giovedì 29 aprile 2004

28.04.2004


Caro Blair che disastro


di 52 ex ambasciatori e alti funzionari britannici

Questo è il testo inviato da 52 ex ambasciatori e alti funzionari britannici a Blair per criticare le posizioni assunte dal governo su Medio Oriente e Iraq.

Gentile Primo Ministro,
noi sottoscritti, ex ambasciatori britannici, alti commissari, governatori e alti funzionari internazionali, con una lunga esperienza in Medio Oriente o in altre zone del mondo, abbiamo osservato con crescente preoccupazione l’atteggiamento politico che Lei ha scelto di tenere nei confronti del problema arabo-israeliano e dell’Iraq, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti. Dopo la conferenza stampa di Washington, dove Lei e il Presidente Bush avete ribadito la vostra linea politica, riteniamo che sia giunto il momento di rendere pubblica questa nostra preoccupazione, con la speranza che questo possa servire a sollevare l’argomento in Parlamento e a procedere a una revisione della politica attuale.
La decisione presa da Stati Uniti, Unione europea, Russia e Nazioni Unite di proporre una road map per la risoluzione del conflitto tra palestinesi e israeliani aveva fatto nascere la speranza che le grandi potenze avrebbero finalmente fatto un vero sforzo comune per risolvere un problema che più di ogni altro ha avvelenato per decenni i rapporti tra l'occidente e il mondo islamico e arabo. I principi legali e politici su cui si sarebbe basato tale accordo erano chiari: Clinton aveva affrontato il problema durante la sua presidenza; gli ingredienti necessari per l'intesa erano stati stabiliti e si era raggiunto seppur informalmente un accordo parziale già su molti punti. Ma si trattava di speranze vane. Non è stato fatto niente per far avanzare le trattative o per arginare la violenza. La Gran Bretagna e gli altri paesi o istituzioni che appoggiavano la road map hanno fatto affidamento (invano) solo su un'iniziativa della leadership americana, che però non c'è stata.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Dopo tutti i mesi persi nell'attesa, Ariel Sharon e il Presidente Bush hanno annunciato alla comunità internazionale una nuova linea politica, unilaterale e illegale, che costerà ancora più sangue agli israeliani e ai palestinesi. La nostra costernazione davanti a questo annuncio, che è solo un passo indietro, non fa che aumentare, perché sembra che anche Lei abbia scelto di appoggiare questa decisione, abbandonando i principi che per circa quarant'anni hanno guidato la comunità internazionale nel suo sforzo di riportare la pace in Terra santa - principi che sono stati alla base di tutti i successi ottenuti.
L'abbandono di tali principi arriva in un momento in cui, a torto o a ragione, siamo considerati nel mondo musulmano e arabo i partner di un'occupazione illegale e brutale in Iraq.
L'atteggiamento tenuto nella guerra irachena dimostra che non c'era un piano efficace per il dopo Saddam. Tutti quelli che conoscono la regione avevano previsto che l'occupazione delle forze della coalizione si sarebbe scontrata con una resistenza forte e tenace - e le cose sono andate proprio così. Descrivere la resistenza come un problema dovuto a terroristi, fanatici e mercenari non è credibile, né ci aiuta. La linea politica da noi adottata deve tener conto della natura e della storia dell'Iraq, il paese più complesso dell'intera regione. Anche se molti iracheni vogliono una società democratica, credere che la democrazia possa essere instaurata dalla coalizione è quantomeno ingenuo. Questa è l'opinione di tutti gli analisti indipendenti che conoscono bene la regione, sia in Gran Bretagna che in America. Siamo lieti di sapere che Lei e il Presidente Bush avete accolto positivamente le proposte di Lakhdar Brahimi. Dobbiamo essere pronti a fornirgli tutto il nostro appoggio e a dare alle Nazioni Unite l'autorità necessaria per lavorare in Iraq.
Le azioni militari delle forze di coalizione devono essere guidate da obiettivi politici chiari e dalle esigenze dello scenario iracheno - non da altri criteri. Non è abbastanza dire che l'uso della forza è necessario in alcune zone. L'uso di armi pesanti non adatte alla situazione irachena, la scelta di un linguaggio che serve solo a infiammare gli animi e i continui scontri a Falluja e a Najaf servono solo a unire l'opposizione, non a combatterla. Gli iracheni uccisi dalle forze di coalizione potrebbero essere da dieci a quindicimila (è un male che le forze di coalizione non abbiano delle stime affidabili), ma solo il numero di persone uccise lo scorso mese a Falluja sembra essere di diverse centinaia, tra cui molti civili, uomini, donne e bambini. Espressioni come: “Piangiamo ogni perdita umana. Rendiamo onore ai morti e alle loro famiglie per il loro coraggio e il loro sacrificio”, che si riferiscono solo ai soldati uccisi della coalizione, non servono certo a moderare le passioni suscitate dagli scontri.
Siamo d'accordo con Lei nel sostenere che il governo britannico ha tutto l'interesse a lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti su questi argomenti, e a esercitare la sua influenza in quanto suo leale alleato. Siamo convinti che questa influenza oggi sia di vitale importanza. Se è inaccettabile o sgradita, non c'è motivo di appoggiare delle scelte politiche che sono destinate al fallimento.
In fede,
Brian Barder, ex Alto commissario, Australia; Paul Bregne, ex diplomatico; John Birch, ex ambasciatore, Ungheria; David Blatherwick, ex ambasciatore, Irlanda; Graham Hugh Boyce, ex ambasciatore, Egitto; Julian Bullard, ex ambasciatore, Bonn; Juliet Campbell, ex ambasciatore, Lussemburgo; Bryan Cartledge, ex ambasciatore, Unione Sovietica; Terence Clark, ex ambasciatore, Iraq; David Hugh Calvin, ex ambasciatore, Belgio; Francis Cornish, ex ambasciatore, Israele; James Craig, ex ambasciatore, Arabia Saudita; Brian Crowe, ex direttore generale per gli affari esteri e la difesa, Consiglio dell'Unione europea; Basil Eastwood, ex ambasciatore, Siria; Stephen Egerton, servizio diplomatico, Kuwait; William Fullerton, ex ambasciatore, Marocco; Dick Fyjis-Walker, ex presidente del Commonwealth Institute; Marrack Goulding, ex capo della sezione peacekeeping delle Nazioni Unite; John Graham, ex ambasciatore Nato, Iraq; Andrew Green, ex ambasciatore, Siria; Victor Henderson, ex ambasciatore, Yemen; Peter Hinchcliffe, ex ambasciatore, Giordania; Brian Hitch, ex Alto commissario, Malta; Archie Lamb, ex ambasciatore, Norvegia; Davide Legan, ex ambasciatore, Turchia; Christopher Long, ex ambasciatore, Svizzera; Ivor Lucas, ex segretario generale della Camera di commercio arabo-britannica; Ian McCluney,ex ambasciatore, Somalia; Maureen MacGlashan, rappresentante in Israele; Philip McLean, ex ambasciatore, Cuba; Christopher MacRae, ex ambasciatore, Ciad; Oliver Miles, servizio diplomatico in Medio oriente; Martin Moriand, ex ambasciatore, Birmania; Keith Morris, ex ambasciatore, Colombia; Richard Muir, ex ambasciatore, Kuwait; Alan Munro, ex ambasciatore, Arabia Saudita; Stephen Nash, ex ambasciatore, Lituania; Robin O'Neill, ex ambasciatore, Austria; Andrew Palmer, ex ambasciatore, Vaticano; Bill Quantrill, ex ambasciatore, Camerun;David Ratford, ex ambasciatore, Norvegia; Tom Richardson, ex ambasciatore presso le Nazioni Unite; Andrew Stuart, ex ambasciatore, Finlandia; Michael Wek, ex ambasciatore, Cairo; Alan White, ex ambasciatore, Cile; Hugh Tunnell, ex ambasciatore, Bahrain; Charles Treadwell, ex ambasciatore, Emirati arabi; Crispin Tickell, ex ambasciatore presso le Nazioni Unite; Derek Tonkin, ex ambasciatore, Tailandia; David Tatharn, ex governatore, isole Falkland; Harold “Hooky” Walker, ex ambasciatore, Iraq; Jeremy Varcoe, ex ambasciatore, Somalia.
traduzione di Sara Bani

da L'UNITA'


















3 commenti:

  1. Ma tutta questa 'gente' verrà acoltata???...

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  2. Un passaggio veloce, tra un rientro e una nuova partenza. Ma tornerò presto. Un bacio, Harmonia. Grazie. Percival

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