lunedì 23 maggio 2016

Il Senato

 

Referendum su riforme costituzionali

20 Maggio 2016

Referendum: le domande più frequenti

Senato

Si dice che sono molti anni che si discute e non si è mai fatto nulla. Perché opporsi adesso, quando si decide, finalmente, di fare qualcosa di positivo per l'aggiornamento della Costituzione?
Non si tratta di fare a tutti i costi, ma di fare bene, aggiornando quando occorre, ma rispettando lo spirito e i valori della Costituzione
Dunque, contrarietà ad ogni modifica del sistema parlamentare?
 Niente affatto: si può correggere il “bicameralismo perfetto” in modo molto semplice e rapido: differenziando, almeno in parte, il lavoro delle Camere (ad esempio, riservando la fiducia al Governo, solo alla Camera, e il controllo sull'esecutivo e sull'attuazione ed efficacia delle leggi, al Senato). E poi creando un sistema che consenta di approvare insieme le leggi più importanti e che affidi le altre ad un solo ramo del Parlamento, con la facoltà di intervento da parte dell'altro ramo. Questa riforma si sarebbe potuta fare in poco tempo, già col Governo Letta, invece di mettere mano a modifiche molto estese e controverse.
Ma questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?
Non è vero, perché non rappresenta le Regioni, ma assegna solo determinati poteri a Consiglieri regionali e a Sindaci. In Paesi come la Germania, è il governo dei Lander (Regioni) che elegge il Senato e così nasce una vera rappresentanza delle autonomie.
Ma non c'è il lato positivo del risparmio di spesa, visto che la funzione dei Senatori è prestata a titolo gratuito?
Se si pensa che occorre ridurre il numero dei parlamentari, si può ridurre proporzionalmente il numero dei Deputati e quello dei Senatori. Se invece si riduce drasticamente solo il numero dei Senatori, squilibrando il sistema, vuol dire che il disegno è un altro: praticamente “azzerare” il Senato e dare tutto il potere ad una sola Camera ed a chi la governa. Questo è grave e pericoloso perché elimina il sistema di pesi e contrappesi giustamente disegnato dalla Costituzione. Quanto al “compenso”, a prescindere dal fatto che nessuno può credere che si faccia un lavoro in più, gratuitamente, il problema è che non si possono fare due mestieri contemporaneamente. Quindi la gratuità è solo una finzione.
Ci sarà uno snellimento al procedimento legislativo.
Non è vero, perché sono previsti molti tipi e molte modalità di esercizio della funzione legislativa (secondo alcuni, sette, secondo altri, assai di più); l'art. 70 della Costituzione si risolveva in una riga e mezzo, quello “nuovo” si protrae per tre pagine ed è indice solo di confusione, conflitti, rallentamento.
Comunque si deve riconoscere che il Senato è eletto dal popolo.
Non è vero: è eletto dai Consigli regionali e da alcuni Sindaci, con modalità non ancora definite e rinviate ad una legge ordinaria (che ancora non c'è).
Ma perché si raccolgono le firme se il referendum è stato già chiesto da parlamentari e dal Governo?
Le firme si raccolgono per vari motivi: 1. perché si coinvolgono i cittadini, informandoli e rendendoli consapevoli dei problemi di cui si sta discutendo; 2. perché è sempre bene entrare in gioco in modo attivo e non solo operando di rimessa, specialmente quando è in campo il Governo, che non dovrebbe occuparsi di riforme costituzionali, ma ha strumenti rilevanti per informare e convincere gli elettori; 3) perché raggiungendo il numero di firme necessarie e depositate in Cassazione, si acquisisce il diritto a spazi televisivi, radiofonici ed a rimborsi in caso di successo. Questo è importante per partecipare, a pieno titolo, alla fase decisiva della campagna referendaria ed anche per avere rimborsi delle spese sostenute e spesso volontariamente anticipate da cittadini volonterosi; ai quali potrebbero essere restituite.
Cosa accadrà se vincerà il NO? Sarà il caos?
Trattandosi di riforma costituzionale, non succederà nulla. Tutto resterà come prima, sul piano costituzionale, essendosi però evitato uno stravolgimento del sistema costituzionale e restando ben aperta la possibilità di apportare quelle opportune modifiche, ritenute necessarie per correggere il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. Quanto alle conseguenze politiche, ne ha parlato solo il Presidente del Consiglio. Noi siamo di diverso avviso e non lasciamo entrare la politica-partitica nella campagna referendaria. Escludiamo, in ogni caso, il caos; il Governo andrà avanti fino a che il Parlamento gli darà la fiducia. E questo non c'entra nulla con le riforme costituzionali.
Ci sono altre misure, nella legge sulla riforma del Senato. Anche su queste avete da ridire?
Certamente: a) mentre si parla di partecipazione e della necessità di rafforzarla, si triplica il numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare; si rimanda alle “calende greche” la trattazione, da parte del Parlamento, che invece dovrebbe essere tempestiva e certa; b) c'è un rafforzamento dei poteri dell'esecutivo, che può fortemente incidere sull'agenda del Parlamento, fissando termini perentori per la trattazione di temi ritenuti importanti dal Governo, col rischio di restringere o addirittura eliminare il dibattito in Aula; e non è poco. Senza contare tutta la parte relativa alle autonomie, sulla quale avremo occasione di tornare; c) non si capisce il senso dei cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica; il quale, poi, può nominarne altri, per una durata diversa (sette anni) da quella del normale mandato dei senatori.

 

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