mercoledì 30 maggio 2007

OMOFOBIA PERVERSA



Se con perversione si intende uno stravolgimento della norma per volgerla al peggio, una "distorsione mentale e morale" (DIR), un comportamento deviante, allora non si può che definire perversa l'attuale ostilità variamente modulata contro una minoranza di persone definite sulla base dei loro orientamenti sessuali. L'omofobia ha origini antichissime, ma le informazioni che abbiamo sull'omosessualità nella nostra epoca non consentono più le inveterate discriminazioni, e non le consentono soprattutto nelle alte sfere del potere politico e religioso, anche perché ormai l'uguaglianza e la pari dignità delle persone, senza eccezioni di sorta, sono recepite nelle leggi internazionali e nazionali.


Sono amare le riflessioni sulla repressione del Gay Pride a Mosca e sulla diffusione dell'omofobia nell'Europa dell'Est, con inquietanti alleanze tra politici non rispettosi dei diritti umani e capi religiosi di area cristiana. Un esempio:  "Ad inizio mese il cardinale Janis Pujats, arcivescovo di Riga, ha invitato i fedeli a scendere in piazza domenica in opposizione alla marcia per i diritti dei gay: «Se ci saranno 1.000 maniaci sessuali che si muovono pazzamente, la popolazione di Riga dovrà essere di almeno 40-50.000: questa proporzione darà al governo sufficienti ragioni per lasciare la perversione sessuale al di fuori della legge». Tra i «maniaci sessuali» indicati dal cardinale ci saranno anche un centinaio di attivisti si Amnesty international e dei deputati svedesi di tutti gli schieramenti politici." Delle idee e leggi islamiche sull'omosessualità non è quasi il caso di parlare tanto è grande la distorsione maniacale che le ispira e che si spinge fino alla pena di morte, assassinio di stato.


L'Unione Europea tace o parla a bassa, bassissima voce. Riguardo alla UE, "la notizia più curiosa arriva dalla Polonia: Ewa Sowinska, garante del governo per i diritti dei bambini, ha affermato ieri che bisogna indagare se i Teletubbies nascondono una propaganda dell'omosessualità. Tutto perché Tinky Winky gira con una borsetta ma sembra un uomo. Con che faccia la Ue andrà a dire a Putin di rispettare i diritti dei gay se ha paura dei Teletubbies?" Questione vecchia ma ancora attuale questa dei Teletubbies. Non è inutile seguirne la storia con qualche link.


Monday, 15 February, 1999, 12:13 GMT


'Gay Tinky Winky bad for children'







Il viola Tinky Winky ha una cattiva influenza sui bambini?




L'innocente mondo dei Teletubbies è sotto l'attacco del diritto religioso d'America..

Il Reverendo Jerry Falwell, a former spokesman for America's Moral Majority, ha denunciato lo spettacolo per bambini della BBC TV. Egli dice che non costituisce un buon modello di ruolo per i bambini perché Tinky Winky is gay. ...


... In un articolo chiamato Parents Alert: Tinky Winky viene fuori dal Closet, dice: "Tinky Winky è viola - colore del gay-pride, e la sua antenna ha la forma di un triangolo - simbolo del gay-pride." ...


... Steve Rice, un portavoce di Itsy Bitsy Entertainment, che diffonde i Teletubbies negli USA, ha detto: "Il fatto che porti una borsa magica non fa di lui un gay." ...


Una portavoce della BBC ha detto: "Non è la prima volta che la gente legge del simbolismo nei programmi TV per i bambini e probabilmente non sarà l'ultima. Per quanto ci riguarda, Tinky Winky è semplicemente un dolce, teconologico bambino con una magica borsa."


L'articolo completo si trova in: BBCNews >>> QUI. Ma l'ultima puntata è questa:


Monday, 28 May 2007, 15:49 GMT 16:49 UK


Poland targets 'gay' Teletubbies


By Adam Easton
BBC News, Warsaw

Tinky Winky in The Teletubbies 


A senior Polish official has ordered psychologists to investigate whether the popular BBC TV show Teletubbies promotes a homosexual lifestyle.

The spokesperson for children's rights in Poland, Ewa Sowinska, singled out Tinky Winky, the purple character with a triangular aerial on his head.


"I noticed he was carrying a woman's handbag," she told a magazine. "At first, I didn't realise he was a boy." ... continua QUI


E per non farci mancare un altro riferimento, eccone un altro dagli USA: "I Teletubbies hanno anche un seguito fra la comunità gay. Tinky Winky, che porta in giro una borsa rossa ma parla con una voce maschile, è diventato una sorta di icona gay." CNN, 12/24/97

E' chiaro che sto dalla parte delle persone discriminate, ma il mio scopo principale è l'informazione, che pesco qua e là. C'è sempre un lavoro di verifica da fare, e c'è da interpretare, valutare, criticare. Ma senza astio e senza contrapposizioni. A ciascuno il suo giudizio e la possibilità di confronto.




I paragrafi in nero sono tratti dal Manifesto,Prossima tappa, domenica in Lituania, 29 maggio 2007.


In 'convivium': >>> Quiete <<<


lunedì 28 maggio 2007

LENIRE IL DOLORE


VI Giornata Nazionale del Sollievo


Domenica 27 maggio 2007



Luce che filtra


Dedico questo post a tutte le persone che soffrono inutilmente e che medici poco informati o ideologizzati non si curano di aiutare. Dedico questo post a tutte le persone che si chinano verso chi soffre per alleviare il dolore fisico e psicologico. Dedico questo post a mia zia, morta da poco, tristemente accompagnata dai dolori atroci provocati dall'osteoporosi, per quanto dignitosamente e coraggiosamente sopprtati.  Solo poco dopo la sua morte ho saputo dal mio medico di famiglia che quei dolori erano sedabili grazie a terapie del tutto accessibili e ben calibrate a base di oppiacei. Il rimorso per non aver cercato abbastanza, per essermi fidata di chi mi diceva che non si poteva fare di più, per non aver urlato il diritto a non soffrire, forse non mi lascerà mai. La speranza è che possa servire poiché l'informazione è ancora carente e l'atteggiamento nei confronti del dolore è ancora influenzato dalla cultura cattolica dell'espiazione e del sacrificio.



Statua lignea policroma del XVI secolo raffigurante un "oppiato"


"Circa il 20 per cento della popolazione italiana, secondo stime recenti, soffre di dolore acuto o cronico. In genere si tende ad associare la terapia del dolore solo ai pazienti terminali, tuttavia il 70 per cento di pazienti che necessitano il trattamento soffrono di patologie cosiddette benigne croniche ( dall'osteoporosi all'artrite, da post-operatorie a neuropatie diabetiche )." [ L'Unità, 26 maggio 2007, Giorno del sollievo: il tabù della terapia del dolore, >>>QUI<<< ]



La Giornata del Sollievo, istituita nel 2001 da Umberto Veronesi, allora Ministro della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, viene celebrata ogni ultima domenica di maggio a partire dal 2002.


"Lo scopo della manifestazione è informare e sensibilizzare gli operatori sanitari e i cittadini sull'importanza di promuovere la cultura del sollievo ed estendere la consapevolezza che il sollievo non è solo desiderabile ma anche possibile.In questa giornata, infatti, si afferma la centralità della persona malata e l'affrancamento dal dolore inutile e viene evidenziata l'importanza che rivestono nell'alleviare la sofferenza non solo le terapie più avanzate ma anche il sostegno psicologico e la capacità di rapportarsi umanamente a chi soffre considerando il malato nella sua interezza e ponendo attenzione a tutti i suoi bisogni, psichici, fisici, sociali e spirituali, in modo di creare la migliore qualità di vita per il malato e per la sua famiglia." [ Ministero della Salute >>>QUI<<< ]





Cito dall'articolo dell'Unità alcune affermazioni. Dice il dottor  Vito Ferri, psicologo del comitato scientifico della Fondazione Ghirotti, tra i promotori dell'iniziativa:



«Potevamo scegliere di chiamare la Giornata del sollievo in un altro modo "Contro il dolore", per esempio. Ma si è voluto dare un'impronta propositiva. Il dolore fa parte della persona umana, è impossibile cancellarlo. Il vero obiettivo è affrancare la persona dal dolore "inutile", che troviamo nella fase avanzata delle malattie tumorali, ma anche in seguito a malattie croniche».


«E' l'altro importante messaggio della giornata che risponde all'idea erronea che esista solo il dolore fisico. Non è così. Esistono diverse forme di dolore che accompagnano una malattia, c'è quello morale, psicologico, spirituale. Il dolore sociale, che nasce dalla mancata soddisfazione delle esigenze del cittadino. Del singolo che non vede riconosciuto un diritto. Si pensi al malato povero che necessita del servizio di trasporto in ospedale...»


«Le cose stanno migliorando. Prendiamo il superamento dell'oppiofobia, per esempio. Dell'idea distorta che la morfina sia una droga da assumere solo prima di morire, e non un semplice farmaco, come la molecola della cannabis, d'altro canto. Mentre magari è poco noto che esistono farmaci molto più potenti e pericolosi della morfina»


«Le cure palliative si pongono sia contro l'accanimento terapeutico che contro l'eutanasia. Lenire i sintomi e la sofferenza globale, accompagnare il malato con dignità fino alla morte, può essere considerata una "terza via", meno ideologica, nell'assistenza al malato.» 


Il dottor Edoardo Arcuri, direttore presso il Regina Elena di Roma dell'Istituto di rianimazione, terapia del dolore e cure palliative, dichiara:


«Uno dei pochi in Italia. Per dimostrare che questi tre aspetti possono integrarsi.»


«Negli ultimi tre anni c'è stato un boom d'informazioni. L'industria s'è mobilitata, e si è passati a nuovi criteri farmaceutici, meno invasivi, come il cerotto sottocutaneo... Ma tutto questo ancora non è facile da tradurre in realtà. C'è un paradosso tra quanto si parla del dolore e quanto si può realmente fare. Noi per esempio siamo considerati una struttura all'avanguardia, eppure fatichiamo a reperire le risorse per mantenere due borsisti, naturalmente, precari.» (per la serie 'mancano i fondi')


«Il dolore può diventare malattia nella malattia. durante il parto può provocare sofferenza fetale, per esempio, e portare alla perdita del bambino. In teoria il controllo del dolore dovrebbe essere il centro di eccellenza dell'ospedale. In pratica è affidato a comitati poco finanziati. Non c'è ancora autonomia culturale, gestione ed economica.»


Adriano Amadei, di Cittadinanzattiva e membro della commissione istituita dal ministro Livia Turco, afferma:


«La cosiddetta umanizzazione della sanità passa per il superamento del dolore inutile, per l'ascolto del malato. Non è che occorrono grandi cose dal punto di vista tecnologico. Né molte risorse. Bastano pochi gesti. Il primo è interpellare il malato. Se questo non accade, è un brutto segnale dal punto di vista professionale.»


«Alle radici del ritardo italiano ci sono delle cause storiche. Inutile nascondersi dietro un dito: la tradizione cattolica, che vedeva il dolore come espiazione, ha influito molto sulla percezione del problema. Questo non vuol dire che oggi dobbiamo fare battaglie ideologiche, di contrapposizione, però dobbiamo tenere conto del contesto specifico da cui siamo partiti.»


«Si è passati da modalità quasi discriminatorie nei confronti del medico generale che provava a prescrivere farmaci contro il dolore, all'istituzione della prescrizione speciale. Ma molti medici non la ritiravano nemmeno. Oggi che non c'è nemmeno questa e i medici non hanno più scuse. D'altra parte è vero che occorre aumentare la percentuale destinata ai farmaci anti dolore.»


«L'intera questione non è tecnica, ma universale. È in gioco l'affermazione e il riconoscimento della soggettività della persona. »


APPELLO DEL MINISTRO DELLA SALUTE, LIVIA TURCO


"Un appello per facilitare la terapia del dolore in Italia, ULTIMA in Europa per numero di centri specializzati. Per sbloccare il disegno di legge, "arenato" al Senato dalla scorsa estate, che dovrebbe semplificare le prescrizioni dei farmaci a base di oppiacei. Lo ha lanciato il ministro della Salute Livia Turco, presentando a Roma la VI "Giornata nazionale del sollievo", in programma domenica 27 maggio prossimo. «Dateci una mano - ha detto la Turco alla Fondazione Gigi Ghirotti, promotrice dell'iniziativa, - per velocizzare l'iter del disegno di legge sulla semplificazione delle prescrizioni dei farmaci per la terapia del dolore».

Tra i punti della legge, ferma in prima lettura a palazzo Madama, ci sono l'adozione del ricettario normale anche per gli oppiacei, la prescrivibilità dei medicinali per la terapia del dolore anche ai malati non oncologici, l'affidamento del registro di questi prodotti ai farmacisti, e la possibilità di prescrivere anche i farmaci a base di cannabis. [ ... ]


Sulla questione è intervenuto anche il professor Umberto Veronesi. «La battaglia contro il cancro è stata anche una sfida alla sofferenza. Occorre togliere il dolore, far sì che l'uomo non sia mai umiliato», ha dichiarato l'oncologo ed ex ministro della Sanità. «Non soffrire – ha aggiunto – è un diritto fondamentale di ogni uomo. E non far soffrire è uno dei doveri più alti della medicina.»" [ L'Unità, 22 maggio 2007, Terapia del dolore, Livia Turco: «Sbloccare la legge» >>>QUI<<< ]


La filosofia e il dolore.



Ippocrate di Kos


Segnalo di Salvatore Natoli un testo fondamentale: L'esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale, Milano, Feltrinelli 2002.  E una conversazione con Salvatore Natoli nel sito: Salvatore Natoli: Il senso del dolore. 


giovedì 24 maggio 2007

Professore contro Studente



Nella giornata della commemorazione delle vittime della mafia, nell'aula-bunker di Palermo, il professor Giuliano Amato, nonché ministro dell'Interno, si è scagliato con tutto il peso della sua carica, della sua età e della sua professoralità contro un giovane maturando di 19 anni, Francesco Cipriano, presidente della Consulta degli studenti. Copio parte dell'articolo di Alessandra Zinti su La Repubblica di oggi (pag 9). Francesco, che parlava a nome dei suoi compagni, ha detto:


"Ogni 23 maggio voi politici venite qui e vi riempite la bocca di antimafia, ma in Parlamento ci sono 25 condannati in via definitiva, criminali che fanno le leggi." E, volgendosi a guardare lo striscione con i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, aggiunge: " La vera antimafia l'hanno fatta loro con il sangue, glielo dica a Roma che qui c'è la mafia, la invito a venire allo Zen, ma senza scorta, e se volete fare l'antimafia fatela non dico con il sangue ma almeno con il cuore...e con le palle."


Il ministro dell'Interno, nonché professore, dà subito del "piccolo capo populista" allo studente, poi gli spiega che è già un "giustizialista ingiusto pericoloso per la democrazia" e che "non può dirgli di mandare a dire a Roma che qui c'è la mafia, perché lo sappiamo bene e tu qui hai delle istituzioni con cui parlare". Quanto ai 25 condannati in Parlamento, "devi distinguere tra le condanne: ci sono quelle che, scontata la pena, hanno diritto ad una piena riabilitazione". Poi lo scontro tra il professore e gli studenti continua, ma io sono stanca di copiare.


Nel frattempo, poiché è stato nominato il blog di Beppe Grillo, ho pensato di andare a vedere. C'è un post sull'evento. Da leggere, se si è interessati al coraggio sovrumano di Giuliano Amato che si erge impavido contro gli studenti antimafia a Palermo. Dal blog di Beppe Grillo copio una citazione più completa:  'non puoi dire a me e al governo 'quando torna a Roma dica che qui c'e' la mafia. Noi lo sappiamo bene, facciamo parte di uno schieramento politico al quale la lotta alla mafia deve molto. Io ti potrei rispondere, ricordalo a quelli di Palermo che qui c'e' la mafia. Anche tu hai qui delle istituzioni. Quindi, non creare questo conflitto tra l'Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano. Se hai questa passione utilizzala per una battaglia democratica e non certo populista'.


Così il professore, nonché ministro, ha dato una bella lezione, degna di un grande didatta ed educatore. Così lo studente antimafia ha imparato che non si parla a vanvera, soprattutto con le istituzioni di una repubblica democratica. E non si dicono parole sconvenienti.


No, professor Amato, nonché ministro dell'Interno, non si parla così con i giovani, nemmeno quando si lasciano andare a un po' di demagogia per eccesso di passione politica. Non si umiliano così i giovani, soprattutto quando l'età e il ruolo obbligano a dare esempi di moderazione e ascolto. E il coraggio lo si dimostra in altre occasioni. Non ieri, non a Palermo, non davanti ai morti per mafia. Non si è accorto che erano gli studenti della nave della legalità i protagonisti di questa giornata dedicata alla memoria? Tanto grande è la distanza tra voi di Roma e noi di tutta Italia! Visto, signor ministro, che sono riuscita a creare anch'io uno "stilema" tipico del populismo nazionale?


Aggiornamento del 26 maggio 2007


>>> OMAGGIO A GIOVANNI FALCONE <<< Questo link rimanda al blog BANANEBIS, dove si trovano due video: nel primo si vede Giovanni Falcone, nel secondo Salvatore Cuffaro. Li ho visti più di una volta in televisione, ma l'effetto è sempre sconvolgente, tanto più straziante col senno del poi. Cuffaro è' un Cuffaro giovane. Avrebbe fatto molta strada da allora. Oggi apprendo questo dalla Reuters: Riaperta indagine per mafia su Cuffaro, presidente della Sicilia, lunedì, 21 maggio 2007 4.21 >>>QUI<<<139. Un'indagine non è un giudizio di colpevolezza, certamente no, ma quel video è inquietante per la foga e i contenuti, oggi più che mai. 



Fotografia da La Repubblica, 23 maggio 2007


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In "Convivium": MATHEMATICA INGENIA.  >>> QUI <<<

mercoledì 23 maggio 2007

Ricordo


Ricordo Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.



"A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini." Giovanni Falcone



 



















"Se la gioventù le negherà il consenso, anche la onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo" Paolo Borsellino


«Trovo meraviglioso che a ricordare Giovanni Falcone arrivino giovani da tutta Italia perché questo significa che la memoria è diventata futuro e i giovani la portano sulle loro gambe. È il quindicesimo anniversario e ancora non si conosce la verità sui mandanti occulti delle stragi del ’92. Auguriamoci che la politica e questo governo facciano finalmente chiarezza»
Rita Borsellino, Adnkronos 22 maggio



   Ricordo Giovanni Falcone  che amava ripetere questa citazione di J. F. Kennedy: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana."


      Ricordo che la giustizia è al primo posto. Etica e giustizia.


"Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno." Paolo Borsellino


"La mafia non è affatto invincibile...è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine" - G. Falcone

lunedì 21 maggio 2007

Brasile - 18.5.2007


Il Papa offende gli indios


Nel suo discorso alla Conferenza episcopale dei vescovi latinoamericani irrita le popolazioni indigene


“Arroganti e irrispettose. Siamo profondamente offesi”. Gli indigeni brasiliani hanno reagito così ai concetti espressi da Benedetto XVI, nel suo discorso inaugurale della Conferenza episcopale dei vescovi latinoamericani, dove ha ripercorso le tappe del rapporto fra la Chiesa e le popolazioni che da sempre abitano quelle terre. “Il Papa è stato molto arrogante e le sue parole non corrispondono alla verità”, ha commentato il direttore del Coordinamento delle organizzazioni indigene dell'Amazzonia brasiliana, Gesinaldo Sateré Mawé. Da Ratisbona ad Auschwitz, passando per San Paolo, Papa Ratzinger torna a suscitare polemiche.


Tribù dell'Amazzonia brasilianaIl discorso incriminato. Davanti all'assemblea episcopale Benedetto XVI ha detto:




“Ma, che cosa ha significato l'accettazione della fede cristiana per i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere ed accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. In effetti, l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura straniera”.


"Come può dire cose simili?" Si sono chiesti gli indigeni, dato che dall'arrivo dei colonizzatori europei milioni di loro antenati sono stati sterminati. “La storia umana – precisa Mawé - mostra che l'evangelizzazione fu una strategia di quella colonizzazione che decimò svariate popolazioni indigene”. ... continua qui: PeaceReporter 


Leggo oggi, 25 maggio 2007, la risposta degli Indios. >>>  QUI <<< Nel frattempo il Papa si è corretto. Che strano! Non pare il tipo che fa gaffe. Ma allora a che gioco gioca?



L'ALBERO SI CONOSCE DAI SUOI FRUTTI
 di Confederazione dei popoli di nazionalità kichwa dell'Ecuador


I popoli e le nazionalità indigene di Abya Yala (America) respingiamo energicamente le dichiarazioni emesse dal Sommo Pontefice riguardo alla nostra spiritualità ancestrale e i commenti politici rilasciati in relazione ad alcuni presidenti dell’America Latina e dei Caraibi, tanto più in quanto realizzati in un continente in cui aumenta il divario tra poveri e ricchi e in cui si trova gran parte dei fedeli cattolici del mondo, frutto di un’“evangelizzazione” secolare che non è riuscita a produrre una vita giusta e degna per i suoi abitanti. Queste dichiarazioni arrivano proprio quando la Vita Planetaria è minacciata di morte, cosa di cui non sono responsabili i presidenti che il papa cita nelle sue allocuzioni, ma quelli che, come il presidente George W. Bush, sventolano la bandiera del vorace sistema capitalista di taglio neoliberista. È dunque inconcepibile che, per chi si considera il rappresentante di Cristo in questa terra, siano i presidenti latinoamericani di linea umanista a causare preoccupazione. È ora di capire che il nostro continente ha il diritto di esercitare la sua libera autodeterminazione. Non è l’ora di nuove e rinnovate conquiste in nome di nessuno.


Se analizziamo con una elementare sensibilità umana, senza fanatismo di alcun tipo, la storia dell’invasione di Abya Yala, realizzata dagli spagnoli con la complicità della Chiesa cattolica, non possiamo che indignarci. Sicuramente il papa disconosce che i rappresentanti della Chiesa cattolica di quel tempo, con onorevoli eccezioni, furono complici, insabbiatori e beneficiari di uno dei genocodi più orrendi a cui l’umanità abbia potuto assistere. Più di 70 milioni di indigeni sono morti in miniera e ai lavori forzati; nazioni e popoli interi sono stati spazzati via e, in sostituzione dei morti, sono stati portati qui i popoli neri, che hanno subìto un infelice destino; hanno usurpato le ricchezze dei nostri territori per salvare economicamente il loro sistema feudale; le donne sono state violentate e migliaia di bambini sono morti di denutrizione e di malattie sconosciute. Il tutto dietro il presupposto filosofico e teologico che i nostri antenati “non avevano l’anima”. Insieme agli assassini dei nostri eroici dirigenti c’era sempre un sacerdote e un vescovo ad indottrinare i condannati a morte, perché fossero battezzati prima di morire e naturalmente rinunciassero alle proprie concezioni filosofiche e teologiche. (...). Ricordiamo che molti dei nostri fratelli e sorelle preferirono morire sul rogo che rinunciare a propri principi, come nel caso del nostro fratello Hatuey nell’isola di Cuba, che, rispondendo al-l’indottrinamento del sacerdote che benediceva il suo assassinio, a proposito dell’importanza del battesimo per andare in “cielo” con i cristiani, disse che avrebbe preferito andare all’inferno piuttosto che trovarsi nell’altra vita con gli oppressori, i ladroni e gli assassini (...). In quello che oggi è l’Ecuador, il grande dirigente Calicuchima, di fronte al sacerdote che intendeva battezzarlo e benedire la sua morte, andò al rogo gridando tra le fiamme, con tutto il suo spirito, Pachakamak! (Grande Spirito che si prende cura dell’uni-verso). Bisognerebbe domandare al papa se Cristo, che dice di rappresentare, sarebbe d’accordo con questi crimini di lesa umanità, e ricordare al Sommo Pontefice e al governo spagnolo che questo tipo di crimini non cade in prescrizione, né per le leggi terrene né per quelle divine.


Le Chiese cristiane, e in particolare quella cattolica, hanno un immenso debito con Cristo, i poveri del mondo e i Popoli e le Nazionalità Indigene che hanno resistito a tanta barbarie. Se lo Stato spagnolo e il Vaticano non possono risarcirli per il mostruoso genocidio, il capo della Chiesa cattolica dovrebbe almeno riconoscere l’errore commesso (...).


Non è concepibile che in pieno XXI secolo ancora si creda che possa essere concepito come Dio solo un essere definito come tale in Europa. Il papa deve sapere che prima che i sacerdoti cattolici giungessero nei nostri territori con la Bibbia, nei nostri popoli già esisteva Dio, e la sua Parola ha sempre sostenuto la loro Vita e quella della Madre Terra. La Parola di Dio non può essere contenuta solo in un libro e meno ancora si può credere che una religione possa privatizzare Dio. I Popoli Originari erano civiltà con governi e organizzazioni sociali strutturate secondo i loro principi e avevano naturalmente le loro religioni, con libri sacri, riti, sacerdoti e sacerdotesse, i primi ad essere assassinati da coloro che svolgevano il ruolo di servitori del “dio denaro” e non del Dio Amore di cui parla Gesù Cristo. (...). Come potevano quelli che erano pieni di avidità rappresentare colui che ha consacrato tutta la sua vita al servizio dell’uma-nità, fino alla morte cruenta, per rivelare la verità ai poveri di tutti i tempi? Non erano rappresentanti del Dio di Gesù: il loro “dio” era un divoratore di vite umane e di ricchezze usurpate con il sangue, crimini abominevoli che tutti i profeti della Bibbia aborriscono!


La Giustizia richiede di riscattare ed evidenziare le vite esemplari dei sacerdoti che di fronte a tanta barbarie si posero al fianco di quelli che chiamarono “indios”, come Bartolomé de las Casas e altri domenicani che esercitarono la difesa dei diritti dei nostri antenati vilmente oltraggiati. E occorre anche riconoscere ed esprimere il nostro più profondo rispetto per tutte le religioni, i sacerdoti, i vescovi e i pastori che hanno dato la vita per servire i più poveri nel nostro continente e in ogni parte del mondo: riconosciamo in maniera speciale l’ammirevole lavoro realizzato in Ecuador da mons. Leonidas Proaño che per più di 30 anni ha servito con onestà i poveri dell’Ecuador, consacrandosi particolarmente alla causa di liberazione dei Popoli e delle Nazionalità Indigene. (...)


Non si può predicare il messaggio di Gesù Cristo nell’opulenza, al fianco di coloro che profanano la Vita creata da Dio, dei massimi distruttori della Vita Planetaria. Rifiutiamo le coincidenze politiche e religiose che esistono tra Bush e il papa nella criminalizzazione delle lotte dei popoli oppressi. Esigiamo coerenza! È l’incoerenza di molti che dicono di essere rappresentanti di Cristo a provocare la diserzione nelle Chiese, in particolare quella cattolica, che tanto preoccupa il papa. (...).


Il Pontefice ha assicurato che “L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso ma un regresso” per i “popoli originari” che hanno realizzato “una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana che i missionari offrivano loro”. Per noi la Vita di Gesù è una Grande Luce proveniente dall’Inti Yaya (Luce paterna e materna che sostiene tutto), giunta a scacciare tutto quello che non ci lascia vivere con giustizia e fraternità tra esseri umani e in armonia con la Madre natura. Noi rispettiamo i suoi autentici seguaci. La vita ci ha insegnato che “l’albero si conosce dai suoi frutti”, come ha detto Cristo, e sappiamo distinguere tra chi serve i poveri e chi si serve di loro. Occorre comunicare al Pontefice che le nostre religioni non sono mai morte, che imparammo a sincretizzare le nostre credenze e i nostri simboli con quelli degli invasori e degli oppressori. (...).


Esprimiamo la nostra totale solidarietà al presidente Evo Morales, nostro fratello, servitore dei poveri, che ha consacrato tutta la sua vita al servizio della verità, della giustizia, della libertà, della fraternità tra i popoli, sicuri che Gesù Cristo lo considera suo amico. E la nostra solidarietà va ai presidenti Hugo Chávez e Fidel Castro, umanisti consacrati a lottare per la vita degna dei popoli (...).


In nome dei nostri antenati oltraggiati e dei milioni di poveri che in Abya Yala hanno la speranza di una vita degna per tutte e tutti, rinnoviamo la nostra ferma determinazione a recuperare i nostri diritti e non permetteremo a nessuno di perpetuare il genocidio iniziato 514 anni fa.



***


Dagli Indios dei conquistadores agli Italiani di oggi in un articolo di Furio Colombo che tocca molti aspetti del nostro dramma nazionale: la sottomissione di una classe politica (non tutta, ma quanto basta) a un potere straniero, l'uso della piazza contro i diritti delle minoranze, la rinuncia di un Parlamento a legiferare secondo le proprie leggi costituzionali, e molto altro. C'è dolore in questo pezzo, dolore misto ad amarezza e disillusione. La religione è una parte importantissima della vita di una stragrande maggioranza di persone, per questo è bene che le guide religiose abbiano saggezza e onestà intellettuale. Da laica, vorrei una Chiesa Cattolica autorevole, non autoritaria, una chiesa maestra di rigore morale e di capacità di ascolto.


Prendere e lasciare


Furio Colombo



La grandezza della Chiesa sta in questo: fra qualche anno la piazzata sulla famiglia sarà come non fosse mai avvenuta. Chi insistesse con il ricordo di quel macigno buttato sul percorso cauto e civile di un governo eletto sarà redarguito come un disturbatore e pregato di smetterla. La Chiesa sarà passata avanti, impegnata di nuovo in grandi ideali come la povertà, la pace e il rispetto per le persone. Non so se esiste un anticlericalismo cronologico. Se esiste, eccomi qua.

Giovanni XXIII ha illuminato il mondo. Giovanni Paolo II lo ha guidato contro leader opportunisti e mediocri e non ha mai smesso di gridare pace. Non aveva le braccia aperte del Papa del Concilio Vaticano II, era severo con i credenti, chiaro anche nelle enunciazioni difficili da accettare. Mai avrebbe fatto politica dal palchetto dei comizi locali, per sottomettere un popolo e umiliare chi lo rappresenta al Parlamento e al governo.

Fatemi ricordare Paolo VI. Aveva visto i miei documentari sul Vietnam (specialmente quello dei bambini di Bien Hoa).

Di ritorno da uno dei viaggi in Vietnam, appena giunto all’aeroporto, mi hanno fatto sapere che desiderava un incontro. Era notte ma il Papa era in piedi, ansioso e attento. Voleva avere notizie dirette di una guerra che lo angosciava. Conosceva e rispettava il giornalista e sapeva benissimo che non parlava a un credente.

In quella Italia che spesso ricordiamo con sarcasmo, Ettore Bernabei, allora Direttore generale della Rai, dava il via libera ai miei “TV 7” sulla guerra (veniva a vederli di persona) che i governi di allora ritenevano “tendenziosi”. Era vero. Amando - come amavo e amo l’America - ero con l’America della pace contro la guerra nel Vietnam. I cattolici che avevano fatto quella scelta sostenevano, anche a costo di scontrarsi con i Buttiglione di allora, questa scelta senza domandarsi se e a quale organizzazione o partito o cultura fosse legato il giornalista a cui consentivano di parlare.

Del resto quasi dieci anni fa (ero ni Paolo Secondo mi ha fatto chiedere di aprire un convegno Vaticano sul cinema e mi è stato affidato il tema «Moralità e cinema». Intendeva dire con chiarezza che non sono richiesti diplomi di fede e prove di sottomissione per chiedere a un laico (certo erano stati considerati i miei libri, i miei articoli) per parlare di moralità. Ha ricordato le sue esperienze teatrali, mentre si appoggiava camminando già con fatica, e ascoltava una voce diversa rispetto ai suoi incontri quotidiani.

* * *

La grandezza della Chiesa cattolica, che attraversa stagioni diverse e cambia, supera, si apre, si connette o riconnette col mondo in modo sempre nuovo cancellerà - ne sono certo - in un’altra stagione, la giornata triste in cui padri e madri presentavano alle telecamere i loro sei-sette figli e ad alcuni di noi tornava l’amaro ricordo del sillabario fascista della scuola elementare. Nel disegno si vedeva il tavolo della cucina, che si chiamava desco, alle spalle c’era la madia “dove la mamma conserva il pane che il padre ha tratto dai campi, con la pioggia, col sole, con la fatica”. I figli seduti al desco erano una decina. La didascalia diceva «il Signore vede e provvede». E la poesia della pagina, ricordo, era questa: «Cura i bambini/fila la lana/questa è la tipica donna italiana».

Giornata umiliante, dunque, di cui, per gentilezza e amicizia, pochi giornali stranieri hanno scritto. Quei pochi hanno intitolato: «La Chiesa cattolica mobilita i fedeli contro i gay, pacs, e unioni di fatto». Ma non più di venti righe per lo strano evento, un milione e mezzo “in difesa della famiglia”, quando tutta la letteratura del mondo, saggistica e narrativa, che conosce il profondo distacco unicamente italiano dei cittadini dalle istituzioni, sa e ripete da due secoli che una sola forza, un solo nucleo sociale resiste in Italia. Resiste con tanto vigore da sacrificare regole, leggi, doveri a quell’unica istituzione che è appunto la famiglia.

È vero, l’evento è esclusivamente politico (e per questo imbarazza il travestimento religioso). È vero, l’evento è stato preceduto e seguito da dichiarazioni di una durezza aggressiva mai sentita prima, dichiarazioni gratuite e sgradevoli (la mite legge dei Dico accostata ad aborto, eutanasia e pedofilia). Queste autorevoli dichiarazioni hanno creato - salvo che per gli opportunisti che prontamente si adeguano con le loro compagne di secondo, terzo, quarto letto che indosseranno l’uniforme d’obbligo: bikini coraggioso e croce ben visibile fra i seni - un problema di serena convivenza fra credenti e non credenti, fra gay e non gay (ricordate il dirigente dell’Arcigay milanese massacrato di botte in una pizzeria da due forzuti credenti poche sere fa?) fra chi si vanta dei sette figli tipo esodo del Polesine inondato, e sul modello raccomandato dal mio sillabario fascista. Chi non può avere figli certo ricorda ancora che, prima dei Dico, un’altra legge civile, dignitosa e democratica, quella sulla procreazione assistita, è stata resa impossibile dalla stessa mobilitazione di una folla bene organizzata contro lo Stato (c’è al suo posto uno straccetto di legge che invita a correre all’estero).

* * *

Ci dicono: «Bisogna ascoltare la piazza». Strano. Quando la piazza, altrettanto gremita, nella mobilitazione spontanea dei girotondi, protestava contro leggi ignobili, attentati alla Costituzione, illegalità sistematica, nessuno la ascoltava. Se mai c’era irritazione, fastidio, un po’ di disprezzo per chi si paga da solo il viaggio. Perché, chiedo a chi si prepara a fare il partito democratico, Nanni Moretti, che fa tutto da solo (in altri paesi si chiama “responsabilità del cittadino”) viene liquidato come uno scherzo e Savino Pezzotta che - come un personaggio di Collodi arriva alla testa di mille affollate carrozze prepagate - è la voce di Dio?

Perché è nobile - fino al punto di doverla “ascoltare” (vuol dire: zitti e fate quel che vi dicono) una piazza apertamente contro i diritti dei cittadini, mentre abbiamo disprezzato una piazza (meno esibizionista, certo, senza lo spettacolo dei padri pluri-procreatori esibiti in primo piano in televisione, con moglie stremata un passo indietro) che si era autoconvocata per la difesa della Costituzione, per condannare leggi ad personam senza alcuna riscossione dell’otto per mille ma solo per i diritti di tutti?

La risposta è semplice. Sono più forti loro. Non sto parlando di padri e madri con tutti quei figli spinti all’esibizione ma senza che nessuno abbia proposto qualcosa di concreto per loro. No, riconosciamolo, è più forte la Chiesa, nella stagione di guerra che ha deciso di sferrare all’Italia.

Passerà, mi sono sentito di predire. La Chiesa tornerà alla carità, al sostegno di poveri e dei deboli, al rispetto di ciascuna persona, anche non battezzata. E al rapporto di attenzione incoraggiante e amichevole verso la scienza. Anzi farà (lo ha già fatto altre volte in passato) inimmaginabili passi avanti, partecipando alla ricerca comune di nuove strade per un mondo che sta morendo.

Tornerà. Fra quante vite? Intanto siamo qui e guardiamo in faccia la realtà.

* * *

Ma perché ne parlo oggi, mentre le notizie sono ben altre? Le notizie sono che è stato firmato un patto per la sicurezza fra la Repubblica Italiana e la signora Moratti, solo perché la signora Moratti ha visto in tempo la famosa “piazza da ascoltare”. Ha fatto scendere in strada sei-settemila militanti di Lega e Forza Italia e il gioco è fatto. Si ascolta la piazza e si decide che la sicurezza viene quando lo decide Moratti. Eppure tutti avevano detto che i reati, nella città della Moratti, sono in diminuzione, che Milano è una delle città più sicure in Europa. Ma adesso siamo chiamati a credere, attraverso la voce di due piazze organizzate, che non solo la famiglia è in pericolo, ma anche Milano.

La Moratti però è molto attiva. Ha inventato il “kit della droga” che vuol dire: compri l’arnese in farmacia e - come prova di amicizia, sostegno e fiducia per il tuo teenager - irrompi nella sua stanza, brandisci la confezione e gli annunci la “prova Pantani”. C’è qualche genitore che ha - o ha avuto - figli teenager, che non rabbrividisca di fronte a questa trovata? C’è. Livia Turco, mamma e ministro della Sanità ha detto, con stupore di chi la segue e la stima, un suo sì così precipitoso che ancora non si sa se sarà il ministero della Salute a somministrare direttamente il “kit” ai ragazzi a scuola. Fioroni, che non solo ascolta le piazze ma le guida contro le leggi proposte dal governo di cui è ministro, certamente ci sta. Nasce una nuova “arancia meccanica” in cui ci pensa il ministero a renderti buono per sempre.

* * *

Cos’altro succede? Succede che il testamento biologico con cui un cittadino dispone, finché è sano, il limite che vuole dare alle cure estreme per essere tenuto in vita, sta saltando perché i cardinali sentono puzza di eutanasia. In un Paese in cui non si ha notizia di proteste e dissensi dei credenti per il corpo di Welby, a cui è stata vietata una benedizione in Chiesa, colpevole di avere troppo sofferto, il fiuto dei cardinali è sovrano. Notate l’evento per non dimenticare l’inizio (il lucido, rispettoso, bene organizzato lavoro del medico cattolico Marino, che presiede la commissione Sanità al Senato) quando si arriverà alla fine. Cioè niente. Cos’altro è in pericolo? Sono in pericolo, o meglio a fine corsa, i Dico, naturalmente, legge modesta ma decente, tessuta con pazienza dai ministri Pollastrini e Bindi, limata al punto da evitare che si parli di “reversibilità della pensione” nelle coppie di fatto, perché non si parli di una imitazione della “vera famiglia”.

Adesso i Dico stanno uscendo di scena. Lo ha detto Fassino a «Radio Anch’io», con sorpresa di tanti che per giunta sono in mezzo al guado, non più Ds e non ancora partito democratico. Ha detto: «Questa è una mano tesa a pazza San Giovanni. Savino Pezzotta dice di no ai Dico e vuole modifiche del Codice Civile. Parliamone». Parliamone. Fassino, su l’Unità di sabato, ha precisato: «Voglio salvare la sostanza dei Dico». Fa piacere sentirglielo dire.

Ma Pezzotta, portavoce di una immensa potenza che occupa l’Italia, non vuole i Dico perché non vuole diritti: vita, morte, accoppiamento consentito e procreazione spettano a questa Chiesa da combattimento e nessuno deve metterci le mani. Perciò, dopo avere ucciso i Dico, che almeno erano un simbolo e un riferimento, si uccideranno a una a una le modifiche, anche le più timide e modeste, del Codice Civile, come in una battaglia di Orazi e Curiazi.

Sarebbe stato più bello, io credo, presentarsi al Paese (cioè agli elettori) e dire umilmente: «Avevamo fatto una buona legge, ma non possiamo approvarla. Non abbiamo più i voti. Li ha bloccati il Vaticano che, per il momento domina la scena avevando deciso di governare - con la sua forza notevole - solo in Italia, visto che gli altri Paesi cattolici non stanno al gioco.

La Chiesa del mondo, insediata a Roma e impegnata nel rapido recupero del potere temporale in Italia, aveva detto «prendere, o lasciare», prefigurando la resistenza di un Parlamento e un governo orgogliosi che, pur di fronte a una immensa pressione, continuano a legiferare e a governare. Non è stato così. La parola d’ordine, adesso, sembra essere «prendere e lasciare». Si afferma un buon proposito, se ne fa una buona legge e appena i cardinali dicono no, tanto per stabilire chi comanda, si abbandona il progetto. C’è già un mucchietto di detriti ai piedi dei monsignori. Fra poco - è un fatto umano, succede così se cedi sempre - alzeranno il tiro. Vorranno molto di più. [ L'Unità, 20 maggio 2007 ]


domenica 20 maggio 2007


Libertà di Informazione


Nei commenti al post precedente ho copiato l'articolo de L'Avvenire che definisce il video una calunnia contro il Vaticano. Non avevo voglia di occuparmi di questa vicenda (l'avevo già fatto brevemente in un post del 2005), soprattutto non avevo voglia di parlare ancora di Vaticano, non avevo voglia di rimanere appiattita su questi argomenti. Ma poco fa ho letto l'articolo di A. Garibaldi. La cosa assume un aspetto molto grave, che già mi aveva colpita nel 2005.


La libertà d'informazione non la si può malmenare, ancora. "Freedom House", help us!


Per cominciare sono andata a ripescare i link relativi nel sito della BBC, che mi pare improbabile abbia avuto un attacchi di follia calunniatrice. E' il caso di approfondire.


***



Video su Chiesa e pedofilia
E scoppia un caso Santoro


ROMA — «Sex crimes and Vatican», cioè «Crimini sessuali e Vaticano», è un' inchiesta tv di 39 minuti. Michele Santoro vuole acquistarla per costruirci attorno una puntata di «Annozero», mai vertici Rai per ora non lo hanno autorizzato. Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ieri in prima pagina definiva il documentario roba «da bidone della spazzatura ». Insomma, prima che qualcuno decida di metterlo in onda la Chiesa avverte che quel lavoro è una vergogna e lo scontro sarebbe durissimo. Nel maremoto che già regna in Rai nessuno finora ha preso posizione. Né Marano, direttore di Rai2, secondo il quale Santoro non dipende da lui, né Di Bella, direttore del Tg3, che è responsabile di «Annozero» solo per la par condicio pre-elettorale. Andrea Garibaldi ... continua Corriere della Sera, 20 maggio 2007


Aggiornamento del 22 maggio 2007


Ho trovato il testo della lettera di Ratzinger sulla pedofilia, definita "crimine contro la morale", come tempo fa la violenza sessuale  nel nostro codice, nel sito http://www.ratzinger.it/. >>> QUI<<<


Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
18 maggio 2001



CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Ad exequendam. Inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001: AAS 93(2001), 785-788.



La Lettera apostolica in forma di motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela del 30.4.2001 (cf. nn. 575-580) rispondeva al preciso scopo di "definire più dettagliatamente sia ‘i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti’, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali ‘per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche’". Le Norme sono contenute in questa successiva Lettera. Riguardo alla definizione dei "delitti più gravi", la principale novità riguarda la pedofilia, ovvero "il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età" (prima erano 16). Riguardo invece alle novità procedurali, i vescovi svolgeranno indagini preliminari e segnaleranno i casi alla Congregazione, la quale deciderà se lasciare la causa agli stessi ordinari o avocarla a sé: i procedimenti di questo genere, inoltre, sono soggetti al segreto pontificio.


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Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede



18 maggio 2001


Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).


Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.


Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.


I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:
- I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
1° l'asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)
2° l'attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; (6)
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)


- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)
2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)


- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.


 


Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.


Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.


Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.


Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.


Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.


Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.



Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede


+ Joseph card. Ratzinger, prefetto
+ Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario


 


Note


1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.


2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l'esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.


3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios " etiam ritus orientalis ": De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche del Rito orientale"; "Procedimento nelle cause di sollecitazione"], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.


4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium [Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.


5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.


6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.


7) Cf. CIC can. 927.


8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458


9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.


10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.


11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1


12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3


***


 


A secret document which sets out a procedure for dealing with child sex abuse scandals within the Catholic Church is examined by Panorama


News - Sex crimes and the Vatican: Transcript


PANORAMA Sex Crimes and the Vatican RECORDED FROM TRANSMISSION: BBC ONE DATE: 1:10:06 Q: Can you show the camera how you think you look when you abuse.
3 Oct 2006


News - Sex crimes and the Vatican


During filming for Sex Crimes and the Vatican, Colm finds Father Henn is fighting extradition orders from inside the headquarters of this religious order in the Vatican.
29 Sep 2006


News - Vincent Nichols statement in full


There are two strands to the Panorama programme 'Sex Crimes and the Vatican'. In fact it is a measure of the seriousness with which the Vatican views these offences.
1 Oct 2006


Complaints - Editorial Complaints to the BBC October to December 2006


Viewers complained that Panorama : Sex Crimes and The Vatican was biased against the Roman Catholic Church. .....



venerdì 18 maggio 2007

 


    BETORI  CONTRO


CITTA' DEL VATICANO - I nuovi "nemici" della cristianità sono l'aborto, l'eutanasia, la negazione della dualità sessuale e della famiglia basata sul matrimonio: a lanciare l'accusa è stato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, durante una messa celebrata a Gubbio in onore di Sant'Ubaldo . Betori ha paragonato il nichilismo e il relativismo etico attuali alle truppe di Federico Barbarossa che, nel 1155, assediarono Gubbio e furono eroicamente respinte dal vescovo Ubaldo.

   Mons. Betori, nell'omelia, è partito dal ricordo di Sant'Ubaldo, vescovo difensore del ruolo civile del cristianesimo: "Fu premuroso nell'impedire la caduta del suo popolo, fortificò la città contro un assedio", ha detto il segretario della Cei, citando il brano biblico del Siracide, ma Sant'Ubaldo effettivamente aiutò la resistenza militare contro il Barbarossa.


  



 "Oggi - ha proseguito - nuovi nemici tentano di espugnare le nostre città, di sovvertire il loro sereno ordinamento, di creare turbamento alla loro vita. Questi nuovi nemici si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni della nostra cultura: fanno dell'embrione, l'essere umano più indifeso, un materiale disponibile per le sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell'aborto, e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell'inizio e della fine della vita umana".

   "Introducono - ha aggiunto - il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita che innesca l'emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati, coltivano sentimenti di arroganza di violenza, che fomentano le guerre e il terrorismo, delimitano gli spazi del riconoscimento dell'altro chiudendo all'accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano la possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale; oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata su matrimonio di un uomo e di una donna."


Mi accorgo soltanto oggi di essere un'epigona delle truppe di Federico Barbarossa, anche se dai toni dell'elegante prelato le nuove truppe sono forse ancor più tremende, se si leggono bene le attività delittuose elencate nell'ultimo paragrafo e da me sottolineate in neretto e rosso.


Non mi colpiscono per nulla queste accuse che considero false e inutilmente violente. Mi colpisce, invece, il furore espresso da un uomo di chiesa in una chiesa, durante la celebrazione di una messa. Mi colpisce e mi addolora, perché non è produttivo lo spettacolo di questa Chiesa Cattolica Apostolica Romana catapultata in un passato che si sperava superato dal Concilio Vaticano II. Chi sente forti dentro di sé i valori della democrazia non può che essere costernato di fronte a queste posizioni espresse da autorità che pretendono di guidare la maggioranza della nostra nazione. Ho riportato parte dell'omelia di Betori a Gubbio non per approfondire la contrapposizione, ma per invitare a non darle peso e andare avanti come se non l'avessimo sentita. Noi cittadine e cittadini italiani non dobbiamo farci trascinare nella discordia e, anche se giustamente in collera, dobbiamo evitare di farci distrarre dal lavoro per il nostro progresso civile cadendo nella tentazione della polemica.


Aggiornamento delle 13:31.


   Monsignor Angelo Amato, numero due della Congregazione per la dottrina della fede, non più di due settimane fa ha dichiarato: «Oltre all'abominevole terrorismo dei kamikaze che assomiglia a un perverso film sul male girato ogni giorno in qualche regione diversa del mondo con sceneggiature sempre nuove e crudeli, esiste anche un cosiddetto terrorismo dal volto umano che viene subdolamente propagandato dai mezzi di comunicazione sociale. In tale categoria rientrano l'aborto, l'eutanasia, ma anche quei Parlamenti che approvano leggi contrarie all'essere umano. Tutto ciò può essere paragonato alle sette sataniche che praticano un vero e proprio culto sacrilego del male». Le leggi contrarie all'essere umano, in sostanza, sono i Dico, e il paragone con il terrorismo dei kamikaze ha qualcosa di paradossale.
[ da L'Unità, 18 maggio 2007, Omofobia, spettro italiano di Roberto Cotroneo ]


Mi era sfuggita questa circostanziata accusa di terrorismo, seppur dal volto umano. E' cominciata la difesa della cristianità contro i perversi (paragonabili ai satanisti, ohibò) che chiedono il testamento biologico. Non è un problema personale, ma un problema della democrazia  per diversi motivi: la volontà fortissima da parte del clero di imporre una morale non negoziabile, l'idea che la maggioranza abbia il diritto di imporre la propria visione del mondo alle minoranze e, cosa ancora più grave, l'ambiguità e la dipendenza di non pochi rappresentanti del popolo dalla politica attiva di questa nuova ierocrazia.




Testo:  ANSA - 2007-05-16 12:40


Immagini: 1. Betori > Qui   - 2. Sant'Ubaldo > Qui - 3. Federico Barbarossa > Qui - 4. Il cardinale Joseph Ratzinger con l’arcivescovo Angelo Amato > Qui


domenica 13 maggio 2007

Famiglia e pretesti


di Barbara Spinelli


Quel che toglie il respiro, nelle parole che Gesù pronuncia nei Vangeli, è il precipizio drammatico in cui getta la famiglia. È vero che l’uomo non può separare quel che Dio unisce, in Matteo la prescrizione è chiara, ma questo è l’unico punto fermo del suo messaggio. Intorno a questo punto ogni cosa trema a cominciare dalla famiglia, vista come tormento sempre imminente: al pari dell’appartenenza etnica, delle tradizioni, dei riti canonici, l’istituto familiare può trasformarsi in gabbia che incatena l’uomo alla natura, alla carne. Quando Nicodemo va a trovarlo, nel Vangelo di Giovanni, per sapere come sia possibile entrare una seconda volta nel grembo della madre e rinascere, Gesù gli dice che non è nel legame di sangue e nella natura che l’uomo rinasce cristiano ma in altro modo: dall’alto, dallo spirito.

Dalla famiglia naturale si deve uscire, per avvicinarsi a Dio. «Che ho da fare con te, o donna?», chiede alla madre. E fin da adolescente risponde ai genitori che lo cercano e s’angosciano: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». E il giorno che madre e fratelli lo visitano insorge: «Chi è mia madre e chi i miei fratelli?», per poi volgere lo sguardo a chi gli sta intorno e dire: «Ecco mia madre e i miei fratelli». E in Luca: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Gli è discepolo chi «ascolta la parola di Dio e la mette in azione». Chi «beve il calice». Chi «porta la croce». Gesù è erede di Giobbe. Nella tribolazione nessun parente ama Giobbe, e meno di tutti la sposa che urla: «Rimani ancor fermo nella tua integrità?

Benedici Dio e muori!». Chi evoca le radici cristiane d’Europa non può non ricordare questa rottura profetica con ogni genealogia, che caratterizza il cristianesimo e che non promette a nessuno stabilità, durata naturale. Chi cerca stabilità ha bisogno della politica e di uno Stato autonomi da fedi, privati interessi e insurrezioni del cuore. Non è inutile ricordare le parole bibliche, all’indomani dell’immensa manifestazione cui è stato dato il nome, chissà perché inglese, di Family Day. Una manifestazione aperta ai laici ma che dalla Chiesa è stata suscitata, favorita, in opposizione alla legge che vuol tutelare i conviventi. Una manifestazione che ha difeso nei fatti un interesse privato, mettendo in concorrenza famiglie dette normali e unioni dette anormali, famiglie che s’avvalgono d’un supposto diritto naturale e unioni senza tutele. A Piazza Navona c’erano i laici e i cattolici che chiedevano diritti per tutti, matrimoni e Dico: non potevano vantare il successo numerico d’un Family Day che ha alle spalle la capacità organizzativa dell’associazionismo cattolico. Ma anche i dimostranti del Coraggio Laico erano lì a testimoniare una tradizione antica e forte.

Le parole dei Vangeli aiutano a separare il profondo dalla superficie, il profetico dai calcoli di potere. La famiglia come dramma costante, la predilezione di Gesù per il vincolo che non è quello del sangue e per l’amore del prossimo «messo in azione»: questo linguaggio profetico era assente nel Giorno della Famiglia. C’erano le masse oceaniche che hanno magnificato la famiglia come unica cellula naturale della società, e le masse oceaniche - la storia l’attesta - non sono profetiche. I propugnatori dicono d’aver voluto difendere una famiglia italiana poco protetta, e hanno ragione di dirlo. Ma la polemica contro i Dico era evidente. Come lo era la polemica contro una legge che, secondo gran parte del clero, infrange il sacramento coniugale.
Altrimenti non sarebbe stato scelto il 12 maggio, anniversario del referendum sul divorzio.

La maggioranza che governa è divisa su questo punto. Un partito sta nascendo - il partito democratico - che vorrebbe essere egemonico a sinistra ma che non ha trovato un accordo sull’autonomia della politica, cioè sull’essenziale. È stato detto che la sinistra è prigioniera di tradizioni troppo libertarie, allo stesso modo in cui è insensibile ai temi della sicurezza. Cosa solo in parte vera: la famiglia esaltata dai comunisti era un collettivo castigatore di costumi, la sicurezza repressiva fu un fondamento nel comunismo. Non è con la sinistra storica che oggi si regolano i conti ma con le metamorfosi sociali e dei diritti individuali inaugurate dal Sessantotto. È quel che oggi accomuna le destre in Italia e Francia. Queste destre usano la religione e il clero, quando invocano il ritorno a autorità forti e a un ordine naturale. Quando proclamano, come ieri Berlusconi, che «un cattolico non può esser di sinistra». Il dibattito su natura contro cultura, su diritto naturale contro diritto positivo è una trappola per il legislatore. La famiglia non è diritto naturale: è figlia di una tradizione, non della natura. E il matrimonio è un sacramento a partire dal XIII secolo, non è iscritto nella Bibbia e non è condiviso da tutti i cristiani. Dice giustamente Gustavo Zagrebelsky che ci si aggrappa al diritto naturale come a un’assicurazione, che «non c’è nulla di meno produttivo e di più pericoloso che collocare i drammatici problemi dell’esistenza nel nostro tempo sul terreno della natura. A partire dal momento in cui in nome di questa natura e del sacramento si incita a disobbedire alle leggi non solo i cittadini, non solo categorie di esercenti funzioni pubbliche (medici, paramedici, farmacisti) ma addirittura i giudici, cioè proprio i garanti della convivenza civile, la Chiesa diventa elemento di confusione e nei fatti sovversiva, ponendosi unilateralmente al di sopra delle leggi e della Costituzione» (la Repubblica, 4 aprile 2007).

Le divisioni nel governo e la maniera in cui i vertici ecclesiastici ne profittano hanno oscurato quel che sta accadendo nelle nostre società, e che ha portato anche l’Italia - dopo più di dieci Paesi europei - a legiferare sulle unioni di fatto. Non è un estendersi dei mali moderni paventati in Vaticano: del relativismo, dell’edonismo. Quel che vivono i cittadini è una trasformazione e una crisi profonda della famiglia, ed è l’aumento di unioni che si formano fuori dal matrimonio anche perché la famiglia è tanto degradata. Le unioni di fatto oggi non reclamano solo diritti, né sono corrotte da edonismo: nel duro mondo del lavoro precario, delle abitazioni introvabili, dei figli squattrinati costretti a restare in famiglia, c’è una sete immensa di legge, di norme, che rendano salde e durevoli unioni timidamente sperimentate. C’è domanda di diritti, sì, ma anche di doveri: ad esempio il dovere di non lasciare soli in ospedale l’amico o l’amica, o di donar loro un’eredità. Quel diritto-dovere di stare accanto al convivente senza esser cacciati dall’ospedale non distrugge la famiglia classica, e dirlo è molto crudele. I matrimoni si degradano da soli, non per colpa di chi pensa, vive, ama, muore in modo diverso.

L’opposizione ai Dico, compresa l’opposizione alla convivenza fra persone dello stesso sesso, non può pretendere a incarnare una civiltà. Viene presentata come tale, ma quel che esprime è piuttosto spirito del tempo, parere categorico d’una maggioranza, difesa d’un interesse privato fatta propria da una parte della popolazione che si sente minacciata dalla concorrenza di altri interessi. Così come sono ingredienti dello spirito del tempo alcuni valori etici chiamati non negoziabili perché qualcuno, fuori dalla politica, pretende imporli d’autorità. Il mainstream o spirito del tempo è descritto come legge di natura: in realtà è una corrente di pensiero che senza più complessi ignora i patimenti di minoranze. Non ci sono più doveri di solidarietà verso queste ultime, non ci sono errori o offese da riparare. È parte dello spirito del tempo anche l’offensiva, generalizzata, contro la «cultura del pentimento». Nicolas Sarkozy l’ha addirittura messa al centro del proprio programma presidenziale. Un’epoca è finita: quella degli Stati europei che riesaminavano con una certa vergogna la propria storia; quella di Giovanni Paolo II fondata sul mea culpa. Oggi si passa alla controffensiva, il ministro Mastella si proclama fieramente guelfo, e la Chiesa partecipa non senza slancio a questo pentirsi della penitenza, a questo diffuso fascino del risentimento: anche il risentimento verso quel che in passato si è pensato, detto. La Chiesa spagnola che insorge contro i matrimoni omosessuali non ha nulla da rimproverarsi, ma è tanto più cieca: gli anni di connivenza con il familismo oppressivo di Franco non le spiegano nulla. La battaglia sui valori è assertiva e rancorosa, non aspira a spiegare né a capire. In un’intervista a Michel Onfray, Sarkozy dice: «Non ho mai udito una frase assurda come il Conosci te stesso di Socrate». Il Family Day gli fa eco: il suo punto di forza non è la profezia, ma la privatizzazione-confessionalizzazione della politica.


La Stampa, 13 maggio 2007