mercoledì 31 agosto 2005

Verità e Giustizia per Nicola Calipari


.



"Non c’è Pace senza Giustizia "



di Rosa Calipari
3 marzo 1983 - 4 marzo 2005 due date che segnano l’inizio e la fine di un progetto di vita condiviso. Ventidue anni sono pochi per chi ha programmi, ideali e valori comuni; sono pochi per chi rimane ed è travolto in poche decine di secondi da un incubo senza fine. Non è possibile dimenticare la sera del 4 marzo quando al rientro a casa ho trovato ad attendermi alcuni colleghi ed amici di Nicola. Una scena che si affaccia spesso alla mente di chi ha vissuto con un funzionario di polizia «operativo» ma che si tende a rimuovere per difesa e per non farsi sopraffare da un’angoscia paralizzante.


CON ORRORE HO URLATO il mio «No!» di fronte a ciò che intuivo essere la verità ma che nessuno dei presenti era in grado di confermarmi. E poi: «Ucciso dagli americani, un incidente…. Non si sa cosa è successo». Attonita da quella sera continuo a pormi
sempre la stessa domanda «Perché?» ancor più dopo gli esiti contrastanti raggiunti dal Gruppo investigativo congiunto italo-statunitense, incaricato di esaminare la dinamica dei fatti accaduti il 4 marzo. Un’indagine che se negli intenti doveva svolgersi congiuntamente di fatto ha portato alla pubblicazione di due relazioni. Molti i limiti e le restrizioni incontrati dai rappresentanti italiani. Vincoli allo svolgimento delle indagini sono, innanzitutto, derivati dall’esclusiva applicazione della normativa statunitense, Army Regulation 15-6, che disciplina le procedure e le modalità per le inchieste nell’ambito dell’esercito Usa, e che, come risulta dal rapporto italiano, ha posto 14 dei limiti non trascurabili rispetto a quanto previsto dall’ordinamento italiano per analoghe attività. ...


Era certamente nota agli americani la sua partecipazione e collaborazione anche ad altre vicende di sequestri avvenute sul territorio iracheno ed anche in questo caso della giornalista italiana rapita, pur in assenza di una espressa comunicazione formale ai Comandi militari Usa del motivo della missione, Nicola e la sua squadra, come molte altre volte, hanno richiesto l’autorizzazione per atterrare all’aeroporto di Baghdad, per poter alloggiare a Camp Victory e, muniti di tesserini identificativi e di armi, per i loro successivi spostamenti nella capitale irachena. Nicola ha non solo condotto a termine la sua missione, la liberazione di Giuliana Sgrena, ma ha anche sacrificato la sua vita per proteggerla dal «fuoco amico» e, proprio per rispettare quella bandiera nella quale è tornato avvolto da Baghdad, continuo a chiedere con forza e determinazione la verità su quanto è realmente successo e di far luce sulle responsabilità di coloro che direttamente o indirettamente ne hanno causato la morte.
Non è possibile avere pace se non c’è giustizia.


Chiede giustizia la moglie di Nicola Calipari, caro diario. Siamo in molti a chiedere giustizia, e non solo per lui. Oggi ho firmato l'ennesimo appello, che estendo anche ai viandanti del web, amiche e amici tutti. Gli appelli non finiscono mai, ed è triste che sia così, perché vuol dire che le istituzioni hanno bisogno di stimoli per fare ciò che è giusto fare. Non penso che siano tenuti in gran conto gli appelli, ma continuo a firmarli.












Sottoscrivi l'appello
Verità per Nicola Calipari


Articolo 21 si rende parte attiva di una raccolta di firme che saranno consegnate al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ed ai presidenti del Senato Marcello Pera e della Camera Pier Ferdinando Casini.  Chiederà alle massime istituzioni italiane una risposta coerente che dia chiare risposte sulla morte di Nicola Calipari. Non vogliamo che il buio e l'opportunismo possano arrivare a cancellare il suo atto eroico.


http://www.articolo21.info/appelli_form.php?id=47


 Ottenere verità e giustizia significherebbe molto, caro diario, perché potrebbe aprire un primo varco nella grande menzogna, sostanziata da tante menzogne più o meno grandi.


La lettera di Rosa Calipari: http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2402


lunedì 29 agosto 2005

First World Conference on the Future of Science



September 21-23, 2005 Venezia - Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore


La prima conferenza mondiale sul “futuro della scienza” documenterà l'impatto che il progresso scientifico ha nella società di oggi.
Nei tre giorni di durata del convegno si alterneranno ai tavoli di discussione scienziati, politici, economisti, filosofi, teologi, personalità della cultura di tutto il mondo.


sito ufficiale: http://www.veniceconference2005.org/


Investire sul futuro


Umberto Veronesi


di UMBERTO VERONESI




   NELL'ERA della comunicazione globale - per tutti e fra tutti - uno dei più grandi problemi del nostro Paese è, paradossalmente, la mancanza di informazione.

   La scienza delle telecomunicazioni ci ha fatto superare anche le tradizionali barriere dello spazio e del tempo: possiamo vedere in tempo reale cosa succede in ogni parte del pianeta e in gran parte dell'universo che lo circonda, possiamo entrare in contatto con chi vogliamo in ogni istante, possiamo scambiarci dati importantissimi - come quelli relativi a una nuova cura o a un malato grave da salvare - dagli angoli opposti della Terra.

Il progresso scientifico del terzo millennio non è un privilegio di pochi. Il sapere scientifico, l'atteggiamento razionale proprio del metodo di indagine scientifica, il semplice interesse instancabile per "il perché delle cose", invece, lo sono. La scienza è diventata, per un complesso intreccio di ragioni storiche, appannaggio di una minoranza di addetti ai lavori, che oggi è vista con circospezione, se non con sospetto, per non dire con ostilità.

La scarsa diffusione del sapere scientifico trasversalmente a tutti i livelli sociali non è un mero problema culturale: è una delle principali ragioni del brusco rallentamento dell'intero sistema-Paese che, trascurando e penalizzando la ricerca scientifica, non riesce a produrre innovazione e a proiettarsi nel futuro. Allora si ripiega verso il passato, dando il via ad un preoccupante processo di regressione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: facoltà scientifiche deserte, centri di ricerca istituzionali in crisi perenne, molti dei migliori ricercatori in carriera all'estero e i nostri giovani più qualificati e motivati senza prospettive, o quasi, di trovare un lavoro.





Chiunque si pone controcorrente rispetto al trend anti-scientifico aiuta dunque concretamente il nostro Paese: Per questo l'iniziativa di Repubblica di lanciare una collana divulgativa sulla Scienza è utilissima, interessante e illuminata. Perché serve a riavvicinare la scienza alla gente e a ricreare quella fiducia nella sua capacità di produrre condizioni di vita migliori, senza la quale non c'è futuro.

Questo atteggiamento positivo esisteva, per esempio, nel secolo scorso ed è quello che ha accompagnato l'Italia nella classifica dei Paesi più avanzati del mondo, da cui oggi rischiamo fortemente di essere estromessi. Io credo, però, che siamo ancora in tempo, anche se il tempo stringe. Penso che abbiamo le capacità per recuperare la nostra forza di innovazione e per impegnarci a cambiare il destino del Paese. La via, sono convinto, è proprio quella di riavvicinare la scienza alla società e stabilire fra loro una solida alleanza.

Per far questo la scienza deve imparare innanzitutto a comunicare con chiarezza e semplicità per vincere le paure e i taboo che il non-sapere crea intorno alle sue conquiste. La paura della manipolazione genetica, per esempio, o dell'esplorazione dello spazio, o ancora, delle nuove fonti di energia. Deve inoltre informare la popolazione non solo delle sue scoperte, ma anche dei suoi obiettivi, i suoi metodi, i suoi principi e soprattutto dei suoi limiti e suoi misteri. A questo fine è indispensabile mettersi a confronto con le altre forme di pensiero: con le religioni prima di tutto, e poi con la filosofia, la giurisprudenza, la politica, l'economia.

Fra poche settimane - dal 20 al 23 settembre - si terrà a Venezia la First World Conference on the Future of Science, che ha proprio quest'obiettivo: delineare in modo chiaro qual è l'impatto della scienza sulla nostra vita e ridisegnare il ruolo della scienza nella società di domani. E' un evento dunque studiato non tanto per gli scienziati, anche se vi parteciperanno grandi scienziati e uomini di pensiero, quanto per la pubblica opinione. L'ho fortemente voluto in primo luogo per combattere la mancanza di informazione, nella convinzione che la non-conoscenza non dà nessun diritto - né a credere, né a non credere, né ad aver fiducia né a non averne - e nessuna libertà.

.




Piazza San Marco e Isola San Giorgio

 

Venezia - Isola di San Giorgio

.

 


 Fondazione Umberto Veronesi  per il progresso delle Scienze - http://www.fondazioneveronesi.it/

sabato 27 agosto 2005

Enzo Baldoni, l'uomo dei sorrisi


.



Italian journalist Enzo Baldoni poses in front of the Red Cross camp in Najaf in this photo dated 19 August 2004.(AFP/File/Pino Scaccia)


.


e delle risate


.



Ghareeb







.


.


.


Ghareeb, l'amico ucciso


.







.


.


"Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato."




"Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte - . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un'offesa alla morte, bensì un'offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senta tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.

Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega".

.

Possa avere la sua festa Enzo e possiamo noi parteciparvi con la leggerezza che gli piacerebbe.


Baldoni e Zonker











Dal blog di ALP. Per Enzo Baldoni e il suo amico Ghareeb.

Consiglio una visita per leggere il suo post di oggi.



mercoledì 24 agosto 2005

«Da bambino sfondavo i muri di casa con la fantasia, vedevo l’oceano e in mezzo c’ero io che navigavo»


.



.


 Ambrogio Fogar, viaggiatore ed esploratore.


E' morto oggi nella sua casa di Milano, prima di poter correre l'ultima avventura e compiere l'ultima esplorazione: la cura con cellule staminali fetali.


«Sono pronto a fare da cavia. Bisogna avere fiducia, anche se sono cosciente dei miei limiti».


«Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo»


.



.



"E' strano scoprire l'intensità che l'uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d'aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: Speranza.
Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare, avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto. Una cosa è certa: nonostante le mie funzioni non siano più quelle di una volta, sono fiero di poter dire che sono ancora un uomo."

.


Un documento importante l'ha postato l'amico blogger Massimo. Il link:


http://blueriver.splinder.com/


martedì 23 agosto 2005

Il discorso di Pera


edizione integrale


Ieri il sito del Senato della Repubblica ha pubblicato la prolusione di Pera al meeting di Rimini. Poiché ritengo che le estrapolazioni possano falsare il senso di un discorso compiuto, completo il post di ieri aggiungendo il link a


"Democrazia è libertà? In difesa dell'Occidente"


Discorso pronunciato in apertura del Meeting dell'amicizia - Rimini, 21 agosto 2005: http://www.senato.it/presidente/21572/21575/56671/composizioneattopresidente.htm


Alcune mie idee le ho espresse ieri, oggi mi dedicherò a un'analisi più sottile e meditata, facendo ricorso anche a quelle nozioni di base che il Pera mostra di non conoscere con sufficiente precisione e completezza. Mi riferisco ai concetti di relativismo, multiculturalismo, meticciato e così via.


Lasciando da parte le interpretazioni, ciò che stupisce e allarma in Pera è una diffusa carenza sul piano professionale, visto che si dice che è un filosofo. Intendo dire che, al di là delle idee e delle fedi e delle ideologie, nel suo discorso il Pera dimostra difficoltà di ordine lessicale, storico e logico. Difficoltà che sarà mia cura puntualizzare, senza pretese di esaustività e di possesso della verità assoluta, solo sulla base di normali testi di studio.


Mi disturba molto dovermi occupare del Pera, ma purtroppo lui è il presidente del Senato e, in quanto tale, le sue distorsioni culturali, le sue slealtà nei confronti della nostra Costituzione, le offese a noi cittadine e cittadini, come "lo schiaffo" alla minoranza nell'ultimo referendum o il disprezzo per il "meticciato", tanto più odioso in quanto richiama vecchi arnesi razzisti di fascista memoria.


C'è qualcosa di male se dico che mi sento toccata personalmente da quello schiaffo e da quel nemmeno tanto velato disprezzo, visto che appartengo alla parte minoritaria dell'ultimo referendum e ho una figlia che è un esemplare esemplare del meticciato? Ma via, bisogna che aspetti di avere il tempo di chiosare quel documento che, pensate un po', campeggia addirittura nel sito del nostro Senato. 



 

 

Mi consolo con un loto bianco, Nymphaea lotus o Nymphaea alba. Fiore dai sacri sensi per gli antichi egiziani gli hindu e i buddhisti.

.


Articoli letti:

 

1. Gad Lerner - Io, meticcio immigrato che Pera non vuole ( da Repubblica -http://www.articolo21.info/rassegna.php?id=2381 );

2. G.A. Stella - La società meticcia e l’autogol del filosofo ( http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/08_Agosto/23/stella.shtml );

3. «Meticciato, attacco alla civiltà europea»: Pera come i teorici del razzismo
di 
be.mo. ( http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44251 );

4. Ferdinando Camon - Un disprezzo anticristiano ( da L' Unità - http://www.articolo21.info/rassegna.php?id=2381 )



 


Foto Nymphaea alba dal sito: http://en.wikipedia.org/wiki/Egyptian_lotus

lunedì 22 agosto 2005

Le parole del Papa  (sursum corda)


 e le parole del Pera   (ahimè!!!)


Discorso di Benedetto XVI ai rappresentanti di alcune Comunità musulmane (20 agosto 2005)


Cari amici musulmani,

è motivo di grande gioia per me accogliervi e porgervi il mio cordiale saluto. Sono qui per incontrare i giovani venuti da ogni parte d’Europa e del mondo. I giovani sono il futuro dell’umanità e la speranza delle nazioni. Il mio amato predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, disse un giorno ai giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca (Marocco): "I giovani possono costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in Dio e si impegnano poi a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno di Dio, con saggezza e fiducia" (Insegnamenti, VIII/2, 1985, p. 500). E’ in questa prospettiva che mi rivolgo a voi, cari amici musulmani, per condividere con voi le mie speranze e mettervi a  parte anche delle mie preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo.


Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo. Continuano a ripetersi in varie parti del mondo azioni terroristiche, che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e sorelle nel pianto e nella disperazione. Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Se insieme riusciremo ad estirpare dai  cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo. Il compito è arduo, ma non impossibile. Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria fragilità, sulla forza spirituale della preghiera.
 
Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. E’ questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. E’ un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.


Nell’incontro che ho avuto in aprile con i Delegati delle Chiese e Comunità ecclesiali e con i rappresentanti di varie Tradizioni religiose dissi: "Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme" (in: L’Osservatore Romano, 25 aprile 2005, p. 4). L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera civiltà.


A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani. "La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce... Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà" (Dichiarazione Nostra Aetate, n. 3).


Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona parte della mia vita. Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi. Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana. L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nell’educazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno ed ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza.


Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo.


Non nego di essere stata infastidita dalla ormai consueta ossessiva attenzione mediatica a un evento cattolico, tuttavia ho cercato di capire il senso dei discorsi del Papa, senza cedere a stereotipi e pregiudizi. E ben me ne incolse. Il discorso ai musulmani contiene una serie di analisi e di proposte che è difficile sentire in questi tempi di violenza e di guerra.


"Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani" : finalmente  qualcuno usa i termini coerenti con una politica di pace. Di solito si sente usare il termine "multiculturalismo" , infatti,  intendendo, più o meno consapevolmente, un allineamento delle culture e non un incontro delle culture, mentre il termine del dialogo è "interculturalismo", come giustamente ha detto Benedetto XVI. Le parole del papa costituiscono un punto fermo nel contesto attuale di violenza culturale e di chiamata alle armi, anche non metaforiche. E riporto a questo proposito, con dolore, dal meeting di Rimini


Le parole del Pera  (21 agosto 2005)


«Chi rinnega le nostre origini tradisce la propria identità. Contro i terroristi dobbiamo difenderci, anche con la forza delle armi». Il presidente del Senato parla anche del partito unico: «Prima dobbiamo sapere qual è la nostra identità e chi sono i nostri avversari»


L'Occidente oggi è in grave crisi morale perché è la cultura dominante attualmente in Occidente a mettere in pericolo l'Occidente stesso. È l'opinione del presidente del Senato, Marcello Pera, intervenuto all'apertura del meeting di Comunione e liberazione a Rimini. «Fino a quanto si può relegare la religione nel privato, isolarla dalla politica, confinarla nella gabbia della soggettività?».


«relativismo, la dottrina per la quale tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare e non si possono porre su alcuna scala per giudicare se una è meglio dell'altra»,


 «I relativisti scherzano con il fuoco», «C’è ancora chi crede che la democrazia sia la faccia istituzionale del relativismo morale. Questo è un errore pericoloso. Una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene. Provate a togliere qualche agio a questi intellettuali relativisti, provate ad approvare in modo democratico qualche misura che li riguardi (magari la riforma dell'università) e vedrete che passeranno agli strilli, ai girotondi e magari alla resistenza. Tanti laicisti, liberali, socialisti, comunisti e anche qualche cattolico cosiddetto 'adulto' hanno provato a dare un violento colpo di forbice ai valori: ora si accarezzano la guancia per lo schiaffo ricevuto al referendum».


«In Europa si diffonde l'idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica; si pratica il multiculturalismo come diritto di tutte le comunità, e non importa se genera apartheid, risentimenti e terroristi di seconda generazione. In Europa si alzano le bandiere arcobaleno anche quando si è massacrati e si ritirano le truppe dal fronte della guerra contro il terrorismo anche quando il terrorismo fa vittime in casa nostra: il riferimento è alle marce della pace contro l'America e alla decisione spagnola sull'Iraq».


«In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa "meticci"». Per Pera è necessaria un’alleanza seria e salda fra laici e credenti «per riaffermare e salvare la nostra identità occidentale, democratica e liberale perché contro di noi è stata dichiarata "una guerra santa"».


«Dobbiamo difendere l'Occidente», ha aggiunto Pera, «perché le nostre libertà e democrazia non sono questioni locali, ma riguardano l'essenza della natura umana. Dobbiamo accettare la sfida e fare la nostra parte».


Mi dispiace che il Pera non si sia ancora sintonizzato sul pensiero del papa. Lo scarto fra la nobile ricerca del dialogo e la cieca ricerca dello scontro è evidente.


Noto, inoltre, con indignazione, che questa seconda carica del nostro attuale infelice Stato si permetta di schiaffeggiare una parte del popolo italiano in quanto risultata minoritaria in un referendum.  Ma come si permette l'uomo?


E poi l'appiattimento improprio del termine "relativismo" su un unico significato negativo, cosa che non è. Che cosa propone quell'uomo? Una "democrazia assolutista"?


Ha paura del "meticciato" l'acculturato Pera. Mi spieghi una cosa allora: sta proponendo una rinnovata difesa della purezza della razza e della cultura? Spero di no, spero che si sia lasciato prendere la mano dall'estasi degli applausi. Gia! Gli applausi dei cattolici di Rimini, cattolici che evidentemente non hanno ancora letto il discorso del papa ai musulmani.


Possa il Papa salvarci dal Pera!!!


Ho letto gran parte dei documenti di Colonia. Contengono posizioni teologiche e pastorali, affermano verità religiose assolute, ma con un'apertura che non impedisce il dialogo e senza la sindrome paranoica dei teocon.




Avvenire, 20 agosto 2005 (http://www.avvenireonline.it/NR/exeres/E89B3CC1-7516-4F7F-BFF8-60BB296817B9.htm)


Il Corriere della Sera, 21 agosto 2005 (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/08_Agosto/21/pera.shtml)


mercoledì 17 agosto 2005

PAPA BENEDETTO XVI IMPUTATO NEGLI STATI UNITI


PER LA COPERTURA GARANTITA DAL VATICANO


AI MEMBRI DEL CLERO RESPONSABILI DI ABUSI SESSUALI SOPRATTUTTO SU MINORI.


Daniel Shea, l’avvocato che ha portato la questione davanti alla Corte, parteciperà alla Manifestazione "per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe" che l’associazione anticlericale.net ha organizzato per martedì 16 agosto alle ore 20.00 a Piazza San Pietro, in concomitanza con l’apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù. continua (Fonte: http://www.anticlericale.net/modules.php?name=News&file=article&sid=399)


Negli Stati Uniti la notizia è stata data così:  


Lawyers for pope seek immunity in Texas sex abuse lawsuit naming Ratzinger as defendant 


San Diego Union-Tribune - Aug 16 7:05 PM

VATICAN CITY, 5:26 p.m. Aug. 16 (AP): Lawyers for Pope Benedict XVI have asked President Bush to declare the pontiff immune from liability in a lawsuit that accuses him of conspiring to cover up the molestation of three boys by a seminarian in Texas, court records show.


Mi sembra una notizia notizia, che non si può confinare in un anticlericalismo di maniera. Al contrario, penso che debba essere fondamentale diffonderla proprio per chi anticlericale non è. Insomma non è cosa di tutti i giorni l'imputazione di un personaggio che, tempo dopo i fatti che gli vengono contestati, è diventato Papa della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.


Non sono anticlericale perché non mi piace essere antiqualcosa, ma mi sento spontaneamente schierata in favore della trasparenza nell'informazione. E poi mi difendo se mi sento accerchiata o presa in giro. Confesso che Ratzinger, ora Papa, mi disturba quando vuole dare urbi et orbi lezioni di morale cattolica, adottando modi e strumenti che interferiscono con l'indipendenza dell'Italia dal Vaticano.


In realtà non ce l'ho tanto con Benedetto XVI e tutto il resto per queste interferenze, quanto con i nostri rappresentanti che spesso, e trasversalmente, si sono mostrati e si mostrano compiacenti con questa politica vaticana, invece di attenersi alla nostra Costituzione. L'esposizione dei "segni della croce" nei luoghi pubblici, frequentati da tutti i cittadini e cittadine, a volte non per piacere personale, come tribunali e ospedali, è un esempio. Come anche la tentata espulsione di Darwin dai programmi scolastici. Il 'cristiano rinato' Bush si sta impegnando molto in questo senso.


Le dolorose vicende in questione sono tristemente note da tempo. Non del tutto, forse. Penso che l'assemblea cattolica abbia un interesse primario nel fare il massimo possibile di luce su tutto questo. Per il momento ho sentito un religioso silenzio. Mi sono distratta? Tutti i telegiornali ne hanno parlato, come fanno di solito per ogni sospiro papale? Allora sono messa male, caro diario.