marzia (http://alchimie.splinder.it)
AHIMSA. Parola sanscrita che ho imparato da Gandhi. Vuol dire "innocenza" e "non violenza","impegno a non nuocere ad alcun essere vivente". AHIMSA. I miei obiettivi sono la ricerca, la conoscenza, la comunicazione e la condivisione di emozioni, idee, informazioni con altre "persone che cercano". L'altro mio blog è CONVIVIUM, il posto del banchetto.
domenica 12 ottobre 2003
Signore, fammi strumento di tua pace.
Dove c'è odio fa che io porti l'amor,
Dov'è offesa, perdono,
Dov'è dubbio, fede,
Dov'è disperazione, speranza,
Dov'è buio, luce,
Dov'è tristezza, gioia.
O Maestro Divino concedimi che io non cerchi
tanto di essere consolato quanto consolare,
non tanto di essere compreso,ma di comprendere,
non tanto di essere amato,quanto d'amare;
perchè è nel dare che riceviamo
è nel perdonare che siamo perdonati,
è nel morire che ci svegliamo a vita eterna.
San Francesco d'Assisi
LA MARCIA DELLA PACE da PERUGIA ad ASSISI
sabato 11 ottobre 2003
DOMANI LA MARCIA DELLA PACE AD ASSISI
Perugia-Assisi, marcia per l'Onu:
8 «porte» per un mondo migliore
La campagna Onu per gli Obiettivi di sviluppo del millennio, approda alla marcia Perugia-Assisi. Per attirare l'attenzione delle migliaia di persone che percorreranno la strada il 12 ottobre, gli organizzatori hanno ideato otto porte che i partecipanti dovranno attraversare nel tratto finale della marcia. Ogni porta rappresenta un obiettivo da raggiungere per risolvere un problema. Simboli mobili, dotati di una struttura agile e colorata, che da Assisi raggiungeranno altre città del mondo. Più che porte sono degli enormi pupazzi che soreggono uno striscione con il messaggio per il mondo.
I temi sono vari, dall' eliminazione della povertà all' istruzione elementare unversale, dalla parità dei sessi al problema della mortalità infantile, dalla salute materna alla lotta all'Aids,fino alla sostenibilità dell'ambiente. Queste sono le prime sette porte, dedicate principalmente alle problematiche dei paesi poveri.
L'ottavo pupazzo è per il mondo dei ricchi e riguarda la nascita di una partnership globale per lo sviluppo, settore privo di qualunque forma di criterio di misurazione, di sistema di monitoraggio e di tempistica di attuazione. Per questo motivo la campagna Millennium intende premere affinché i governi dei paesi ricchi compiano passi decisi per la cooperazione allo sviluppo. I veri protagonisti delle porte e della campagna dovrebbero essere i bambini. Il messaggio, contenuto nei pannelli esplicativi attaccati ai pupazzi, vuole essere allegro, giocoso e positivo, proprio come lo scenario che l'Onu si è prefissato di raggiungere per il 2015, quando i bambini attuali dovrebbero divenire gli adulti del domani. Sugli striscioni appesi alle porte ci sono volti di nazionalità diverse, immagini colorate e cariche di speranza, che raggiungono il prorpio apice nell'ottava porta, simbolo del «sogno»:
un mondo globalmente sviluppato, un arlecchino di colori che si confondono senza avere più le distinzioni peculiari. Un sogno che l'Onu vuole raggiungere e che la marcia Perugia - Assisi fa cominciare.
da IL MANIFESTO - 10 OTTOBRE 2003
The Indipendent - 24 settembre 2002
Perseguire Sharon Per i Crimini di Guerra
Robert Fisk
In una lettera sorprendente ai superstiti palestinesi dei massacri del 1982 nei campi di Sabra e Shatila, nove gruppi di pace di donne israeliane hanno detto ai Palestinesi di Beirut di voler sostenere i loro sforzi per incriminare il Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, per "crimini di guerra commessi esattamente 20 anni fa.
La lettera delle donne, che è stata inviata per mezzo degli Stati Uniti, ha stupito l’avvocato libanese rappresentante dei superstiti dei massacri, secondo il quale Sharon fu ritenuto "personalmente responsabile” da un’inchiesta israeliana. "È un gesto meraviglioso', ha detto ieri Chibli Mallat. "E’ un messaggio meraviglioso da ricevere in momenti violenti e pericolosi.
La lettera, da parte dell’ “Unione delle Donne per Una Pace giusta in Israele”, parla delle sofferenze dei Palestinesi nel 1982. "I nostri cuori si dolgono nel ricordare il terribile massacro avvenuto nei campi profughi di Sabra e Shatila 20 anni fa, che avvenne col permesso dei leader israeliani” dice la lettera. "Condanniamo i brutali massacri dei vostri amati e condanniamo i dirigenti che devono essere ritenuti responsabili per questi crimini di guerra, Ariel Sharon soprattutto.'
Un tribunale Belga dichiarò l’anno scorso di non poter incriminare Sharon, ma più di 20 superstiti al massacro, di chi cui il Sig. Mallat è l’avvocato, si oppongono adesso a questa decisione.
Circa 1,700 Palestinesi furono macellati nei massacri per opera delle milizie libanesi alleate ad Israele. Le truppe israeliane circondarono i campi non appena le milizie entrarono ma fu loro detto di non interferire. Sharon allora era il Ministro della difesa e fu costretto a dare le dimissioni dopo che la commissione israeliana Kahan condannò lui e parecchi alti ufficiali israeliani di non avere impedito il fatto.
La lettera delle donne rievoca il modo in cui i Palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro case nel 1948. " Ci uniamo al vostro pianto per quelli che sono stato uccisi e mutilati [nel 1982] e condanniamo i responsabili,' dice. "Speriamo che voi accetterete la sincerità delle nostre parole e ci permetterete di stare in solidarietà con voi per sforzarci di costruire la pace con la giustizia tra Israele e Palestina.'
Mohamed Abu Rudeina, che all’età di 7 anni vide suo padre ed altre persone assassinate, 20 anni fa, ha descritto la lettera delle donne israeliane come un "atto commovente” che può incoraggiare altri superstiti palestinesi che stanno ancora cercando giustizia per la morte dei loro cari.
Lo specifica menzione del nome di Sharon probabilmente causerà notevole disagio al Primo Ministro Israeliano, che ha assunto gli avvocati per difendersi a Bruxelles ed in che non ha in passato sperimentato dei tentativi da parte di Israeliani di incriminarlo.
Mallat ha dichiarato che quello era il primo gesto di solidarietà ai sopravvissuti dei campi da parte di israeliani dopo che un israeliano, Emile Grunzweig , venne ucciso da una granata a mano lanciata a un gruppo di manifestanti a Tel Aviv. "Consideriamo il signor Grunzweig come un israeliano morto per Sabra e Shatila,' ha detto Mallat. "Adesso finalmente, sembra che abbiamo ottenuto il sostegno da parte di israeliani sui terribili crimini terribili contro l'umanità avvenuti a Beirut due decenni fa.'
Incursione dei blindati di Sharon
nel campo profughi di Rafah
Un'operazione, dicono gli israeliani, tendente a distruggere
i tunnel scavati alla frontiera con l'Egitto per introdurre armi
GAZA - In piena notte l'esercito israeliano è entrato nel campo profughi di Rafah, a sud della Striscia di Gaza. I blindati con la stella di David si sono fatti largo nel campo mentre due elicotteri seguivano l'operazione dall'alto. Uno di questi, secondo fonti palestinesi, ha lanciato un missile sul quartiere di Ybna, uccidendo tre giovani palestinesi di 20, 22 e 24 anni e facendo almeno 35 feriti. Ma ci sono almeno altre quattro vittime palestinesi, uccise, forse, negli scontri a fuoco tra soldati israeliani e miliziani armati. Tra di loro, secondo alcune fonti, ci sarebbe un bambino di 12 anni. I blindati hanno preso posizione all'estrema periferia di Rafah, una delle località più miserevoli dei Territori, continuamente sottoposta ai raid dell'esercito e alle demolizioni di abitazioni. Poi, nella notte, è partita l'incursione, con quindici blindati, due elicotteri e una squadra di cani cinofili. Secondo una fonte militare israeliana, l'obiettivo dell'operazione è stata infatti la distruzione di una serie di gallerie sotterranee scavate sotto la frontiera fra l'Egitto e la parte sud della striscia di Gaza, dove si trova il campo profughi di Rafah. Tunnel che verrebbero utilizzati, secondo l'esercito di Sharon, per il contrabbando di armi. [continua su LA REPUBBLICA, 11 Ottobre 2003]. Commento e rinvio ad altre due o tre cose su Ariel Sharon In queste “operazioni” non riesco a vedere la differenza con il terrorismo. Ma una differenza c’è, certo: l’esercito Israeliano è equipaggiato decisamente meglio dei terroristi. Sharon si fa forte della dottrina Bush: “Israele colpirà ovunque i suoi nemici”. Basta che decida chi e dove siano i suoi nemici, senza nessuna remora etica né geopolitica. Ricordare il dissenso di molti militari Israeliani che si rifiutano di partecipare a siffatte “operazioni”. Ammiro e apprezzo il loro coraggio. Quello che pensano di Sharon nove gruppi di pace di donne Israeliane nel prossimo post. Secondo fonti palestinesi sarebbero 7 i morti tra cui
un bambino di 12 anni. Trentacinque le persone rimaste ferite
Incursione dei blindati di Sharon
nel campo profughi di Rafah
Un'operazione, dicono gli israeliani, tendente a distruggere
i tunnel scavati alla frontiera con l'Egitto per introdurre armi
venerdì 10 ottobre 2003
Nobel per la Pace alla Iraniana Ebadi
Il premio Nobel per la Pace per il 2003 è stato assegnato all’iraniana Shirin Ebadi. Avvocatessa, è stata premiata «per i suoi sforzi per la democrazia e i diritti umani. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini». È la prima donna musulmana a vincere il Nobel.
Shirin Ebadi, nata nel 1947, laureata in Legge all’Università di Teheran, è stata la prima donna nominata giudice in Iran, prima che la rivoluzione islamica la costringesse a dimettersi per le leggi che limitavano autonomia e diritti civili delle donne iraniane. In seguito ha difeso le famiglie di alcuni scrittori e intellettuali uccisi tra il 1998 e il 1999.
É una dirigente dell'associazione per la protezione dei diritti dei bambini in Iran, di cui è stata anche fondatrice. Ha partecipato come avvocato di parte civile al processo ad alcuni agenti dei servizi segreti, condannati nel 1998 per l’uccisione del dissidente Dariush Forouhar e di sua moglie. Nel 2000 la sua partecipazione ad una conferenza a Berlino sul processo di democratizzazione in Iran, provocò una feroce polemica in Iran e la pronta reazione del governo di Teheran, che fece arrestare molti dei partecipanti al loro ritorno nel Paese.
Nello stesso anno venne sottoposta a un processo segreto per aver prodotto e diffuso una videocassetta sulla repressione anti-studentesca del luglio 1999, materiale che "disturbava l'opinione pubblica", secondo l’accusa.
Secondo le motivazioni del Comitato norvegese per il Nobel, la giurista iraniana è conosciuta a livello internazionale per «promuovere soluzioni pacifiche e democratiche a problemi seri nella società ».
«Come avvocato, giudice, conferenziere, scrittore e attivista, ha parlato sempre con grande forza e chiarezza nel suo Paese, l'Iran, e molto al di là delle sue frontiere. Si è distinta come una seria professionista, una persona coraggiosa, e non ha mai ceduto alle minacce contro la sua sicurezza», continua il comunicato. «La sua arena principale è la battaglia per i diritti umani fondamentali, e nessuna società merita di essere definita civilizzata, se i diritti delle donne e dei bambini non vengono rispettati». Ebadi «è una musulmana responsabile. Non vede alcun conflitto tra l'Islam e i diritti umani fondamentali. Per lei è importante che il dialogo tra differenti culture e religioni del mondo prenda come punto di partenza i loro valori comuni».
Il presidente del comitato Ole Danbolt Mios ha lodato il suo «coraggio» e impegno in favore della «democrazia». Il Comitato per il Nobel ha contatto la famiglia dell'avvocato iraniano, per avere il suo numero di telefono pochi minuti prima dell’assegnazione del premio: di solito, il comitato del premio telefona al vincitore un’ora prima. Probabilmente i tempi “stringati” della decisione di quest’anno sono dovuti alla difficoltà di scelta del candidato.
Tra i nomi illustri presenti nella lista dei possibili vincitori figurava quest’anno anche il Papa, riconosciuto come uno dei pontefici che nel corso della Storia si sono più impegnati per la Pace e per i diritti umani.
Non è servito neanche il desiderio espresso dal sindaco di Roma Walter Veltroni, e dall’ex leader di Solidarnosc Lech Walesa (già vincitore del premio), di veder assegnato il premio Nobel per la Pace per il 2003 al pontefice Giovanni Paolo II, a spingere il comitato per il premio Nobel a scegliere il papa. Lo stesso Walesa non ha condiviso la scelta ricaduta su Shrin Ebadi, commentando la notizia con: «È stato un grosso errore».
Un piccolo commento
Ho un profondo rispetto per il Papa e per la grandezza del suo apostolato.
Ma penso che un Papa come Giovanni Paolo II non abbia bisogno di premi,
nemmeno del Nobel, proprio perché la sua opera nel mondo trascende
qualsiasi tipo di riconoscimento.
Una donna come l'avvocata Shirin Ebadi, invece, potrebbe essere
aiutata e, in un certo senso, protetta dal premio. La situazione sociale e
politica dell'Iran è difficile per tutto il popolo e in particolare per le
donne, difficile e drammatica a tal punto che va al di là della possibilità
di immaginarla per chi non l'abbia conosciuta direttamente.
Lottare per i Diritti Umani in Iran richiede un coraggio fisico oltreché
morale di proporzioni enormi.
Portare alla ribalta le persone, che lottano apertamente e pacificamente
contro l'ingiustizia e la violenza, significa non solo riconoscere i loro meriti
ma soprattutto dare loro un forte sostegno che si riverbererà sui deboli
e gli oppressi.
Al Papa tutto il mio amore.
Rose e usignoli dall'Iran
giovedì 9 ottobre 2003
AVALOKITESHVARA
Eleven-Headed, One-Thousand-Armed Avalokiteshvara
Central Tibet (a Kagyu monastery). mid-12th century
Distemper on cloth - 38.1 x 29.5 cm (15 x 115/8 in.)