giovedì 14 settembre 2006

TIBET



"La nostra lotta rimane non violenta e libera dall'odio."


Viene naturale confrontare l'incrollabile fede del Dalai Lama nella non violenza e nella compassione, mentre proseguono inesorabilmente, millennio dopo millennio, guerre e massacri.


Ma da circa mezzo secolo il Tibet è stato oggetto di conquista da parte dell'impero cinese. E l'ambasciata cinese così si esprime: "Il Tibet è una parte inseparabile della Cina, cosa che è un fatto storico immutabile come anche il consenso internazionale".



Ieri ho letto un articolo di John Lloyd che in un certo senso definiva estrema ed estremista la non violenza di Gandhi, facendo notare che funzionò perché aveva di fronte gli inglesi e non, per esempio, i nazisti. Ho semplificato moltissimo, meglio leggersi l'articolo nel Diario de La Repubblica. Comunque il fatto è che del Tibet si parla pochissimo e, come dicono i cinesi, pare che l'universo mondo sia d'accordo con la forzata violentissima annessione e con l'oppressione tremenda del popolo tibetano. Non so più che cosa pensare e sperare.

5 commenti:

  1. Sì, se ne parla poco. Quasi tra intimi direi. Ma che possiamo fare oltre che parlarne e sensibilizzare la gente che sconosce? E' interessata? Questo è il dramma.

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  2. Un messaggio di pace Gandhiano da roma. Ciao Harmonia.

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  3. Come ho fatto a dimenticarmi di te per così tanto tempo?
    E' un piacere rileggerti.
    Lorenz

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  4. Come ho fatto a dimenticarmi di te per così tanto tempo?
    E' un piacere rileggerti.
    Lorenz

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  5. Come ho fatto a dimenticarmi di te per così tanto tempo?
    E' un piacere rileggerti.
    Lorenz

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