lunedì 29 agosto 2005

First World Conference on the Future of Science



September 21-23, 2005 Venezia - Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore


La prima conferenza mondiale sul “futuro della scienza” documenterà l'impatto che il progresso scientifico ha nella società di oggi.
Nei tre giorni di durata del convegno si alterneranno ai tavoli di discussione scienziati, politici, economisti, filosofi, teologi, personalità della cultura di tutto il mondo.


sito ufficiale: http://www.veniceconference2005.org/


Investire sul futuro


Umberto Veronesi


di UMBERTO VERONESI




   NELL'ERA della comunicazione globale - per tutti e fra tutti - uno dei più grandi problemi del nostro Paese è, paradossalmente, la mancanza di informazione.

   La scienza delle telecomunicazioni ci ha fatto superare anche le tradizionali barriere dello spazio e del tempo: possiamo vedere in tempo reale cosa succede in ogni parte del pianeta e in gran parte dell'universo che lo circonda, possiamo entrare in contatto con chi vogliamo in ogni istante, possiamo scambiarci dati importantissimi - come quelli relativi a una nuova cura o a un malato grave da salvare - dagli angoli opposti della Terra.

Il progresso scientifico del terzo millennio non è un privilegio di pochi. Il sapere scientifico, l'atteggiamento razionale proprio del metodo di indagine scientifica, il semplice interesse instancabile per "il perché delle cose", invece, lo sono. La scienza è diventata, per un complesso intreccio di ragioni storiche, appannaggio di una minoranza di addetti ai lavori, che oggi è vista con circospezione, se non con sospetto, per non dire con ostilità.

La scarsa diffusione del sapere scientifico trasversalmente a tutti i livelli sociali non è un mero problema culturale: è una delle principali ragioni del brusco rallentamento dell'intero sistema-Paese che, trascurando e penalizzando la ricerca scientifica, non riesce a produrre innovazione e a proiettarsi nel futuro. Allora si ripiega verso il passato, dando il via ad un preoccupante processo di regressione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: facoltà scientifiche deserte, centri di ricerca istituzionali in crisi perenne, molti dei migliori ricercatori in carriera all'estero e i nostri giovani più qualificati e motivati senza prospettive, o quasi, di trovare un lavoro.





Chiunque si pone controcorrente rispetto al trend anti-scientifico aiuta dunque concretamente il nostro Paese: Per questo l'iniziativa di Repubblica di lanciare una collana divulgativa sulla Scienza è utilissima, interessante e illuminata. Perché serve a riavvicinare la scienza alla gente e a ricreare quella fiducia nella sua capacità di produrre condizioni di vita migliori, senza la quale non c'è futuro.

Questo atteggiamento positivo esisteva, per esempio, nel secolo scorso ed è quello che ha accompagnato l'Italia nella classifica dei Paesi più avanzati del mondo, da cui oggi rischiamo fortemente di essere estromessi. Io credo, però, che siamo ancora in tempo, anche se il tempo stringe. Penso che abbiamo le capacità per recuperare la nostra forza di innovazione e per impegnarci a cambiare il destino del Paese. La via, sono convinto, è proprio quella di riavvicinare la scienza alla società e stabilire fra loro una solida alleanza.

Per far questo la scienza deve imparare innanzitutto a comunicare con chiarezza e semplicità per vincere le paure e i taboo che il non-sapere crea intorno alle sue conquiste. La paura della manipolazione genetica, per esempio, o dell'esplorazione dello spazio, o ancora, delle nuove fonti di energia. Deve inoltre informare la popolazione non solo delle sue scoperte, ma anche dei suoi obiettivi, i suoi metodi, i suoi principi e soprattutto dei suoi limiti e suoi misteri. A questo fine è indispensabile mettersi a confronto con le altre forme di pensiero: con le religioni prima di tutto, e poi con la filosofia, la giurisprudenza, la politica, l'economia.

Fra poche settimane - dal 20 al 23 settembre - si terrà a Venezia la First World Conference on the Future of Science, che ha proprio quest'obiettivo: delineare in modo chiaro qual è l'impatto della scienza sulla nostra vita e ridisegnare il ruolo della scienza nella società di domani. E' un evento dunque studiato non tanto per gli scienziati, anche se vi parteciperanno grandi scienziati e uomini di pensiero, quanto per la pubblica opinione. L'ho fortemente voluto in primo luogo per combattere la mancanza di informazione, nella convinzione che la non-conoscenza non dà nessun diritto - né a credere, né a non credere, né ad aver fiducia né a non averne - e nessuna libertà.

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Piazza San Marco e Isola San Giorgio

 

Venezia - Isola di San Giorgio

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 Fondazione Umberto Veronesi  per il progresso delle Scienze - http://www.fondazioneveronesi.it/

19 commenti:

  1. carissima, Veronesi è l'esempio di come si possano dire grandi verità, anche se si è grandi uomini di scienza, con parole semplici e comprensibili. Lo ammiro in queste parole, e sottolineo la affermazione finale.
    Ti abbraccio!
    m.

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  2. C'era un vecchio lavoro di Dario Fo il cui titolo era più o meno questo (o almeno questo era il senso): L'operaio sa cento parole e il padrone mille. Per questo lui è il padrone.
    E', almeno secondo me, un fatto di cultura. Generale. Scuola allo sbando, televisione spazzatura, cultura spettacolo che serve più ad addormentare le menti che a svegliarle.
    Mi sembra che tutto questo non nasca per caso. O che il caso si sia proprio accanito.
    Un bacio.

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  3. Speriamo che gli atti del convegno vengano pubblicati e diffusi.Mai come ora servono queste riflessioni e confronti.

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  4. Concordo ilvecchiodellamontagna e ti ringrazio per le notizie che puntualmente pubblichi.
    Un caro saluto, harmonia

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  5. un'iniziativa interessante, anche se forse un po' troppo autoreferenziale, perche' quello proposto non e' certo un argomento che non venga continuamente discusso, basta cercare di informarsi...
    Se si vuole portare il dibattito alla conoscenza di un pubblico piu' vasto, bisognera' trovare un difficilissimo equilibrio tra una adeguata "popolarizzazione" ed il pericolo di un'eccessiva banalizzazione spettacolarizzata, pericolo che e' sempre in agguato in casi del genere...

    Mi chiedo poi cosa c'entrino, in questo discorso, i teologi....

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  6. Concordo con Mikecas: ma cosa c'entrano i teologi con la scienza?
    Un saluto, Harmonia.

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  7. Interessantissima notizia,,,,
    quasi sconfortati abbracciamo in pieno il commento di solitude!!!

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  8. .. non c'entra niente, ma non è splendida Venezia?
    Bacio

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  9. Mia amabile amica, altrove ho dissentito su una visione pessimistica del reale, ma qui davanti a questa analisi di Veronesi come non essere concorde.Siamo abituati a pensare ai privilegi legati solo al denaro, e lui ci indica privilegi più subdoli: l'informazione è di pochi, -dice.Che lui, poi, abbia voluto la Conferenza lo fa assurgere ancora di più nell'ambito dei pochi intellettuali illuminati di cui l'Italia può andare fiera.Grazie della notevole segnalazione.D'altro canto anche il tuo blog offre un solido contributo allla diffusione della informazione, Harmonai!

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  10. Veronesi, uno degli ultimi veri illuminati italiani. Ce ne vorrebbero 100 come lui, e dovrebbero monopolizzare Buona Domenica e ogni contenitore trash per scuoterci un po' dal desolante torpore culturale in cui siamo stati precipitati.
    Speriamo bene.
    Baci, P&C

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  11. ilaria MN... sorrisi

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  12. io veronesi non lo sopporto... voleva legalizzare le droghe leggere!

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  13. Vabbè, io legalizzerei le droghe pesanti!

    A parte le battute mi sembra sicuramente encomiabile l'iniziativa di Veronesi, soprattutto considerando lo stato ... vegetativo ... in cui versa l'informazione scientifica in Italia (ridottosi praticamente alla sola divulgazione del pur bravo Angela).
    Condividuo l'appunto di Mikecas: ma che c...lo c'entrano i preti e le religioni?

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  14. OT. passo solo per lasciarti un saluto

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  15. vorrei precisare un attimo il significato della mia frase "ma cosa c'entrano i teologi".
    Anche se io non li ritengo necessari per lo sviluppo della specie umana, i teologi esistono, e quindi bisogna confrontarsi anche con loro. Magari proprio non con tutti, perche' un dialogo comporta una certa disponibilita' da entrambe le parti...
    In ogni caso, al di la' delle battute, ci sono molti argomenti che riguardano il futuro dell'umanita' su cui un confronto delle varie linee di pensiero e' necessario, ed e' ovvio che tra gli interlocutori ci vedo bene anche i teologi (di tutte le religioni, pero', se no si sta facendo discriminazione).
    Ma se si parla di scienza, continuo a non ritenere, non dico necessario, ma proprio auspicabile un confronto.
    Perche' il teologo, qualunque teologo che non voglia abdicare alla sua stessa natura, non parlera' mai di scienza, ma solo di come limitarla, come metterla sotto il controllo di una Verita' che la scienza ha spinto sempre piu' fuori dalla quotidianita' umana, e che per continuare ad essere creduta ha bisogno di limitare la scienza, di invalidarne i suoi stessi principi di funzionamento.
    Non e' possibile parlare di scienza con i teologi.

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  16. vorrei precisare un attimo il significato della mia frase "ma cosa c'entrano i teologi".
    Anche se io non li ritengo necessari per lo sviluppo della specie umana, i teologi esistono, e quindi bisogna confrontarsi anche con loro. Magari proprio non con tutti, perche' un dialogo comporta una certa disponibilita' da entrambe le parti...
    In ogni caso, al di la' delle battute, ci sono molti argomenti che riguardano il futuro dell'umanita' su cui un confronto delle varie linee di pensiero e' necessario, ed e' ovvio che tra gli interlocutori ci vedo bene anche i teologi (di tutte le religioni, pero', se no si sta facendo discriminazione).
    Ma se si parla di scienza, continuo a non ritenere, non dico necessario, ma proprio auspicabile un confronto.
    Perche' il teologo, qualunque teologo che non voglia abdicare alla sua stessa natura, non parlera' mai di scienza, ma solo di come limitarla, come metterla sotto il controllo di una Verita' che la scienza ha spinto sempre piu' fuori dalla quotidianita' umana, e che per continuare ad essere creduta ha bisogno di limitare la scienza, di invalidarne i suoi stessi principi di funzionamento.
    Non e' possibile parlare di scienza con i teologi.

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  17. vorrei precisare un attimo il significato della mia frase "ma cosa c'entrano i teologi".
    Anche se io non li ritengo necessari per lo sviluppo della specie umana, i teologi esistono, e quindi bisogna confrontarsi anche con loro. Magari proprio non con tutti, perche' un dialogo comporta una certa disponibilita' da entrambe le parti...
    In ogni caso, al di la' delle battute, ci sono molti argomenti che riguardano il futuro dell'umanita' su cui un confronto delle varie linee di pensiero e' necessario, ed e' ovvio che tra gli interlocutori ci vedo bene anche i teologi (di tutte le religioni, pero', se no si sta facendo discriminazione).
    Ma se si parla di scienza, continuo a non ritenere, non dico necessario, ma proprio auspicabile un confronto.
    Perche' il teologo, qualunque teologo che non voglia abdicare alla sua stessa natura, non parlera' mai di scienza, ma solo di come limitarla, come metterla sotto il controllo di una Verita' che la scienza ha spinto sempre piu' fuori dalla quotidianita' umana, e che per continuare ad essere creduta ha bisogno di limitare la scienza, di invalidarne i suoi stessi principi di funzionamento.
    Non e' possibile parlare di scienza con i teologi.

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  18. vorrei precisare un attimo il significato della mia frase "ma cosa c'entrano i teologi".
    Anche se io non li ritengo necessari per lo sviluppo della specie umana, i teologi esistono, e quindi bisogna confrontarsi anche con loro. Magari proprio non con tutti, perche' un dialogo comporta una certa disponibilita' da entrambe le parti...
    In ogni caso, al di la' delle battute, ci sono molti argomenti che riguardano il futuro dell'umanita' su cui un confronto delle varie linee di pensiero e' necessario, ed e' ovvio che tra gli interlocutori ci vedo bene anche i teologi (di tutte le religioni, pero', se no si sta facendo discriminazione).
    Ma se si parla di scienza, continuo a non ritenere, non dico necessario, ma proprio auspicabile un confronto.
    Perche' il teologo, qualunque teologo che non voglia abdicare alla sua stessa natura, non parlera' mai di scienza, ma solo di come limitarla, come metterla sotto il controllo di una Verita' che la scienza ha spinto sempre piu' fuori dalla quotidianita' umana, e che per continuare ad essere creduta ha bisogno di limitare la scienza, di invalidarne i suoi stessi principi di funzionamento.
    Non e' possibile parlare di scienza con i teologi.

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