lunedì 9 maggio 2005

Promemoria di date


7 maggio 1945
Reims. Firma della resa incondizionata della Wehrmacht nelle mani del generale statunitense Einsenhower, comandante delle forze alleate occidentali


8 maggio 1945
Berlino. Firma della resa incondizionata della Wehrmacht nelle mani del maresciallo Sukov, comandante delle forze russe


9 maggio1945
Europa. Entra in vigore la capitolazione totale della Germania


6 e 9 agosto 1945
Lancio, da parte di aerei USA, delle bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki


15 agosto 1945
Capitolazione del Giappone


2 settembre 1945
Baia di Tokyo. Sulla corazzata statunitense "Missouri" viene firmata la resa del Giappone


Qualcuno ha fatto notare che la parola "guerra" è sempre accompagnata da un aggettivo, come in "guerra mondiale" o "guerra fredda" o "guerra preventiva", oppure da un complemento di spacificazione, come in "guerra delle due rose".


In questi ultimi tre giorni si è celebrata la fine della II guerra mondiale, almeno in Europa. In Giappone mancavano ancora tre mesi alla fine del massacro, che fu suggellato dalle due bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto).


Ci si poteva ragionevolmente aspettare che una così grande e folle carneficina avrebbe reso la guerra un tabù insuperabile, come l'incesto ad esempio. Invece ancora oggi, dopo sessant'anni di nuove esperienze e di ulteriore 'progresso', siamo in preda a guerre diverse ma sempre uguali.


Lo so, sono noiosamente pacifista, ma aspetto di poter celebrare e festeggiare la fine della guerra, senza aggettivi e senza complementi. FINE DELLA GUERRA: sembra che ci voglia una vera e propria mutazione, un salto evolutivo, come lo fu la stazione eretta per gli ominidi. Temo che morirò prima, ma spererò fino all'ultimo respiro.

venerdì 6 maggio 2005


6 maggio 2005


Fecondazione eterologa? Maria disse sì. Questo il titolo del nuovo numero speciale di Diario in edicola da venerdì 6 maggio.

Nel linguaggio dei nostri giorni la nascita di Gesù si definisce «fecondazione eterologa»: un bambino nato da una giovanissima Maria con il concorso di seme non del marito Giuseppe, con ambedue i genitori avvertiti e consenzienti. Oggi la tecnica ha denominato con termini nuovi – Fivet, fecondazione omologa, fecondazione eterologa – pratiche di facilitazione della riproduzione fino a pochi anni fa considerate impossibili.

Il 12 e il 13 giugno prossimo i cittadini italiani saranno chiamati a votare su quattro referendum. La Conferenza episcopale italiana invita i cattolici a non andare a votare (per fare mancare il quorum.) Lo fa in nome dei principi della Chiesa cattolica romana.

Questo numero si butta a capofitto in tutto ciò, cercando di raccontare una storia a dir poco strepitosa e che ha visto impegnati le migliori menti di ogni generazione. Al centro, sempre gli stessi protagonisti: Maria, Giuseppe, Gesù e Dio; in scena, più o meno silenziosi, la fede, la scienza, il potere, il dubbio. Ma anche i primi cristiani, Voltaire, Sigmund Freud e i Monty Phyton, il pragmatismo degli antichi romani e la furbizia di Dan Brown, gli studiosi del Talmud, i protestanti e i pensatori islamici, Laurence Sterne e Woody Allen, l’ipotesi di san Tommaso e i pronunciamenti di Joseph Ratzinger.

La conclusione. C’è qualcosa di veramente ammirevole nel constatare i progressi che sono stati compiuti. C’è qualcosa di veramente crudele nel limitare, nel nome di una tradizione o del proprio potere, le possibilità sempre maggiori che oggi si aprono. Chissà che cosa ne penserebbero oggi Maria e Giuseppe.

Insieme al numero speciale di Diario, trovate il libro
Le ragioni dei quattro sì di Carlo Flamigni e Maurizio Mori che spiega tutto della legge su cui siamo chiamati a votare.


dal sito: http://www.diario.it/index.php?page=wl05050501



Da sola non ci avrei mai pensato, per una questione mentale che i tecnici del pensiero chiamano "fissità funzionale" e consiste nel rimanere bloccati in uno schema, nell'impossibilità di vedere soluzioni alternative.


Quelli del Diario non soffrono di "fissità funzionale" e hanno anche un bel coraggio. Che cosa provocherà questa associazione di idee e di fatti? Avranno problemi per questo 'eccesso' di libertà di pensiero, parola e stampa?

giovedì 5 maggio 2005

Libertà in Rete


"Indymedia sequestrata? Mah!


Ultim'ora


Al momento Indymedia Italia è raggiungibile nonostante l'attacco informatico (DDOS) che sta subendo dal primo maggio 2005 e nonostante le agenzie di stampa ne abbiano annunciato il sequestro.
Ciò non toglie che nelle prossime ore Indymedia Italia potrebbe non essere più raggiungibile a causa dell'ordine di sequestro per il quale è stata inviata una rogatoria internazionale.


Ci risiamo! A pochi mesi di distanza dal sequestro degli hard-disk di Indymedia Italia comandato dal Fbi e nel giorno in cui una sentenza della cassazione dichiara tutte le religioni sullo stesso piano, un solerte pubblico ministero romano, Salvatore Vitello, ipotizzando i reati di vilipendio della religione cattolica e di vilipendio della figura del Papa, chiede a gran voce che indymedia sia chiusa.


Il motivo?


Un fotomontaggio che ritrae il papa con una divisa da nazista. La lunga ondata clerical-nazionale scatenata dalla morte di Giovanni Paolo II e dall'elezione di Benedetto XVI, avrebbe dovuto far omologare tutti.


Adesso ci toccherà spiegare ancora una volta a giudici asserviti il sovversivo concetto di pubblicazione aperta e che Indymedia non opera alcuna forma di censura.


Approfondimenti
Suggerimenti al Pm
p2p sotto attacco || 2
Nuovo ordine digitale
Censura e controllo in rete"


dal sito: http://italy.indymedia.org/

















Indymedia sotto attacco. Lettera aperta al PM Salvatore Vitello
di  Anonimo
04 May 2005
Milano, 04 Maggio 2005.
"Gentile dottor Salvatore Vitello,
apprendo della Sua iniziativa contro Indymedia Italia (www.italy.indymedia.org). Mi pare di capire che nelle Sue intenzioni (e convinzioni) ci sia la volontà di chiudere o di oscurare un canale internazionale di libera comunicazione a causa delle presunte offese al Papa che alcuni utilizzatori del sito web avrebbero pubblicato sullo stesso. Trovo la cosa assai curiosa, Le dirò di più, quasi avventata. Non riesco a capire perchè procedere giudiziariamente contro questo democracy press, dato che le motivazioni che Lei adduce mi appaiono inconsistenti se non, persino, pretestuose".

 


"Su questo canale, libero, passano ogni giorno e da anni, insulti a numerosi capi di stato estero. Su questo sito, libero, numerosi utenti occasionali insultano quotidianamente mullah, rullah, pastori protestanti e preti ortodossi e via enumerando, nella più totale indifferenza. Anche il precedente Pontefice raccolse diversi apprezzamenti di questa natura".


"Farei torto alla Sua intelligenza se credessi che Lei, conosciuto insieme al suo collega Franco Ionta per le indagini sugli anarcoinsurrezionalisti, non sia in grado di comprendere tecnicamente la natura di questo canale di comunicazione. Di conseguenza resto stupìto dalla Sua iniziativa, per me incomprensibile, perchè volta a chiudere un mezzo di espressione usato da centinaia di migliaia di persone nel mondo, con un tale, mi permetta, banale pretesto".


"Resto ancora più stupito del fatto che Lei abbia intrapreso una iniziativa che sa già in partenza essere velleitaria in quanto assolutamente inefficace, visto che l'unico (maldestro) tentativo di oscurare il sito di Indymedia Italia arrivò quasi a provocare un incidente internazionale, e si risolse nel nulla, contribuendo di contro ad aumentarne enormemente la visibilità e la notorietà".


"Mi perdoni se a questo punto mi coglie il sospetto che Lei voglia acquisire notorietà a spese di questo canale, e, a parte pensare che Lei voglia distinguersi come "defensor fidei" agli occhi di qualche bigotto, non trovo davvero giustificazioni di sorta per l’avvio della azione giudiziaria da Lei promossa, fin quì con effimero successo".


"Trovo anzi desolante che nel ventunesimo secolo esistano ancora persone con un buon grado di istruzione (come Lei, presumo) titolate a difendere i diritti dei cittadini sul territorio della nostra Repubblica  (che Le ricordo essere laica e aconfessionale) che si espongano con attacchi tanto plateali al diritto di espressione, in nome della difesa di un capo di stato straniero".


"Mi permetta quindi di sorridere di fronte alle Sue denuncie (e alle assurde premesse), e al contempo invitarLa a curare altre ben più gravi distorsioni nell'uso della rete internazionale di Internet".


"Esistono infatti decine di siti web (se non lo sapesse), che quotidianamente offendono le istituzioni democratiche, propagandano il fascismo e l'odio razziale, incitano all’organizzzione di squadracce punitive e auspicano roghi non meno pericolosi di quelli anarcoinsurrezionalisti. Siti web italiani, registrati a nome di nostri concittadini (quindi agevolmente rintacciabili) certamente conosciuti ai casellari giudiziari di mezza Italia".


"Non vorrei sembrarLe pedante, ma non ricordo Sue iniziative in tal senso e questo mi spinge a pormi qualche rispettosa domanda sulla Sua imparzialità e serenità nello svolgere il delicato compito di PM nel quale Lei è quotidianamente impegnato".


"Colgo l'occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti, sicuro che dopo questa mia Lei non potrà che tornare sui suoi passi circa la richiesta di oscuramento di un mezzo libero per definizione come Indymedia Italia ed indirizzare i Suoi sforzi e la Sua meritoria attenzione nella direzione corretta".


in fede


un anonimo utente abituale di Indymedia Italia


P.s.
Per la questione che attiene al fotomontaggio della figura dell’attuale Pontefice che tanto L'ha inquietata spingendoLa ad attivare le procedure di spegnimento del sito web in questione, La invito cortesemente a rivolgere la Sua attenzione verso i media mainstream britannici che con foga ben maggiore hano scritto, disegnato e pubblicato note di satira sui trascorsi giovanili di Joseph Ratzinger. E non ultimo, avendo tempo, consultare la voce  "satira" – sull’autorevole “Devoto-Oli”. Disponibile anche on-line.


redazione@reporterassociati.org






Un fatto che si ripete e un commento sotto forma di lettera.



Materia su cui riflettere.


Una domanda: io ho il diritto di pubblicare questi due documenti nel mio diario personale, un diario non sistematico in cui esprimo i miei dubbi, le mie incertezze, le mie ingenuità?


E "ingenuità" per me in questo caso è contrario di "cinismo", cioè bisogno di porre apertamente, con "innocenza", interrogativi su qualsiasi cosa, necessità di non stendere veli ipocriti su vicende che ci riguardano tutti.


Come tutte e tutti possono constatare, non sono una giornalista, e spesso faccio uso del copia-incolla per conservare alcune cose che mi colpiscono e per condividerle con i viandanti del web, fra i quali ho trovato amiche e amici che mi aiutano non solo a riflettere, ma anche e soprattutto mi fanno sentire meno sola e smarrita nel turbine di verità e menzogna, giustizia e ingiustizia, pace e guerra ...

martedì 3 maggio 2005

Giornata Mondiale della Libertà di Stampa


 


L' UNESCO celebra il 3 maggio la Giornata Mondiale della Libertà di stampa.


Come sta in tutto il mondo il rispetto dei fondamentali diritti libertà d'espressione e di libertà di stampa, statuiti dall' articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?


Come sta in Italia il rispetto dell' articolo 21 della nostra Costituzione?


Secondo l'associazione statunitense Freedom House la risposta che ci riguarda è:


"Italia, paese parzialmente libero"


Firenze, 03 Maggio 2005. La notizia: la Casa delle Libertà è riuscita a far collocare l’Italia fra i Paesi “parzialmente liberi“ per quanto riguarda la libertà di stampa. L’associazione statunitense Freedom House, una delle più autorevoli al mondo nella difesa dei diritti umani, fondata nel 1945 da Eleanor Roosvelt, ha appena pubblicato il suo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo.


Il rapporto punta il dito sulla Russia e su gran parte degli ex paesi socialisti collocandoli nella categoria dei paesi non liberi. Ma se si cerca l’Italia, nella classifica della libertà di stampa, bisogna scorrere un terzo del rapporto e arrivare fino alla tabella 77.

Quella dove, finiti i Paesi “free“, inizia l’elenco di quelli “partly free”. Dopo Bolivia e Bulgaria, si trova finalmente il nostro paese, seguito a ruota dalla Mongolia.


Dopo aver appena ascoltato il presidente del Consiglio che alla Camera e al Senato ha appena spiegato di aver eletto il presidente della Commissione Europea, aver dispensato consigli ai grandi della terra, indirizzato la politica economica comunitaria e aver portato il benessere al nostro grande paese, come dimostrano le vendite di telefonini, automobili e l’aumento delle rendite immobiliari oltre allo strapotere delle opposizioni nel controllo dei media, questo stato di classifica in compagnia dei derelitti della terra e dei principi liberali, ci arriva come uno schiaffo. (continua: http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=7104)


Il rapporto è consultabile al sito web: www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm 


Nel Corriere della Sera ho trovato questo agghiacciante resoconto sui giornalisti uccisi nel corso del 2004 (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/05_Maggio/03/reporter.shtml)














2004 anno nero per i giornalisti, uccisi in 53

Pubblicato il dossier di Reporter sans frontieres. Il numero maggiore di vittime in Iraq: 19, tra cui l'italiano Enzo Baldoni




 






 


Il nostro Paese continua a non godere di buona stampa all'estero, e non possiamo non essere d'accordo, perché i primi a subire le limitazioni alla libertà di informazione siamo noi cittadini e cittadine italiane.


Tuttavia è giusto, anzi è motivo di onore per noi, ricordare i molti giornalisti liberi e valorosi che pure abbiamo, i molti giornalisti che "tengono la schiena diritta", alcuni fino al sacrificio della vita. Soprattutto in questa situazione di crisi voglio esprimere gratitudine e ammirazione  a chiunque non si lasci omologare o rendersi "embedded" (come usa dire adesso).


 




Certo mancano delle fotografie, me ne scuso, considerando queste persone quasi come simboli.

lunedì 2 maggio 2005

Ritorno a casa


Quasi due settimane a Parma, dove abita mia madre. Lei stava male, ora sembra che stia meglio. E' stata un'immersione quasi totale nelle piccole, e talvolta grandi, cose di ogni giorno. Qualche breve passeggiata, qualche contatto con la blogsfera. Nostalgia, malinconia, stanchezza, ma niente di negativo per fortuna. Ho provato ansia, ho avuto paura, ma mai desolazione e nemmeno rabbia. Devo molto agli insegnamenti di Thich Nhat Hanh, un monaco zen nato in Vietman. Voglio ricordare gli ultimi versi di una sua poesia:


Ancora solo


andrò a testa china


sapendo però che l'amore è immortale.


E sulla strada lunga, difficile,


il sole e la luna splenderanno,


illuminando i miei passi.



Non sono rimasta fuori del mondo, però, giornali e televisione e radio mi hanno tenuta al corrente. Ne sono successe ancora di cose in questi ultimi giorni, strabilianti sconvolgenti e perfino comiche, una specie di gorgo nero contro cui lottare per non essere risucchiati e arrendersi.

lunedì 25 aprile 2005

 

Sessanta anni dopo la Liberazione


Un grazie personale a tutte le persone che si impegnarono nella lotta contro il nazismo e il fascismo, nell'unificazione delle cittadine e dei cittadini Italiani in nome dei valori della libertà e della giustizia, e nella stesura della nobile Costituzione della Repubblica Italiana.



Discorso di Piero Calamandrei agli studenti milanesi (1955)

 



 


La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.



lunedì 18 aprile 2005

Giorno della memoria per il genocidio


dei Cambogiani sterminati dai Khmer Rossi


Senza giustizia


 

Museo del genocidio - copyright New Humanity

Il 17 aprile 1975 in Cambogia inizia il cosiddetto “anno zero”, il periodo più buio e senza ritorno della storia del Paese asiatico. I guerriglieri comunisti Khmer Rossi, guidati dal generale Pol Pot, entrano nella capitale Phnom Penh e rovesciano il governo del filoamericano Lon Nol.

Sono anni turbolenti per l’Indocina. Dopo la Corea era esplosa la guerra del Vietnam, la crisi del Laos e il conflitto in Cambogia. Tutti risultati della pressione militare esercitata sull’area dagli Stati Uniti, intenzionati a mantenere una forte presenza politico-militare ai confini della Cina Popolare. In Cambogia governa la giunta di Lon Nol, un esecutivo corrotto e tenuto in vita dagli aiuti di Washington. Il popolo è sfinito dalla violenza, dalla fame, dai combattimenti. Quella che doveva essere una liberazione si rivela nel giro di poche ore un incubo. ... continua

 



Un massacro evitabile



ex campo di sterminioL’ex reporter di guerra Bernard Hamel, fu uno dei primi a scrivere del genocidio cambogiano nel libro “De sang et de larmes” (“Di sangue e di lacrime”, gennaio 1977): una lunga inchiesta in cui raccolse le testimonianze dei rifugiati cambogiani in Thailandia e poi in Francia, il suo Paese d’origine. Hamel fu corrispondente della Reuters dalla Cambogia dal 1964 al 1975 e lasciò Phnom Penh solo due settimane prima che la città fosse occupata dai Khmer Rossi. Da lì si recò a Bangkok, in Thailandia, per continuare a seguire “un regime incomprensibile”. L’abbiamo raggiunto al telefono nella sua casa di Parigi, alla vigilia della commemorazione del 17 aprile 2005 quando cominciò il genocidio. Sono passati trent’anni, ma il ricordo di quei giorni è ancora vivo e doloroso: “Dopo tanti anni di guerra, quando arrivai a Bangkok ero molto stanco, ma volli trattenermi in Asia altri sei mesi perché ero sicuro che presto sarebbe accaduto qualcosa di tremendo. Sapevo che Phnom Penh sarebbe caduta e che ci sarebbe stato un bagno di sangue”. ... continua



Il ricordo di un sopravvissuto




Il libro di Ong Thong Hoeung“Il 17 aprile 1975 fu la fine di me stesso, della mia famiglia, dei miei amici e della Cambogia. Il giorno più nero della mia storia personale e di quella del mio Paese”. Così parla da Bruxelles Ong Thong Hoeung, scrittore cambogiano sopravvissuto ai campi di sterminio dei Khmer Rossi che esattamente trent’anni fa presero il potere in Cambogia durante il loro regime (1975-’79) massacrarono almeno un milione e 700mila persone. Hoeung dal 1982 vive in Belgio con la moglie e la figlia e un anno fa ha pubblicato il libro: “Ho creduto nei Khmer rossi”, una lucida testimonianza su cosa ha significato per lui e per l’Indocina credere nell’illusione di una rinascita e trovarsi poi davanti a un vero e proprio inferno. Lo scrittore ha partecipato alla commemorazione delle vittime organizzata in questi giorni da diverse associazioni di esuli cambogiani e ong francesi. “Siamo qui per ricordare”, dice. “Il mondo ha fatto di tutto per dimenticare il genocidio. Noi, al contrario, cerchiamo ancora le colpe e le cause di uno dei più gravi scandali del Ventesimo secolo”. ... continua




Ho trovato questo dossier in PeaceReporter, all'indirizzo: