martedì 29 luglio 2008

L'estate della nostra paura nelle imboscate parlamentari




Emendamenti anti-precari e assegni sociali sono solo gli ennesimi ultimi  agguati del governo Berlusconi in Parlamento.



"L’emendamento sui contratti a termine, approvato a sorpresa in Parlamento, ha toccato uno dei nervi più sensibili della società italiana, quello legato alla precarietà del mercato del lavoro. ..."


"Le soluzioni tecniche non mancano. È però evidente che un tema tanto sensibile richieda una seria discussione in Parlamento e un coinvolgimento delle parti sociali, fermo restando che la maggioranza ha il diritto-dovere di decidere i dettagli della nuova disciplina. Una riforma dei contratti di lavoro è però cosa diversa da un’imboscata parlamentare, come frettolosamente avvenuto la scorsa settimana. ..." [ Pietro Garibaldi, Riforme, non imboscate, La Stampa, 28 luglio 2008. QUI ]


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"ROMA - Casalinghe, anziani poveri, suore e frati: tra di loro ci sono quasi ottocentomila cittadini che rischiano di perdere la pensione sociale. L'assegno di assistenza (fino a 400 euro) che l'Inps eroga a chi ha un basso reddito è stato cancellato da un emendamento al decreto che contiene la manovra e se non ci saranno interventi correttivi salterà dal primo gennaio del 2009.

La norma è stata introdotta dalla Camera in sede di conversione del decreto che nel frattempo il governo ha "blindato" escludendo la presentazione di emendamenti nel passaggio al Senato. Dopo il caso precari, un altro intervento sul welfare che ha suscitato dure critiche. ..." [ Francesco Mimmo, Manovra, allarme assegni sociali. A rischio per gli anziani più poveri. La Repubblica, 29 luglio 2008. QUI ]


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Continua ad atterrirmi il procedere di questo vecchissimo governo Berlusconi e della sua unanime maggioranza. Nel merito e nel metodo (quello delle imboscate, appunto, delle furbate, dei sotterfugi legalistici di esperti azzeccagarbugli). Nei progetti politici e nella visione del mondo, la weltanshaung dei tedeschi, per intenderci tra noi, tanto loro che volete che ne sappiano. Nel senso del sociale e nel senso della morale corrente, non oso parlare di etica. Per un po' avrò difficoltà a essere online: ho davanti a me giorni che penso, spero di dedicare a bellezza e amore. Ricordo, così, di passaggio, che c'è molta bellezza veneziana nel mio "convivium".


venerdì 25 luglio 2008

L'estate della nostra desolazione



Come tarli che scavano cunicoli e svuotano e disintegrano i legni dall'interno, come acritici elementi unanimi di un organismo unicefalo, come indifferenti omologhi nel brodo di un pensiero unico a una sola dimensione. Così si legifera oggi nel Parlamento Italiano.



Nel sessantesimo anniversario della promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana.



Non si uccide così un principio fondamentale e inalienabile di una Costituzione illustre, Presidente Napolitano! Subisco in attesa di un riscatto che prima o poi dovrà arrivare; subisco in nome dei miei valori democratici, ancorché conculcati; subisco. (L'appello dei cento costituzionalisti: QUI)



Ma non accetterò mai di essere meno uguale di lei, Presidente Napolitano, né dei suoi successori, né di quegli altri tre "funzionari". W la Costituzione della Repubblica Italiana e il Principio Fondamentale N. 3.


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"Atto dovuto", afferma il capo dell'opposizione, Walter Veltroni, capo anche del PD a cui ho dato il mio voto. Non capisco nemmeno lui, subisco la sua patetica voglia di di dialogo. E non capisco come abbia fatto Di Pietro a diventare , lui, il mostro della situazione. Dipenderà dal fatto che la situazione è assurda, irrazionale e irragionevole se chi continua a ragionare viene stigmatizzato, vero, Veltroni? Intanto conservo qui un altro pezzo a futura memoria:


Lodo Alfano. Walter devi scegliere: con Aristotele o con Napolitano?


di Paolo Flores d'Arcais


In un editoriale sull’Unità del 24 luglio, il direttore Antonio Padellaro si è rivolto al presidente della Repubblica con toni più che rispettosi, e dopo aver ribadito la gratitudine a Napolitano per il modo in cui ha fin qui interpretato la sua alta carica, si è permesso di ricordare al presidente che sono “numerosi quelli che giudicano il lodo [Alfano] come un grave strappo al principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge” di modo che “da oggi dunque ci sono quattro cittadini più uguali degli altri e tutto per consentire a uno solo, e sappiamo a chi, di non essere più sottoposto ai dettami della giustizia, come un sovrano senza limiti”. Conseguenza-appello di Padellaro: “Caro Presidente, siamo convinti che lei troverà il modo e le parole per rispondere anche a questo largo malessere. In nome dell’unità nazionale che lei rappresenta, e che qualcuno cerca di calpestare per esclusivi interessi personali, gliene saremo grati”.
Apriti cielo! Nelle alte sfere del Partito democratico è stato un immediato e furibondo stracciarsi di vesti. Culminato nel lapidario e apologetico “quello del presidente Napolitano è un atto dovuto” del segretario Pd e premier-ombra Walter Veltroni. E per Padellaro solo un coro di “vade retro!”.
Ora, noi non ci permettiamo di entrare nel merito. Siamo infatti rispettosissimi di ogni istituzione, ombre comprese. Ci permettiamo però di richiamare tutti, presidenti e ombre, al più elementare dei doveri, quello del rispetto verso la logica.
L’articolo 74 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione”. Può, purché lo motivi. I motivi, ovviamente, possono essere molti, e non solo quello – cruciale – di una manifesta incostituzionalità della legge. Ma se poi una tale incostituzionalità è manifesta, il “potere” del Presidente diventa un “dovere”, almeno moralmente, visto che il Presidente è, per comune definizione, il “custode della Costituzione”.
Ora, la stragrande maggioranza dei costituzionalisti italiani, compresi numerosi ex presidenti della Corte costituzionale, in un
appello a cui il sito Repubblica.it ha dato grande evidenza (oltre 150 mila visitatori lo hanno firmato) ha parlato esplicitamente, a proposito del lodo Alfano, di “insuperabili perplessità di legittimità costituzionale”. INSUPERABILI. Dell’aggettivo “insuperabile” viene data dal Devoto-Oli la seguente definizione: “Precluso alla possibilità di venir superato sia al presente che nel futuro, insormontabile”. Significato inequivocabile, che nessuna acrobazia ermeneutica può manipolare.
Di modo che, se vogliamo rispettare il venerando Aristotele, almeno minimamente (non meno dei politici di oggigiorno), delle due l’una: ha ragione Veltroni, la firma di Napolitano era un atto dovuto, ma allora sbagliano tutti gli illustri costituzionalisti, e visto che tra loro ci sono quanti hanno per anni e anni presieduto la suprema corte, la chiave di volta del nostro intero sistema giuridico è stato in mano ad incompetenti. Oppure: la Corte costituzionale, presieduta da giuristi di vaglia, ha garantito il rispetto della Costituzione, i costituzionalisti hanno ragione nel dichiarare INSUPERABILI le perplessità di legittimità costituzionale in cui incorre il lodo Alfano, ma allora la firma di Napolitano non era affatto un “atto dovuto”, checchè ne sentenzi il premier-ombra. Che dovrebbe scusarsi con Padellaro.
Walter Veltroni è leggendario per il suo “ma anche”. Dalla parte di Napolitano “ma anche” di Aristotele, sarà perciò tentato di dire. Tuttavia, con Aristotele e la sua logica il “ma anche” è tassativamente vietato: per la contraddizion che nol consente”, come diceva padre Dante, che la logica la rispettava (e mandava anche i Papi viventi all’inferno).
Perciò, caro Walter, devi scegliere: col filosofo di Stagira o con l’uomo del Colle? (25 luglio 2008)


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Di male minore in male minore


La maggioranza targata Berlusconi ha fatto nuovamente tombola. D’un colpo solo ha approvato definitivamente il lodo Alfano sull’immunità del presidente del Consiglio e il decreto sicurezza. Una dimostrazione indiscutibile di forza e, nel contempo, di capacità di operare. Terminato il primo round, dichiarazioni bellicose annunciano che a settembre s’inizierà la sistemazione definitiva del capitolo giustizia. Alla luce di quanto è accaduto nei primi mesi di governo, è verosimile pensare che anche in questo caso Berlusconi potrebbe fare centro. Se dovesse proseguire con le stesse modalità con le quali ha agito fino ad ora, per giustizia e Stato di diritto potrebbe essere, tuttavia, il disastro.

Nella fase riformatrice che si è appena conclusa la maggioranza parlamentare ha sparato altissimo. Per salvare Berlusconi dall’incalzare dei suoi procedimenti penali, essa ha dapprima deciso d’inserire nel decreto sicurezza l’emendamento blocca processi: per fermare i suoi processi, prevedeva di bloccare, nella sostanza, una porzione cospicua di giustizia italiana. Contemporaneamente, il Guardasigilli ha predisposto un rinnovato lodo Schifani diretto a coprire d’immunità le quattro più alte cariche dello Stato senza incorrere, per quanto possibile, nelle censure espresse a suo tempo dalla Corte Costituzionale. Il nuovo lodo è stato immediatamente approvato dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento per l’approvazione.

A questo punto, con la mediazione preziosa del Capo dello Stato, si è raggiunto un compromesso. L’emendamento blocca processi è stato sostituito con un nuovo emendamento meno sconvolgente. Il lodo Alfano, pur giudicato anch’esso illegittimo da numerosi autorevoli costituzionalisti, ha avuto disco verde in Parlamento ed è stato velocemente approvato dalla maggioranza parlamentare e quindi promulgato dal Presidente della Repubblica. Male minore, hanno osservato molti commentatori. Di fronte all’esigenza, giudicata imprescindibile dalla maggioranza di governo, di bloccare per la durata della carica i processi penali del presidente del Consiglio, si è quantomeno evitato di rinviare assurdamente migliaia di altri processi penali.

Stabilito di cancellare l’emendamento blocca processi
, non più necessario per salvaguardare Berlusconi, la maggioranza non ha, per altro verso, preso la decisione più ragionevole: eliminarlo e basta. Ha sostituito l’emendamento originario con un nuovo, più circoscritto, provvedimento di sospensione discrezionale di alcuni processi. Gli osservatori più attenti hanno subito rilevato che, nella sua specifica configurazione, anche il nuovo emendamento avrebbe rischiato di creare non pochi inconvenienti all’ordinato esercizio della giurisdizione. Comunque, anche in questo caso, male minore, hanno osservato numerosi commentatori. L’importante era che fosse spazzato l’obbrobrio del salva processi originario.

In questi giorni si è cominciato a discutere in commissione Giustizia della Camera il disegno di legge sulle intercettazioni. Si tratta di un provvedimento che contiene una novità importante: l’obbligo di espungere dagli atti processuali le intercettazioni che riguardano terzi estranei ai processi e il divieto della loro pubblicazione. Un’esigenza sacrosanta, diretta a evitare abusi nei confronti della privatezza delle persone. Nel contempo, tale provvedimento prevede peraltro novità preoccupanti, come il totale divieto di pubblicare notizie concernenti indagini penali in corso e la previsione di pesanti pene detentive nei confronti dei giornalisti, con buona pace del diritto-dovere di informare e del controllo popolare sull’esercizio dell’attività investigativa. Ieri sono apparsi sui giornali cauti segnali d’apertura, in materia, da parte di taluni esponenti politici: non più divieto totale d’informare, non più galera per i giornalisti; semmai, semplici restrizioni e, soltanto, forti sanzioni pecuniarie per gli editori in caso d’infrazione. Poiché pesanti sanzioni pecuniarie a carico degli editori sono, in ogni caso, inevitabilmente destinate a provocare rilevanti turbative sulla libertà di stampa, dovremo, ancora una volta, acconciarci a commentare che, fortunatamente, è stato garantito il minor male possibile data la temperie del momento?

Di mediazione in mediazione, il quadro delle riforme compiute o in gestazione in questo primo spicchio di legislazione è comunque desolante. (1) Si è trasformato il presidente del Consiglio in una sorta di Principe liberato, sia pure a termine, dalle normali, doverose, responsabilità giudiziarie per i fatti dei quali è accusato. (2) Si è introdotto un meccanismo inutile, se non addirittura nocivo, di sospensione facoltativa dei processi di primo grado concernenti i reati minori. (3) Con la nuova disciplina delle intercettazioni si rischia di turbare, in un modo o nell’altro, l’esercizio della libertà di stampa.

Ecco perché, di fronte alle baldanzose dichiarazioni sulla ventilata riforma d’ottobre della giustizia italiana, vi sono motivi di grande preoccupazione. Non vorrei che Berlusconi, nella sua radicata volontà di ribaltare i rapporti di forza fra i poteri dello Stato, sparasse nuovamente più in alto possibile, per addivenire poi, nel quadro di una mediazione resa artatamente necessaria, a risultati che costituiscono comunque un male, sia pure minore di quello paventato. Sarebbe, come dicevo, il disastro per la giustizia e per lo Stato di diritto.

A questo punto non credo che le pur utili mediazioni realizzate fino ad oggi potrebbero più essere d’aiuto. Nessuna copertura, nessun salvacondotto potrebbe più essere accettato o condiviso.


Carlo Federico Grosso (La Stampa, 25 luglio 2008, QUI)


 

mercoledì 23 luglio 2008

L'estate del nostro scontento



Silvio Berlusconi  e il suo Angelino Alfano nel "loro" Parlamento


Un colpo alla testa e al cuore. Subisco, come molti, una legge ingiusta, che mi sento di definire infame per la trasgressione della Legge Costituzionale. Spero soltanto che la si possa contrastare con tutti mezzi democratici possibili.


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Approvato il lodo ALFANO. Testo e commento.


Le immunità negli altri Paesi:QUI e qui e QUI .

giovedì 17 luglio 2008

IMMUNITA' PER TUTTI!


«Non mi fermerà nessuno, torni l'immunità parlamentare»



«Sono più determinato che mai»


«Il problema di questo paese è la giustizia che influisce nella vita di tutti i giorni di ogni cittadino e va anche dritto dritto nel cuore dell'economia. Viene usata per condizionare l'economia e la politica. Questa volta vado avanti, non mi fermerà nessuno. E visto che non è possibile fare la riforma della giustizia con l'opposizione, noi andremo da soli: la gente è tutta con me».


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Il carattere dell'anziano potente è tutto in questo scatto rabbioso e incontrollato contro la sua propria impotenza di fronte alla legge e al potere giudiziario non ancora asservito.


L'anziano capo detiene nelle sue mani il potere esecutivo di un governo di ministri scelti e nominati da lui. Ministri in grado di votare una finanziaria in 9 minuti e mezzo: segno di incoscienza e appiattimento, non di efficienza.


L'anziano capo detiene nelle sue mani il potere legislativo di un Parlamento la cui maggioranza si piega, unanime, a qualsiasi sua richiesta, dal calendario dei lavori ai temi in discussione alla ristrettezza dei tempi alla richiesta di fiducia quando alla discussione non deve essere concesso alcun tempo.


L'anziano capo non detiene nelle sue mani il potere giudiziario. NON ANCORA. Unico baluardo la Lega che per fortuna in questo momento ha altre priorità dettate dalla sua base elettorale. Ma lui, rabbioso come un omarino qualsiasi, punta i piedi e urla che lui "è più determinato che mai", che lui "tornerà l'immunità parlamentare", che lui "non lo fermerà nessuno". Che l'Italia sia una democrazia parlamentare è un dettaglio che non lo sfiora. Lui vuole subito una riforma della giustizia, la SUA giustizia.


CONTRORDINE IN SERATA


«Immunità parlamentare? Mai detto»


I media registrano. Nessuno che si chieda che tipo di follia sia questa. Follia noiosa, sempre uguale a se stessa, ogni più volta più grave. Una persona normale che si comporti così viene facilmente ritenuta un caso clinico. Nel mondo delle persone "comuni" non conosco nessuno con una simile faccia tosta. L' Economist ha pubblicato una vignetta in cui è raffigurato come Nerone che suona mentre l'Italia brucia: QUI.


Virgolettati dal Corriere della Sera, 17 luglio 2008: QUI  e QUI .


Sull'argomento:


I codici cancellati di Franco Cordero, 17 luglio 2008. QUI.


L'ossessione di Luigi XIV  di Alexander Stille, La Repubblica, 14 luglio 2008. QUI .


La volontà di dominio di Giuseppe D'Avanzo, 15 luglio 2008. QUI .

giovedì 10 luglio 2008

RECESSIONE DEMOCRATICA


Surface of a coral.



Il dibattito sul "lodo Alfano" va avanti da stamattina alla Camera dei Deputati. Lo sto seguendo grazie a Radio Radicale. Il presidente del Consiglio è assente (a Tokio), ma la sua ombra incombe su ogni parola della sua maggioranza che vota compatta contro ogni parola dell'opposizione. Alcuni parlamentari del Pd continuano a leggere un testo che dura un minuto circa e che afferma: "L'unica cosa che interessa alla maggioranza è garantire l'impunità al presidente del Consiglio".


La maggioranza di cui Silvio Berlusconi sembra il proprietario è tetragona nell'adesione alla volontà e alle necessità del capo: più di trecento persone che pensano e agiscono all'unisono, come un organismo unico fatto di cellule obbedienti. Sono tutti pienamente coscienti di quello che stanno facendo? E sono tutti consenzienti in scienza e coscienza? Affermano tutti, gli elementi dell'organismo berlusconiano, che l'immunità stabilita dal lodo Alfano è presente anche in altri Paesi democratici: menzogna grande, menzogna cosciente, menzogna disonesta. Lo sanno tutti, ormai, che non è così, ma l'organismo unitario va avanti senza il benché minimo scrupolo. Difficile trovare un gruppo umano, pur compattissimo, in cui non si manifesti almeno un dissenso. (vedi Immunità assoluta...menzogna di governo? L’immunità negli altri paesi europei QUI)


Non ho visto servizi sulla menzogna di governo, nessuna trasmissione didattica su come funziona l'immunità nelle democrazie degne di questo nome. L'idea che il lodo Alfano sia diffuso anche nel resto del mondo è stata inoculata come un virus che continuerà ad agire indisturbato, come altre false idee consimili fatte assimilare acriticamente usando i potenti mezzi mediatici. Una nuova prepotente idea viene diffusa in questi giorni: il voto popolare costituisce una vera e propria unzione dell'eletto che pertanto non è più uguale davanti alla legge come gli altri cittadini, ma è al di là della legge, perché deve governare. E non si pongono limiti a questa sovranità affine a una sovranità assoluta più che a una sovranità costituzionale. Se anche dovesse essere eletto Jack lo squartatore, la legge gli offrirebbe scudo e sovranità, senza noiosi distinguo sull'entità e i tempi dei crimini. La "gente" ha davvero capito con chiarezza come stanno le cose? Sarebbe d'accordo?

domenica 6 luglio 2008



Roma, 8 luglio, manifestazione in piazza Navona contro le leggi canaglia. Passaparola!




DISCRIMINAZIONE


Ci sono casi in cui il confine tra lecito e illecito diventa sottile, quasi impercettibile, o distinguibile con difficoltà o facilmente manipolabile, come sta accadendo in Italia da quando il ministro degli interni, il leghista Maroni, ha deciso di discriminare i bambini rom sottoponendoli al prelievo delle impronte digitali. 


Il significato di base della parola 'discriminazione' è 'distinzione sulla base di un giudizio o di un dato di fatto, disparità di trattamento contro principi di equità e uguaglianza'. Nella sua connotazione negativa la voce è usata per indicare 'comportamenti vessatori nei confronti di singole persone o gruppi minoritari per motivi etnici, religiosi, politici, economici, sociali o altro'.


C'è, poi, una discriminazione sotterranea che si attua indirettamente con misure e criteri tecnicamente neutri, ma tali da emarginare o penalizzare determinate persone, come gli immigrati, le donne, i neri o gli avversari politici, tanto per fare qualche esempio.


Nell'Italia di questi giorni è arrivato il momento di aguzzare la capacità di giudizio e la coscienza del percorso che l'umanità ha compiuto, in particolare dopo le efferatezze dei regimi fascita e nazista proprio contro i rom oltre agli ebrei e a tanti altri "diversi".


Ci sono principi morali che sono diventati diritti universali riconosciuti e sottoscritti dall'intero pianeta, anche se per troppi Stati l'accettazione è ancora soltanto formale. L'uguaglianza degli esseri umani è un principio ed è un diritto fondamentale che nemmeno il ministro leghista può permettersi di alienare. Sono utili e necessarie le impronte digitali? Bene. Prendiamole a tutti, nessuno escluso.


A questo proposito segnalo:


Un Panorama agghiacciante di Dijana Pavlovic


... sull’ultimo numero di Panorama, criminalizza un intero popolo con la foto di un bambino rom e il titolo: «Nati per rubare». Ricorda il passato e riviste come «La difesa della razza». ...


Io vengo da un Paese devastato da guerre civili, bombardamenti, dittature e libertà negate - di infamie ne ho viste tante! Ma speculare in questo modo sui bambini è qualcosa di più di un’infamia, è un crimine morale.

Nessun bambino è nato per essere ladro, mafioso o assassino. Bisognerebbe proteggerli tutti, dai loro genitori e da questa politica barbara che non si fa scrupoli di usarli per interessi di bottega e fare in modo che nessuno di loro abbia il cuore in gola: né quelli di Palermo, né quelli di Napoli, né quelli Rom, né nessun altro. (L'Unità, 6 luglio 2008, QUI)

sabato 5 luglio 2008

Reo di "stampa clandestina"


LA STAMPA. 5 LUGLIO 2008- LEGGI RETAGGIO DEL FASCISMO DA CAMBIARE NELL'ERA DI INTERNET


di Anna Masera


Quando i blog scomodi commettono reato di informazione


Se cercate sul Web www.accadeinsicilia.net spunta una pagina bianca con la scritta «Sito in allestimento. Se state cercando il sito di Carlo Ruta visitate www.leinchieste.com».
E’ stato oscurato oltre quattro anni fa - come si usa in Cina - il blog AccaddeInSicilia.net e da allora l’americano che ne ha comprato il dominio non ne ha ancora fatto nulla. Ma, come si confà alle regole di scambio della Rete, offre il link al nuovo sito del suo ex proprietario, lo storico siciliano Carlo Ruta, 55 anni, giornalista e saggista, vittima di una vicenda kafkiana che lo ha costretto a migrare tutto il suo lavoro di documentazione su
www.leinchieste.com: aperto con gli stessi contenuti del sito oscurato (dalle indagini sull’omicidio del giornalista Giovanni Spampinato alla strage di Portella della Ginestra fino agli affari anomali della Banca Agricola Popolare di Ragusa per citare le più gettonate). Registrato - miracoli della Rete - non più in Sicilia, bensì in salvo su un server americano. 


Ovvio che chi lo voleva chiudere non si è ritenuto soddisfatto. Così è arrivata prima una condanna per diffamazione a sette mesi di carcere in primo grado e lo scorso 8 maggio il Tribunale di Modica lo ha condannato per il reato di «stampa clandestina». E’ esplosa la protesta dei blogger. ...


QUATTRO DOMANDE A GUIDO SCORZA


La disciplina della materia è confusa». Guido Scorza, docente di diritto dell’informatica all’Università di Bologna, che tiene un blog (www.guidoscorza.it) sulle problematiche legali nuove che emergono nella società dell’informazione online, commenta i reati contestati ai blogger Carlo Ruta e Antonino Monteleone.
Come giudica l’accanimento contro i blog?
«I giudici fanno fatica ad applicare disposizioni di legge scritte nel 1948 con in mente l’invenzione di Gutenberg alle nuove forme di divulgazione delle informazioni.
...


Difendete il vostro diritto garantito dall'art.21 della Costituzione ed esprimete la vostra solidarietà a Carlo Ruta qui: www.censurati.it/voxpeople/carloruta


* L'appello degli storici. * Guido Scorza su Punto Informatico: per saperne di più sul reato di stampa clandestina . * Libertà sul Web: sentenza oscurantista in Italia


LA STAMPA. QUI



Care amiche e amici del WEB, vi chiedo scusa per la mia latitanza nelle risposte. Soltanto tempo occupato oltre misura, per fortuna piacevolmente. Assolutamente spiacevoli, anzi, angosciose le notizie su blog e leggi stravecchie. Come sempre, la prima difesa è nell'informazione. Poi ci sono gli appelli e la resistenza civile. Sono disorientata e spaventata.


E intanto il governo Berlusconi si dedica con furibondo impegno al blocco dei processi, alle violazioni della Costituzione Italiana e, in generale, del diritto insopprimibile che definisce, anche a livello internazionele, l'assoluta uguaglianza  e parità giuridica di uomini e donne sull'intero pianeta Terra.