamita, che non era stata la responsabile dell'organizzazione del loro viaggio, che non ha consentito il loro ingresso in Vietnam il 23 dicembre scorso. E' inammissibile – hanno dichiarato i due parlamentari -che il dialogo con Hanoi debba passare per un controllo di ‘privati’”. Lo hanno fatto sapere i due parlamentari che ritrovano nel pieno di una missione del Partito Radicale Nonviolento nel sud-est asiatico ed in India. Nel corso della missione erano previsti incontri con autorità politiche e religiose (tra le quali il Dalai Lama), partiti di opposizione, dissidenti ed iscritti al Partito Radicale Nonviolento; il Vietnam ha però deciso di non consentire l’ingresso ai radicali. ... continua Radicali.it


Burma


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................ e Laos e Cambogia e ................ per rimanere in Asia...........


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Berlusconismo:


il metodo di dire e disdire, mentire e smentire, tra accuse di incomprensione e vittimismo narcisista e diktat



Ci sono archivi colmi dell'immane numero di dichiarazioni, esternazioni, prediche, discorsi, battute, barzellette, risate e sfuriate del Berlusconi che "esonda", come dice Benigni. Non mi piace occuparmi di lui, ma è difficile far finta di niente quando uno t'invade la vita e ti prende in giro nel giro di una stessa frase. Ieri sera l'ho visto in tutti i telegiornali mentre esondava con il suo insopportabile metodo. Copio dai quotidiani online le affermazioni che hanno offeso la mia intelligenza, ancorché limitata.


Dialogo con l'opposizione


"Il dialogo sulle riforme sarà possibile solo con il divorzio del Pd da Di Pietro".


Riforma della Costituzione


"Una parte specifica della Costituzione può cambiare,  ma si deve avere il consenso di tutte le forze politiche.


Non ho mai detto che vogliamo cambiare la Costituzione da soli.


Lo faremo da soli se vi saremo costretti per un comportamento irragionevole dell'altra parte".


domenica 24 agosto 2008

        TASHI DELEK


«Invito gli atleti che sono a Pechino a fare la loro gara e dopo, soltanto dopo, manifestare a favore del popolo tibetano. Io donerò la mia maschera. La stessa maschera che mi ha protetto a Pechino vorrei potesse servire a lui per proteggere il suo popolo». Margherita Granbassi, fiorettista


«Dedico questa medaglia d’argento ai cinesi che soffrono per i diritti umani nel loro paese. Sono sicuro che le Olimpiadi li aiuteranno a migliorare anche su questa strada». Clemente Russo, pugile


«Quando il Dalai Lama viene in Europa i capi di Stato si rifiutano di riceverlo, ma poi chiedono a noi atleti di fare quello che non riesce alla diplomazia internazionale». «Mi è stato chiesto se avrei dato il mio body come gesto simbolico per la causa del Dalai Lama e ho detto di sì, come avrebbe fatto chiunque». Josefa Idem, canoista


«Partecipo volentieri a questa campagna. Prima di partire sono stato sensibile, ma sono dell’opinione che durante i giochi bisogna fare gli atleti. Prima e dopo, però, dobbiamo essere sensibili a questi temi. Donerò certamente il mio body al Dalai Lama». Antonio Rossi, canoista



La solidarietà italiana al Tibet arriva da alcuni atleti italiani, dai politici italiani arriva il silenzio o, al massimo, i peregrini inviti di un paio di ministri che chiedevano agli atleti di supplire la politica e il CIO. Tanto per ricordare.


Molti servizi  [qui]e una domanda angosciante: "Dov’è finita Zeng JinYan?" [ QUI ] .



25 agosto 2008


DOPO 16 GIORNI DI SILENZIO
Zeng Jin Yan torna a pubblicare sul suo blog


 

domenica 17 agosto 2008

TASHI DELEK



One World .......................


.........    One Dream


Free Tibet 2008



Free Tibet, Free China


Dopo aver osservato uno scrupoloso silenzio e aver sostenuto pubblicamente le olimpiadi di Pechino a sorpresa il Dalai Lama ha accusato le autorita' cinesi di "arrestare spesso civili (in Tibet), che vengono torturati con efferatezza fino alla morte.
  Cio e' veramente molto, molto triste". In un'intervista al primo canale tv, Tf1, il leader spirituale tibetano in visita a Parigi ha puntato il dito contro Pechino che non "rispetta in alcun modo lo spirito olimpico" Il Dalai Lama, per le prossime due settimane in Francia, aveva iniziato a criticare apertamente Pechino mercoledi' durante un incontro al Senato.
  La sua visita ha anche alimentato nuove polemiche politiche tra il presidente Nicolas Sarkozy, accusato di non volerlo incontrare per non mettere a rischio le floride relazioni economiche con la Cina, e l'ex sfidante, la socialista Segolene Royal. Quest'ultima si e' spinta fino ad annunciare di voler andare in Tibet. (AGI) - Parigi, 17 agosto -

lunedì 7 aprile 2008

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Io vado a votare, voto PD e so perché.


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Questi sono i volti dei laeder del PD, secondo me. Personalmente preferisco Emma Bonino, mi fido di Walter Veltroni e di Antonio Di Pietro. So che non sono perfetti, so che la convivenza di Bonino e Binetti comporterà difficoltà, ma penso che la speranza di una composizione delle istanze espresse sia più che ragionevole. I curricula dei tre sono a portata di mano di chiunque in rete, ma proverò eventualmente a riassumerli. Qui voglio ora confrontare questi tre volti della politica con gli altri tre omologhi del PdL.


 


Di questi tre dire che non mi fido è il meno. E' la loro idea di Stato, di società, di politica che per me non corrisponde alle idee fondamentali di libertà, giustizia ed etica presenti in tutte le grandi Carte Costituzionali del mondo, a cominciare dalla nostra Costituzione che è una delle migliori in assoluto. Anche i curricula di questi tre leader sono disponibili in rete. Su Berlusconi, poi, ci sono montagne di libri di autori italiani e stranieri con innumerevoli documenti da brivido sui suoi trascorsi (capisco che Di Pietro gli faccia orrore).


Io vado a votare, voto PD e so perché.


So che non voglio essere governata da un campione del "parafascismo" avanzante, da un ex fascista sbiadito e da un leghista incontinente col fucile in mano.


E so che preferisco un leader dalla lunga carriera politica che mi propone qualcosa di nuovo, anche se ancora da costruire, una leader dei diritti umani e civili e un leader sostenitore della giustizia.


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La fiaccola olimpica


Londra_dal Corriere della Sera




Parigi-dal Crriere della Sera


"Troppe bugie, sul Tibet
il mondo cerchi la verità"


DAL 10 marzo di quest'anno stiamo assistendo a molteplici proteste e dimostrazioni in molte zone del Tibet - e perfino di studenti in alcune città della Cina - che rappresentano il punto di esplosione di un'angoscia fisica e psicologica provata per lungo tempo dai tibetani, nonché l'espressione di un profondo risentimento contro l'oppressione dei diritti umani del popolo tibetano. ... (Discorso pronunciato ieri a Dharamsala, India. Traduzione di Anna Bissanti. La Repubblica, 7 aprile 2008)


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Pechino, i Giochi e i diritti umani. I reporter stranieri ora sono nemici


di Federico Rampini


PECHINO - E' bastato che la fiaccola olimpica toccasse il suolo europeo a Londra, per accendere proteste che continueranno oggi a Parigi, dilagheranno da San Francisco a New Delhi. Queste manifestazioni rivelano un turbamento profondo tra le opinioni pubbliche democratiche, un disagio che i governi occidentali non riescono a interpretare. ... Se avvenisse in un paese meno importante i governi occidentali avrebbero già reagito. In questo caso invece dall'America all'Europa il silenzio è assordante. E i nostri comitati olimpici nazionali, riuniti proprio in queste ore a Pechino, fanno finta di non vedere nulla. Il realismo che deve guidare le diplomazie non ci impone di calpestare i valori su cui sono fondate le nostre democrazie. Visto che queste Olimpiadi si terranno, è ancora possibile riscuotere dai dirigenti cinesi un pedaggio, per la vetrina nazionalista che si sono conquistati. Se George Bush e i leader europei vogliono essere a Pechino l'8 agosto, almeno non si limitino ad apparire in tribuna d'onore alla cerimonia inaugurale. Che chiedano di andare anche dove a noi è vietato: a Lhasa.


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La fiaccola olimpica illumina il Tibet e illumina la Cina, e illumina altre popolazioni oppresse di cui si sa pochissimo. Approfittiamo di questa luce sulla linea della non violenza indicata dal Dalai Lama.



Nel blog Istintiva Mente, Tuareg ha postato: Ecco chi organizza le Olimpiadi


lunedì 31 marzo 2008

E' il momento del Tibet.


Si accendano piccole luci in tutto il mondo.


Caro Giuliano Ferrara… La lettera di Anita, ex feto malato


Tibetan nuns chant prayer hymns as they pray for the souls of those who died during protests in China as well as to urge the Chinese government to resist from using force against Tibetan protesters, in Katmandu, Nepal, Saturday, March 29, 2008.Tibetan spiritual leader Dalai Lama prays for those who lost their lives during China's crackdown on protests in Tibet, at the memorial of Mahatma Gandhi in Rajghat, New Delhi, March 29, 2008.


A Tibetan boy plays with flags in front of the tent where activists hold a 49-hour hunger strike against the crackdown on human rights protesters in Tibet, in Taipei March 30, 2008.A boy sits in a cart in a Tibetan village on the outskirts of the township of Hezuo in the south-western area of Gansu Province March 30, 2008. The area saw local unrest last week, with roads blockaded and buildings damaged. Mountainous areas of Gansu are home to many ethnic Tibetans who have long lived next to Han Chinese and other ethnic groups, but recent weeks have seen riots and protests against the Chinese presence in Sichuan and neighbouring provinces.


 


A young protester holds a placard during a rally 'Stand Up For Tibet Global Day of Action' in Sydney, Australia, Monday, March 31, 2008. Tibetian and pro-Tibetian activists protest next to Acropolis hill in Athens. Greece handed over the Olympic torch to the organisers of the Beijing Games on Sunday in a tightly-guarded Athens ceremony, after police quickly arrested anti-Chinese protesters shouting "Save Tibet".


Demonstrators holding burning torches form the peace sign at the Heroes' Square in Budapest during a protest against clashes in Tibet March 30, 2008.Rio de Janeiro, Sunday, March 30, 2008. AP


A Monk looks at paintings decorating the outside of the main prayer-house in a temple in the township of Zhuoni in the south-western area of Gansu Province March 30, 2008. Mountainous areas of Gansu are home to many ethnic Tibetans who have long lived next to Han Chinese and other ethnic groups, but recent weeks have seen riots and protests against the Chinese presence in Sichuan and neighbouring provinces.A Tibetan woman pulls a cart along a road near a Tibetan village on the outskirts of the township of Hezuo in the south-western area of Gansu Province March 30, 2008. The mountainous areas of Gansu are home to many ethnic Tibetans who have long lived next to Han Chinese and other ethnic groups, but recent weeks have seen riots and protests against the Chinese presence in Sichuan and neighbouring provinces, with locals blockading roads and damaging buildings.


Male policemen grab a Tibetan nun for detention outside the visa section of Chinese Embassy in Katmandu, Nepal, Sunday, March 30, 2008. Policemen baton charged and dragged away scores of exiled Tibetan monks, nuns and people as Tibetans continued their protest against China.


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Caro Giuliano Ferrara… La lettera di Anita, ex feto malato



Mi chiamo Anita, ho 18 anni e sono un ex feto malato… ora sono una ragazza “malata”, ho una malattia neuromuscolare, in inglese SMA, molto simile alla sclerosi laterale amiotrofica, solo che la Sma colpisce i bambini. Si divide in tre forme: la prima, ossia la più grave, impedisce quasi ogni movimento e si manifesta nei primi mesi di vita del bambino e colpisce anche l’apparato respiratorio e spesso provoca la morte entro i primi anni di vita, la seconda (della quale sono affetta io) si manifesta entro l’anno di vita e impedisce di camminare e porta alla scoliosi e anch’essa colpisce l’apparato respiratorio e porta all’utilizzo di un respiratore durante la notte e fin dai primi anni di vita all’utilizzo di una carrozzina elettrica, la terza è la meno grave ma porta comunque negli anni all’utilizzo della carrozzina.


È una malattia genetica rara e quindi non rientra nelle patologie che vengono sottoposte al controllo prima della nascita, a meno che non ci siano casi in famiglia.


Suppongo che la domanda sorga spontanea… sono contenta di essere nata? Ovviamente sì, sono fiera di ciò che sono, amo la mia vita con tutte le sue difficoltà, vivo una vita piena, molto più piena di quanto si possa immaginare, ho una famiglia stupenda che mi ha voluta, che quando ha saputo delle mia malattia ha avuto un primo momento di sconforto poi si è rimboccata le maniche e mi ha cresciuto normalmente come tutti gli altri bambini… Ora mi crescono come una ragazza “normale” (esiste la normalità?).


Nella mia vita sono passata da tante situazioni, dai reparti di neurologia pediatrica alle rianimazioni… ai convegni sulla mia malattia, che sono dei raduni carichi di speranza, di dolore, di gioia di vivere… Ho visto genitori straziati dal dolore di aver perso un figlio, tanto velocemente e con tante sofferenze… Ho visto bimbi di due anni su una carrozzina attaccati ad un respiratore impossibilitati a muoversi dalla testa ai piedi, eppure carichi di vita, ne ho visti altri con lo sguardo stanco…


Chi si batte tanto a parlare di vita, di diritto alla vita, temo che ne sappia ben poco del vero valore di questa parola, forse parliamo tanto di diritto alla vita di questi tempi perché ci sembra di vivere passivamente e allora ci battiamo più che per il diritto di vita degli altri per riaccendere la nostra volontà di vivere. 


Qualcuno potrebbe dirmi “se tua madre avesse saputo della tua malattia tu non saresti nata”, sì è vero, mia madre avrebbe avuto il difficilissimo e dolorosissimo compito di scegliere se perdere un figlio o metterlo al mondo anche se malato.
Bene, mia madre dopo aver avuto me ha provato a darmi un fratellino e ha fatto tutti gli esami ed è risultato che anch’esso era malato… potete immaginare la tragedia interna di mia madre… abortire e perdere un figlio e in un certo senso rinnegarmi o mettere al mondo un bimbo malato (senza sapere quale forma di malattia potesse avere)…. bene mia madre da donna, da madre, ha preso la decisione più giusta… ossia abortire. È forse stata un mostro? un’assassina? o forse è stata coraggiosa, saggia, e ha evitato di mettere al mondo un bimbo destinato a soffrire… Ognuno la può interpretare come vuole… ma è proprio questo il punto, la libertà. Per libertà non intendo poter fare ciò che si vuole (come spesso viene interpretata la libertà) ma essere liberi di poter compiere una scelta, dolorosa in qualsiasi caso, di non sentirsi dei mostri se si compie una o l’altra scelta. Dio stesso ha fornito all’uomo il libero arbitrio…


Concludo rivolgendomi direttamente a lei signor Ferrara. Io personalmente trovo la sua “lista-crociata” anti-abortista del tutto fuori posto, trovo decisamente inadeguato usare un tema così delicato e che tocca così profondamente e personalmente milioni di donne e di uomini, come campagna elettorale. Lei ha messo sullo stesso piano la moratoria sulla pena di morte e l’aborto, trovo difficile comprendere questa comparazione, visto che nel caso della moratoria sulla pena di morte si parla di evitare che persone adulte che hanno compiuto un crimine atroce, e già per questo hanno perso la loro umanità, vengano uccise, per evitare che anche la giustizia si disumanizzi, mentre nel caso dell’aborto parliamo di donne che si trovano davanti a un bivio atroce e non hanno nessuna colpa se non quella di cercare il meglio per sé e per i propri figli…


Finisco dicendole che se per lei abortire è come compiere un omicidio… bene… sono fiera che mia madre sia un’assassina. Cordiali saluti.


Anita Pallara 18 anni ex feto malato


E' nato il blog di Anita Pallara, la ragazza affetta da Sma, ospite di Annozero nella puntata del 20 marzo 2008 .

sabato 29 marzo 2008

      Raimon Panikkar


" «ponte vivente» tra Oriente e Occidente, tra diverse tradizioni di pensiero - cristianesimo, buddhismo, hinduismo - instancabile viaggiatore leggero, attraversatore di confini tra sapere scientifico e cultura umanistica "


Paul Klee_Macchina per Cinguettare_1922_MoMa


Paul Klee, Macchina per Cinguettare


A Raimon Pannikar, uomo «ponte vivente» è stato dedicato un saggio. Paulo Barone: Spensierarsi. Raimon Panikkar e la macchina per cinguettare (Diabasis, pp. 117, euro 13). Se ne parla in un articolo de Il Manifesto.


Attimi di contemplazione vivente insieme a Raimon Panikkar


Al pensiero di uno dei grandi maestri della nostra epoca, è dedicato il recente saggio di Paulo Barone «Spensierarsi». Inedite costellazioni, utili per orientarsi tra le destabilizzanti «formule» del filosofo

Alberto Ghidini



Educare lo sguardo a una nuova innocenza, sembra essere la sfida più urgente nell'illuminismo spettacolare e tecnoscientifico della postmodernità. Impresa non da poco se si pensa che oggi la rete globale dell'informazione «si incarna nell'occhio», come scriveva Ivan Illich, riducendo la visione, la stessa capacità di sentire, a una forma di scanning. La posta in gioco è una trasformazione radicale del nostro modo di vedere: agli occhi viene chiesto di assumere una «funzione ricettiva estrema», in grado di avviare un sistema di avvistamento auricolare della realtà materiale, umana e divina, in una parola sola cosmoteandrica.

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Questa espressione ci proietta direttamente nella filosofia di Raimon Panikkar, al quale Paulo Barone ha dedicato il suo saggio Spensierarsi. Raimon Panikkar e la macchina per cinguettare (Diabasis, pp. 117, euro 13), che prende il sottotitolo da Die Zwitscher Maschine, opera di Paul Klee degli anni '20 in cui, su un fondale olio e acquerello di colori stinti, estenuati, «e perciò - osserva lo stesso Barone - continuamente variabile», appare un bizzarro congegno a manovella concepito per riprodurre il cinguettio degli uccelli.

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Nel libro la minuscola e singolare macchina di Klee diventa un ritornello ispiratore, un talismano che Barone attiva per accompagnare il lettore nell'incontro con questo maestro della nostra epoca, «ponte vivente» tra Oriente e Occidente, tra diverse tradizioni di pensiero - cristianesimo, buddhismo, hinduismo - instancabile viaggiatore leggero, alla Langer, attraversatore di confini tra sapere scientifico e cultura umanistica. La complessa, lampeggiante, visione del mondo secondo Panikkar - del quale presso Jaca Book è in preparazione l'Opera Omnia - ci viene presentata da Barone attraverso un raffinato intreccio di riferimenti testuali relativi tanto alla sua vasta e poliedrica produzione, quanto a una piccola famiglia filosofica e letteraria di amici che ad essa offre l'ambientazione ideale: da Wittgenstein a Benjamin a Deleuze, ma anche Canetti, Kafka, Leopardi.

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Il libro, del resto, è popolato di inedite costellazioni, utili per orientarsi tra le destabilizzanti, talvolta sconvolgenti, «formule» di Panikkar, itinerari tortuosi, interstiziali, da percorrere a zig-zag, come un taxi nel traffico urbano, su più ritmi e velocità, lungo linee d'attesa o di fuga, strade a senso unico, tra sterzate, frenate e ripartenze improvvise, rendendo evidente come mai la lettura di Panikkar necessiti di uno sfondo variabile. Per Panikkar «il compito del nostro tempo» è reintegrare il terzo occhio, il senso mistico, nell'essere dell'uomo. Nel quotidiano, nell'adesso, nell'angolo più minuto, concreto, umile, immediato e apparentemente insignificante della realtà - che sfugge a qualsivoglia indagine razionale - senza per questo banalizzarne la relazione diretta con il mistero, con l'impenetrabile. La mistica come dimensione antropologica, quindi, in risposta a qualunque specialismo intenda collocarla in una zona impervia, riservata a pochi prescelti - e allo stesso tempo, così distante dalla partecipazione massiva e allucinata agli improbabili sogni di felicità propagati dal misticismo new age.
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«La mistica è l'esperienza integrale della realtà». È questo il primo sutra di Panikkar. Esperienza che si potrebbe definire in molti altri modi (completa, olistica, pleromatica, e via dicendo), ma Panikkar, attento alla lingua, non si lascia sedurre dall'idea di trovare una «parola giusta», dal significato univoco e stabilito una volta per tutte, e sceglie l'aggettivo intregrale come via polisemica per indicare un'esperienza diretta, non mediata, in comunione con la realtà intesa come un «tutto». Esperienza libera da pensieri (gedankenfreie Erlebnis), vicino alle cose di sempre, nella disposizione etica «dell'infinitamente accanto».

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Leggendo il testo si ha l'impressione che l'atmosfera generata dalla Zwitscher Maschine messa in moto da Barone abbia molto in comune con l'aria che si respira nell'ultimo scritto di Deleuze, il cui titolo L'immanence: une vie... reca in sé qualcosa di simile a un motivo in cui le forze convergono e si agitano, e la vita diviene pura contemplazione senza oggetto né soggetto della conoscenza, contemplazione vivente che produce quella tonalità emotiva che il filosofo francese era solito chiamare (come ha fatto notare Agamben) self-enjoyment.

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Per il contemplativo, che sperimenta la tempiternità nel quotidiano, oltre la nostalgia per un bene perduto o per ciò che è passato nei momenti temporali di questa vita, così intesa, per quanto goffa, cagionevole, di costituzione debole, fragile, claudicante essa sia, ogni giorno è una vita, e dunque basta a se stesso - e basta a Panikkar - per rivelare la pienezza di tutto ciò che è. Ecco perché Paulo Barone ha tutte le ragioni per affermare che «non si può guardare al mistico senza invidia». Essere ben bilanciato, inter-essere, sempre tra le cose, come la Pantera rosa o, parafrasando Burroughs, il gatto che è in noi (il gatto, nel baule degli animali di Panikkar, ha una certa rilevanza), nella società attuale, il mistico, scrive Panikkar ne La nuova innocenza (Servitium, 2003), è il solo che può sopravvivere «senza diventare terrorista (violento) o cinico (menefreghista)», proprio in virtù del suo grado di coscienza o, con Barone, di una macchina per cinguettare, che potrebbe costituire il motore di una nuova Achsenzeit o «età assiale» finalmente spensierata.

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Paul Klee, Cat and Bird, 1928. Museum of Modern Art New York City.


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Dedicato al vecchio della montagna, che nella mia blogosfera è maestro di spiritualità, amante dei gatti e della gattità.


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Aggiornamento delle 13:10.



Il Dalai Lama alla comunità internazionale
"Aiutateci a risolvere la crisi del Tibet"


New Delhi - "Per favore, aiutate il mio popolo a risolvere la crisi del Tibet. Per favore, abbiamo bisogno dell'aiuto di tutto il mondo".


In ginocchio, le mani giunte sopra la testa, con la voce spezzata dalla tensione e dal dolore, la guida spirituale del buddismo lancia un nuovo, accorato appello alla comunità internazionale. La scena è drammatica e le parole del Dalai Lama rendono l'atmosfera ancora più densa di emozioni. (continua qui)


mercoledì 26 marzo 2008

 

TIBET DIRITTI UMANI STORIA


News - Inside Tibet_Religion plays an important role in Tibet_BBCNews_


Scopi di questo post, e degli altri simili, è la conservazione e la diffusione di informazioni che per me sono importanti. Questi articoli sono reperibili anche in altri siti, ma aprire il mio spazio minimo mi sembra utile. Circolano le notizie più strane e contraddittorie perfino sulla storia di due Paesi, il Tibet e la Cina, riuniti con la violenza da uno dei massimi imperialisti del mondo, Mao Ze Dong. Circolano ragionamenti che distraggono e confondono anche le persone più avvertite. E' frequente sentir citare gli orrori della guerra in Iraq o la conquista americana del West o il famigerato colonialismo occidentale come se i crimini del passato storico e, sciaguratamente, del presente quotidiano potessero costituire una giustificazione per i crimini in Tibet, come in Darfur o in Somalia o in Birmania o in Cecenia o...o...o... . Non riesco a finire l'elenco. Ogni nazione oppressa e martoriata ha diritto a essere difesa. Nel mondo così com'è organizzato, però, non si riesce a tenere tutte le tragedie contemporaneamente nel cono di luce dell'informazione e della partecipazione planetaria. E' un limite tremendo con cui dobbiamo fare i conti. Ma ora che facciamo? Siccome altrove si consumano tragedie analoghe non ci interessiamo di quella che in questo momento è, provvidenzialmente, nel cono di luce, troppo piccolo per illuminare anche le altre? Questo è il momento del Tibet. Ed è anche il momento dei diritti umani in Cina, non dimentichiamolo. Possiamo e dobbiamo approfittarne per scalfire almeno un po' il potere dittatoriale cinese, ottuso e affetto da coazione a ripetere errori e crimini secolari, come tutti i poteri non democratici.


Tibet's unsettled borders_BBCNews


Una tragedia sul tetto del mondo: dove nasce la brutale repressione della Cina


di FEDERICO RAMPINI



Xizang, "la Dimora del Tesoro occidentale", è il nome cinese del Tibet. Una nazione che per il Dalai Lama subisce un «genocidio etnico». Per l´opinione pubblica dei paesi democratici è la vittima di sopraffazioni in cui si rivela il volto più brutale del regime cinese. La rivolta iniziata il 10 marzo a Lhasa è stata definita l´ultima battaglia anti coloniale, il sussulto di un popolo oppresso nell´impero multietnico dominato da Pechino. Per la maggioranza dei cinesi, invece, lo Xizang è sempre stato loro. Lo studiano nei manuali di storia fin dalle elementari. Per loro il coro di solidarietà internazionale verso i tibetani è la versione aggiornata del perfido imperialismo anti cinese, che portò l´Inghilterra, la Russia, il Giappone, a violentare l´integrità territoriale dell´Impero Celeste nel XIX e nel XX secolo.
La storia del Tibet è complicata, nell´arco di 1.500 anni si alternano periodi di indipendenza (perfino una fase in cui i tibetani alleati coi mongoli furono più forti dei cinesi) ed epoche in cui questo paese divenne un vassallo delle dinastie cinesi.
Per capire l´accanimento attuale di Pechino basta risalire indietro di un secolo. Nel 1903 il viceré dell´India Lord Curzon si lascia convincere dal suo colonnello Francis Younghusband che la Russia zarista ha in pugno il Dalai Lama, una pedina negli equilibri geopolitici dell´Asia centrale. Il colonnello britannico si mette alla testa di una piccola armata di mercenari indiani, oltrepassa il confine dal Sikkim, massacra tremila tibetani. Il suo exploit militare viene sconfessato da Londra che lo costringe alla retromarcia. Ma Younghusband ha messo in moto una catena di eventi. La dinastia cinese dei Qing, agonizzante e traumatizzata dalle umiliazioni subite a opera delle potenze straniere, teme una penetrazione inglese attraverso il Tibet, l´apertura di un nuovo varco per minacciare la Cina dal subcontinente indiano. Anche se gli inglesi sono partiti, nel 1909 le truppe dei Qing occupano Lhasa per "liberarla dall´invasore occidentale". Il tredicesimo Dalai Lama deve fuggire in esilio.
Da allora i termini della questione tibetana non sono mai cambiati. Sotto qualsiasi regime - imperiale, repubblicano, nazionalfascista, comunista - la Cina considera il Tibet come un cuscinetto strategico per proteggersi a Ovest. Pur di non mollare la presa Pechino inventa ogni sorta di legittimità, dalla lotta anti imperialista all´unità sino-tibetana che gli storici revisionisti del regime fanno risalire ai tempi di Marco Polo.
A Mao Zedong basta un anno dalla presa del potere a Pechino (1949) per lanciare il suo Esercito popolare di liberazione nell´invasione del Tibet. All´inizio l´occupazione militare cinese mostra una certa tolleranza verso le tradizioni locali, compresa la religione. Nel 1959 una prima svolta estremista di Mao Zedong porta all´imposizione dell´ateismo di Stato: divampa la prima ribellione in Tibet, viene sconfitta e l´attuale Dalai Lama è costretto all´esilio.
Dal 1966 al 1975 la Rivoluzione culturale intensifica le violenze contro la religione. Il Tibet è vittima della campagna più feroce: i comunisti cinesi vi uccidono probabilmente fino a 1,2 milioni di persone, un quinto dell´intera popolazione. Ma la tenacia dei tibetani inganna perfino il leader più lucido e astuto della Repubblica popolare, Deng Xiaoping.
Tre anni dopo la morte di Mao, nel 1979 insieme con la svolta politica moderata, la normalizzazione delle relazioni con l´Occidente e l´avvio delle riforme di mercato, Deng allunga un ramoscello d´ulivo al Dalai Lama invitandolo a mandare suo fratello in visita in Tibet per constatare che le condizioni di vita del suo popolo sono migliorate. Nei piani di Deng è il preludio per un negoziato con il Dalai Lama da posizioni di forza, per convincerlo a tornare in patria dopo essersi sottomesso all´autorità centrale di Pechino. Secondo le informazioni che Deng riceve dal partito comunista locale, i tibetani ormai sono assuefatti alla dominazione cinese, i progressi nel benessere materiale appagano la popolazione.
L´errore è clamoroso. La visita del fratello del Dalai Lama scatena l´entusiasmo popolare, le manifestazioni di gioia degenerano in cortei nazionalisti al grido di "Tibet indipendente". Ogni dialogo con il Dalai Lama è troncato. In compenso la pratica del buddismo è tornata a fiorire, sia pure con un "numero chiuso" che contingenta il reclutamento dei nuovi monaci. Questo non impedisce che oggi nei monasteri di Lhasa molti di loro siano giovanissimi, segno che nessuna secolarizzazione è riuscita a inaridire le vocazioni. Il regime tenta di sradicare il carisma del Dalai Lama imponendo un controllo ideologico e poliziesco nei monasteri, con sedute di indottrinamento politico obbligatorie. Un fallimento: il Tibet continua a essere il teatro di periodiche insurrezioni contro i cinesi.
Nel 1989 una di queste rivolte viene stroncata con la legge marziale da Hu Jintao, allora plenipotenziario del partito comunista a Lhasa, oggi numero uno del regime a Pechino. Dal 1989 Hu Jintao credeva di aver fatto molto per sopire le tensioni. Sul fronte economico Pechino ha accelerato gli investimenti per dotare il Tibet di infrastrutture efficienti, dagli aeroporti alle autostrade, e per agganciarlo al boom economico cinese.
La più gigantesca e la più contestata di queste grandi opere è la linea ferroviaria Pechino-Lhasa inaugurata da due anni. Lunga 1.142 chilometri, di cui 960 a un´altitudine superiore ai quattromila metri e con tratti a cinquemila metri su terreni eternamente ghiacciati, è un´ardita testimonianza delle capacità tecnologiche della Cina. Per ammissione del Dalai Lama la ferrovia contribuisce a uno sviluppo economico benefico per la popolazione locale. Ma il nuovo treno è anche sotto accusa per l´offesa a un ecosistema naturale fragile e prezioso. Ed è il simbolo di quella "conquista del West" con cui l´etnia dominante dei cinesi han schiaccia il Tibet sotto il peso della sua immigrazione: i militari di stanza a Lhasa sono quasi tutti han, come i dirigenti del partito comunista locale. Senza ironia il regime comunista si arroga ormai perfino il diritto di consacrare i "veri" Lama reincarnati.
Dietro le rivolte di questo marzo 2008 c´è anche l´effetto di un privilegio reale di cui godono i tibetani. Come tutte le minoranze etniche sono esentati dalla regola del figlio unico. L´alta natalità tibetana ha prodotto un sovrappiù di giovani. Metà della popolazione tibetana ha meno di 21 anni, una composizione demografica molto più giovane della Repubblica popolare. I giovani tibetani sono più istruiti dei loro genitori ma sul mercato del lavoro continuano a essere discriminati rispetto ai cinesi han. In tutte le epoche un eccesso di popolazione giovanile è un carburante per le rivolte; i ventenni e gli adolescenti protagonisti degli scontri a Lhasa confermano la regola.
L´Occidente finge di avere a cuore i tibetani, in realtà non muove un dito. La storia dei tradimenti va da Lord Curzon a Clinton e Bush, passando per Roosevelt e Nixon, tutti amici del Tibet a parole, a patto di non disturbare la realpolitik con Pechino. Ad alimentare quest´ultima rivolta ha contribuito la grande cerimonia dell´anno scorso a Washington dove il Dalai Lama è stato premiato dal Congresso con la Gold Medal, e un bel discorso di George Bush. Per i tibetani quelle immagini del loro leader spirituale osannato dal presidente potevano significare una cosa sola: l´America stavolta li avrebbe protetti.


Tibet - Wikipedia_Foto satellitare presa sopra l'altopiano del Tibet


TIBET/sillabario - FOSCO MARAINI


I cinesi continuano a sostenere d´aver maturato diritti politici quasi millenari sull´altipiano e sulle genti che vi abitano, e numerosi occidentali, nella loro generale ignoranza d´una storia tanto esotica, si lasciano impressionare o restano frastornati e indecisi
L´occupazione del Tibet da parte della Cina fa parte d´un quadro superato della storia mondiale - quello delle conquiste imperialiste e dei domini coloniali, perciò può mantenersi soltanto con la cruda forza, priva di qualsiasi legittimità. E il comportamento bestiale dei cinesi nei riguardi dei tibetani, fa talvolta addirittura supporre ch´essi avvertano oscuramente il male sostanziale dell´occupazione nel profondo delle loro coscienze.
Il punto essenziale da considerarsi oggi è un altro: sono cinesi e tibetani due semplici varietà provinciali d´un medesimo popolo, o sono sostanzialmente due popoli diversi? (La Repubblica, 25 marzo 2008, pag. 45) 




Link: Estremo Occidente blog di Federico Rampini -  Fosco Maraini, Segreto Tibet


lunedì 24 marzo 2008



"Il governo lasci entrare l'Onu in Tibet"


Scrittori, professori, giornalisti chiedono trasparenza e inchieste credibili

Dodici idee sulla situazione in Tibet


Al momento, la propaganda che i media ufficiali cinesi stanno diffondendo, senza lasciare spazio a niente altro, sta facendo avvampare sempre più le fiamme dell’odio interetnico e aggravando una situazione già molto tesa. Questo ha effetti estremamente deleteri per la salvaguardia a lungo termine dell’unità nazionale, e noi sottoscritti lanciamo un appello affinché questo tipo di propaganda cessi. Appoggiamo l’appello alla pace del Dalai Lama, e speriamo che il conflitto interetnico possa essere affrontato seguendo i principi della pace e della non violenza.


Condanniamo ogni tipo di azione violenta contro cittadini innocenti, e chiediamo con urgenza al governo cinese di sospendere la violenta repressione in Tibet e lanciamo un appello anche al popolo tibetano perché non si lasci andare ad azioni violente.


Il governo cinese ha affermato che “vi sono chiare prove che quest’incidente è stato organizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama”. Speriamo che il governo possa mostrare prove di quest’affermazione, e, per modificare l’atteggiamento di sfiducia e la visione negativa degli attuali incidenti che vi è nella Comunità internazionale, suggeriamo al governo cinese di invitare in Tibet la Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, affinché possa portare avanti un’inchiesta indipendente delle prove menzionate dal governo, del modo in cui gli incidenti si sono svolti, del numero dei morti e feriti, eccetera. Nella nostra opinione, il linguaggio da Rivoluzione Culturale del tipo “il Dalai Lama è un lupo travestito da monaco buddista, e uno spirito maligno con volto umano e cuore di bestia”, utilizzato dalle autorità del Partito comunista cinese nella Regione Autonoma del Tibet non è di nessun aiuto nel risolvere la situazione, e non è nemmeno d’aiuto all’immagine del governo cinese.


Dal momento che il governo cinese è intenzionato ad integrarsi alla Comunità internazionale, siamo dell’opinione che dovrebbe dunque cercare di mostrare uno stile di governo che si conformi agli standard della civiltà moderna. Notiamo che il giorno stesso in cui le violenze sono scoppiate a Lhasa (il 14 marzo), le autorità della Regione Autonoma del Tibet hanno dichiarato che “ci sono chiare prove che mostrano che quest’incidente è stato organizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama”. Questo mostrerebbe che le autorità del Tibet sapevano con anticipo che ci sarebbero stati disordini violenti, e non hanno fatto nulla per prevenirlo. Se vi sono state inadempienze da parte delle autorità, è necessario portare avanti una severa inchiesta, in modo che i responsabili possano essere puniti di conseguenza. Ma se non può essere provato che questi incidenti siano stati “organizzati, premeditati e meticolosamente portati avanti”, ma che si tratta invece di una “rivolta popolare” causata dall’evolversi degli eventi, le autorità dovrebbero lanciare un’inchiesta per determinare chi sia responsabile nell’aver incitato la popolazione alla rivolta e per aver diffuso informazioni false volte a ingannare il governo centrale ed il popolo, e dovrebbero anche riflettere con attenzione su che cosa si possa apprendere da quest’evento in modo da non intraprendere nel futuro lo stesso tipo di azioni.


Chiediamo con la massima forza al governo cinese di non sottomettere ora ogni tibetano all’inquisizione e vendetta politica. I processi delle persone che sono state arrestate devono essere portati avanti seguendo procedure giudiziarie aperte, giuste e trasparenti, in modo da assicurarsi un risultato giusto ed imparziale.


Richiediamo che il governo cinese autorizzi i media nazionali e internazionali a recarsi liberamente in Tibet in modo da poter portare avanti in modo indipendente interviste e inchieste per poter informare il pubblico. Siamo dell’opinione che l’attuale blocco dell’informazione non può servire a far acquistare credibilità alla popolazione cinese e con la comunità internazionale, e che sia dannoso per la credibilità del governo cinese. Se il governo ha davvero una buona comprensione della situazione, non può aver timore della presenza dei giornalisti. Solo adottando un atteggiamento di apertura possiamo sperare di modificare la mancanza di fiducia della Comunità internazionale nei confronti del nostro governo.


Lanciamo un accorato appello al popolo cinese e al popolo cinese all’estero affinché si mantenga calmo e tollerante, e perché sappia riflettere con profondità su quanto sta avvenendo. Adottare atteggiamenti di aggressivo nazionalismo non può fare altro che suscitare l’antipatia della Comunità internazionale, e danneggiare l’immagine internazionale della Cina. Negli anni Ottanta, gli incidenti in Tibet si erano limitati alla città di Lhasa, mentre in quest’occasione notiamo che si estendono a molte aree tibetane. Questo deteriorarsi delle cose mostra che sbagli severi sono stati fatti rispetto al Tibet.


I dipartimenti governativi responsabili devono riflettere coscienziosamente su questa questione, esaminare il loro fallimento, e modificare in modo fondamentale le politiche nei confronti delle minoranze etniche nazionali. Per impedire che simili incidenti possano aver luogo nuovamente in futuro, il governo deve rispettare i principi di libertà religiosa e di libertà di parola esplicitamente garantiti dalla Costituzione cinese, garantendo ai tibetani la piena libertà di esprimere le loro speranze e la loro insoddisfazione, e permettendo ai cittadini di tutte le etnie di criticare e apportare liberamente le loro idee rispetto alle politiche nazionali nei confronti delle minoranze etniche. Siamo dell’opinione che si debba eliminare l’animosità e lavorare per la riconciliazione nazionale, non continuare a rendere più profonda la divisione fra diversi gruppi etnici. Per questo, lanciamo un accorato appello ai leader del nostro paese affinché aprano un dialogo con il Dalai Lama. Ci auguriamo che cinesi e tibetani possano eliminare le incomprensioni che li separano, e sviluppare un tipo di interazione positiva che aiuti a creare maggiore unità. I vari dipartimenti governativi, così come le organizzazioni popolari e i leader religiosi dovrebbero impegnare tutte le loro forze verso quest’obiettivo.


Wang Lixiong (Beijing, scrittore), Liu Xiaobo (Beijing, scrittore indipendente), Zhang Zuhua (Beijing, studioso costituzionalista), Sha Yexin (Shanghai, scrittore, appartenente al gruppo etnico Hui, musulmano), Yu Haocheng (Beijing, giurista), Ding Zilin (Beijing, professoressa), Jiang Peiku(Beijing, professore), Yu Jie (Beijing, scrittore), Sun Wenguang (Shangdong, professore), Ran Yunfei(Sichuan, editore, etnia Tujia), Pu Zhiqiang (Beijing, avvocato), Teng Biao (Beijing, avvocato e studioso), Liao Yiwu (Sichuan, scrittore), Wang Qisheng (Beijing, studioso), Zhang Xianling (Beijing, ingegnere), Xu Jue (Beijing, ricercatore), Li Jun (Gansu, fotografo), Gao Yu (Beijing, giornalista), Wang Debang (Beijing, scrittore freelance), Zhao Dagong (Shenzhen, scrittore freelance), Jiang Danwen (Shanghai, scrittore), Liu Yi (Gansu, pittore), Xu Hui (Beijing, scrittore), Wang Tiancheng (Beijing, studioso), Wen Kejian (Hangzhou, freelance), Li Hai (Beijing, scrittore freelance), Tian Yongde (Mongolia Interna, attivista dei diritti umani delle minoranze), Zan Aizong (Hangzhou, giornalista), Liu Yiming (Hubei, scrittore freelance).


Il Foglio. 24 marzo 2008. Adriano Sofri cede la sua Piccola posta a una lettera di professionisti cinesi alle autorità di Pechino (le sottolineature sono mie)

Tibetans pray for the souls of those who died during protests in China as they urge the Chinese government to resist the use of brute force against Tibetan protesters, in Katmandu, Nepal, Saturday March 22, 2008.


 Petizione al Presidente cinese Hu Jintao:

Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell'affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto.