venerdì 8 agosto 2014

Senatrice Elena Cattaneo

RIFORMA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Dichiarazione di voto in dissenso
della Senatrice a vita

ELENA CATTANEO


lunedì 4 agosto 2014

Opinioni di un professore

La democrazia per caso


Ecco perché le accuse di autoritarismo al premier
sono fuori luogo e fuori tempo 

di ILVO DIAMANTI

 

Mappe. Il dubbio di fronte alle accuse di autoritarismo rivolte a Renzi non è che siano infondate ma che siano fuori luogo e fuori tempo. Perché si tratta di storie vecchie, scritte da tempo. Senza troppo scandalo, anzi nell'indifferenza.

......................

Così, nel corso degli anni, l'Italia ha cambiato forma istituzionale e costituzionale. A metà fra presidenzialismo e premierato. Fra accentramento e federalismo. Senza disegni né riforme di sistema. Di fatto. Inseguendo emergenze continue e in-finite. Reagendo a spinte particolari e faziose. Chi accusa Renzi, oggi, di stravolgere la Costituzione dimentica, dunque, che ciò è già avvenuto. Da tempo. Almeno da vent'anni. E da vent'anni siamo divenuti una Repubblica "preterintenzionale". Dove vige una democrazia ibrida, a metà fra personalizzazione ultrà e partecipazione diretta. Fra leaderismo e rete. Fra Tv e Web. A Renzi, semmai, si dovrebbe imputare di non avere inventato nulla. E di non avere l'intenzione di farlo. Cioè, di non essere interessato tanto a dare senso al caos, pardon, al "caso" istituzionale, che (s) regola il Paese. Ma, semmai, di assecondarlo. Selettivamente. Accentuando e rafforzando gli aspetti più coerenti con i suoi interessi. E con la sua vocazione di Leader del PdR. Alla guida di un governo personale e di una democrazia per caso.

Per andare oltre, ci vorrebbe un progetto coerente, elaborato e discusso in un'assemblea costituente. Eletta dai cittadini, visto che le Bicamerali hanno sempre prodotto esiti improduttivi. (E poi, se il Senato perdesse gli attuali poteri, che Bicamerale sarebbe?). Ma, per procedere in questa direzione, ci vorrebbero tempo e con-divisione. In tempi veloci e divisi - o meglio, frantumati - come questi, non riesco a sperarci. 

 

Per commentare avrò bisogno di riprendermi dal trauma. Se questo è DIAMANTI. Che non sbaglia analisi, ma sembra prescrivere ACCETTAZIONE per USUCAPIONE della DEMOCRAZIA (+ di 20 anni) o RASSEGNAZIONE o non so che altro. 

Ma nell'ultimo paragrafo dell'articolo, fondamentale, DIAMANTI afferma di sapere che di altro abbiamo bisogno, solo che non ci spera, nemmeno lui. Aiuto!

 


 

Opinioni di un gufo

VERITA' E CORTESIA

Sostiene RENZI: 

1. "Nessun accordo oscuro con Berlusconi, nel patto del Nazareno non c'è nulla che non sia stato trasferito negli atti parlamentari."
Imploro l'aiuto di chi sa dove trovare questi ATTI nei SITI istituzionali.

2. "Sono sempre pronto al dialogo" ma basta con il "discussionismo". E basta con i "gufi professori" o con i "gufi indovini". Il referendum confermativo si terrà entro il 2016 ma a questo punto il dibattito è stato fin troppo lungo: "Ora si decide". Anche perché le RIFORME sono la precondizione per far ripartire il Paese.

I GUFI li considero animali adorabili, ma temo che il "premier" dalla LINGUA CORTESE non intenda fare un complimento ai "DISCUSSIONISTI" noiosi e ostacolatori quando li chiama gufi (neologismi caldi caldi).
Il Senato non elettivo è una "precondizione" ineludibile? Capisco il superamento del "bicameralismo perfetto", ma la sottrazione del suffragio universale NO, NO e poi NO.
Serviranno le altre letture? E il Referendum? Voglio credere che siano pure verità.

3. "È vero la ripresa è debole. Ma non siamo messi male e il prossimo non sarà un autunno caldo. La Troika non arriverà e se mai ci fosse bisogno di una manovra, non imporremo nuove tasse. E comunque rimarremo sotto il 3% nel rapporto deficit/pil".

Gli dèi vogliano che stia dicendo la VERITA', Matteo Renzi, premier pro tempore.
Sono pronta a fare voti e offrire incensi e dolci frutti della Terra su qualsiasi altare perché le nostre cose stiano anche meglio di così. Sono un GUFO SPERANZOSO. C'è qualcuno che non vorrebbe un rinsavimento degli attuali padroni dell'Europa? Allora, coraggio, seguiamo il "premier" e le sue previsioni economiche/politiche!


  • Le frasi tra virgolette le ho copiate da La Repubblica, 4 agosto 2014. 
  • Per il titolo chiedo scusa a Heinrich Böll, autore del magnifico romanzo "Opinioni di un clown" (ted. Ansichten eines Clowns)

domenica 3 agosto 2014

per Cogito ergo sum?




Hai tradito il senso del mio post in FB: sono sconvolta dalla tua citazione così contraffatta.

La comprensione del testo non è impedita da Facebook. Ho ritrovato il pezzo, lo copio e lo incollo, commenti compresi, tanto per ricordarti ciò che ho scritto e la discussione che ne è scaturita.

Forse non servirà a nulla, non serve quasi mai in casi come questo, ma tanto ti devo e mi devo, in nome della verità che spero possa emergere da una nuova lettura. 

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“mio post nel sito FB del Senatore Corradino Mineo”

La DIFESA del SUFFRAGIO UNIVERSALE

Appena ascoltato e visto il suo intervento, Senatore Corradino Mineo. Sono con lei, perché col suo discorso ha dato voce anche a me, povera infelice insignificante cittadina agli occhi dei tracotanti che vogliono privare lei e i suoi connazionali del diritto di voto diretto. Gli dèi possano vedere la hybris della coppia al potere e déi volenterosi collaboratori loro.

La mia solidarietà ai senatori e alle senatrici offese dalla lingua sciolta e tagliente del presidente del Consiglio, lingua mendace anche, perché il Senato elettivo in ogni caso non salverebbe le loro poltrone. Ne salverebbe alcune, però, quelle dei futuri prescelti dal dispotico "fanciullino" così esperto nello scalare il potere.


COMMENTI

Laura MAZZOLA. 
Il despota vigliacco!!! Lo chiamerò così d'ora in avanti, sono giorni che i senatori chiedono a gran voce che si presenti di persona. Vile vile vile vile despota!!!!
30 luglio alle ore 18.04 · Mi piace

Dora MEO. @Laura Mazzola. 
Starei attenta alle parole, perché potrebbe essere pericoloso e non ne vale la pena. Insisto sul "fanciullino dispotico", più neutro ma forse più sarcastico...per una persona che si distingue per il sarcasmo che rovescia sulle persone. Che dici, ritorno al mio amato "gufo"?
30 luglio alle ore 18.15 · Mi piace · 1

Paolo PASQUINI. 
Alé Matteo.Svecchia questa Italietta Corradina...
31 luglio alle ore 22.23 · Mi piace

Dora MEO @Paolo Pasquini. 
Devi aver fatto confusione. Sicuro di aver letto e compreso ciò che ho scritto? Possibile che ti lasci in vena di battute l'eliminazione del suffragio universale diretto.?
31 luglio alle ore 23.42 · Mi piace

Paolo PASQUINI. 
L'eliminazione del suffragio universale n.2, sì, mi lascia indifferente; anzi sono favorevole perché il suffragio universale del Senato ristabilirebbe il bicameralismo quasi-perfetto, dunque lento, asmatico e inconcludente. Come l'Italietta da svecchiare...
1 agosto alle ore 9.12 · Mi piace

Dora MEO @Paolo Pasquini. 
Tutti possono cambiare idea, quindi non mi scandalizzo, ma la leggerezza con cui si sostiene un furto di democrazia mi amareggia e mi disgusta. 

Le menzogne della propaganda renzina attecchiscono ovunque, peraltro in tutti i media e in tutte le occasioni è più incombente del pregiudicato con cui si è accoppiato e legato strettamente, con il contorno di altri, come Verdini, Boschi e tutto il gruppo toscano di cui ieri Gian Antonio Stella ha fatto uno schema preciso ancorché incompleto, perché manca il padre della Boschi. 

http://www.corriere.it/.../importanza-essere-toscani...

L’importanza di essere toscani Il Granducato rivive a Roma
www.corriere.it

L’ora del «giglio magico» dopo il clan degli avellinesi di De Mita, la Brigata Sassari di Cossiga fino al cerchio magico di Bossi
1 agosto alle ore 9.20 · Mi piace · 1 · Rimuovi anteprima

Laura MAZZOLA @Dora Meo. 
quanta pazienza!! Io non ce la faccio, non riesco più ad argomentare con persone come il signor pasquini.
1 agosto alle ore 9.24 · Mi piace

Dora MEO. 
La grande menzogna, che funziona, per chi non conosce la Costituzione (moltissime/i, ma tu non sei fra questi): NESSUN NESSO tra SUFFRAGIO UNIVERSALE DIRETTO e BICAMERALISMO PERFETTO. Lo sai bene, perché sei colto e avvertito. 
Il suffragio universale diretto è una conquista recente, per noi donne recentissima, e già il RENZI da Rignano, con la complicità inspiegabile di un partito per il quale IO HO VOTATO, vuole togliercelo. 
Parlando francese, non me ne frega nulla dei confronti con gli altri Paesi. Perché non nominano mai la struttura degli Stati Uniti d'America? Non sono Europa, ma sempre DEMOCRAZIA OCCIDENTALE sono. Non lo fanno perché non gli conviene, e tu, intelligente e colto (insisto), lo sai meglio di me. Non mi scuso per la veemenza, sia per la lunga conoscenza sia per il diritto che spetta all'oppresso di ribellarsi.


Dora MEO @laura mazzola. 
Il signor PASQUINI è un mio amico, anche se la visione politica che un tempo condividevamo quasi perfettamente sembra essersi infranta andando a sbattere contro la "politica", inimmaginabile, di uno come il Renzi da Rignano e il suo gruppo. Ma l'amicizia rimane, ci mancherebbe altro. Mi sento sola e triste, però.
1 agosto alle ore 9.32 · Modificato · Mi piace

Dora MEO @Paolo Pasquini. 
La mia disperazione è tale che ho scritto perfino al Presidente del Senato Pietro Grasso, prima ancora che gli scrivesse Luigi Di Maio e prima delle ultime vicende. ******** Sto seguendo le sedute del Senato quasi integralmente, per radio e in streaming Senato, dall'inzio a mezzanotte, pause escluse, ovviamente. Mia figlia, se potesse, me lo impedirebbe anche con la forza, ma non può. Vuole sapere, però.


Paolo PASQUINI @cara laura mazzola.  
mi scusi se ho una opinione diversa dalla sua. Se la pensassimo tutti nello stesso modo sarebbe più semplice; però la democrazia e il suffragio universale sono stati inventati proprio per risolvere il problema delle opinioni diverse. Nel merito, cara Dora, ci faccio un post. Può anche darsi che stia prendendo un granchio....
1 agosto alle ore 13.49 · Mi piace

PS. Il tuo blog non riceve i miei commenti e io non capisco il mio errore tecnico. Trasferisco perciò il lungo commento in un post nel mio blog.

giovedì 31 luglio 2014




per fare un confronto con la legge Berlusconi-Renzi-Verdini 

Correva l’anno 1953. La prima legislatura della Repubblica italiana volgeva al termine. Il governo De Gasperi VII godeva di una robusta maggioranza parlamentare e le elezioni incombenti si presentavano molto meno rischiose di quelle del 1948, quando il popolo italiano aveva salvato la libertà, facendo prevalere la democrazia (cristiana) sui comunisti. ... continua


venerdì 25 luglio 2014

In difesa dell'Italia

Linguaggio costituzionale 

di Walter Tocci, Senatore


Discorso al Senato in occasione della discussione sulla revisione costituzionale del 17 Luglio 2014.


*

Signor Presidente, onorevoli senatori,
come le persone, anche le parole si stancano, dice il libro dell'Ecclesiaste. Sotto il peso delle promesse, degli inganni e delle delusioni si è sfiancata perfino la parola riforma. Concediamole un po' di riposo almeno in questo dibattito.
Nessuno dei problemi istituzionali è stato risolto e molti sono stati aggravati dalla proposta di revisione costituzionale insieme con l'Italicum. Segnalo quattro questioni.
1. 
Da quasi un decennio gli elettori chiedono di poter guardare in faccia gli eletti, ma qui si decide di voltare le spalle. I cittadini continueranno a non scegliere i deputati e non eleggeranno neppure i senatori, né il presidente della Città Metropolitana, né i consiglieri della Provincia, che rivive con il brutto nome di Area Vasta. Il risultato è che il ceto politico elegge il ceto politico. È un grande azzardo restringere la rappresentanza proprio mentre viviamo forse la più grave frattura tra società e istituzioni della storia italiana.
I consiglieri regionali che hanno problemi con la giustizia saranno incentivati a farsi nominare senatori per godere dell'immunità estesa alle cariche non elettive. E per i cittadini viene indebolito lo strumento del referendum; quello di Mario Segni nel post-Tangentopoli, ad esempio, non sarebbe più possibile. Forse è un segno dei tempi - accade alle rivoluzioni mancate di essere poi anche rinnegate. 
Nel complesso, si perde l'occasione per ricostruire la fiducia popolare nei confronti delle assemblee elettive.

2. 
C'è un passo indietro nel punto più delicato del bilanciamento dei poteri. Un partito minoritario che raccoglie meno del 20% degli aventi diritto al voto può vincere il premio di maggioranza e utilizzarlo per conquistare le massime cariche dello Stato, la Corte Costituzionale e la Presidenza della Repubblica. I relatori hanno riconosciuto che il problema esiste, ma non hanno saputo o voluto risolverlo. La proposta di alzare il quorum nelle prime otto votazioni non impedisce al primo partito di attendere la nona votazione per imporre il proprio candidato. Si voleva sapere la sera delle elezioni chi governa, così si conoscerebbe anche l’inquilino del Quirinale.
Mi si risponde che era già così con il Porcellum; bene, lo si dovrebbe dunque correggere, invece il testo aggrava lo squilibrio. La Camera mantiene i 630 deputati con la forza del premio di maggioranza, mentre si indebolisce l'altro ramo dei cento senatori, privati della libertà di mandato, che può fondarsi solo sull'elezione diretta. Migliore equilibrio si avrebbe con la diminuzione del numero dei deputati, oggi il più alto in Europa in rapporto alla popolazione. Nessuno ha spiegato perché non si può. Eppure dovrebbe esserne entusiasta Renzi che voleva risparmiare sulle indennità; il Pd negli anni passati l'ha sempre considerata una priorità e i colleghi Romani, Sacconi e Casini la votarono quando erano in maggioranza nel 2005. Perché tutti ci hanno ripensato?
3. 
Il superamento del bicameralismo paritario era l'occasione per rafforzare la democrazia parlamentare. Invece il potere legislativo viene assoggettato definitivamente all'esecutivo, il quale sarà tentato di utilizzare i voti del premio di maggioranza non solo per governare il paese - come è del tutto legittimo - ma anche per stravolgere a suo piacimento la legislazione fondamentale, ad esempio sulla libertà di stampa, i servizi segreti, l'autonomia della Magistratura, l’amnistia e l’indulto, le sensibilità religiose, le libertà personali oppure per modificare a proprio favore la stessa legge elettorale al fine di ottenere la vittoria alle successive elezioni. Potrebbe diventare di parte perfino la decisione più grave, la guerra. Quella stessa guerra che i costituenti ci ammonivano a ripudiare. Quella stessa guerra che ritorna nella foto terribile delle vittime innocenti di fronte alla moschea di Gaza.
La legislazione fondamentale viene sottratta allo spirito di parte nella proposta Chiti, in modo da costringere i partiti a condividere le regole fondamentali nel Senato eletto con legge non maggioritaria, e a competere per il governo nella Camera depositaria del voto di fiducia. Sarebbe il passo in avanti verso una democrazia matura. Si vuole invece realizzare quel “premierato assoluto” paventato da Leopoldo Elia, indebolendo la separazione dei poteri come non accade in nessuna democrazia europea.
4. 
La relazione Stato-Regioni diventa ancora più confusa, anche per la scarsa cura che la Commissione ha dedicato all’argomento, pur essendo tecnicamente più complesso degli altri. È un grave errore abbandonare la legislazione concorrente, che è l’essenza di un regionalismo cooperativo, l'unico possibile in un paese segnato da storiche fratture, come ha sottolineato Massimo Luciani. Si sceglie al contrario una netta separazione tra competenze esclusive dello Stato e delle Regioni che non lascia più alcun margine di mediazione, rendendo quindi irrisolvibile il conflitto di competenze. 
Come queste vengono attribuite non è rilevante in questo ragionamento, poiché è sufficiente una semplice considerazione logica per riconoscere che qualsiasi modello esclusivo aumenta il contenzioso rispetto al modello cooperativo. Questo non ha funzionato negli anni duemila non per i suoi presunti difetti, ma per la dissennata applicazione da parte dei governi di destra e di sinistra, che avrebbero dovuto elaborare solo leggi cornice e invece hanno proseguito a legiferare nel dettaglio, istigando le Regioni a eccessi opposti. 
Il Senato delle Autonomie non sarà in grado di comporre i conflitti, anzi potrebbe esasperarli. Ad esso viene attribuita una fantomatica funzione di raccordo con un'espressione retorica priva di qualsiasi significato giuridico cogente. Nella realtà quell'assemblea sarà a chiamata ad approvare dei testi normativi sui quali si formeranno delle maggioranze e delle minoranze in base ai rapporti di forza tra Regioni ricche e Regioni povere. Venendo a mancare la mediazione politica della rappresentanza territoriale - che pur con i suoi limiti ha contenuto fin qui le pulsioni separatiste - il nuovo Senato accentuerà la frattura tra Nord e Sud, con il rischio di indebolire ulteriormente l'unità nazionale. 
Spero che il testo finale mi consenta di rivedere questi giudizi negativi. Onorevoli senatori, ho fiducia in questa aula e nella possibilità che tra noi si affermi uno spirito davvero costituente. Ci sono emendamenti di diverse parti politiche che possono migliorare i punti essenziali: rapporto eletti-elettori, l’indipendenza del Quirinale, le garanzie del nuovo bicameralismo e il regionalismo cooperativo. 
Rivolgo un appello alla mia parte politica. Abbiamo discusso a lungo nel gruppo Pd. Sono chiare le differenze, ma per me sono più importanti le comuni visioni. Tra noi condividiamo anche alcune insoddisfazioni per certi articoli. Non lasciamole ai discorsi di corridoio, non abbandoniamole ai rimpianti silenziosi, trasformiamole in proposte da condividere con gli altri gruppi. La lunga durata costituzionale non consente a nessuno di riconoscere un errore senza impegnarsi a correggerlo. In questa aula il primo partito deve essere protagonista fino alla fine nel migliorare la Costituzione. 
Le migliorie saranno tanto più intense quanto più ci allontaneremo dalle motivazioni e dai metodi che hanno fin qui deformato il dibattito.
Per la cancellazione del Senato elettivo sono state date motivazioni occasionali, alcune surreali, come “serve a creare posti di lavoro”, altre tipiche del provincialismo italiano, mentre i Cameron, Merkel e Hollande non cancellerebbero organi costituzionali per fare bella figura ai vertici europei.
Ma c’è una motivazione più vecchia: togliere il freno che impedisce al governo di decidere. È la bufala che politici e giornalisti raccontano agli italiani da venti anni. Si dicono falsità sulle famose “navette” di leggi che vanno più di una volta tra un ramo e l’altro, ma sono solo il 3% e riguardano testi scritti molto male dal governo. È invece troppo facile approvare le leggi, e anzi le più veloci sono anche le più dannose. Sono bastate poche settimane alla destra per approvare il Porcellum e le leggi ad personam, e alla sinistra per contribuire al pasticcio degli esodati e allo sfregio costituzionale sul vincolo di pareggio del bilancio (che, per inciso, qui viene esteso alle Regioni). 
Tutti i campi della vita pubblica sono soffocati dall’asfissiante produzione legislativa, nella scuola, nel fisco, nell’amministrazione, nella previdenza, nel territorio. Ogni settimana arrivano in aula disegni di legge pomposamente chiamati riforme, e che invece sono spesso accozzaglie di norme eterogenee e improvvisate, a volte dannose o inutili. Lo dimostra il fatto che sono rimasti nel cassetto ben 750 decreti attuativi. 
Qui si dovrebbe davvero cambiare verso: poche leggi all’anno, di alta qualità, delegificazioni per costringere i ministri ad amministrare invece che a legiferare, controlli parlamentari sui risultati. A tale innovazione valeva la pena dedicare il nuovo Senato come Camera Alta delle leggi organiche, dei grandi Codici, dell’attuazione costituzionale, della raccolta dei frutti della conoscenza e della cultura del Paese. Con la produzione di leggi cornice la Camera Alta avrebbe portato ordine anche nelle relazioni Stato-Regioni, più autorevolmente di come possa fare il Senato delle Autonomie. 
Il superamento del bicameralismo paritario era l’occasione per dedicare un ramo del Parlamento ai pensieri lunghi, all’intelligenza riformatrice, alla saggezza pubblica. L’Italia avrebbe proprio bisogno di una Camera Alta come volontà aristocratica di derivazione democratica, così la chiama Mario Dogliani.
Per quanto riguarda il metodo, una tale serie di strappi non si era mai vista nella storia repubblicana. Mai il governo aveva imposto una revisione costituzionale, mai il relatore era stato costretto a presentare un testo che non condivideva quasi nessuno, mai i senatori erano stati destituiti per motivi di opinione. Arroganze inutili che hanno fatto perdere solo tempo. Se il Parlamento avesse potuto lavorare serenamente, la riforma del bicameralismo sarebbe stata approvata da mesi. 
Non ho mai detto che si tratta di una svolta autoritaria, né che si stravolgono i principi costituzionali - ci tengo a precisarlo - tanto è vero che ho votato contro la pregiudiziale. 
È in pericolo invece un aspetto più semplice e per così dire più intimo: lo stile del dibattito costituzionale. I critici della proposta sono stati definiti gufi, sabotatori, rosiconi e ribelli. Parole che non sarebbero mai state pronunciate dai costituenti, certo divisi dalla guerra fredda e dalle ideologie novecentesche ma sempre disponibili al colloquio delle idee. Proprio oggi che siamo tutti liberali viene meno il rispetto nel dibattito. La politica postmoderna ha sempre bisogno di fabbricarsi un nemico. Come in un videogioco si elimina un mostro e subito se ne presenta un altro per tenere alta la tensione emotiva. L'operazione simbolica vince sul merito. Conquistare lo scalpo del Senato elettivo sembra parte di un incantesimo, che serve a rassicurare e a consolare i cittadini per la mancanza di vere riforme.
L’elegante lingua italiana dei padri costituenti, con le sue parole semplici e profonde, viene improvvisamente interrotta da un lessico nevrotico e tecnicistico, scandito dai rinvii ai commi, come un regolamento di condominio. Il linguaggio è la rivelazione dell'essere, diceva il filosofo.
La Costituzione è come la lingua che consente a persone diverse di riconoscersi, di incontrarsi e di parlarsi. La Carta è il discorso pubblico tra i cittadini e la Repubblica, è il racconto del passato rivolto all'avvenire del Paese.
Se la Costituzione è una lingua lo stile è tutto. Senza lo stile è possibile l'autocompiacimento del ceto politico, ma non il riconoscimento repubblicano.