giovedì 28 febbraio 2013

da il Fatto quotidiano, 5 dicembre 2012
Dalle motivazioni della sentenza si capirà come abbia potuto la Consulta accogliere un conflitto di attribuzioni cervellotico, protervo e infondato come quello sollevato dal capo dello Stato contro la Procura di Palermo. Dal comunicato emesso ieri dopo 4 ore di Camera di Consiglio (segno forse di una discussione piuttosto accesa), si desume solo che si è deciso di piegare una norma pensata per tutt’altre evenienze al caso che tanto angustia Napolitano: la captazione casuale, anzi inimmaginabile di 4 sue telefonate sulle utenze intercettate di Nicola Mancino, un privato cittadino coinvolto nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia.
L’art. 271 del Codice di procedura non c’entra nulla col capo dello Stato: riguarda le intercettazioni fuorilegge o quelle di conversazioni che svelino “fatti conosciuti per ragione del ministero, ufficio o professione” della persona ascoltata (il difensore che parla col cliente, il confessore col penitente). Ora, non esiste alcuna norma che proibisca di intercettare un cittadino che parla col capo dello Stato (né che vieti tout court di intercettare direttamente l’uomo del Colle, immune solo nell’esercizio delle sue funzioni). Dunque le intercettazioni sono perfettamente legali. In ogni caso la Procura, ritenendole irrilevanti, aveva già detto che avrebbe chiesto al Gup di distruggerle nell’apposita udienza a fine procedimento. Dunque non si comprende il comunicato della Consulta, là dove farfuglia con italiano malfermo e logica zoppicante: “Non spettava alla Procura di omettere di chiedere al giudice l’immediata distruzione”. E chi l’ha detto che ha omesso, visto che anzi aveva preannunciato che l’avrebbe fatto?
Ma c’è di peggio: la Procura, secondo la Corte, avrebbe dovuto “escludere la sottoposizione” delle telefonate “al contraddittorio tra le parti”. Cioè: la Corte costituzionale rimprovera ai pm di non aver violato il principio costituzionale del contraddittorio. Non resta, purtroppo, che ricordare l’oracolo del presidente emerito Gustavo Zagrebelsky su Repubblica: “L’esito è scontato”. Cioè la Corte avrebbe dato ragione a Napolitano anche se aveva torto, pena una “crisi costituzionale”. Così, oltre ai pm, sarebbe uscita sconfitta la stessa Corte: “Se, per improbabile ipotesi, desse torto al Presidente, sarà accusata d’irresponsabilità; dandogli ragione, sarà accusata di cortigianeria”. Ecco: da ieri abbiamo una Corte cortigiana.
(5 dicembre 2012)


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