mercoledì 2 gennaio 2008

Ricominciare nel 2008


Dante Alighieri, painted by Giotto in the chapel of the Bargello palace in Florence. This oldest portrait of Dante was painted during his lifetime before his exile from his native city.   Ricomincio da Dante, l'uomo politico che sento  più vicino per passione e idee. Non dimentico che era un guelfo bianco, non un truce ghibellino scacciapapi, eppure seppe opporsi a quella buona lana di Bonifazio VIII, campione di brama di potere e di ingerenze nella vita politica altrui.


libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.


Dante cerca la libertà spirituale e morale, fondamento della libertà civile, a cui Catone Uticense sacrificò la sua vita nel 46 a. C. (Purgatorio, I, 71-72).


   Ricomincio dalla sessantenne Costituzione della Repubblica Italiana ( qui ). Di nuovo dall' Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, ma per ricordare l' Art. 35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. [...] e l' Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. [...] e l' Art. 41: L'iniziativa economica privata è libera. *Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. [...] Vi sembra vecchia come sostengono i soloni del liberismo senza remore né rimorsi né pietà? A me sembra attuale, anzi più che attuale non ancora attuata. Il rispetto di questi articoli aiuterebbe i lavoratori su cui la vita nazionale si fonda e avrebbe evitato molti dei morti sul lavoro del 2007 e degli altri anni.


   Ricomincio dai Diritti Umani.


  Ricomincio da un'etica laica, umanista e gratuita, autonoma dai dogmi delle diverse confessioni religiose e indipendente dall'idea di premi e castighi, tesa a unire le persone che credono in principi fondamentali come la giustizia, la libertà, la solidarietà, la compassione, il senso del limite.


   Ricomincio dall'informazione. Informazione asservita, imbavagliata, nata morta. In Italia e non solo, anzi dovunque. Strumento di potere e di confusione da inseguire, scovare, smascherare. controllare. Impresa quasi impossibile ma ineludibile.


Ricominciare...continuare...ricominciare...

lunedì 31 dicembre 2007

Compleanno di una Costituzione



La Costituzione della Repubblica Italiana domani, 1Gennaio 2008, compirà sessant'anni.


COSTITUZIONE


DELLA REPUBBLICA ITALIANA


(Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298).


IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO



 


Vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente, che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica Italiana;


Vista la XVIII disposizione finale della Costituzione;


PROMULGA


La Costituzione della Repubblica Italiana nel seguente testo:


PRINCIPÎ FONDAMENTALI








Art. 1.


L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.


La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Il lavoro, primo principio fondante della nostra nazione. Che cosa è successo al mondo del lavoro funestato dalla morte di oltre mille lavoratori e da più di un milione di infortuni? Il 2008, anno dei Diritti Umani, dovrà essere impiegato per riportare al punto principale il rispetto dei diritti individuali e collettivi di tutti i lavoratori e per far arretrare la logica perversa del profitto a ogni costo, sopra ogni cosa, contro ogni principio di solidarietà e di morale. Ricordiamolo, ripetiamocelo questo Art. 1 della nostra Costituzione per salutare i lavoratori morti e abbracciare le loro famiglie.


 



 



Art. 3.


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


      La pari dignità sociale e l'uguaglianza. Come è successo che in questo scorcio  di anno ci siamo ritrovati a discutere furiosamente su un articolo di legge contro le discriminazioni, battezzato tout court come decreto"antiomofobia"? Un articolo decaduto alla Camera per intervento dello Spirito Santo che ha indotto in un errore tecnico l'estensore del suddetto. E dire che questo Art. 3 rifulge di perfetto spirito umanista!




Art. 7.


Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.


I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


Indipendenza e sovranità. Il terribile, per me e per molti, Art. 7. Un'assurdità giuridica in una legge costituzionale peraltro di grande valore civile. Un tributo all'antico potere temporale dei Papi, un pasticcio che fa sentire i suoi effetti oggi più che in passato. Una mancanza di lungimiranza del PCI guidato da Togliatti,  un errore in cui sembra insistere anche il Partito Democratico ancora in formazione.

sabato 29 dicembre 2007

La replica di Paola Binetti a Walter Veltroni


BINETTI: "COME NEUROPSICHIATRA HO ESPERIENZA DECENNALE DI OMOSESSUALI CHE SI FANNO CURARE. NON SONO ANDATA A CERCARLI IO"
“Caro Walter, con i diktat non si costruisce il Pd”
venerdì 28 dicembre 2007 ,
  la Stampa


di GIACOMO GALEAZZI

ROMA È grave che Veltroni, spinto dalla pressione degli omosessuali, voglia soffocare il confronto su temi così importanti. No, Walter, non è con i diktat su unioni civili e omosessualità che si costruisce il Partito democratico». Prima nel forum alla «Stampa» con il laicissimo compagno di partito Piergiorgio Odifreddi, poi nel commento all’inchiesta di «Liberazione» sui terapisti cattolici che curano i gay come se fossero malati, la senatrice teodem Paola Binetti aveva definito una «patologia» l’omosessualità e invocato «piena libertà di coscienza» contro il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Ieri, con una lettera alla «Stampa», è intervenuto per criticarla il segretario del Pd, Veltroni («Sui gay Binetti sbaglia e i Cus sono un passo in avanti per l’Italia»), ma lei non ci sta e denuncia il tentativo di «imporre dall’alto una volontà politica».

Veltroni la critica per la definizione di omosessualità come malattia. Cosa replica?

«Veltroni dice: io la penso così, io dico così e così si faccia. Ma come neuropsichiatra ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare. Non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me perché dalla loro esperienza ricavano disagio, sofferenza, ansia, depressione e incapacità di sentirsi integrati nel gruppo. Non sono io a sostenerlo, è un dato oggettivo. Fino a poco tempo fa il Dsm4, la “bibbia degli psichiatri” cui fanno riferimento il ministero della sanità, le Regioni e i principali manuali diagnostici, ha sempre inserito l’omosessualità tra le patologie del comportamento sessuale. Poi la lobby dei gay l’ha fatta cancellare. Ma noi specialisti continuiamo a collocarla tra i disturbi del comportamento sessuale».

Ma sui temi eticamente sensibili non ha diritto di esprimersi anche il segretario del Pd?

«Certo, però quella di Veltroni è un’esplicita mossa politica che anticipa e brucia il dibattito. In questa presa di posizione mi ricorda l’imitazione che ne fa Crozza: difende il riconoscimento dei diritti individuali, “ma anche” la specificità della famiglia. Intanto, però, detta al Pd come esprimersi in questioni su cui ferve il confronto. Invece di favorire la condivisione e la riflessione interna, la sua dichiarazione è uno stigma. Sulle unioni civili, per esempio, c’è un disegno di legge in discussione al Senato, però manca ancora la formula che legittimi la condizione individuale dei conviventi senza creare un matrimonio di serie B come i Dico o di serie C come i Cus. Eppure l’analogia col matrimonio va esclusa. Veltroni non parla a titolo personale, ma da segretario che ha dietro tutto il pressing degli omosessuali che lo vogliono obbligare a schierarsi a loro favore».

Lei però dopo aver quasi fatto cadere il governo sull’emendamento anti-omofobia, rischia di far esplodere il Pd...

«La mia coscienza resta qua. La famiglia da modello di riferimento è stravolta in una caricatura, in una falsariga su cui poter scrivere qualunque diritto. Nella commissione per il manifesto dei valori del Pd e in Parlamento, stiamo cercando una sintesi, però gli ostacoli ci sono. Le unioni di fatto non prevedono solo diritti individuali, ma il riconoscimento del vincolo affettivo e le prerogative del matrimonio come la reversibilità della pensione, l’eredità, l’adozione. Nessuno nega al malato di farsi assistere in ospedale da chi vuole, però se alla relazione di fatto si vuole attribuire gli stessi diritti del matrimonio io mi opporrò sempre».

Fino a che punto?

«Non ho alcuna intenzione di uscire o di farmi cacciare. Però non si può mettere la fiducia o imporre una fedeltà di partito e un voto di gruppo su questioni che stravolgono il tessuto sociale. Il Pd rappresenta una novità assoluta del panorama politico italiano e anche le diversità contribuiscono allo spirito di rispetto e di dialogo. Però si deve avere il coraggio di dire le cose, di confrontarsi e di trovare le soluzioni necessarie. Senza richiamarsi alla coscienza tutto diventa possibile: i Dico, i Pacs, il matrimonio omosessuale con la possibilità dell’adozione».


A completamento del post "Non nominare il nome di Dio invano" copio e incollo l'intervista in cui la senatrice Binetti espone ampiamente il suo punto di vista. A lei, poi, chiarirei che non faccio parte di alcuna lobby, nemmeno omosessulae. Solo per caso, non ho nemmeno amicizie omosessuali. Solo per caso. Faccio parte, però, di una grande lobby: quella che abbraccia tutti gli esseri umani. Con amore e compassione.

venerdì 28 dicembre 2007


Un premio per i blogger che fanno pensare, che stimolano pensieri. Bella idea per una catena, difficile scelta quando si devono nominare alcuni amici soltanto e non tutti, come si vorrebbe.


E' stato Masso57 a nominarmi e a lasciarmi il compito di nominare a mia volta altri cinque blogger. Una catena che, come tutte le catene, incatena i nominati. 


Le regole per partecipare sono queste:


1. Partecipare solo se si è stati nominati.

2. Lasciare un link al
post originario inglese

3. Quindi inserire nel post il logo del Thinking blog award. 


4. Indicare i 5 blog che hanno la capacità di farti pensare. 


I miei nominati:


Il vecchio della montagna e il suo "Cogito ergo sum"


Timelineofblue   e il suo Oltre il Tempo e lo Spazio


Lino Di Gianni e il suo Lievi[ta]menti 


Marzia e le sue Alchimie


Raymond e le sue Favole Private



 


 

giovedì 27 dicembre 2007

Imperversa ancora la senatrice Binetti, numeraria dell'Opus Dei, indi cattolica, e infine, ma solo all'ultimo posto e perfettamente condizionata dai primi due, rappresentante dei cittadini italiani in Parlamento, nonché membro dei 100 che stanno stendendo il Manifesto del Partito Democratico (per completezza, dei 100 fa parte anche Odifreddi). Stamattina nel sito de La Repubblica ho trovato un articolo che mi preoccupa non poco come cittadina italiana e come elettrice. Copio e incollo a futura memoria.


Non nominate il nome di Dio invano


di EUGENIO SCALFARI



MI HANNO molto colpito i pensieri e le parole scritte nei giorni scorsi dalla senatrice Paola Binetti e da lei affidate in una lettera al "Foglio" che, a quanto lei stessa scrive, è ormai il suo giornale di elezione. Il testo di quella lettera è stato poi integralmente ripubblicato dal "Corriere della Sera". E di nuovo la senatrice ha ripetuto e ancor più estesamente formulato i suoi pensieri in un dialogo sulla "Stampa" con Piergiorgio Odifreddi.

Il tema di questi interventi è singolare. Viene affrontato per la prima volta nel mondo e per la prima volta nella Chiesa cattolica da parte d'un cattolico militante che si riconosce in un partito ed ha un seggio nel Senato della Repubblica. Si tratta dell'intervento di Dio nella formulazione delle leggi, sollecitato dalle preghiere della senatrice devota.  ( Risposta di P.Binetti" (Il Foglio) )

Ricordo il caso per completezza di informazione. Si votò pochi giorni fa in Senato la conversione in legge del decreto sulla sicurezza. Tra le varie norme ce n'era una che configurava come reato di razzismo la discriminazione nei confronti degli omosessuali effettuata con atti o parole di istigazione a discriminare. La Chiesa si allarmò per timore che la sua predicazione che considera l'amore tra omosessuali una devianza contro natura venisse giudicata reato penalmente perseguibile. Reclamò la cancellazione di quella norma e invitò esplicitamente i parlamentari cattolici a votare contro di essa.

Si trattava con tutta evidenza d'un intervento e d'una interferenza che violavano in modo grave le disposizioni concordatarie. Talmente scoperta - quell'interferenza - da richiedere una protesta formale del governo nei confronti della Santa Sede. Protesta che invece e purtroppo non c'è stata.




Il governo però, a sua volta allarmato dai possibili effetti di quell'interferenza clericale, pose la fiducia sul decreto e sui singoli articoli. I molti parlamentari cattolici che fanno parte della maggioranza votarono la fiducia pur con qualche disagio di coscienza. La Binetti, anch'essa con qualche disagio di segno opposto, votò invece contro la fiducia, cioè contro il suo partito e il suo governo, in obbedienza al dettame della gerarchia ecclesiastica romana.
Il Partito democratico nel quale la senatrice milita decise di mostrare comprensione per il suo voto di dissenso e di non applicare nei suoi confronti alcuna censura politica.

Quanto alla norma concernente l'omofobia, essa fu approvata per un solo voto. Quello contrario della Binetti (e l'altro egualmente contrario del senatore a vita Giulio Andreotti) furono infatti compensati da altri voti. Forse ispirati, questi ultimi, dal demonio. Non si sa e non si saprà mai.

* * *

Fin qui il caso Binetti. Niente di speciale: un caso di coscienza che avrebbe potuto far cadere il governo il quale riuscì tuttavia ad ottenere la fiducia e passare ancora una volta indenne in mezzo a tante traversie.

Trasferitosi l'esame della legge alla Camera, dove il governo dispone d'una più solida maggioranza, si scoprì però che proprio quell'articolo sull'omofobia era affetto da un errore di redazione. Si menzionava infatti come punto di riferimento della norma una direttiva dell'Unione Europea contenuta in un trattato che risultò non essere quello citato ma un altro. Insomma una citazione sbagliata, un errore di sbaglio come si dice in casi analoghi con qualche ironia.
Per evitare che l'emendamento dovesse nuovamente implicare un voto del Senato, il governo decise alla fine di far cadere l'articolo in questione per poi ripresentarlo in altro modo e con altro strumento legislativo.
Normale gestione d'una situazione parlamentare complicata.

* * *

Ma ecco a questo punto insorgere un secondo caso Binetti. Ben più clamoroso del precedente, anche se per fortuna senza effetti parlamentari immediati. E sono appunto le lettere al "Foglio" e il dibattito sulla "Stampa" dove la senatrice sostiene la tesi del miracolo. L'errore di sbaglio, la citazione incomprensibilmente sbagliata non si può attribuire, secondo la Binetti, ad una trascuratezza umana. Quella trascuratezza c'è indubbiamente stata, ma non è né dolosa né colposa. E' talmente macroscopica e impensabile che non può che essere stata effetto d'un "intervento dall'Alto" - così testualmente scrive la Binetti - stimolato dalle sue preghiere.
La senatrice enumera altri casi di leggi e norme
da lei ritenute indispensabili per il bene della comunità e della morale, che sono state approvate in Parlamento e da lei attribuite ad altri "interventi dall'Alto", anch'essi stimolati dalle sue preghiere.
 
Altre norme da lei desiderate e altre preghiere da lei elevate al cielo non hanno invece trovato ascolto (è sempre la senatrice che parla) ma ella non dispera che lo troveranno in un prossimo futuro.

Siamo di fronte ad un caso che, come ho prima accennato, non ha riscontro nella storia né parlamentare né religiosa di nessun Paese. Leggi e norme sull'approvazione delle quali si sarebbero verificati interventi di Dio in accoglienza di preghiere di parlamentari. Come giudicare simili affermazioni? Una presunzione inaudita? Un disturbo mentale? Una fede capace di muovere le montagne e quindi nel caso specifico di ottenere risultati parlamentari altrimenti inspiegabili? Una forma di fondamentalismo ideologico che può suscitare un anti-fondamentalismo di analoga natura ma di segno diverso?

* * *

Mi permetto di segnalare alla senatrice Binetti che il tipo di preghiere da lei elevate a Dio affinché intervenga nella legislazione italiana sono decisamente in contrasto con la costante dottrina della religione da lei professata.

E' curioso che la senatrice non se ne renda conto. È ancor più curioso che sia io a segnalarglielo. Ciò crea una situazione a dir poco comica. Divertente. Paradossale.

La dottrina cattolica infatti ha costantemente incoraggiato la preghiera dei suoi fedeli. La preghiera privata ma soprattutto quella liturgica, tanto meglio se effettuata pubblicamente e coralmente nelle chiese o in qualsiasi sede appropriata.

Ha anche indicato - la dottrina - quale debba essere l'oggetto della preghiera. Non già invocare Dio a compiere miracoli su casi concreti come la guarigione da una malattia o, peggio, un beneficio immediato, una promozione, una vincita alla lotteria, l'ottenimento d'un posto di lavoro e simili.

L'approvazione di un articolo o di un comma o la vittoria d'un quesito referendario non sono state mai contemplate in questa casistica, ma ritengo che possano logicamente rientrarvi. Impegnare il nome e l'intervento di Dio in questi "ex voto" avrebbe piuttosto l'aria d'una provocazione e sfiorerebbe la blasfemia violando il comandamento mosaico che fa divieto di "nominare il nome di Dio invano".

L'oggetto della preghiera deve essere solo quello di chiedere a Dio che la sua grazia discenda sull'orante, che lo aiuti a sopportare il dolore e la sofferenza, che non lo induca in tentazioni, che lo liberi dal Male (cioè dal peccato), che fortifichi il suo amore per il prossimo.
Perciò lei fa benissimo, senatrice Binetti, a pregare affinché la grazia discenda su Giuliano Ferrara (nella sua lettera al "Foglio" c'è scritto anche questo) volendo, potrebbe anche cimentarsi a chiedere che la grazia divina scenda su di me. Non me ne offenderei affatto e sarebbe carino da parte sua.

Ma coinvolgere Dio nella discussione parlamentare, questo, gentile senatrice, è una bestemmia di cui forse lei dovrebbe confessarsi. Però da un sacerdote scelto a caso. Se va da sua eminenza Ruini sarebbe sicuramente assolta in terra. In cielo non so.

Post scriptum. "Il giusto modo di pregare è un processo di purificazione interiore. Nella preghiera l'uomo deve imparare che cosa egli possa veramente chiedere a Dio, che cosa sia degno di Dio. Deve imparare che non può pregare contro l'altro. Deve imparare che non può chiedere le cose superficiali e comode che desidera al momento, la piccola speranza sbagliata che lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i suoi desideri e le sue speranze".

Queste parole si leggono nell'enciclica "Spe Salvi" di Benedetto XVI, a pagina 64 nell'edizione dell'"Osservatore Romano". Le rilegga, senatrice, e cerchi di capirne bene il senso. Soprattutto non si autogiustifichi: il Papa, nella pagina seguente, ne fa espresso divieto.     (27 dicembre 2007)


per documentarsi


Binetti e l'omosessualità: «...Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l’omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario». ( vedi: "Si finge gay, lo curano come se fosse malato" qui ). Sito ufficiale di Paola Binetti. * Paola Binetti a Tetris, trasmissione del 3 maggio 2007 - LA7


La risposta di Veltroni: Caro Direttore, va riconosciuto al Suo giornale il merito di prestare una particolare attenzione al tema dei diritti civili e di promuovere sull’argomento un confronto non rituale tra opinioni diverse.

In particolare, nei giorni scorsi, ha suscitato scalpore la riproposizione, da parte della senatrice Binetti, della tesi che considera l’omosessualità come una malattia, in quanto tale meritevole solo di essere curata. Si tratta, a mio modo di vedere, di una tesi sbagliata e pericolosa. È una tesi sbagliata perché l’omosessualità è una condizione umana, che non ha senso alcuno ridurre a una patologia e che deve essere rispettata in quanto tale. Ma è anche una tesi pericolosa, perché induce, o almeno asseconda, il misconoscimento dei diritti delle persone omosessuali di condurre una vita normale, senza subire discriminazioni sociali o addirittura, come purtroppo capita ancora con preoccupante frequenza, soprattutto nei riguardi dei più giovani, atti di persecuzione e di violenza, fisica e psicologica. continua Sui gay Binetti sbaglia - LASTAMPA.it.

martedì 25 dicembre 2007

Natale a Venezia


Venezia_Albero di Natale di vetro di Murano a San Marco


Auguri ad amiche e amici viandanti del web.


Venzia nella luce del solstizio d'inverno_dicembre 2007


Venezia nella luce del solstizio d'inverno

sabato 22 dicembre 2007

Solstizio d'Inverno


sabato 22 dicembre 2007 ore  07:09


Tyrrhenian Sea and Solstice Sky - Credit & Copyright: Danilo Pivato - 2005


Il solstizio del 2005 catturato dalle coste del mar Tirreno in una immagine che invita a fermarsi, gli occhi e la mente al cielo, e a ricordare l'immenso di cui facciamo parte. Tempo di antichissime feste pagane diventato tempo di festa cristiana. Ci sono motivi nelle une e nell'altra per sollevarsi dalle umane miserie quotidiane in cui si intrecciano timori e speranze, desiderio di riscatto e volontà di amorosa pace, tra istanze ideali e pratiche incerte o contraddittorie. Tra i doni di questo solstizio 2007 metto la risoluzione dell'ONU per la moratoria delle esecuzioni capitali e l'apertura delle frontiere in Europa, per il valore che hanno in sé e per la speranza intrinseca di un progresso morale continuo, anche se lento e non lineare. Per il resto non trova soluzione lo stato di squallore e di degrado che avvolge molte parti del mondo e, cosa ancor più triste, il nostro Paese.