bambina e doberman
AHIMSA. Parola sanscrita che ho imparato da Gandhi. Vuol dire "innocenza" e "non violenza","impegno a non nuocere ad alcun essere vivente". AHIMSA. I miei obiettivi sono la ricerca, la conoscenza, la comunicazione e la condivisione di emozioni, idee, informazioni con altre "persone che cercano". L'altro mio blog è CONVIVIUM, il posto del banchetto.
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lunedì 16 giugno 2014
domenica 27 ottobre 2013
Diritti degli animali
Appello degli intellettuali francesi:
gli animali sono esseri sensibili, non cose
«Non si può più opporre l’uomo
alle bestie. Il benessere degli animali
è un segno di progresso sociale».
alle bestie. Il benessere degli animali
è un segno di progresso sociale».
Gli animali devono essere riconosciuti dalla legge come «esseri viventi e sensibili»: è l’appello di 24 intellettuali francesi, tra cui i filosofi Michel Onfray e Alain Finkielkraut, l’astrofisico Hubert Reeves, e l’ex ministro dell’Educazione Luc Ferry, che hanno pubblicato un manifesto affinché gli animali non siano più considerati nel Codice civile transalpino come cose. «Non si può più opporre l’uomo alle bestie - sostengono gli intellettuali -. Il benessere degli animali è un segno di progresso sociale».
C’è anche una petizione con una proposta di legge lanciata dalla Fondazione ’30 millions d’amis’ che ha già raccolto circa 250.000 firme ed è stata presentata alla ministra della Giustizia. «Vogliamo dare una personalità giuridica all’animale, creando una terza categoria oltre alle persone e ai beni - spiega la presidente della Fondazione, Reha Mutin -. Proponiamo che il titolo del Libro II del Codice civile sia modificato come segue: `Degli animali, dei beni e delle differenti modificazioni della proprietà´. Deve inoltre essere specificato che l’animale è un essere vivente e sensibile».
Attualmente il Codice civile, all’articolo 528, non menziona gli animali come esseri viventi ma come «beni mobili». Questa definizione fu stabilita sotto Napoleone nel 1804 ed è il retaggio di una società rurale dove l’animale era ritenuto una forza agricola.
«Oggi questo articolo del Codice civile è assurdo - afferma Luc Ferry -. Bisogna fare evolvere la legislazione in vigore in vista di un’evoluzione dello statuto giuridico dell’animale».
«Gli animali sono per la legge merce di scambio - ammette anche Hubert Reeves -. Ritenerli esseri sensibili vuol dire riconoscere che possono soffrire e offrire loro una maggiore protezione giuridica contro i maltrattamenti, sia nell’ambito domestico, che per in quello agricolo o nei laboratori di ricerca».
Il primo testo per la protezione degli animali domestici fu adottato in Francia nel 1850 su proposta dell’ufficiale di cavalleria Delmas de Grammont. Nel 1976 il Codice agricolo d’Oltralpe riconosce per la prima volta l’animale come un essere sensibile. Poi nel 1999 il Codice penale punisce i maltrattamenti e le sevizie gravi contro gli animali”.
I diritti degli animali
La Lav e alcuni parlamentari:
i diritti degli animali entrino nella Costituzione
I diritti degli animali entrino nella Costituzione: a chiederlo la Lav e l’Intergruppo Parlamentare Animali, annunciando una proposta di legge costituzionale finalizzata a integrare l’articolo 9 della nostra Carta con il seguente principio: «Gli animali sono esseri senzienti e la Repubblica ne promuove e garantisce la vita, la salute e un’esistenza compatibile con le proprie caratteristiche etologiche».
Un principio da sancire, a cominciare dalle norme-base che regolano la vita del nostro Paese, includendo la naturale tutela del paesaggio, dell’ambiente e gli ecosistemi. La proposta di legge costituzionale prevede anche, all’articolo 117 secondo comma lettera s) di includere gli animali tra le materie su cui lo Stato ha legislazione esclusiva. «Il riconoscimento degli animali nella Costituzione è un passo importante che prenderebbe atto della mutata sensibilità dell’opinione pubblica, di quanto già esprime il Trattato Europeo che li definisce esseri senzienti, di analoghi riferimenti presenti nelle Costituzioni di Germania, Austria, Svizzera e India -sostiene Gianluca Felicetti, presidente della Lav- il nuovo corso del rapporto con gli altri animali deve essere fondato sull’assegnazione di diritti basilari, già iniziata con la riforma del Codice penale nove anni fa. Speriamo che il Parlamento voglia sciogliere questo nodo morale».
La proposta viene presentata in occasione del convegno «La questione animale» nella nostra esperienza legislativa e giudiziaria, che si svolge oggi presso la biblioteca del Senato Giovanni Spadolini a Roma. Nel corso dei lavori, il giurista Stefano Rodotà e Luigi Lombardi Vallauri (ordinario di Filosofia del Diritto all’Università degli Studi di Firenze) presentano il quinto Tomo del «Trattato di Biodiritto», collana di studi di bioetica che, per la prima volta, affronta questa tematica.
Il volume, edito dalla Giuffré, analizza la «questione animale» sotto molteplici aspetti: dalla necessità dell’alimentazione senza prodotti di origine animale per motivi di carattere etico, ambientale e sanitario, alla tutela degli animali d’affezione, della fauna selvatica e di quelli esotici, analizzando l’inopportunità di tante pratiche con uso di esseri viventi, come feste popolari, sagre, palii e circhi che continuano di fatto a riconoscere l’animale quale «oggetto» e non «soggetto» di diritto. Nel corso del convegno, due costituzionalisti affrontano «la questione animale»: Stefano Grassi (dell’Università di Firenze) e la Francesca Rescigno (dell’Università di Bologna) analizzano l’opportunità di riconoscere gli animali come soggetti di diritti e tutela a partire dalla Carta.
giovedì 17 ottobre 2013
Intorno alla direttiva europea 63/2010
sulla sperimentazione animale
@ la senatrice Paola Taverna M5S
@ Senatrice Paola Taverna M5S
Ho appena ascoltato il suo intervento in Senato sulla direttiva europea relativa alla sperimentazione sugli animali. La condivido completamente, benché in poco tempo non era possibile spiegare tutto e, soprattutto, i particolari nelle cui pieghe si nasconde il peggio del peggio.
I rappresentanti del popolo sovrano, però, dovranno preoccuparsi degli ANIMALI CHE VOTANO: i...o mi considero un ANIMALE UMANO e voto e difendo i diritti degli ANIMALI NON UMANI, miei, nostri compagni di viaggio sul pianeta blu chiamato Terra. C'è tuttavia il problema della legge elettorale e della vaghezza delle informazioni su chi si candida a rappresentarci. Come faccio a sapere se sto votando per un aguzzino/a?
Un saluto. Dora Meo
Ho appena ascoltato il suo intervento in Senato sulla direttiva europea relativa alla sperimentazione sugli animali. La condivido completamente, benché in poco tempo non era possibile spiegare tutto e, soprattutto, i particolari nelle cui pieghe si nasconde il peggio del peggio.
I rappresentanti del popolo sovrano, però, dovranno preoccuparsi degli ANIMALI CHE VOTANO: i...o mi considero un ANIMALE UMANO e voto e difendo i diritti degli ANIMALI NON UMANI, miei, nostri compagni di viaggio sul pianeta blu chiamato Terra. C'è tuttavia il problema della legge elettorale e della vaghezza delle informazioni su chi si candida a rappresentarci. Come faccio a sapere se sto votando per un aguzzino/a?
Un saluto. Dora Meo
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domenica 6 ottobre 2013
By GREGORY BERNS
Now, after training and scanning a dozen dogs, my one
inescapable conclusion is this: dogs are people, too.
Because dogs can’t speak, scientists have relied on
behavioral observations to infer what dogs are thinking. It is a tricky
business. You can’t ask a dog why he does something. And you certainly can’t ask
him how he feels. The prospect of ferreting out animal emotions scares many
scientists. After all, animal research is big business. It has been easy to
sidestep the difficult questions about animal sentience and emotions because
they have been unanswerable.
Until now.
By looking directly at their brains and bypassing the
constraints of behaviorism, M.R.I.’s can tell us about dogs’ internal states.
M.R.I.’s are conducted in loud, confined spaces. People don’t like them, and
you have to hold absolutely still during the procedure. Conventional veterinary
practice says you have to anesthetize animals so they don’t move during a scan.
But you can’t study brain function in an anesthetized animal. At least not
anything interesting like perception or emotion.
From the beginning, we treated the dogs as persons. We
had a consent form, which was modeled after a child’s consent form but signed
by the dog’s owner. We emphasized that participation was voluntary, and that
the dog had the right to quit the study. We used only positive training
methods. No sedation. No restraints. If the dogs didn’t want to be in the
M.R.I. scanner, they could leave. Same as any human volunteer.
My dog Callie was the first. Rescued from a shelter,
Callie was a skinny black terrier mix, what is called a feist in the southern
Appalachians, from where she came. True to her roots, she preferred hunting
squirrels and rabbits in the backyard to curling up in my lap. She had a
natural inquisitiveness, which probably landed her in the shelter in the first
place, but also made training a breeze.
With the help of my friend Mark Spivak, a dog trainer,
we started teaching Callie to go into an M.R.I. simulator that I built in my
living room. She learned to walk up steps into a tube, place her head in a
custom-fitted chin rest, and hold rock-still for periods of up to 30 seconds.
Oh, and she had to learn to wear earmuffs to protect her sensitive hearing from
the 95 decibels of noise the scanner makes.
After months of training and some trial-and-error at
the real M.R.I. scanner, we were rewarded with the first maps of brain
activity. For our first tests, we measured Callie’s brain response to two hand
signals in the scanner. In later experiments, not yet published, we determined
which parts of her brain distinguished the scents of familiar and unfamiliar
dogs and humans.
Soon, the local dog community learned of our quest to
determine what dogs are thinking. Within a year, we had assembled a team of a
dozen dogs who were all “M.R.I.-certified.”
Although we are just beginning to answer basic
questions about the canine brain, we cannot ignore the striking similarity
between dogs and humans in both the structure and function of a key brain
region: the caudate nucleus.
Rich in dopamine receptors, the caudate sits between
the brainstem and the cortex. In humans, the caudate plays a key role in the
anticipation of things we enjoy, like food, love and money. But can we flip
this association around and infer what a person is thinking just by measuring
caudate activity? Because of the overwhelming complexity of how different parts
of the brain are connected to one another, it is not usually possible to pin a
single cognitive function or emotion to a single brain region.
But the caudate may be an exception. Specific parts of
the caudate stand out for their consistent activation to many things that
humans enjoy. Caudate activation is so consistent that under the right
circumstances, it can predict our preferences for food, music and even beauty.
In dogs, we found that activity in the caudate
increased in response to hand signals indicating food. The caudate also
activated to the smells of familiar humans. And in preliminary tests, it
activated to the return of an owner who had momentarily stepped out of view. Do
these findings prove that dogs love us? Not quite. But many of the same things
that activate the human caudate, which are associated with positive emotions,
also activate the dog caudate. Neuroscientists call this a functional homology,
and it may be an indication of canine emotions.
The ability to experience positive emotions, like love
and attachment, would mean that dogs have a level of sentience comparable to
that of a human child. And this ability suggests a rethinking of how we treat
dogs.
DOGS have long been considered property. Though the
Animal Welfare Act of 1966 and state laws raised the bar for the treatment of
animals, they solidified the view that animals are things — objects that can be
disposed of as long as reasonable care is taken to minimize their suffering.
But now, by using the M.R.I. to push away the
limitations of behaviorism, we can no longer hide from the evidence. Dogs, and
probably many other animals (especially our closest primate relatives), seem to
have emotions just like us. And this means we must reconsider their treatment
as property.
One alternative is a sort of limited personhood for
animals that show neurobiological evidence of positive emotions. Many rescue
groups already use the label of “guardian” to describe human caregivers,
binding the human to his ward with an implicit responsibility to care for her.
Failure to act as a good guardian runs the risk of having the dog placed
elsewhere. But there are no laws that cover animals as wards, so the patchwork
of rescue groups that operate under a guardianship model have little legal foundation
to protect the animals’ interest.
If we went a step further and granted dogs rights of
personhood, they would be afforded additional protection against exploitation.
Puppy mills, laboratory dogs and dog racing would be banned for violating the
basic right of self-determination of a person.
I suspect that society is many years away from
considering dogs as persons. However, recent rulings by the Supreme Court have
included neuroscientific findings that open the door to such a possibility. In
two cases, the court ruled that juvenile offenders could not be sentenced to
life imprisonment without the possibility of parole. As part of the rulings,
the court cited brain-imaging evidence that the human brain was not mature in
adolescence. Although this case has nothing to do with dog sentience, the
justices opened the door for neuroscience in the courtroom.
Perhaps someday we may see a case arguing for a dog’s
rights based on brain-imaging findings.
Gregory Berns is a
professor of neuroeconomics at Emory University and the author of “How Dogs
Love Us: A Neuroscientist and His Adopted Dog Decode the Canine Brain.”
giovedì 29 agosto 2013
di J.M. Coetzee
La sistematica, silenziosa uccisione quotidiana di milioni di animali è il peccato originale che in ogni momento si rinnova intorno a noi. Senza che peraltro venga percepito in quanto tale.
Non si tratta forse di una necessità perché l’umanità sopravviva? Così dicono anche i più illuminati, svelando la rozzezza di ogni etica che riguardi esclusivamente l’uomo. Sarà pure indubbia, quella necessità.
Ma l’uccisione rimane uccisione.
E, se un occhio etico esiste, deve essere capace di osservarla e giudicarla.
Con questo libro Coetzee non ha inteso aggiungere nuovi argomenti alla disputa sulla crudeltà verso gli animali, che risale plausibilmente a quando, nella remota preistoria, l’uomo passò alla dieta carnivora. Da consumato narratore, ha voluto creare qualcosa di molto più efficace: una subdola, insidiosa macchina romanzesca che obblighi il lettore ad avvertire in tutta la sua enormità una questione che generalmente si preferisce accantonare.
Usando a questo fine un personaggio memorabile, Elizabeth Costello, anziana e popolare romanziera che riesce a mettere in crisi tutti i sapienti accademici, a cominciare da suo figlio, professore di Fisica, in una città universitaria politically correct dove è stata invitata a parlare dei suoi libri. Con la sua voce pacata e implacabile, Elizabeth Costello parlerà invece delle vite degli animali e di come vengono maltrattate dagli uomini, così gettando i suoi ascoltatori in un insanabile imbarazzo.
«Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli?». La vita degli animali è apparso per la prima volta nel 1999 ed è corredato, in appendice, da quattro riflessioni: una letteraria di Marjorie Garber, una religiosa di Wendi Doniger, una filosofica di Peter Singer e una etologica di Barbara Smuts.
Risvolto di copertina dell'edizione Biblioteca Adelphi
domenica 25 agosto 2013
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